Croazia: vita da rider tra violenze e mancate tutele
La violenza di matrice etnica e razziale è sempre più diffusa nelle strade delle città croate, spesso rivolta contro i rider stranieri ingaggiati tramite piattaforme digitali. Nonostante la brutalità e il movente razzista, gli attacchi raramente vengono qualificati come crimini d’odio

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Un rider Glovo a Zagabria © Gogo047 / Shutterstock
(Originariamente pubblicato da Novosti)
Mentre aspettava un nuovo ordine nel centro di Zagabria, l’ultimo che avrebbe dovuto ricevere quel giorno, Vikram, 26 anni, è stato aggredito da uno sconosciuto che gli si è avvicinato da dietro, colpendolo violentemente alla testa. A causa di una forte emorragia profusa, il rider originario dell’India è stato portato all’ospedale di Dubrava, dove è stato sottoposto ad un intervento chirurgico d’urgenza per una frattura della mandibola in due punti. L’aggressore, che dopo l’attacco si è allontanato come se nulla fosse, non è ancora stato identificato.
Questo caso, di cui i media croati hanno parlato solo en passant, è un esempio lampante della violenza di matrice etnica e razziale che si sta diffondendo sempre più nelle strade delle città croate. I lavoratori stranieri, riconoscibili dai tratti somatici e privi di tutele, quindi particolarmente vulnerabili, sono diventati il principale bersaglio delle aggressioni.
Come ci hanno confermato gli stessi rider e altri lavoratori delle piattaforme, quasi non passa giorno senza che si verifichino attacchi fisici e altre violenze di matrice razzista. Oltre all’inerzia delle istituzioni, a incoraggiare gli aggressori è la retorica, sempre più esplicita, contro l’immigrazione, diffusa da chi protesta contro l’arrivo di lavoratori stranieri, ma anche dalle forze politiche di destra.
Ad essere maggiormente presi di mira sono i fattorini e i tassisti ingaggiati tramite piattaforme digitali, come Wolt, Bolt e Glovo. Oltre ad insulti, minacce, lanci di uova, sputi e schiaffi, gli attacchi includono gas lacrimogeni, percosse, colpi di arma da fuoco, accoltellamenti e tentativi di strangolamento, fratture di braccia e gambe, teste fracassate e tendini recisi.
Gli aggressori spesso derubano le vittime, prendendo tutto quello che trovano, dal cibo al denaro, passando per biciclette, scooter e telefoni cellulari, e persino vestiti e documenti. A volte attirano i rider fermandoli per strada chiedendo una sigaretta, altre volte ordinano cibo tramite un’app, poi aggrediscono il fattorino quando si presentano alla porta con la consegna.
Gli esempi sopra riportati sono stati registrati in aree urbane di tutta la Croazia, con il maggior numero di aggressioni a Zagabria, città frequentata dal maggior numero di fattorini e tassisti durante tutto il giorno.
Riders organizzati
“Le aggressioni solitamente avvengono di notte, in luoghi defilati dove non passano molte persone, ad esempio nei parchi oppure lungo i percorsi sterrati che prendiamo per essere più veloci”, spiega Nader Wahech, rider, sindacalista e traduttore, uno dei promotori dell’iniziativa ReWolt.
“Noi rider abbiamo la nostra lista nera di quartieri. Anch’io, che faccio questo lavoro da cinque anni, a volte rifiuto di andarci, perché so che quei luoghi sono pericolosi”, afferma Nader.
Stando alle statistiche del ministero dell’Interno, i reati ai danni dei cittadini stranieri in Croazia sono in costante aumento. I dati che i giornalisti di Novosti hanno ottenuto dal ministero dimostrano che il 2024 è stato un anno record con 4.104 vittime. Queste statistiche includono anche i turisti. Tuttavia, classificando le vittime in base alla cittadinanza, emerge che le nazionalità più rappresentate sono quelle di paesi da cui proviene la maggior parte dei lavoratori stranieri, come India, Nepal, Pakistan, Bangladesh e Filippine.
Un dato preoccupante, confermato dalle statistiche relative ai primi sei mesi del 2025, da cui emerge che, su un totale di 1.438 vittime di nazionalità diversa da quella croata prevalgono i cittadini dei paesi sopra citati.
