L’Europa come casa comune: รจ ancora possibile?
Se lโEuropa avesse una struttura federale sarebbe in grado di prendere decisioni comuni e piรน forti e contribuire in maniera piรน sostanziale a situazioni di crisi come la guerra in Ucraina. Il commento dello scrittore e giornalista svedese Gรถran Rosenberg

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Parlamento Europeo, Strasburgo (Francia) ยฉ MDart10/Shutterstock
(Originariamente pubblicato Voxeurop )
L’Unione europea รจ il prodotto di guerre: di due Guerre mondiali che hanno quasi messo fine allโEuropa come la conosciamo, di una Guerra fredda che sembra aver calato una cortina di ferro che la divide ancora, e di unโesperienza quasi mortale per lโEuropa in quanto idea.
Perchรฉ, piรน di ogni altra cosa, lโEuropa รจ unโidea: lโidea nella quale molte persone, con lingue e culture diverse, affollate su una penisola irregolare allโestremitร occidentale del continente asiatico, condividono una casa e un destino comune. Questa molteplicitร culturale non รจ una caratteristica recente dellโEuropa, quanto piuttosto la sua situazione geopolitica e, allo stesso tempo, la sua sfida.
Questo significa che lโEuropa ha un problema con sรฉ stessa, poichรฉ i suoi abitanti non sono ancora riusciti a condividere nรฉ una casa comune nรฉ un destino comune. Molte persone hanno creato la loro casa in Europa, a volte sulle rovine degli altri, ma lโEuropa in sรฉ non รจ riuscita a diventare casa per nessuno.
LโUnione europea รจ rimasta un progetto in cui solo i paesi costituenti sono stati in grado di ottenere il senso di appartenenza e fedeltร associato alla nozione di โcasaโ. Questo si รจ visto quando il Regno Unito รจ uscito dallโUnione, sbattendo la porta e suscitando richieste di ulteriori uscite dallโUe, Swexit, Italexit, รxit, ecc. O come ha recentemente dichiarato lโex ministro degli Esteri tedesco Joschka Fischer: "L’Europa si trova in una regione sempre piรน pericolosa, eppure rimane una confederazione di Stati nazionali sovrani che non hanno mai messo insieme la volontร di raggiungere una vera integrazione, anche dopo due Guerre mondiali e la Guerra fredda. In un mondo dominato da grandi stati con bilanci militari in crescita, l’Europa non รจ ancora una vera potenza".
Quindi era forse ora che alle tante nazioni che formano lโEuropa venissero ricordate le condizioni geopolitiche per la loro indipendenza e sicurezza. Ciรฒ รจ avvenuto la mattina del 24 febbraio 2022, quando la Russia di Vladimir Putin ha lanciato la sua immotivata guerra di aggressione, non solo contro lโUcraina, ma anche contro lโordine di sicurezza che le nazioni europee, membri e non membri della Nato, davano per scontato.
Stati nazione disperati
Da quel momento, nulla puรฒ essere dato per scontato. I tempi sono cambiati, come ha dichiarato il Cancelliere tedesco Olaf Scholz tre giorni dopo il pesante attacco a Kyiv. Ancora una volta, alle nazioni europee รจ stato brutalmente ricordato che se non possono mantenere, e se necessario difendere, ciรฒ che hanno in comune, potrebbero ritrovarsi senza piรน niente da condividere. E, di nuovo, l’Europa diventerebbe un insieme di Stati nazionali disparati, ciascuno troppo piccolo e debole per affermarsi in un mondo in cui la forza vince, mondo che si aprirebbe con la vittoria di Putin.
Certamente, lโUnione europea ha le sue debolezze e i suoi difetti, e soffre di un deficit di democrazia, ma รจ di gran lunga il tentativo piรน democratico di molte delle nazioni della penisola europea per costruire una comune struttura politica. Senza una struttura politica comune europea, come sostenevano gli ideatori e architetti originali del progetto, si sarebbe aperta nuovamente una strada verso il conflitto, la guerra e lโauto-distruzione. La loro strategia era quella di preparare il terreno, a partire da una comunitร economica fino ad arrivare, nelle parole del Trattato di Roma del 1957 , a โporre le basi di unโunione sempre piรน stretta tra i popoli dโEuropaโ.
