BiH: il mercato nero dei funghi selvatici

In Bosnia Erzegovina, la raccolta di funghi selvatici rappresenta una fonte di guadagno significativa per migliaia di cittadini e le aziende esportatrici ne traggono ingenti profitti. Un’attività che però si svolge principalmente in una zona grigia

09/03/2026, Harun Dinarević
© Makic Slobodan/Shutterstock

funghi

© Makic Slobodan/Shutterstock

(Originariamente pubblicato da Prometej)

A metà ottobre 2025, al culmine della stagione dei funghi selvatici, il magazzino di Adnan Husić nel villaggio di Vesela, vicino a Bugojno, era quasi vuoto. Esportare le scorte di rosa canina selvatica era l’ultima cosa da fare prima di chiudere la stagione.

Adnan raccoglie erbe selvatiche e funghi sin da giovanissimo. Per anni ha raccolto frutti di bosco, vendendoli a grandi aziende. L’anno scorso si è messo in proprio con l’aiuto di un amico croato.

Oggi l’azienda di Adnan, Herbarium HP, dispone di un impianto capace di essiccare sei tonnellate di erbe e funghi al giorno. Esporta quasi tutti i prodotti nella vicina Croazia.

Adnan collabora con una quarantina di raccoglitori locali, ingaggiandoli con un contratto regolare. Mi mostra tutti i documenti, compresi il certificato di produzione biologica e un accordo stipulato con l’ente forestale del cantone della Bosnia centrale.

“Credo che la mia azienda sia l’unica in questo cantone a pagare tutte le tasse all’ente forestale. Non so come facciano gli altri, ma io voglio essere in regola. Pago trecento marchi al mese (circa 153 euro), IVA inclusa, più venti fening (dieci centesimi) per ogni chilogrammo acquistato”, afferma Husić.

In Bosnia Erzegovina migliaia di persone si dedicano alla raccolta dei funghi ogni anno e le esportazioni sono in forte crescita. Tuttavia, un’inchiesta giornalistica di Prometej dimostra che la raccolta e l’acquisto di funghi avvengono perlopiù in una zona grigia. Nello specifico, le aziende di commercio all’ingrosso non sempre hanno contratti con i raccoglitori e alcune non versano alcun contributo allo stato.

I dati sulle tasse riscosse dallo stato e sulle aziende che dovrebbero versare un contributo per l’acquisto di funghi sono frammentari e difficilmente accessibili.

Abbiamo interpellato la maggior parte degli enti forestali in BiH, responsabili anche della raccolta e dell’acquisto di funghi, chiedendo chiarimenti su tariffe, aziende registrate ed eventuali sanzioni. Al momento della pubblicazione di questo testo, abbiamo ricevuto poche risposte.

Nella Federazione BiH la raccolta e il commercio dei funghi sono di competenza degli enti forestali cantonali, mentre nella Republika Srpska se ne occupa l’azienda pubblica Foreste della RS.

Stando alla normativa vigente, la raccolta dei funghi per uso privato è consentita per la quantità giornaliera massima di un chilogrammo nella FBiH e di due chilogrammi nella RS, senza l’obbligo di pagare una tassa.

Le aziende di commercio all’ingrosso sono invece tenute a registrarsi, a stipulare contratti con i raccoglitori e a versare un contributo per i prodotti forestali non legnosi.

Il commercio dei funghi

Adnan Husić è costantemente in contatto con raccoglitori e aziende di tutta la Bosnia Erzegovina. Così riesce a seguire la situazione sul campo e a prepararsi per la stagione della raccolta.

Mentre parlavamo ha tirato fuori il telefono dal gilet per chiamare una raccoglitrice esperta di Bosanska Krupa.

“C’è qualche novità?”, ha chiesto Adnan con un tono con cui si parla tra conoscenti di vecchia data.

“Ancora niente”, ha risposto la donna.

“Nemmeno una tromba?”, ha insistito Adnan.

“Ah, la tromba”, ha ribadito la donna con un’aria di rassegnazione, seppur non disperata.

“Dai, qualcosa spunterà fuori”, ha concluso Husić con ottimismo.

Stavano parlando delle trombette dei morti, un fungo pregiato che cresce in grappoli per tutto l’autunno e l’inverno. Come molti altri funghi, cresce in simbiosi con determinate specie di alberi. In alcune parti d’Europa, viene chiamato “il tartufo dei poveri”, un paragone che però non rispecchia fedelmente la realtà.

