Startup sotto le bombe: l’economia di guerra che sta cambiando l’Ucraina

La guerra in Ucraina ha spinto il settore tecnologico a investire risorse e sviluppo a cavallo dei settori civile e militare. Oggi molte startup ucraine sono all’avanguardia, e potrebbero giocare un ruolo importante anche dopo la fine del conflitto. Un’analisi

11/05/2026, Claudia Bettiol Kyiv
Produzione di droni in Ucraina © Drop of Light/Shutterstock

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Produzione di droni in Ucraina © Drop of Light/Shutterstock

Nella capitale ucraina, quando suonano le sirene, non sempre ci si ferma. Nella maggior parte dei casi si scende in metro, in un rifugio sotto casa, oppure semplicemente ci si mette al sicuro in corridoio, e si apre un libro o, più spesso, un laptop.

È lì, tra power bank, generatori di emergenza e connessioni altalenanti, che squadre di sviluppatori continuano a lavorare su software, droni e sistemi di analisi dei dati, dimostrando che la guerra non ha fermato l’innovazione nel paese. Anzi, tutto il contrario.

Come sottolinea in questa analisi Dominic Culverwell del Kyiv Independent, questi quattro anni di guerra su vasta scala hanno permesso al settore di maturare, una crescita che “potrebbe gettare le basi affinché l’innovazione tecnologica diventi un pilastro dell’economia ucraina del dopoguerra”.

Tecnologia in prima linea

Siamo entrati nel quinto anno di guerra e Kyiv continua a vivere sotto attacco, con infrastrutture danneggiate o completamente distrutte, e un’economia che ne esce duramente colpita. Eppure, dentro a questa crisi quotidiana, c’è un settore che sopravvive e resiste in maniera sorprendente: quello tecnologico.

L’export di servizi IT continua a rappresentare una voce importante per l’economia ucraina, con il mercato statunitense che rimane fondamentale con il 36% delle esportazioni totali nel solo 2025, segno che il settore nel suo complesso ha tenuto. Ma è dentro il paese che si vede la trasformazione più profonda: migliaia di startup, anche di piccole dimensioni , si sono reinventate adattando il proprio lavoro alle esigenze del conflitto. Secondo i dati della piattaforma governativa Brave1, nel 2025 più di cinquanta di queste, attive nel solo ambito della difesa, hanno raccolto oltre cento milioni di dollari di investimenti.

Si tratta spesso di piccole aziende che sviluppano droni a basso costo, sistemi di comunicazione sicuri, software per l’analisi delle immagini o per la gestione logistica, e che operano in stretta relazione con le esigenze del fronte. Non sono i colossi imprenditoriali della difesa e, forse proprio per questo motivo, sono capaci di testare soluzioni in tempi brevi e adattarle quasi in tempo reale.

Il punto più interessante è la progressiva dissoluzione del confine tra civile e militare. Molte startup ucraine non nascono per la guerra, ma racchiudono competenze che diventano immediatamente rilevanti anche per applicazioni militari: un algoritmo pensato per ottimizzare flussi logistici può essere adattato per coordinare movimenti sul campo; o ancora, un sistema di riconoscimento delle immagini può essere utilizzato per identificare obiettivi strategici.

Tutto ciò ha contribuito a trasformare la natura stessa dell’innovazione militare. Se in passato era dominio di pochi attori statali o industriali, oggi assume una forma più diffusa e decentralizzata. La guerra, in altre parole, si è “startupizzata” per via del modo in cui le tecnologie vengono sviluppate. Il conflitto, quindi, non ha creato da zero un settore tecnologico, ma lo ha assorbito e trasformato.

Sviluppare (e svilupparsi) sotto le bombe

Alcune di queste realtà stanno già lasciando un segno concreto sul campo. Swarmer sviluppa software per coordinare sciami di droni, permettendo a un singolo operatore di controllare decine di velivoli contemporaneamente, con una tecnologia che è già stata testata in migliaia di missioni. Frontline produce droni e sistemi robotici progettati per operare senza GPS e sotto interferenze elettroniche, condizioni ormai standard nei combattimenti. Dropla Tech utilizza sistemi di visione artificiale per individuare mine e minacce sul terreno, combinando in tempo reale dati provenienti da sensori diversi.

