Montenegro, nuovi accordi con gli Emirati Arabi Uniti
Dopo gli accordi bilaterali con gli Emirati Arabi Uniti dello scorso anno, fortemente contestati, il governo di Podgorica punta ad estendere la cooperazione anche al settore energetico. Per esperti e attivisti, il nuovo accordo è in contrasto con la legislazione nazionale ed europea

Firma dell’accordo tra il governo del Montenegro e gli Emirati Arabi Uniti
Firma dell'accordo tra il governo del Montenegro e gli Emirati Arabi Uniti - foto Governo del Montenegro
(Originariamente pubblicato da CIN-CG, febbraio 2026)
Pur essendo ancora incerta la sorte degli accordi in materia di economia, turismo e proprietà immobiliari siglati nell’aprile 2025 tra Podgorica e Abu Dhabi [poi impugnati davanti alla Corte Costituzionale del Montenegro], il parlamento montenegrino ha approvato un nuovo accordo con gli Emirati Arabi Uniti che rischia di violare la normativa nazionale ed europea.
L’accordo di cooperazione nel settore energetico è stato sottoscritto nel novembre 2025 da Admir Šahmanović, ministro dell’Energia e delle Miniere del Montenegro, e da Suhail Mohamed Al Mazrouei, ministro dell’Energia e delle Infrastrutture degli Emirati Arabi Uniti. La cerimonia di firma si è svolta alla presenza di Milojko Spajić, premier del Montenegro, e di Mohamed bin Zayed Al Nahyan, presidente degli Emirati Arabi Uniti.
L’accordo prevede progetti energetici congiunti di importanza strategica per il Montenegro. L’energia, insieme al turismo, è un segmento chiave dell’economia del Montenegro e uno dei pochi settori orientati all’export.
Similmente agli accordi tra Podgorica e Abu Dhabi in materia di economia, turismo e proprietà immobiliari, il nuovo accordo rischia di violare le leggi del Montenegro pur di facilitare gli investimenti. Viene lasciata mano libera alle aziende straniere sulla gestione di beni e risorse del Montenegro, aggirando le procedure legali, senza gare d’appalto pubbliche, controllo parlamentare e partecipazione pubblica.
L’articolo 5 del nuovo accordo prevede che il governo del Montenegro possa “intraprendere tutte le misure e le azioni necessarie per garantire i terreni per la realizzazione dei progetti (zona di sviluppo), laddove la legislazione pertinente del Montenegro lo consenta, senza la necessità di attuare procedure di assegnazione di concessioni, appalti, gare pubbliche e altre procedure previste dalla legislazione nazionale che regolamenta la proprietà statale”.
“Questa disposizione è contraria all’articolo 140 della Costituzione del Montenegro, che vieta espressamente la distorsione e la restrizione della libera concorrenza, ovvero l’abolizione delle procedure di assegnazione delle concessioni e di gare d’appalto pubbliche. Disposizioni analoghe aboliscono di fatto l’articolo 140 della Costituzione”, spiega Časlav Pejović, esperto di diritto internazionale e professore ordinario presso la Facoltà di Giurisprudenza di Kyushu dell’Università di Fukuoka in Giappone.
La concorrenza è uno dei principi fondamentali dell’UE: garantisce trasparenza, parità di trattamento degli offerenti e il miglior rapporto qualità-prezzo per il denaro pubblico, riducendo il rischio di corruzione e di ingerenza politica.
“Purtroppo, temo che alcuni giudici costituzionali siano esposti all’influenza politica dei partiti che hanno sostenuto la loro elezione alla Corte Costituzionale”, sottolinea Pejović. “Considerando che in questo caso specifico il governo del Montenegro sostiene l’accordo con gli Emirati Arabi Uniti, non sono convinto dell’indipendenza dei giudici. Spero di sbagliarmi e di essere smentito dalla Corte Costituzionale con una sentenza sulla questione”.