In Francia questa specie dal sapore intenso raggiunge un prezzo compreso tra i 150 e i 300 euro al chilogrammo di funghi secchi. Per ottenere un chilogrammo di funghi trombetta secchi, servono circa dieci chilogrammi di funghi freschi.

La donna con cui Husić ha parlato si chiama Mirsada Kruezi. Da anni ormai si dedica alla raccolta dei funghi insieme ad altre donne. Conosce un centinaio di raccoglitrici a Bosanska Krupa, nel nord-ovest della Bosnia Erzegovina.

Mirsada si occupa anche del trasporto. Per evitare che ogni raccoglitrice porti i frutti raccolti al rivenditore, Kruezi si è assunta questo compito e trasporta l’intero raccolto. La stagione inizia con la raccolta dell’aglio orsino e si conclude con le trombette dei morti.

“Quando inizia la stagione, una raccoglitrice esperta riesce a raccogliere fino a 250, talvolta anche 300 chili di aglio orsino. Se la media è di 200 chili, si possono guadagnare 150 marchi (circa 76 euro) al giorno”, precisa Mirsada.

La raccolta di erbe e frutti selvatici è la sua unica fonte di reddito, però, come afferma lei stessa, le permette di vivere dignitosamente. Tuttavia, “tutto dipende dalla natura”, aggiunge Mirsada. Nel 2025 il raccolto è stato scarso nella Bosanska Krajina, soprattutto in autunno.

“Ad esempio nel 2024 la trombetta dei morti era cresciuta in abbondanza e un raccoglitore poteva raccoglierne 50 chili al giorno. Il prezzo oscilla tra 4 e 5 marchi al chilo, dipende dalle fluttuazione del mercato”, spiega Mirsada. “Il 2024 è stato l’anno migliore per la trombetta dei morti. Un uomo di settant’anni aveva raccolto 150 chili in due giorni nella stessa area dove anch’io andavo a funghi. Se il raccolto è scarso, il prezzo della trombetta dei morti sale, raggiungendo anche dieci marchi (cinque euro) al chilo. Quindi, basta raccogliere 10-20 chili al giorno”, conclude Mirsada.

Grossisti

In altre aree della Bosnia Erzegovina le foreste sono più rigogliose. Sono riuscito ad organizzare un incontro con un grossista che opera nella zona di Breza e Vareš, nel cantone di Zenica-Doboj. Ha accettato di incontrarmi nel villaggio di Kadarići, vicino a Vareš, a condizione che non lo filmassi e che non facessi il suo nome.

Prima di incontrarci alla fontana pubblica del villaggio, mi sono recato nella vicina foresta di abeti rossi. Era una giornata di sole con temperature insolitamente alte per quel periodo dell’anno. Camminando nella foresta mi sono imbattuto in diversi funghi: russula, lattario dell’abete rosso, steccherino dorato, ma anche il fungo più velenoso del mondo: la tignosa verdognola. Non avendo incontrato nessun raccoglitore, sono tornato al punto di ritrovo.

Alcune donne e due uomini erano seduti vicino alla fontana, accanto ad una catasta di legna tagliata. Mi sono avvicinato per chiedere quando sarebbe arrivato il grossista. Mi hanno invitato a sedermi e bere un caffè.

È emerso che tra i presenti c’era un raccoglitore di funghi, Hasan Čusta, un minatore in pensione. Ha lavorato per tutta la vita nella miniera di lignite Breza. Oggi la raccolta di funghi gli permette di arrotondare la pensione. Ha accettato volentieri di mettersi davanti alla telecamera. Per lui è stata l’occasione perfetta per criticare “i grossisti potenti”.

Mentre apriva il bagagliaio della sua Volkswagen Golf II per mostrarmi il raccolto di quel giorno, si è lamentato dei prezzi d’acquisto troppo bassi, affermando anche di essere vittima di ricatti. Quando poi davanti a noi sono apparsi due secchi pieni di steccherino dorato e tre cassette di lattario dell’abete rosso, Hasan si è sentito soddisfatto.

“Il villaggio di Kadrići è noto per la più grande raccolta di funghi da queste parti. Capita che arrivino cento raccoglitori al giorno, anche dai villaggi circostanti. La paga giornaliera solitamente si aggira sui 30-40 marchi per quattro o cinque ore di lavoro”, spiega Hasan. “Raccogliamo porcini, finferli, steccherini dorati, lattari dell’abete rosso, quello che troviamo. In autunno è la stagione degli steccherini e dei lattari. I primi costano due marchi (un euro) al chilo, però devono essere classificati in base alla qualità; i secondi tre marchi (1,5 euro) al chilo”, precisa Hasan.