Nader Wahech spiega che negli ultimi del 2025 gli attacchi ai lavoratori stranieri, soprattutto ai rider, sono ulteriormente aumentati.
“Abbiamo gruppi interni dove ci scambiamo informazioni ed esperienze. Praticamente ogni giorno, i colleghi ci contattano per segnalare attacchi e minacce e ci chiedono aiuto. Li invitiamo ad informare la polizia e a non fare nulla di propria iniziativa. Nella maggior parte dei casi si tratta di aggressioni fisiche accompagnate da rapine”, precisa Wahech.
Polizia al palo
Dai dati del ministero dell’Interno si evince che la polizia tende a qualificare gli attacchi ai lavoratori stranieri come reati contro il patrimonio, rapina, furto e danneggiamento di proprietà altrui. Tuttavia, nel suo rapporto sullo stato dei diritti umani in Croazia relativo al 2024, l’ombudswoman croata Tena Šimonović Einwalter ha messo in guardia sul fatto che il movente di questi attacchi viene spesso ignorato. E il movente è quasi sempre riconducibile al razzismo più brutale, quindi questi atti dovrebbero essere qualificati come reati d’odio per i quali sono previste pene più severe.
“Qualche mese fa ero andato a Dubrava [uno dei quartieri di Zagabria, situato all’estremo est della città, ndt] per una consegna”, racconta Nader Wahech. “Il casco che mi copriva tutta la testa, non si vedevano né i miei occhi né il colore della mia pelle, niente. Mi sono imbattuto in un gruppo di ragazzi che all’improvviso hanno iniziato a gridare: ‘Nepalese, nepalese! Prendetelo!’. Mi sono tolto il casco e ho iniziato a urlare contro di loro e quando si sono resi conto che non ero lo straniero che si aspettavano, sono scappati. Provate però ad immaginare cosa sarebbe successo se un altro rider fosse al mio posto, qualcuno con un colore della pelle diverso, che non capisce il croato e forse nemmeno l’inglese. Come se la sarebbe passata?”.
“Le aggressioni si verificano ormai in tutta la città di Zagabria. Ad esempio, a Trešnjevka [uno dei quartieri nell’area ovest della capitale, ndt] sulla facciata di una casa dove vivono i lavoratori stranieri campeggia la scritta ‘Go Home’”, spiega Wahech, sottolineando che la maggior parte degli atti intimidatori non viene denunciata.
“Il problema – precisa il rider – è che i lavoratori stranieri non si fidano più delle istituzioni, nemmeno della polizia. Sono delusi, hanno sperimentato sulla propria pelle quanto il sistema sia inefficace. Ecco perché denunciano solo le aggressioni più brutali, quelle in cui qualcuno viene gravemente ferito. E le aggressioni, purtroppo, non si limitano più a percosse, schiaffi, sputi e insulti”.
Ci interessa sapere come reagisce solitamente la polizia a questi incidenti.
“ Dicono: ‘Stiamo indagando’. E qui finisce tutto”, denuncia Wahech. “Per non parlare del fatto che una buona parte degli attacchi viene trattata come reati minori anziché come reati penali. I lavoratori stranieri pensavano che la polizia e le altre istituzioni avrebbero fatto il loro lavoro rapidamente, trovando gli aggressori e sanzionandoli in modo appropriato. Ma questo accade raramente”.
Crimini d’odio in aumento
Nei primi dieci mesi del 2025, in Croazia sono stati rilasciati quasi 150 mila permessi di soggiorno e di lavoro a cittadini di paesi terzi, perlopiù provenienti dai paesi più poveri dell’Asia e dell’Africa.
Allo stesso tempo, si è registrato un calo della migrazione per motivi di lavoro dai paesi vicini. Questa tendenza sta plasmando il mercato del lavoro e il quadro demografico della Croazia a lungo termine, sottolinea Natalija Havelka, direttrice del Centro per la pace, la nonviolenza e i diritti umani di Osijek e membro del gruppo di lavoro nazionale per il monitoraggio dei crimini d’odio.
