BiH: Vareš, una città avvelenata dal piombo
Sono trascorsi quattro mesi dalle prime informazioni sull’esposizione a metalli pesanti e sul potenziale avvelenamento da piombo degli abitanti di Vareš, in Bosnia Erzegovina. Mentre le autorità sminuiscono la gravità della situazione, la popolazione locale si sente sempre più indifesa e abbandonata a se stessa

Discarica di scarti minerari a Pržići – Foto Robert Oroz
Discarica di scarti minerari a Pržići - Foto Robert Oroz
La vita a Vareš un tempo scorreva al ritmo dell’industria e delle miniere: autobus pieni di operai, lavoro su tre turni e cortili pieni di bambini. Oggi, molte famiglie restano in silenzio. Solo pochi alzano la voce, cercando disperatamente di proteggere la vita dei propri familiari, esposti al piombo proveniente dalla vicina miniera.
Nonostante la miniera di zinco, piombo e barite a cielo aperto di Veovača sia stata chiusa nei primi anni Novanta, l’attività estrattiva ha lasciato un segno profondo sull’ambiente e sui villaggi circostanti, tanto che l’intera area è stata identificata come sito di priorità per futuri interventi di bonifica. Interventi che non sono mai stati realizzati.
Negli ultimi anni, quest’area, un tempo fertile, ha cominciato a rinascere. Sino all’arrivo del nuovo proprietario della miniera di Rupice e alla costruzione, nella seconda metà del 2024, di una discarica di scarti minerari a Pržići, sul sito dell’ex miniera di Veovača. In questo luogo, nella valle boscosa che collega i villaggi di Pržići, Daštansko e Mir, vicino a Vareš, da due anni ormai vengono depositati i residui minerari derivanti dallo sfruttamento del ricco giacimento di Rupice, situato a circa due chilometri di distanza.
La popolazione locale si era subito opposta al progetto, però, non aveva avuto la possibilità di partecipare al processo decisionale riguardante la modifica e l’integrazione dell’autorizzazione ambientale originaria.
L’ex proprietario della miniera di Rupice, l’azienda Adriatic Metals, aveva avviato una procedura presso il ministero dell’Ambiente e del Turismo della Federazione BiH con l’intento di legalizzare la discarica a Veovača. La parte maggiormente interessata dal progetto, ossia la popolazione direttamente colpita dall’inquinamento proveniente dalla discarica, era stata di fatto esclusa dalla procedura.
Due anni dopo, gli abitanti sono convinti che la polvere sollevata dai camion che trasportano i residui minerari alla discarica di Pržići sia la fonte della contaminazione ambientale da piombo e altri metalli tossici. Ad oggi, circa duecento persone che vivono nelle immediate vicinanze della discarica, compresi bambini piccoli, sono risultate positive alla presenza di piombo nel sangue, e un numero significativo di loro presenta livelli allarmanti, che possono causare gravi e permanenti conseguenze per la salute, come anemia, danni agli organi, disturbi neurologici e genetici.
Il nuovo proprietario della miniera, Dundee Precious Metals (DPS), rifiuta di assumersi la responsabilità dei problemi di salute della popolazione locale.
L’anno scorso, la canadese DPM ha acquistato la miniera di Rupice dalla compagnia britannica Adriatic Metals, per la cifra esorbitante di 1,2 miliardi di euro. In una delle rare interviste rilasciate alla televisione della Federazione BiH, Armenak Grigoryan, direttore dell’azienda canadese, ha sottolineato che i camion che circolano sulle strade locali vengono lavati accuratamente ogni giorno per evitare la dispersione di materiali di scarto inquinanti nell’ambiente e che quindi gli scarti di lavorazione non rappresentano un problema.
“Spesso si confonde la polvere con i residui minerari. È un malinteso. I residui minerari non producono polvere perché sono umidi. Certo, contengono metalli, ma è proprio per questo che usiamo i rivestimenti per arginare i residui, per impedire che penetrino nel terreno”, ha affermato Grigoryan.