Nel frattempo ci hanno raggiunto altri quattro o cinque raccoglitori. Solitamente sono molti di più. Poi è arrivato anche il grossista che tutti stavamo aspettando. Ha tirato fuori la bilancia dal suo furgone, allora i raccoglitori hanno iniziato ad appoggiarvi sopra le cassette piene di funghi una alla volta, mentre il grossista ne annotava il peso. Li ha pagati immediatamente, in contanti.

Quel giorno una coppia, che ha preferito mantenere l’anonimato, ha guadagnato più di cento marchi (poco più di cinquanta euro). Hasan Čusta ha guadagnato settanta marchi (quasi trentasei euro). Una pensionata, Mubera Koprdža, ha raccolto sette chili di funghi in due ore, vendendoli per quindici marchi (poco più di sette euro).

“Ho una pensione, ma questo mi aiuta a sbarcare il lunario”, ha affermato soddisfatta.

Quel giorno il grossista ha comprato cento chili di funghi. Quando ci sono funghi più pregiati come porcini, finferli e trombette dei morti, ne compra fino a tre camion pieni al giorno nell’area di Vareš e Breza.

Pur non avendo mai stipulato alcun contratto con i raccoglitori, il grossista sostiene che l’azienda per cui lavora paghi regolarmente le tasse.

Funghi destinati principalmente all’esportazione

Una parte significativa dei funghi acquistati viene esportata nei paesi dell’UE. Ogni anno, il valore dei funghi esportati aumenta. Stando ai dati della Camera di Commercio della Bosnia Erzegovina, nel 2024 il valore complessivo dei funghi esportati ha superato 29 milioni di marchi (poco meno di 15 milioni di euro), mentre cinque anni prima era di circa 20 milioni di marchi (circa 10 milioni di euro).

I funghi coltivati costituiscono solo una percentuale esigua delle esportazioni. I funghi selvatici sono molto più costosi e apprezzati in cucina. Vengono esportati essiccati o surgelati.

Nel 2024, diciotto aziende esportatrici di funghi sono state registrate presso l’Agenzia per le imposte indirette della Bosnia Erzegovina. Nel frattempo, stando agli ultimi dati disponibili (settembre 2025), il numero delle aziende registrate è sceso a tredici.

L’Italia resta il primo mercato di destinazione per l’export di funghi dalla BiH. Nel 2024, sono stati esportati verso l’Italia 434.502 chilogrammi per un valore complessivo di oltre 7,9 milioni di marchi (quattro milioni di euro).

Seguono la Slovenia, dove sono stati esportati 267.624 kg, la Macedonia del Nord (200.062 kg), la Francia (111.623 kg) e la Svizzera (36.452 kg).

Cesto con funghi © Pressmaster/Shutterstock

Cesto con funghi © Pressmaster/Shutterstock

Dati frammentari e incompleti nella Federazione BiH

Nella FBiH l’importo dei contributi che i raccoglitori di funghi devono versare allo stato varia da cantone a cantone.

Nel 2025, due aziende del cantone di Zenica-Doboj sono state registrate presso l’Agenzia per le imposte indirette come esportatrici di funghi. Una di queste si occupa della coltivazione di funghi ed è esente da imposte per la raccolta.

La seconda azienda è Frutti-Funghi di Visoko, nei pressi di Sarajevo, una delle più gradi imprese esportatrici della BiH. Nel 2024 Frutti-Funghi ha registrato un fatturato di oltre 7,2 milioni di marchi (3,68 milioni di euro) e un utile di 481.627 marchi (circa 244 mila euro).

Abbiamo cercato per più di un mese di ottenere informazioni da questa azienda sull’importo delle tasse versate, sui paesi in cui esporta, sulla quota di funghi nel loro business e sul numero di raccoglitori ingaggiati. Abbiamo inviato due email e fatto diverse telefonate, ma al momento della pubblicazione di questo reportage non abbiamo ricevuto alcuna risposta.

L’ente forestale del cantone Zenica-Doboj afferma di non sapere chi si occupi della registrazione dei grossisti e di non aver mai stipulato contratti per l’acquisto di funghi con nessuna azienda. Sembra quindi che Frutti-Funghi non paghi le tasse per la raccolta dei funghi.

Abbiamo provato anche a contattare l’azienda Heko di Bugojno, la più grande esportatrice di frutta e funghi lavorati dalla Bosnia Erzegovina. L’azienda, creata nel 2002, offre una vasta gamma di prodotti, tra cui funghi selvatici secchi e surgelati.