Questa strategia รจ stata cosรฌ efficace allโinizio, che cosรฌ tante nazioni hanno progressivamente voluto farne parte ed รจ stato molto facile dimenticare quanto fosse anche fragile e vulnerabile: vulnerabile al dissenso nazionalista dallโinterno; vulnerabile alle pressioni divisive dallโesterno. Vulnerabile anche, si sarebbe scoperto, dalla sua dipendenza per la sicurezza degli Stati Uniti, che potrebbero ancora una volta eleggere un presidente pronto a rompere l’alleanza transatlantica e lasciare gli europei a difendersi da soli.
Da questo punto di vista, la reazione istantanea e viscerale dellโEuropa allโattacco russo ha fatto ben pensare. Lโimpegno per la causa dellโUcraina รจ stato profondo e ampio, cosรฌ come la disponibilitร a sopportare le potenzialmente dure conseguenze della chiusura dei rubinetti del petrolio e del gas russi. La decisione immediata di Svezia e Finlandia di richiedere lโadesione alla Nato รจ stata invece una drammatica inversione di posizioni mantenute a lungo.
Habermas, Derrida e la debolezza intrinseca dellโEuropa
ร vero che il monito di Putin non ha portato immediatamente a riaprire il dibattito su come rafforzare lโUnione europea, ma รจ anche vero che i partiti e i movimenti apertamente anti-Ue (in Svezia e in Italia, ad esempio) hanno iniziato ad rivedere le loro posizioni, poichรฉ la percezione di una minaccia comune e di un nemico comune ha (ri)suscitato il senso di una causa europea comune.
Quando, in seguito allโinvasione americana dellโIraq nel 2003, Jรผrgen Habermas e Jacques Derrida lamentarono la mancanza di una comune politica europea estera e di sicurezza, erano pienamente consapevoli delle debolezze intrinseche nella struttura dellโUnione europea. Una struttura politica basata sul consenso intergovernativo, con ciascuno degli Stati membri dotato del potere di veto, avrebbe inevitabilmente visto la portata delle sue decisioni definita dai suoi membri piรน restii. "Se non vogliono che l’Europa si disintegri", scrivevano all’epoca Habermas e Derrida, "gli Stati membri che desiderano dotarsi di una politica estera, di difesa e di sicurezza comune dovrebbero fare i primi passi da soli, creando cosรฌ una dinamica alla quale gli altri Stati membri ‘non potranno resistere a lungo".
Habermas e Derrida non potevano certo immaginare unโaggressione militare russa su vasta scala contro una nazione europea indipendente, ma avendo visto la superpotenza americana agire da sola in Iraq, calpestando i suoi alleati europei con una โcoalizione dei volenterosiโ che ha messo gli europei gli uni contro gli altri, i due filosofi pensavano fosse urgente trovare una soluzione alle debolezze politiche intrinseche dellโEuropa.
Nella loro ricerca di unโEuropa piรน forte, hanno intrapreso un cammino ben battuto. Il tentativo di ampliare e approfondire i legami politici tra le nazioni europee e ridurre il deficit democratico era stato un compagno ricorrente del continuo ampliamento e approfondimento dei legami economici e giuridici. Come molti prima di loro, Habermas e Derrida riponevano le loro speranze nella promozione di unโidentitร europea comune. โI cittadini di una nazione devono considerare quelli di unโaltra nazione come โuno di noiโโ, scrivevano.
Lo spettro di un superstato europeo
Anche se allโepoca era giร evidente che era piรน facile a dirsi che a farsi, la speranza che il mercato comune europeo e la moneta comune avrebbero favorito una cittadinanza europea basata su unโidentitร europea emergente si รจ rivelata vana. Molto spesso i sostenitori di unโUnione europea piรน coesa e di una struttura politica europea piรน forte si sono scontrati con la difficoltร politica di trasferire la legittimitร democratica, la fiducia e il potere formale dalle istituzioni nazionali a quelle transnazionali.
Lo spettro di un superstato europeo che calpesta il governo nazionale e indebolisce il controllo democratico รจ rimasto un efficace spauracchio nei dibattiti sul futuro costituzionale dellโEuropa. Di conseguenza, questi dibattiti non sono riusciti a generare la volontร politica di creare una federazione di Stati nazionali europei, rappresentati da un organismo democratico, legittimo e sufficientemente potente per essere incaricato del futuro comune dei suoi membri, in un mondo in cui tale destino potrebbe ancora una volta essere determinato da altri, o cadere preda della loro propensione al conflitto interno e all’autodistruzione.