Dati allarmanti
“Ci siamo sottoposti al test di nostra iniziativa, perché sospettavamo di essere stati avvelenati. Centinaia di camion che ogni giorno attraversano questa zona di Vareš diretti alla discarica sollevano molta polvere. Ci siamo sottoposti al test, in 44, tre o quattro mesi fa. Siamo tutti risultati positivi al piombo”, spiega Antonio Mirčić di Pržići. Tutti i membri della sua famiglia presentano elevate concentrazioni di piombo nel sangue e attendono provvedimenti da parte delle autorità, nonché informazioni affidabili da parte di esperti sanitari, per decidere come procedere.
“Lo stato non fa nulla! Non ci resta che scendere in strada per protestare. Via la discarica o ce ne andiamo noi”, denuncia Antonio, che, insieme a molti residenti di Vareš, ha ascoltato attentamente le parole degli esperti sull’impatto del piombo sulla salute umana.
Due incontri pubblici, molto partecipati, dal titolo “Piombo nel sangue: rischi e conseguenze per i cittadini di Vareš”, sono stati organizzati a febbraio dalla neonata associazione Opstanak [Sopravvivenza] per informare la popolazione sull’avvelenamento da piombo.
Le autorità sanitarie hanno assicurato che avrebbero effettuato ulteriori misurazioni e analisi, ma i cittadini non hanno ricevuto alcuna indicazione sui successivi passi da intraprendere per il trattamento, né è stato loro fornito un chiarimento sulle concentrazioni estremamente elevate di piombo nel sangue, sia negli adulti che nei bambini.
Alla fine dello scorso anno sono stati effettuati i primi test per la rilevazione dell’esposizione al piombo tra gli abitanti del villaggio di Pržići, situato nelle immediate vicinanze della nuova discarica. I test sono stati pagati dall’azienda DPM. In tutti i 44 campioni analizzati è stata riscontrata la presenza di piombo nel sangue e in sedici persone le concentrazioni sono risultate superiori ai valori di riferimento consentiti.

Analisi del sangue per il rilevamento del piombo – Foto Associazione Fojnica
Controllo dello spazio mediatico
Come c’era da aspettarsi, i risultati hanno suscitato grande attenzione mediatica, a cui si è aggiunta la pressione sulle autorità, tanto che nei mesi successivi, fino all’inizio di febbraio di quest’anno, sono stati sottoposti a test almeno altri 111 residenti. In tutti, compresi i bambini, è stata riscontrata la presenza di piombo nel sangue. Le successive analisi, estese su tutto il territorio del comune di Vareš, hanno dimostrato che oltre cinquanta persone, tra cui bambini di età inferiore ai sei anni, presentano questo metallo tossico nel sangue, estremamente pericoloso anche in quantità minime.
Solo pochi esperti hanno subito alzato la voce, sottolineando la gravità della situazione.
“Non esiste una concentrazione di piombo nel sangue che possa essere considerata sicura. L’ideale sarebbe non averne alcuna traccia nel sangue perché è un metallo molto tossico, estremamente pericoloso per la salute a lungo termine. In questo caso parliamo di un avvelenamento cronico. La popolazione non presenta i sintomi tipici dell’avvelenamento acuto. Gli effetti sull’organismo sono irreversibili, con danni agli organi”, spiega il tossicologo Jasenko Karamehić, originario di Vareš.
Reagendo a caldo, le autorità hanno cercato di minimizzare. “La maggior parte dei 111 campioni presentava valori di piombo entro i limiti previsti per le zone industriali. Non c’è motivo di allarmarsi! Si tratta solo di concentrazioni elevate di piombo, non di intossicazione”. Questa è la posizione dell’Istituto per la salute pubblica e la sicurezza alimentare del cantone di Zenica-Doboj.
Nelle settimane successive, si sono seguiti comunicati stampa di altre istituzioni e autorità competenti, tutti volti a controllare lo spazio mediatico per evitare la diffusione del panico.