“Negli ultimi anni si è assistito ad un aumento degli atteggiamenti radicali e intolleranti e degli attacchi contro i membri di gruppi minoritari, ma anche ad un dibattito politico e mediatico che spesso include una retorica anti-migranti”, spiega Havelka. “Quando tali messaggi diventano parte della sfera pubblica, si rischia di normalizzare l’ostilità e incoraggiare individui inclini alla violenza. Allo stesso tempo, un improvviso afflusso di lavoratori stranieri può causare tensioni in quelle comunità che non sono abituate ad un elevato livello di diversità, soprattutto se le insicurezze economiche e sociali vengono politicizzate e deviate verso ‘gli altri’”.
“In questo contesto – prosegue Havelka – la violenza contro gli stranieri diventa sintomo di problemi sociali più profondi, dall’inadeguata integrazione alle narrazioni politiche polarizzanti. Ogni forma di violenza è inaccettabile e deve essere chiaramente sanzionata, però l’aumento delle aggressioni nelle circostanze attuali, purtroppo, non sorprende”
Nonostante la polizia spesso non classifichi gli attacchi contro i lavoratori stranieri come crimini d’odio, da un rapporto sul lavoro del ministero dell’Interno emerge che i reati penali classificati in questo modo sono comunque aumentati di quasi il 137 percento negli ultimi cinque anni.
Nel rapporto, relativo al 2024, si afferma che i migranti costituiscono “una categoria statisticamente trascurabile nella commissione di reati penali rispetto ai cittadini croati e non incidono in modo significativo sulla situazione della sicurezza”. Lo stesso documento sottolinea che la criminalità minorile in Croazia è aumentata del 19,4% nel 2024 rispetto al 2023.
La peggio gioventù
Nader Wahech conferma che a compiere aggressioni contro i lavoratori stranieri sono sempre più spesso i minorenni.
In questi casi, la vittima non può praticamente difendersi fisicamente, perché potrebbe finire per essere ritenuta colpevole, afferma il sindacalista.
Maja Sever, presidente del Sindacato dei giornalisti croati e della Federazione europea dei giornalisti, ha recentemente pubblicato sui social una foto di alcuni giovani seduti su un tram con in mano scatole di cartone contenenti uova. “Hanno lanciato le uova – come spiega Sever – contro un taxi guidato da uno straniero.”
“Una mia cara amica mi ha chiamato, mi ha detto che ieri è salita su un taxi, Bolt, guidato da un nepalese. Ad un certo punto ha sentito un botto, il secondo, il terzo… dei giovani vestiti di nero hanno lanciato delle uova contro il taxi dal tram. Poi la mia amica mi ha mandato questa foto. Poi ho scoperto che ci sono molte altre situazioni come questa, ma le persone sono restie a pubblicarle. Immagino che abbiano paura, forse a causa dell’odio che continua a diffondersi”, ha scritto Sever.
In precedenza, sui social era circolato un video di una ragazza che si era opposta ad un gruppo di minorenni in un parco di Zagabria. Stavano guidando i loro monopattini elettrici a tutta velocità, urtando le ruote di un fattorino in bicicletta, facendolo cadere a terra.
“Quando ostilità e pregiudizi emergono costantemente nello spazio pubblico, i giovani spesso li accettano come modelli di comportamento socialmente accettabili, soprattutto in assenza di una risposta tempestiva ed efficace da parte delle istituzioni”, spiega Natalija Havelka. “La mancanza di programmi di prevenzione, educazione ai diritti umani ed educazione civica contribuisce ulteriormente alla propensione dei giovani ad assumere atteggiamenti radicali e a comportarsi in modo violento”, sottolinea Havelka.
Il caso di Osijek
Il Centro per la pace, la nonviolenza e i diritti umani di Osijek è intervenuto nel settembre 2025, quando un fattorino straniero è stato brutalmente picchiato e derubato nelle strade della città. Non si è trattato di un episodio isolato, bensì di un segno d’allarme che dovrebbe spingere i cittadini a riflettere sul proprio atteggiamento nei confronti di chi arriva nella loro città, ma anche sui valori su cui si fonda la comunità locale. E le comunità locali, aggiunge Havelka, dovrebbero essere inclusive e sicure per tutti.
“Innanzitutto, è necessario sviluppare e attuare politiche di integrazione locale che facilitino l’inclusione di diversi gruppi nella vita sociale e favoriscano la comprensione reciproca. È importante informare e responsabilizzare la comunità locale affinché i cittadini siano consapevoli dei propri diritti, delle proprie responsabilità e dei modi in cui possono contribuire ad un cambiamento positivo”, spiega Havelka.