Stando ai dati pubblicati dalla piattaforma Company Wall, nel 2022 Heko ha registrato un utile netto di 974.325 marchi (circa 495 mila euro), mentre nel 2024 ha registrato una perdita netta di quasi 300 mila marchi (poco più di 153 mila euro).

Anche questa azienda non ha risposto alle domande inviate via email sull’export di funghi, sulle tasse versate e sul numero di grossisti ingaggiati. Abbiamo provato a contattare l’azienda anche telefonicamente, senza successo.

Nell’agosto 2024 Heko ha fondato un’altra azienda, Heko Food che opera con cifre modeste: circa undicimila marchi di fatturato (circa 5.600 euro) e 15.928 marchi di spese (poco più di ottomila euro).

Nel cantone della Bosnia centrale, dov’è registrata l’azienda, esistono due tipi di tasse per la raccolta dei funghi: una tariffa fissa mensile/annuale e un contributo per chilogrammo raccolto. La tariffa forfettaria annua è di 3.600 marchi (circa 1.830 euro) e il prezzo al chilo è di 20 pfennig (10 centesimi).

Interpellato sulla questione, l’ente forestale del cantone ha risposto di aver stipulato contratti con otto aziende per la raccolta dei funghi selvatici nel 2025. Alla domanda sull’importo complessivo delle entrate derivanti dalle tasse, hanno indicato solo la tariffa forfettaria annua, suggerendo di non applicare la tassa prescritta per chilogrammo raccolto. L’ente forestale non ha risposto alla nostra richiesta di fornire i nomi delle aziende con cui sono stati firmati i contratti.

L’ente forestale del cantone di Una-Sana non ha voluto rispondere alle nostre domande.

Anche nel cantone dell’Erzegovina-Neretva, dove operano tre aziende pubbliche responsabili della gestione delle foreste, manca la trasparenza in questo ambito. Il cantone non ha una legge sulle foreste dal 2009.

Nel 2025 solo una realtà attiva in quest’area è stata registrata come esportatrice di funghi. Si tratta della compagnia Šumski plod di Prozor-Rama. Al momento della pubblicazione di questo testo, l’azienda pubblica Foreste dell’Erzegovina-Neretva, responsabile della gestione delle foreste nel comune di Prozor-Rama, non ha risposto alle nostre domande.

Poca trasparenza anche in Republika Srpska

Abbiamo provato a contattare diverse aziende della RS registrate come esportatrici per scoprire di più sulla lavorazione dei funghi, sulle destinazioni dell’export e sui contributi versati all’ente forestale della Republika Srpska.

Le aziende Interfood e Gljiva komerc di Banja Luka non hanno risposto alle nostre email. Siamo però riusciti a raggiungere telefonicamente l’azienda Smrčak. L’uomo che ha risposto, senza però presentarsi, ha precisato di essere disposto a parlare di funghi in generale, ma non anche delle attività dell’azienda.

Stando alla piattaforma Company Wall, nel 2024 questa azienda ha generato un fatturato di 4,5 milioni di marchi (2,3 milioni di marchi) e un utile netto di circa 258 mila marchi (circa 131 mila euro).

Rispondendo alle nostre domande, l’ente forestale della RS ha affermato di aver rilasciato 117 permessi a raccoglitori commerciali nel periodo 2021-2025, quindi circa trenta permessi all’anno. In quei quattro anni, le persone giuridiche hanno dichiarato 1.053.950 chilogrammi di prodotti forestali non legnosi raccolti.

L’ente forestale non ha risposto alle domande sulle entrate derivanti da questa attività e sulle aziende registrate.

Il regolamento sulle condizioni di utilizzo e sulle modalità di raccolta di prodotti forestali non legnosi nelle foreste e nei terreni forestali di proprietà della Republika Srpska prevede che i grossisti versino un contributo pari al cinque percento del prezzo di vendita della materia prima sul mercato interno.

Tre anni fa, Glas Srpske ha riportato che le entrate derivanti dalle tasse sui prodotti forestali non legnosi in Republika Srpska ammontavano a 100 mila marchi nel 2021 (51 mila euro), mentre l’anno precedente avevano raggiunto ventimila marchi (poco più di diecimila euro). Nell’articolo si sottolinea che la maggior parte delle tasse pagate deriva dalla raccolta di aglio orsino e ginepro.

L’ente forestale della RS non dispone di dati sul numero di persone fisiche e giuridiche sanzionate per aver violato la normativa in materia.

Come la raccolta illegale incide sull’habitat dei funghi?