“Per ora, i valori elevati non sono preoccupanti, ma indicano tendenze che devono essere monitorate”, ha affermato Siniša Skočibušić, direttore dell’Istituto di sanità pubblica della Federazione BiH durante una visita a Vareš a febbraio.
Il comune di Vareš ha invitato tutti i partecipanti al dibattito pubblico ad “adottare un approccio professionale e responsabile, basandosi esclusivamente su dati ufficiali e verificati e sui risultati delle istituzioni competenti”.
“Solo tre campioni hanno superato il valore di 50 µg/L (5 µg/dL), che nelle linee guida di sanità pubblica viene utilizzato come segnale per avviare ulteriori indagini su possibili fonti di esposizione, e non come indicatore di avvelenamento acuto”, ha precisato il comune.

Dibattito pubblico a Vareš, BiH – Foto S. Mlađenović Stević
Qual è la causa dell’avvelenamento?
Nel frattempo, cittadini, associazioni ed esperti si sono mobilitati, chiedendo un’indagine approfondita sulle circostanze che hanno portato all’avvelenamento di massa da piombo, l’individuazione e l’eliminazione delle cause e la protezione della popolazione locale.
“Stando ai dati dell’Organizzazione mondiale della sanità, non esistono livelli di piombo nel sangue considerati sicuri, il corpo non ha bisogno di piombo. Quello che vogliamo sapere è qual è la causa e come procedere, perché la cura non ha senso se non eliminiamo la fonte di contaminazione”, sottolinea Mario Mirčić dell’associazione Opstanak.
La popolazione locale sospetta che la causa dell’avvelenamento sia la polvere sollevata dai camion durante il trasporto di scarti minerari sulla strada locale. La presenza di piombo nell’aria respirata dagli abitanti di Pržići, Daštansko e di altre località del comune di Vareš è stata confermata dai risultati di un controllo urgente, ordinato nel dicembre dello scorso anno dal ministero dell’Ambiente e del Turismo della Federazione BiH.
“Il rapporto dell’Ispettorato ambientale della Federazione ha rilevato che, su diciannove misurazioni, dodici hanno mostrato valori elevati di piombo nell’aria. Emerge che la concentrazione di piombo è aumentata di 46 volte nell’arco di due mesi”, spiega Dino Ahmetović, residente di Pržići.
I controlli della qualità dell’aria effettuati a dicembre hanno rivelato la presenza a Vareš di elevate concentrazioni non solo di piombo, ma anche di altri metalli e composti pericolosi, come mercurio, zinco, cromo, cadmio e arsenico.
Nonostante i risultati di numerose misurazioni dell’inquinamento atmosferico, ma anche del suolo in alcune zone del comune di Vareš, finora non sono state adottate misure concrete per determinare la causa dell’avvelenamento della popolazione locale.
L’associazione ambientalista Eko akcija di Sarajevo spiega che l’ispettorato e il ministero federale dell’Ambiente e del Turismo da anni ormai ricevono segnalazioni di un drastico aumento delle concentrazioni di piombo nelle polveri che si depositano nei villaggi vicino a Vareš, in prossimità dei siti minerari.
L’obbligo legale del gestore, derivante dalle autorizzazioni ambientali concesse, è informare regolarmente l’opinione pubblica sull’inquinamento proveniente dagli impianti minerari. Le istituzioni invece sono tenute ad intervenire tempestivamente in caso di inquinamento.
“Per legge hanno dovuto reagire, informare il pubblico sul possibile impatto sulla salute, organizzare test per la popolazione vulnerabile. Se i residenti non avessero insistito e chiesto all’azienda, che ha acquistato la miniera di Vareš lo scorso anno, di organizzare e finanziare le analisi, non saremmo riusciti a rompere il silenzio sull’avvelenamento degli abitanti di Vareš e della zona circostante con piombo e altri metalli”, sottolineano gli attivisti dell’associazione Eko akcija.