Accanto a queste realtà locali si muovono anche startup ibride o internazionali, come Occam Industries, che sviluppa software per l’autonomia dei droni e sceglie deliberatamente l’Ucraina come ambiente di test, definendola “l’ambiente operativo più esigente al mondo”.

Non mancano i casi di aziende nate in un contesto del tutto diverso che si sono ritrovate a ridefinire la propria missione. MacPaw, storico sviluppatore di software per Mac, ha trasformato parte della propria struttura in infrastruttura sociale, aprendo i propri uffici come rifugi e continuando a operare sotto i bombardamenti.

Il risultato è una trasformazione profonda: la guerra diventa decentralizzata, e con essa l’innovazione. Non più pochi attori dominanti, ma una rete di startup che progettano, testano e mettono in pratica tecnologie direttamente sul campo.

Lavorare in queste condizioni, naturalmente, comporta difficoltà enormi. Le interruzioni di corrente sono frequenti, la sicurezza personale non è garantita, molti sviluppatori sono stati mobilitati o hanno lasciato il paese. Per questo molte startup operano oggi tra l’Ucraina e città europee, come Varsavia o Berlino. La diaspora non diventa così solo una conseguenza della guerra, ma anche una risorsa: permette di mantenere accesso a mercati, investitori e competenze internazionali.

Nel frattempo, il campo di battaglia diventa un luogo di test unico. Tecnologie che altrove richiederebbero anni di sviluppo vengono qui validate in settimane, spesso sotto pressione reale. Nel 2025, i droni sono arrivati a rappresentare la quasi totalità delle armi aeree utilizzate nel conflitto, trasformando radicalmente le dinamiche operative.

Lo Stato come acceleratore (e i suoi limiti)

Accanto a questa dimensione “dal basso”, c’è poi il ruolo crescente dello Stato. Negli ultimi anni, il governo ucraino ha sostenuto attivamente il settore tecnologico, non solo come leva economica ma come componente strategica della difesa. Programmi di finanziamento, piattaforme di coordinamento e canali diretti con le forze armate hanno contribuito a creare un ponte tra startup, esercito e investitori. Brave1, la piattaforma governativa che aggrega e seleziona le soluzioni tecnologiche destinate al fronte, è l’esempio più visibile di questo approccio.

Eppure, il modello non è privo di tensioni. Secondo un’analisi di Le Monde, lo stesso sistema Brave1 mostra i segni di un’infrastruttura sottoposta a una pressione crescente: i tempi di adozione rimangono a volte lenti rispetto alla velocità con cui le startup sviluppano soluzioni, e il raccordo tra esigenze operative e capacità produttive non è sempre fluido.

L’Ucraina sta sperimentando una forma inedita di economia di guerra adattata all’era digitale, in cui il confine tra pubblico e privato si fa più permeabile, ma dove anche le contraddizioni di questo sistema restano aperte.

Un laboratorio per il futuro

Le implicazioni di questo modello vanno oltre il contesto ucraino. Ciò che sta emergendo è un laboratorio in tempo reale, osservato con attenzione da governi, investitori e industrie della difesa. La capacità di sviluppare tecnologie efficaci a costi relativamente bassi — come nel caso dei droni autonomi o dei sistemi di coordinamento — potrebbe influenzare il modo in cui si concepiscono i conflitti futuri, così come anche il ruolo dell’innovazione tecnologica nelle economie avanzate.

Resta però aperta una domanda fondamentale: cosa accadrà a tutto questo quando la guerra finirà? Alcune tecnologie troveranno applicazioni civili, altre potrebbero consolidare un nuovo settore industriale legato alla sicurezza. In ogni caso, è probabile che l’esperienza accumulata in questi anni lasci un’impronta duratura, sia sull’Ucraina che sul modo in cui il resto del mondo guarda al rapporto tra innovazione e conflitto.

Per ora, però, il tempo è quello dell’emergenza. Le startup ucraine non seguono i percorsi lineari dell’innovazione globale. Si muovono in un contesto in cui ogni soluzione può avere conseguenze immediate, e in cui il confine tra sviluppo tecnologico e sopravvivenza è davvero sottile.

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