Processo İmamoğlu: stampa sotto pressione

Ekrem İmamoğlu, sindaco di Istanbul e principale sfidante di Erdoğan alle presidenziali del 2028, è in arresto da un anno. L’apertura del suo processo, da molti visto come politicamente motivato, è stata segnata da forti limitazioni alla stampa che segue l’evento

23/03/2026, Burcu Karakaş Istanbul
Ekrem İmamoğlu © EvrenKalinbacak/Shutterstock

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Ekrem İmamoğlu © EvrenKalinbacak/Shutterstock

“Non è la paura né la rabbia a farmi alzare dal letto ogni mattina. Ciò che mi solleva e mi dà la forza di andare avanti è la consapevolezza che siamo nel giusto e che la fiducia di Ekrem İmamoğlu in questo Paese non sarà vana. Siamo nel giusto.”

Il 18 marzo, durante una manifestazione a cui hanno partecipato migliaia di persone in piazza Saraçhane a Istanbul, Dilek İmamoğlu, moglie del sindaco di Istanbul, si è rivolta in lacrime alla folla nel primo anniversario dell’arresto del marito.

Ekrem İmamoğlu è stato arrestato a marzo dello scorso anno, lo stesso giorno in cui è stata annunciata la sua candidatura per il Partito Popolare Repubblicano (CHP) alle elezioni presidenziali del 2028. Il suo arresto ha scatenato le più grandi proteste di piazza che la Turchia avesse visto in oltre un decennio, represse con arresti di massa e una dura repressione da parte della polizia. İmamoğlu rischia una condanna fino a 2.430 anni di carcere con l’accusa di aver creato e diretto un’associazione a delinquere.

Il 9 marzo, il processo al principale sfidante del presidente Erdoğan è iniziato in un’atmosfera caotica presso il tribunale del carcere di Silivri a Istanbul. Una delle cause principali del caos è stata l’ostruzione arbitraria al lavoro dei giornalisti arrivati a seguire uno dei processi più importanti della storia politica turca.

Prima dell’inizio del processo, il tribunale 40 di Istanbul ha annunciato una “quota stampa”, stabilendo che sarebbero stati ammessi solo venti giornalisti turchi e cinque giornalisti stranieri, con un massimo di un rappresentante per testata giornalistica. Sebbene il numero elevato di imputati fosse stato indicato come motivo della decisione, a quanto hanno riferito i giornalisti presenti metà della vasta aula di tribunale è rimasta vuota.

Il processo a carico di 402 imputati, tra cui İmamoğlu, è stato rinviato due volte dal giudice per diverse ragioni. Uno di questi episodi si è verificato dopo che il sindaco di Istanbul aveva risposto a brevi domande dei giornalisti in aula il 12 marzo.

Il giudice ha ordinato alla gendarmeria di spostare i giornalisti in un’area dell’aula che avrebbe reso più difficile per loro seguire il procedimento. I giornalisti che seguivano le udienze dai tavoli accanto agli avvocati si sono quindi trovati in un “punto cieco”. Il giudice ha affermato che “l’ordine del tribunale era stato turbato” e di conseguenza l’udienza è stata rinviata.

Fırat Fıstık, uno dei giornalisti che seguono il processo, ha descritto le severe restrizioni nell’aula di Silivri come una “guerra psicologica”. I giornalisti mandati in fondo all’aula hanno avuto difficoltà a seguire il procedimento. Fıstık afferma: “Non riuscivamo a sentire cosa veniva detto, quindi abbiamo chiesto agli avvocati. Era molto difficile per tutti noi vedere e sentire [cosa accadeva in aula]”.

I giornalisti hanno inviato una petizione al tribunale, chiedendo di poter tornare ai loro posti precedenti in quanto rappresentanti del diritto del pubblico alla libertà di informazione, tutelato dalla Costituzione.

“Nel quinto giorno del processo, ci troviamo ancora una volta nell’angolo in fondo a destra dell’aula, nel punto cieco. In nome del giornalismo, del diritto del pubblico all’informazione e della libertà di stampa, desideriamo seguire il processo dalla zona in cui lo facevamo in precedenza, ai tavoli accanto agli avvocati, dove possiamo esercitare la nostra professione in condizioni adeguate”, hanno scritto.

Erol Önderoğlu, rappresentante di Reporter senza frontiere Turchia, ha condannato il trattamento discriminatorio riservato dal tribunale alla stampa. “Consideriamo il fatto che il tribunale abbia relegato i giornalisti in fondo all’aula un tentativo di censura. Questo atteggiamento, che pone restrizioni fisiche che minano il ruolo della stampa nell’informare il pubblico, è inaccettabile”, ha dichiarato Önderoğlu.

Il processo a Ekrem İmamoğlu, figura di spicco dell’opposizione, sta attirando un’intensa attenzione nazionale e internazionale ed è considerato da molti un caso emblematico nel panorama giudiziario turco, caratterizzato da forti tensioni politiche. “Un’ampia fetta della popolazione ritiene che il procedimento penale abbia carattere politico”, afferma il politologo Dr. Yaşar Aydın, ricercatore presso il Centro per gli studi applicati sulla Turchia dell’Istituto tedesco per gli Affari internazionali e di sicurezza (SWP).

“Al di fuori della base di sostegno di Erdoğan e dei media filo-governativi, si è diffusa una narrazione alternativa: è stato incriminato perché ha vinto quattro volte contro l’AKP di Erdoğan a Istanbul e ha ottime possibilità di diventare il candidato presidenziale dell’opposizione”, aggiunge Aydın.

Le sue parole hanno anche fatto luce sulle restrizioni imposte ai giornalisti. Si può affermare che ci sono stati tentativi di impedire che le dichiarazioni di İmamoğlu, sia durante l’udienza che nelle pause, raggiungessero il pubblico.

Secondo il giornalista Fırat Fıstık, fin dall’inizio del processo il giudice ha cercato di trasmettere il messaggio “qui comando io”, con la conseguenza che la stampa, gli imputati e gli avvocati hanno dovuto affrontare diversi ostacoli.

Le organizzazioni giornalistiche hanno reagito alle restrizioni imposte alla stampa. “I procedimenti giudiziari sono pubblici, questa posizione costituisce un’interferenza con il diritto del pubblico all’informazione. Se ai giornalisti viene impedito di svolgere il proprio lavoro, sorge spontanea la domanda: cosa state nascondendo al pubblico?”, ha dichiarato in un comunicato l’Unione dei giornalisti di Turchia.

Il processo riprenderà oggi, 23 marzo, e le udienze si terranno quattro giorni a settimana fino alla fine di aprile.