Monitoraggio dell’inquinamento del suolo
I media parlano anche delle lacune nella normativa vigente in Bosnia Erzegovina e delle criticità riguardanti il nuovo permesso ambientale, rilasciato lo scorso anno al proprietario della miniera di Vareš.
“La normativa in vigore non stabilisce standard per il controllo della qualità del suolo, ad eccezione dei terreni agricoli, e non prescrive valori limite per le sostanze inquinanti nel suolo per i terreni non destinati alla produzione agricola. Pertanto, non esiste una base giuridica per tale obbligo”. Così le autorità hanno risposto alla domanda di un giornalista della trasmissione Mreža, in onda sull’emittente pubblica della Federazione BiH, sul perché l’obbligo di monitorare la qualità del terreno nelle vicinanze della discarica di scarti minerari di Vareš non sia stato specificato nella nuova autorizzazione ambientale.
Le discariche per i rifiuti minerari e metallurgici sono molto problematiche perché contengono una grande quantità di metalli tossici, che spesso inquinano in modo permanente il terreno circostante. Se a questo si aggiunge la mancanza di normative che obblighino i gestori ad effettuare analisi dell’inquinamento del suolo prima e dopo le attività industriali, non sorprende che nessuno disponga di dati accurati sul livello di contaminazione causato da certi impianti industriali.
Diverse analisi dimostrano quanto un nuovo impianto in una determinata area possa contribuire all’aumento dell’inquinamento. In molti paesi dell’Unione europea, i proprietari degli impianti sono tenuti a bonificare i terreni contaminati prima di cambiarne la destinazione d’uso o di venderli.
In Bosnia Erzegovina non ci sono leggi che regolamentino questo settore. È difficile quindi determinare la fonte dell’inquinamento che ha causato l’avvelenamento da piombo di massa degli abitanti di Vareš. Le istituzioni competenti non sembrano però preoccuparsene più di tanto, almeno per ora.
La popolazione alza la voce
Nel frattempo, gli abitanti minacciati dall’attività mineraria si sono organizzati. Hanno fondato l’associazione ambientalista Opstanak, con due obiettivi principali.
Prima di tutto, fare pressione sulle autorità affinché la fonte di inquinamento nelle immediate vicinanze di Vareš venga eliminata e la popolazione venga informata, tutelata e protetta da ulteriori contaminazioni.
Chiedono inoltre che sia accertata la responsabilità per la situazione in cui si sono trovati. Sono consapevoli che, secondo la legge, chi inquina e mette in pericolo la salute della popolazione può essere ritenuto penalmente responsabile, e che in tal caso le autorità competenti possono ordinare alla compagnia DPM di eliminare la causa dell’inquinamento e persino di interrompere l’attività mineraria.
Le richieste della popolazione locale sono rivolte principalmente alle autorità locali che, a distanza di quattro mesi dai primi dati allarmanti, non hanno adottato alcuna misura concreta per individuare la fonte dell’inquinamento, riparare i danni e tutelare la salute della popolazione.
“Nessuno parla di passi concreti per affrontare la situazione. Dal nostro punto di vista, la situazione non è soddisfacente e richiede una risposta urgente ed efficace da parte di tutti i livelli di governo”, sottolinea Mario Andrić dell’associazione Opstanak.
In Montenegro, ad esempio, reagendo tempestivamente ad un caso di avvelenamento da piombo tra i lavoratori nel porto di Bar, la procura ha aperto un’indagine per appurare le cause dell’incidente.
Il ruolo delle istituzioni dello stato nella tutela del diritto dei cittadini ad un ambiente pulito e sano è stato sottolineato anche dalla tossicologa montenegrina Sandra Đuranović, intervenuta ad un recente incontro pubblico organizzato dall’associazione Opstanak a Vareš.