Sottolinea che la città di Osijek, attraverso il progetto UE INTEGRA, è stata la prima città in Croazia a sviluppare un piano locale di integrazione per i cittadini di paesi terzi.
“Purtroppo, quel piano non è mai stato adottato né ha ricevuto il necessario sostegno politico, quindi non è mai stato attuato”, denuncia Havelka. “Si è così persa l’opportunità di una gestione proattiva della convivenza e dell’integrazione nella comunità. Oggi affrontiamo le conseguenze di tale inazione. In un momento in cui il numero di lavoratori stranieri è in continua crescita e i residenti locali entrano in contatto con loro ogni giorno – sul posto di lavoro, negli spazi pubblici e nei quartieri – la mancanza di informazione, comprensione e preparazione sistematica apre spazio a paura, pregiudizi e discorsi d’odio”.
Secondo Havelka, è necessario contrastare sistematicamente i discorsi d’odio per evitare che si crei un clima di intolleranza e incitamento alla violenza.
“È fondamentale promuovere una cultura di rispetto, solidarietà e accettazione della diversità, ovvero i valori che costituiscono il fondamento di una società stabile e democratica. Tutte queste misure contribuiscono a costruire un ambiente in cui tutti i membri della comunità possano sentirsi al sicuro, benvenuti e uguali”, conclude Natalija Havelka.
Per ridurre il numero di aggressioni ai danni dei lavoratori stranieri, Nader Wahech ritiene che la polizia debba impegnarsi per individuare più spesso i responsabili e che le istituzioni competenti debbano sanzionarli in modo adeguato. Sottolinea che l’opinione pubblica deve essere informata di tutto ciò per far capire ai potenziali aggressori che i loro misfatti hanno un prezzo elevato. Allo stesso tempo, la posizione dei lavoratori assunti tramite agenzie e piattaforme digitali deve essere regolamentata e tutelata molto meglio.
Un sistema che non funziona
“Purtroppo, la maggior parte dei lavoratori stranieri non sa nemmeno cosa sia scritto esattamente nei contratti che ha firmato, e buona parte di loro ha paura perché i loro permessi di soggiorno sono vincolati a questi contratti”, spiega Wahech. “Questo significa che raramente qualcuno di loro oserà chiamare la polizia se gli succede qualcosa, perché rischiano un’espulsione. Per non parlare di quelli che sono costretti a lavorare in nero oppure hanno contratti in cui c’è scritto che sono impiegati in altri lavori, ma in realtà lavorano nel settore delle consegne. E non solo sono minacciati di espulsione, ma anche di perdere gran parte dei soldi guadagnati per restituire il debito contratto per arrivare in Croazia.
L’intero sistema, spiega il sindacalista, non funziona più da quando, qualche anno fa, sono state praticamente abolite le quote per l’ingresso di lavoratori stranieri.
“Purtroppo, ogni giorno sentiamo storie di come il datore di lavoro non abbia registrato i lavoratori stranieri, di come la piattaforma abbia chiuso un’azienda e ne abbia aperta un’altra, di come i conti della piattaforma siano stati bloccati impedendole di pagare gli stipendi. Non c’è fine a tutto questo. Non ci sono sanzioni per tali azioni, né da parte degli ispettorati né da parte del ministero del Lavoro, non si fa nulla. Questo espone le persone ad un rischio terribile, finiscono per strada, devono ricominciare tutto da capo, trovare un nuovo datore di lavoro, accettare di lavorare per due spicci”, afferma Wahech e sottolinea che con l’eliminazione delle quote di ingresso anche il valore delle retribuzioni è diminuito.
Le piattaforme sfruttano senza pietà i lavoratori stranieri: queste persone lavorano letteralmente tredici, quattordici e persino quindici ore al giorno, senza la possibilità di usufruire delle ferie annuali. Di solito non pensano nemmeno di ribellarsi perché sono intrappolati, ricattati, spaventati e privati di qualsiasi tutela. I datori di lavoro li minacciano, li tengono in scacco, le istituzioni statali non reagiscono né alle irregolarità sul lavoro né alle aggressioni fisiche. Finché questa situazione non cambierà, non potremo andare avanti”, conclude Nader Wahech.
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