Il professor Pejović spiega che per l’adozione di un accordo che contiene disposizioni contrarie alla Costituzione, è necessaria la maggioranza di almeno due terzi del parlamento, similmente ai casi di modifiche alla Costituzione.
La stessa argomentazione è stata presentata il 15 dicembre dello scorso anno, quando la Corte Costituzionale ha organizzato un dibattito pubblico sull’accordo di cooperazione nel settore del turismo e dello sviluppo immobiliare con gli Emirati Arabi Uniti. A sollevare la questione di legittimità costituzionale degli accordi è stato Đorđe Zenović, consigliere comunale di Budva.
Durante il dibattito, due professori di diritto costituzionale, Vladimir Đurić di Belgrado e Đorđe Gardašević di Zagabria, hanno sottolineato che la maggioranza semplice non è sufficiente per modificare i principi costituzionali.
Ad oggi il parlamento di Podgorica ha ratificato tutti i trattati internazionali a maggioranza semplice.
[Il nuovo accordo energetico con gli Emirati Arabi è stato approvato dal parlamento di Podgorica lo scorso 27 febbraio con 43 voti a favore, 3 contrari e 14 astenuti. 21 deputati sugli 81 non hanno partecipato alla votazione. Tuttavia, il presidente montenegrino Jakov Milatović ha rifiutato di controfirmare l’accordo, rinviandolo al parlamento per un riesame, Ndt.]Un accordo sbilanciato
Per il professor Pejović il nuovo accordo energetico pone il Montenegro in una posizione subordinata rispetto agli Emirati Arabi Uniti.
“L’accordo prevede che soltanto il Montenegro possa essere citato in giudizio, quindi gli Emirati Arabi Uniti sfuggono ad ogni responsabilità penale”, sottolinea Pejović. Nell’articolo 4 dell’accordo si afferma che gli Emirati Arabi Uniti “non saranno soggetti ad alcun meccanismo per la risoluzione delle controversie previsto da contratti, programmi e accordi conclusi tra gli enti autorizzati degli Emirati Arabi Uniti e il governo del Montenegro”.
“Il Montenegro ha assunto numerosi obblighi nei confronti degli investitori degli Emirati Arabi Uniti e potrebbe essere legalmente responsabile se, ad esempio, non fornisce il terreno per il progetto, la costruzione delle infrastrutture, la preparazione dei documenti di pianificazione, i permessi necessari e così via”, spiega Pejović
Secondo il professore, anche l’articolo 5 del nuovo accordo può essere considerato discriminatorio, poiché prevede che i progetti degli investitori degli Emirati Arabi Uniti siano considerati “investimenti di particolare importanza per l’economia nazionale e di interesse strategico e pubblico per il Montenegro”.
“Questa qualificazione consente procedure accelerate e supporto per questi progetti, a differenza dei progetti a cui partecipano altri investitori stranieri e montenegrini”, sottolinea Pejović.
Considerando che l’accordo energetico con gli Emirati Arabi Uniti avvantaggia gli investitori di questo paese, ora gli stessi privilegi potrebbero essere rivendicati anche dagli investitori di altri paesi, come Serbia e Paesi Bassi, con cui il Montenegro ha concluso accordi bilaterali contenenti la clausola della nazione più favorita.
“Quando accordi analoghi vengono sottoposti al parlamento, la questione chiave è: quali sono gli obblighi che lo stato si assume e qual è l’interesse pubblico? Esiste una procedura chiara, chi decide sui progetti, è prevista una gara d’appalto, quali sono le garanzie, le scadenze, le responsabilità e i controlli? In questa fase, non disponiamo ancora di informazioni sufficienti per capire come il nuovo accordo energetico possa essere applicato in pratica”, spiega Dejan Milovac, direttore del centro investigativo della Rete per l’affermazione del settore non governativo (MANS).
