Adriatico mare d’Europa, Rimini città europea

Rimini è “città vecchia e nuova al tempo stesso”, ha scritto Predrag Matvejevć. Comunque la si consideri, Rimini è crocevia tra Oriente e Occidente da millenni. Perché se Rimini è capitale del turismo, con frequente gran squillo di trombe, è anche antico porto d’arrivo delle culture d’oriente e specola d’architetture d’occidente

27/04/2026, Fabio Fiori
Tramonto a Rimini © EBRIMINI/Shutterstock

Tramonto a Rimini

Tramonto a Rimini © EBRIMINI/Shutterstock

L’Adriatico, come tutto il Mediterraneo, è storicamente un mare policentrico, un mare urbano nell’accezione di una forte relazione tra le tante, tantissime città che lo punteggiano. Città portuali e cosmopolite, in cui le genti sentivano spesso molto di più la vicinanza con le opposte sponde che con l’entroterra. Emblematico il caso di Rimini in cui la comunità portolotta è stata per secoli avulsa alla città e inclusa invece in una comunità adriatica sovranazionale.

Rimini, una nessuna centomila, parafrasando il titolo del romanzo di Pirandello, pubblicato esattamente cento anni fa. Romanzo da rileggere per provare a capirci meglio, come persone e come comunità.

Rimini una, come la immaginano molti riminesi purosangue. Rimini nessuna, come la vedono molti intellettuali snob. Rimini centomila, come la viviamo noi che spesso gli giriamo le spalle per guardare il mare, per sognare l’orizzonte, per andare lontano. Comunque la si consideri, Rimini è crocevia tra Oriente e Occidente da millenni. Lo testimoniano le pietre del Tempio Malatestiano, in primis le lapidi in lingua greca che stanno sui suoi fianchi esterni, lo testimoniano i libri di Adrian Stokes e Robert D. Kaplan. Attenzione! Nella consapevolezza che questa non è un’unicità riminese, ma un destino geografico di tutte le città adriatiche italiane che s’affacciano sul pontus adriaticus, cioè su quel mare che da sempre è ponte da e per l’Oriente mediterraneo. Un destino che non segna ma insegna, un ponte che unisce.

Rimini è “città vecchia e nuova al tempo stesso”, ha scritto Predrag Matvejevć, insuperabile cantore mediterraneo che la osservava con un sano distacco. Rimini è città adriatica, perché come il mare che la bagna è mutevole e imperfetta, forse inafferrabile, spesso inaffidabile. Come l’Adriatico, Rimini è, a seconda delle stagioni, troppo rumorosa o troppo silenziosa, troppo luminosa o troppo buia, troppo affollata o troppo deserta. Un troppo che può anche essere percepito e vissuto nell’accezione positiva, a patto che si accettino contraddizioni e contaminazioni. Preferisco il silenzio, il buio e il deserto, ma non per questo discredito Rimini. Anzi forse ho imparato meglio a preferirli perché sono cresciuto in una città spesso rumorosa, luminosa, affollata. Pretendo però che ci siano luoghi e stagioni del silenzio, del buio e del deserto. Perciò l’Adriatico è la nostra foresta blu, dove ritrovare una relazione selvatica con gli elementi, anche vivendo nella fieristica e vacanziera Rimini. Una foresta blu da riconoscere, vivere, difendere. Una foresta acquea da nuotare, remare, veleggiare. Oppure solo da camminare sulla sua lunghissima lisière, prendendo a prestito una parola francese musicale e poetica.

Dopo il positivo riscontro della primavera 2025, torna Rimini crocevia tra Oriente e Occidente, il ciclo di incontri dedicato alle relazioni adriatiche, con un focus sul ruolo storico, culturale ed economico di Rimini, città da sempre punto di contatto tra le due sponde del mare. L’iniziativa intende approfondire il valore dell’Adriatico come spazio di scambio tra Oriente e Occidente, oggi centrale anche sul piano geopolitico ed economico, oltre che delicato sotto il profilo ambientale. Il ciclo, curato da Fabio Fiori, si articola in tre appuntamenti affidati a studiosi di diversa formazione. Venerdì 17 aprile 2026 apre Franco Farinelli, geografo, con Il caso di Rimini: il mare, la terra, le strade e la città, dedicato alle geografie adriatiche. Venerdì 24 aprile 2026 interviene l’archeologo Paolo Giulierini, già direttore del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, con Mare Hadriaticum. Un percorso tra miti e civiltà delle due sponde. Chiude il ciclo, venerdì 15 maggio 2026, la scrittrice Elvira Mujčić con Dell’andare e del tornare. Riflessione sul mare come spazio di attraversamenti e identità condivise. Tutti e tre gli si terranno a Rimini alla Fondazione Cassa di Risparmio di Rimini, Palazzo Buonadrata in Corso d’Augusto n.62, alle ore 18:00. Le conferenze sono ad ingresso gratuito e accesso libero fino ad esaurimento posti. Per maggiori informazioni www.fondcarim.it .

Con l’interessante e “pogante” mostra RIMINI80. Viaggio nell’immaginario metropolitano della Rimini di Tondelli, il curatore Fabio Bruschi, protagonista di quegli anni, ci ha restituito “la genesi di un nuovo immaginario, in cui la Riviera si scopre metropolitana, la vacanza si trasforma in racconto, la giovinezza diviene cultura”. Una città attraente per molti e respingente per altri. Un modello che, piaccia o meno, ha originato l’aggettivo “riminizzazione”, entrato nel 2018 nel vocabolario Treccani. Se questo è stato, non è detto che questo dovrà essere. Così come se Fellini e Tondelli hanno saputo interpretarla e raccontarla, il fellinismo e l’altrettanto pericoloso tondellismo rischiano di farne una caricatura sterile.

Perché se Rimini è capitale del turismo, con frequente gran squillo di trombe, è anche antico porto d’arrivo delle culture d’oriente e specola d’architetture d’occidente.

Perché se Rimini è archetipo di uno dei problemi ambientali e sociali del contemporaneo, la gentrificazione, può essere anche laboratorio di una post-gentrificazione, di una nuova relazione tra cittadini residenti e transitanti, categorie a cui apparteniamo tutti. Senza dimenticare che siamo al contempo vittime e complici.

Perché se Rimini è simbolo di una delle economie trainanti del paese, il turismo, può essere anche il laboratorio di un co-turismo, di una nuova interazione tra macro e microeconomie, a partire magari da quelle culturali, non intese come eventi, ma come momenti. Momenti di confronto, creazione, partecipazione, in cui investire anche denari e attenzioni. In maniera sbrigativa meno premi e più progetti, meno santuari e più laboratori.

Se l’Adriatico è mare d’Europa, per dato geografico e storico, ma non ancora politico, Rimini è città europea, per relazioni turistiche e fieristiche, ma non ancora culturali. Una dimensione europea da rivendicare con forza, da costruire con determinazione, promuovendo un dibattito aperto, agli sguardi altrui e alle voci dissonanti. Perché Rimini è centomila, non è una e non è nessuna. Perché l’Adriatico è orizzonte europeo, non è nazionale e non è atlantico.