“L’avvelenamento cronico da piombo è molto pericoloso, perché raramente è facile da diagnosticare. Quando una persona è già malata, dopo aver esaurito tutti i metodi diagnostici, è necessario effettuato anche un test tossicologico”, ha spiegato Đuranović. “In caso di avvelenamento di massa, tutti i livelli di governo devono essere coinvolti perché, come ben noto, la presenza di piombo nell’organismo può essere legata anche ad alcune attività che hanno un impatto sull’ambiente”.
All’incontro ha partecipato anche Harun Drljević, chirurgo, oncologo e attivista di lunga data.
“Qualsiasi presenza di piombo nel corpo umano è un avvelenamento. Questo metallo tossico si deposita nel corpo, soprattutto nelle ossa e nei reni, causando in seguito numerosi danni”, ha sottolineato Drljević. “Nel caso di Vareš, è necessario intervenire con urgenza e nessun medico può sostenere che la situazione sia accettabile. I protocolli sanitari in tali circostanze prevedono che la fonte di inquinamento venga prima identificata ed esclusa, e solo successivamente si possa iniziare la terapia. Il nostro sistema sanitario non è stato all’altezza della situazione. A Vareš ho incontrato persone spaventate che non sapevano cosa fare”.

Discarica di scarti minerari a Pržići, BiH – Foto Robert Oroz
Un progetto controverso
La storia della miniera di Vareš è stata segnata da controversie e polemiche sin dall’inizio. Negli ultimi anni, la compagnia Adriatic Metals è stata accusata di diversi reati, compresa la deforestazione illegale. Ad un certo punto, l’autorizzazione per lo sfruttamento minerario è stata revocata per il timore che potesse minacciare le sorgenti d’acqua protette. Gli attivisti mettono in guardia sul fatto che i danni ambientali causati dalla miniera sono irrimediabili.
La questione è quando e come sarà possibile eliminare la causa, risarcire i danni e prevenire ulteriori pericoli per la salute degli abitanti dei villaggi intorno a Vareš, nelle immediate vicinanze della miniera di Rupice.
A preoccupare la popolazione locala è anche l’annuncio di un progetto di estrazione del cromo sulle sponde del fiume Krivaja, nella località di Doboštica-Tribija, nel territorio del comune di Vareš. L’esplorazione geologica di questo minerale potenzialmente altamente tossico viene condotta senza una valida autorizzazione e il contratto di concessione viene abilmente tenuto nascosto all’opinione pubblica.
La popolazione locale ha quindi l’impressione che le istituzioni dello stato non si preoccupino affatto della tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini, cercando solo di favorire e proteggere gli investitori.
“In Bosnia Erzegovina è più facile ottenere una concessione mineraria che una prescrizione per una risonanza magnetica”, commenta Mario Andrić di Vareš.
Le istituzioni statali dovranno affrontare un’altra sfida, come sottolineano le associazioni ambientaliste.
Il Centro di Aarhus in Bosnia Erzegovina e l’Associazione dei cittadini di Fojnica hanno inviato al ministero dell’Ambiente e del Turismo della Federazione BiH osservazioni sulla proposta di rinnovo del permesso ambientale per la miniera di Vareš, ponendo l’accento sui rischi per la salute associati all’esposizione al piombo. Il nuovo proprietario della miniera di Vareš prevede di aumentare la produzione annua a circa 850 tonnellate di minerale.
“Rinnovare un permesso ambientale senza una nuova e approfondita valutazione dell’impatto ambientale e sanitario sarebbe contrario al principio fondamentale di tutela della salute, che impone l’obbligo di prevenire i rischi prima che si verifichino nuovi danni. Quando si tratta di piombo, non ci sono compromessi accettabili!”, affermano le associazioni.
Nel 2024, Adriatic Metals ha guadagnato più di ventitré milioni di euro dalle attività minerarie a Vareš, a fronte di soli seicentomila marchi (poco più di trecentomila euro) versati a titolo di canone demaniale. Queste cifre la dicono lunga su chi trae realmente profitto dai grandi progetti minerari in Bosnia Erzegovina.
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