Il professor Pejović sottolinea un altro aspetto problematico, quello delle lingue in cui è stato scritto l’accordo. “Sembra che l’accordo sia stato originariamente redatto in montenegrino, arabo e inglese. Quando un contratto è scritto in due o più lingue, è sempre consigliabile sottolineare quale lingua avrà la precedenza in caso di controversie”, spiega Pejović. “La terminologia giuridica è tale da poter portare a interpretazioni diverse a seconda della lingua utilizzata, soprattutto quando si tratta, come in questo caso, di paesi con sistemi giuridici diversi”.
Nella disciplina giuridica degli accordi bilaterali – sottolinea il professore – il Montenegro avrebbe dovuto prevedere il diritto di regolamentare determinati ambiti e questioni per evitare che lo stato venga ritenuto responsabile per eventuali danni causati agli investitori. “Tale clausola negli accordi bilaterali è solitamente chiamata ‘diritto di regolamentare’ [right to regulate] e specifica in quali settori lo stato conserva il diritto sovrano di emanare norme giuridiche che non possono essere considerate una violazione dell’accordo bilaterale”.
“A titolo di esempio, si può citare l’articolo 12 dell’accordo bilaterale tra Indonesia e Svizzera, che dà priorità alla tutela della salute pubblica, dei servizi sociali, dell’istruzione pubblica, della sicurezza, dell’ambiente, della morale, della tutela sociale e dei consumatori, della privacy e della protezione dei dati, nonché alla promozione e alla tutela della diversità culturale. Se perseguendo queste priorità dovesse essere danneggiato l’investitore, compresa la perdita dei profitti previsti, tale danno non potrebbe essere considerato una violazione dell’accordo bilaterale”, spiega Pejović.
Nessun progetto concreto
Il nuovo accordo energetico con gli Emirati Arabi prevede la costruzione di impianti solari, eolici e idroelettrici, l’applicazione di sistemi di batterie per l’accumulo di energia e lo sviluppo di tecnologie per la produzione di idrogeno verde.
Interpellato dai giornalisti del Centro per il giornalismo investigativo del Montenegro (CIN-CG), il ministero dell’Energia e delle Miniere spiega che l’accordo non definisce in anticipo i singoli progetti o gli importi degli investimenti. “Si tratta di un quadro strategico che consente di identificare e sviluppare progetti concreti nella fase successiva. Le autorità montenegrine svolgeranno un ruolo attivo nella definizione delle priorità dei progetti”, assicura il ministero.
Ad oggi non è ancora stato definito nessun progetto concreto, però, secondo il ministero, “l’Azienda elettrica del Montenegro e la cooperazione con la società Masdar degli Emirati Arabi Uniti avranno un ruolo speciale in questa partnership”.
L’Azienda elettrica del Montenegro (EPCG) e la compagnia Masdar hanno firmato un accordo di cooperazione lo scorso 14 gennaio, durante la Settimana della Sostenibilità ad Abu Dhabi. Lo scopo dell’accordo, come spiegato dall’EPCG, è quello di sviluppare impianti solari (terrestri e galleggianti), impianti eolici, progetti con sistemi di accumulo a batterie, fornire energia da fonti rinnovabili ai consumatori industriali, realizzare data center e progetti relativi all’idrogeno verde.
“L’EPCG ha sempre sostenuto e continuerà a sostenere tutti gli investitori stranieri interessati allo sviluppo di progetti di energia rinnovabile in Montenegro”, sottolinea l’azienda energetica montenegrina. “La cooperazione con l’EPCG si può concretizzare in investimenti congiunti, ma anche in una vasta gamma di altri servizi e prodotti, come la fornitura di servizi di sistema e ausiliari, servizi di bilanciamento o la stipula di contratti per l’acquisto di energia elettrica secondo i principi di mercato con i futuri produttori”.
Masdar, azienda statale degli Emirati Arabi Uniti, è già presente sul mercato montenegrino come comproprietaria del parco eolico di Krnovo. La compagnia, fondata nel 2006, sviluppa progetti di energia rinnovabile in oltre quaranta paesi in tutto il mondo. È considerata una delle realtà più importanti a livello globale nel campo delle energie rinnovabili e vanta partnership strategiche con altre importanti aziende energetiche, come le francesi TotalEnergies ed ENGIE, la spagnola Iberdrola e il gruppo portoghese EDP. Grazie a queste collaborazioni, la Masdar ha accesso a diversi mercati in tutto il mondo.