L’inadeguata attuazione delle leggi, la mancanza di trasparenza, la scarsa formazione dei raccoglitori, le lacune legislative, la distruzione dell’habitat e il cambiamento climatico sono alcuni dei fattori che, secondo gli esperti, portano al declino dei funghi. Allo stesso tempo, gli enti forestali non traggono quasi alcun profitto dalla raccolta di funghi selvatici.

In uno studio interdisciplinare basato su dati provenienti dalla Repubblica Ceca, gli autori concludono che la crescita dei funghi “è influenzata da molti fattori, tra cui la temperatura e le precipitazioni. La ricerca condotta ha dimostrato l’esistenza di un legame tra le precipitazioni e la quantità di funghi selvatici raccolti”.

“Questo risultato è stato confermato da numerosi studi e ha importanti implicazioni per la gestione. Le precipitazioni nell’Europa centrale potrebbero diminuire a causa del continuo cambiamento climatico. Quindi, le politiche di mitigazione dei cambiamenti climatici dovrebbero avere un impatto positivo anche sul valore dei funghi selvatici raccolti”, si afferma nello studio.

Il micologo Smiljan Tomić dell’associazione MYCOBH, pur non avendo approfondito l’aspetto economico della questione, ritiene che l’impronta ecologica della raccolta dei funghi sia minima, in confronto alle attività di individui ed enti che si occupano della gestione forestale e che distruggono interi habitat ed ecosistemi.

Raccogliere funghi significa in realtà prelevare solo il loro corpo fruttifero, dove i funghi producono e rilasciano le spore che poi utilizzano per riprodursi. La maggior parte dei funghi sviluppa il micelio nel sottosuolo. I funghi crescono attraverso il micelio, assorbono nutrienti, creano micorrize (una relazione simbiotica con gli alberi con cui scambiano minerali in cambio di zuccheri) e, quando il micelio si diffonde e si verificano condizioni favorevoli, sviluppano un corpo fruttifero.

Oltre ai problemi specifici della Bosnia Erzegovina, anche i fattori antropici esercitano pressioni sulle popolazioni di funghi selvatici commestibili. La scarsità di precipitazioni, che ha ridotto il raccolto nel 2025, è stata scientificamente confermata come un fattore chiave che determina la quantità e la qualità dei funghi.

In linea di principio, la raccolta dei corpi fruttiferi non dovrebbe danneggiare i funghi, spiega Dalibor Ballian, professore alla Facoltà di Scienze Forestali di Sarajevo. Tuttavia, la situazione è spesso più complessa di quanto non sembri.

“Stiamo raccogliendo funghi troppo giovani che non hanno il tempo di rilasciare le spore”, spiega Ballian. “Il micelio rimane, è vero, ma l’anno prossimo non sarà produttivo come lo è stato quest’anno. Anche il micelio invecchia. Ci sono molte criticità, ad esempio la distruzione dell’habitat. Se disboschiamo la foresta, alcuni tipi di funghi non ci saranno più”.

Il professore spiega che nei paesi dell’UE vigono regole severe con sanzioni elevate per chi le infrange. In Bosnia Erzegovina, invece, in questo ambito “regna l’anarchia”.

“In Italia, ad esempio, bisogna sostenere un esame, imparare come trattare i funghi, come e dove raccoglierli. I funghi vengono raccolti in tutto il mondo, ma ci sono delle regole”, sottolinea Ballian.

L’esperto precisa che se non si possiede una licenza professionale, è possibile raccogliere legalmente due chilogrammi di funghi al giorno.

“Chi nel nostro paese ha una licenza?”, chiede polemicamente Ballian, mettendo in guardia sul fatto che il lichene islandico, che cresce lentamente ed è molto utile per i problemi respiratori, è quasi scomparso dalle montagne bosniaco-erzegovesi a causa dell’eccessivo sfruttamento.

“Ogni anno emergono le stesse criticità anche per quanto riguarda l’aglio orsino. Le piante vengono tagliate, trasportate ed esportate senza alcun controllo. La specie è a rischio estinzione, mentre le aziende esportatrici continuano ad arricchirsi”, denuncia Ballian.

“È necessario introdurre regole più stringenti per la raccolta di funghi ed erbe spontanee che crescono nei boschi. Manca l’educazione. I cittadini devono imparare come raccogliere piante selvatiche in modo sostenibile”, conclude il professore.

Questo articolo è stato ripubblicato nell’ambito di uno scambio di contenuti promosso da MOST – Media Organisations for Stronger Transnational Journalism, un progetto cofinanziato dalla Commissione Europea, che sostiene media indipendenti specializzati nella copertura di tematiche internazionali. Qui la sezione dedicata al progetto su OBCT

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