Il ministero dell’Energia e delle Miniere del Montenegro respinge le critiche secondo cui Podgorica rischia di legare il suo futuro energetico ad un solo partner. “L’accordo con gli Emirati Arabi Uniti è soltanto uno degli strumenti di una strategia più ampia, nell’ambito della quale stiamo sviluppando contemporaneamente la cooperazione con alcuni stati membri dell’Unione europea, come Ungheria e Francia, ma anche con gli Stati Uniti. Questo approccio garantisce la stabilità a lungo termine del settore energetico”, afferma il ministero.
Anche l’EPCG precisa che, oltre alla compagnia energetica degli Emirati Arabi Uniti, è prevista una cooperazione con la compagnia elettrica statale francese (EDP). Nel 2025, l’EPCG aveva annunciato una collaborazione con l’azienda francese nell’ambito del progetto della centrale idroelettrica di Komarnica. Nel frattempo, però, l’EDF ha smentito tale ipotesi, sottolineando di essere disposta a prendere in considerazione solo il progetto della centrale idroelettrica di Kruševo.
Energia per i data center arabi?
Un capitolo speciale del nuovo accordo con gli Emirati Arabi Uniti è dedicato all’introduzione delle tecnologie finanziarie e dell’intelligenza artificiale nel settore energetico. In questo modo, il Montenegro mira a posizionarsi come hub regionale per l’innovazione, la trasformazione digitale e la transizione energetica.
È prevista anche la creazione del Consiglio per le tecnologie FinTech e AI del Montenegro, che lavorerà allo sviluppo di soluzioni innovative per attrarre investimenti e rafforzare la resilienza dell’economia nazionale attraverso l’applicazione di tecnologie avanzate.
“La cooperazione nell’ambito delle tecnologie finanziarie e dell’intelligenza artificiale riconosce il fatto che il settore energetico è sempre più connesso alle moderne soluzioni tecnologiche. In questa fase, non ci sono progetti predefiniti, ma si sta creando un quadro per iniziative future, come data center e infrastrutture digitali, che richiedono una fonte di energia affidabile e pulita”, spiega il ministero dell’Energia e delle Miniere.
Dejan Milovac di MANS ritiene problematico questo aspetto dell’accordo con gli Emirati Arabi. “A preoccupare maggiormente è il fatto che i cosiddetti ‘accordi speciali’, anche in altri settori, di regola si trasformano in accordi chiusi”, sottolinea Milovac. “Quello dell’energia è un settore troppo importante e troppo costoso per essere definito a porte chiuse e senza regole chiare”.
Aleksandar Dragićević, attivista civico e ambientalista, ricorda che il governo di Podgorica ha già annunciato la costruzione di un data center a Ćemovsko polje. I data center, come spiega Dragićević, sono tra i maggiori consumatori di energia elettrica.
“È la truffa perfetta: permettiamo alle aziende degli Emirati Arabi di usurpare il territorio del Montenegro, produrre energia ‘verde’ con tecnologie che non sono esclusive, nel senso che potremmo svilupparle anche noi e aziende di altre parti del mondo, UE compresa. Poi però quell’energia viene utilizzata esclusivamente per i data center arabi”, denuncia Dragićević. “Questo non è sviluppo sostenibile, non è nell’interesse strategico del Montenegro e non è conforme alla Costituzione. L’accordo pone le aziende degli Emirati Arabi in una posizione privilegiata, mentre le aziende montenegrine, come quelle dell’UE e di altri paesi, restano relegate ad una posizione subordinata. Così si violano direttamente le regole della concorrenza e si mina il percorso di integrazione europea del Montenegro”.
Avvertimenti della Commissione europea
Nella sua ultima relazione sul Montenegro del novembre dello scorso anno, la Commissione europea si sofferma sugli accordi di cooperazione in materia di turismo e proprietà immobiliari conclusi tra Montenegro ed Emirati Arabi Uniti nell’aprile 2025.
Nel rapporto si sottolinea che l’attuazione di accordi analoghi non deve contraddire o eludere l’acquis comunitario in materia di appalti pubblici. L’UE monitorerà attentamente il modo in cui gli accordi saranno interpretati, applicati e rispettati.
Per il ministero dell’Energia il nuovo accordo energetico con gli Emirati Arabi Uniti non compromette in alcun modo il percorso europeo del Montenegro. “Anzi, è pienamente in linea con esso. L’articolo 7 dell’accordo garantisce espressamente il rispetto dell’Accordo di stabilizzazione e associazione, di tutti gli obblighi internazionali del Montenegro e del quadro giuridico dell’Unione europea. Non vi è alcun conflitto con l’obiettivo di aderire all’UE né alcuna deviazione dalle regole europee in materia di energia e di mercato”, afferma il ministero.
Dejan Milovac la pensa diversamente, sottolineando che il nuovo accordo energetico, come quello sulla cooperazione in materia di turismo e sviluppo immobiliare, aggira le regole che sono al centro dei negoziati con l’UE: concorrenza, sussidi statali e appalti pubblici.
“Se, con un accordo interstatale, si apre lo spazio per l’assegnazione di lavori senza gare d’appalto o per obblighi speciali dello stato nei confronti dell’investitore, ciò rientra direttamente nell’ambito del capitolo 8 (concorrenza) dei negoziati di adesione. L’UE chiede che questo principio sia rispettato in pratica, non solo sulla carta”, spiega Milovac.
Secondo il direttore del centro investigativo di MANS, gli accordi che creano un “regime speciale” per un partner specifico rischiano di essere interpretati a Bruxelles come un passo indietro, soprattutto considerando che a breve si attende la chiusura del capitolo sulla concorrenza.
“In altre parole, la questione non è solo se ci saranno investimenti nel settore energetico, ma se saranno realizzati nel rispetto delle regole dell’UE: concorrenza aperta, procedure verificabili, criteri chiari e rispetto degli obblighi dello stato. Il mancato rispetto di questi principi rischia di rallentare e rendere più complessi i negoziati su alcuni capitoli chiave”, conclude Milovac.
Diritti di proprietà minacciati
Ambra Deklić Grandi dell’ong Restitucija mette in luce un’altra criticità. “Gli articoli dell’accordo di cooperazione nel settore energetico, sottoscritto tra il governo del Montenegro e il governo degli Emirati Arabi Uniti, che prevedono lo sfruttamento di terreni privati per la costruzione di progetti di cosiddetto interesse pubblico, minacciano i diritti di proprietà dei cittadini”, denuncia Deklić Grandi.
Per l’ong Restitucija è paradossale che in un momento, come quello attuale, in cui il Montenegro si trova nella fase finale dei negoziati con l’Unione europea, la proprietà privata – come uno dei diritti trattati nel capitolo 23 (sistema giudiziario e diritti fondamentali), venga seriamente minacciato.
Per Ambra Deklić Grandi, il nuovo accordo energetico con gli Emirati Arabi Uniti, come anche gli accordi precedenti in materia di proprietà immobiliare e l’annunciata legge sugli investimenti strategici, mette in discussione gli standard europei per la tutela dei diritti di proprietà.
“Nel 2025 abbiamo assistito ad un duro colpo al diritto di proprietà attraverso l’accordo di cooperazione in materia di turismo e sviluppo immobiliare con gli Emirati Arabi Uniti”, sottolinea Deklić Grandi, precisando che l’attuazione degli accordi con gli Emirati Arabi potrebbe avere conseguenze disastrose per la proprietà privata, soprattutto nel contesto delle procedure di esproprio previste dal nuovo disegno di legge sugli investimenti strategici.
“Disposizioni analoghe violano palesemente i diritti fondamentali e sono in netto contrasto con i principi su cui si basa l’UE”, conclude Deklić Grandi.
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