Habermas e Derrida erano entrambi profondamente consapevoli dei โtradimenti dell โidentitร europeaโ, cioรจ l’intrinseca moltitudine nazionale e culturale ("la selvaggia cacofonia di una sfera pubblica multivocale",) da cui dovrebbe emergere un senso di identitร e destino comune europeo. E riconoscevano che ciรฒ non era ancora avvenuto.
A vent’anni di distanza, in un momento in cui l’impulso storico si รจ in gran parte esaurito e molte energie politiche sono state spese per attaccare e indebolire i principi dell’Unione, la causa di un’Europa piรน forte, con un’autentica politica estera e di sicurezza comune, ha ricevuto il suo argomento piรน eclatante. O, come ha detto Radek Sikorski, ex Ministro della difesa e degli esteri della Polonia: โPer sopravvivere e prosperare in un mondo di giganti che combattono, lโEuropa deve trasformarsi, da confederazione militarmente debole in una vera superpotenzaโ.
La parola con la โFโ
Dobbiamo capire se il ravvivato senso di pericolo e unโagenda comune possano tradursi in una nuova spinta per la costruzione e la ricostruzione europea.
Se cosรฌ fosse, credo che dovremmo chiederci ancora una volta quale tipo di ordine costituzionale potrebbe consentire alla pluralitร intrinseca dell’Europa – fatta di popoli, lingue, culture e interessi diversi – di identificarsi e obbedire a una politica estera e di sicurezza comune.
Conosco un solo ordinamento costituzionale in grado di riunire le numerose comunitร europee nel quadro di un ordine sociale comune e ragionevolmente legittimo: la federazione. Sfortunatamente, la federazione รจ una nozione denigrata che evoca la minaccia di un superstato europeo onnipotente, che supera e sostituisce lo stato nazionale. Si tratta di un chiaro e spesso deliberato fraintendimento di ciรฒ che รจ – e puรฒ essere – una federazione.
Federazione, nella sua accezione originale latina, significa semplicemente un’unione o un trattato con nazioni fidate ("foedus", da "fido", "mi fido"), ed รจ la forma di governo preferita da alcune democrazie occidentali, in particolare Germania e Stati Uniti. โE pluribus Unumโ, โdai molti unoโ il motto della federazione americana ai suoi albori, รจ forse piรน applicabile alla situazione europea, dove la diversitร storica รจ maggiore, i precedenti di disunione e discordia piรน disastrosi e la necessitร di un ordine comune piรน impellente.
LโEuropa, un esperimento piรน avanzato
ร vero che la federazione รจ una forma sofisticata ed esigente di regime politico, poichรฉ si basa sul presupposto della diversitร piuttosto che sull’omogeneitร . La Confederazione americana รจ stata esplicitamente progettata per gestire i conflitti insiti nella societร , creando cosรฌ una conseguente divisione dei poteri, in modo che, come scrisse James Madison in The Federalist, "l’ambizione vanifichi l’ambizione".
I padri fondatori dell’America hanno visto il loro paese come il laboratorio per la creazione di una societร in cui uomini liberi potessero governarsi da soli, senza re o principi, in una societร basata sulla diversitร e sul disaccordo. Credo che l’Europa sia un laboratorio simile, che sta portando avanti un esperimento piรน avanzato sotto molti aspetti, a causa della sua maggiore diversitร e delle sue esperienze passate e presenti piรน conflittuali.
Una costituzione federale per l’Europa potrebbe quindi tentare di creare ciรฒ che i padri fondatori dell’attuale progetto europeo, a causa del persistere di odi e risentimenti nazionali, potevano solo sognare all’epoca: creare un livello transnazionale per deliberare e decidere in modo legittimo e autorevole su questioni di interesse comune.
La guerra in Ucraina รจ un continuo promemoria di quali siano questi interessi. Potrebbe essere la nostra ultima occasione per rafforzare lโidea di Europa.
Gรถran Rosenberg รจ un giornalista e scrittore svedese. ร autore di Una breve sosta sulla strada da Auschwitz e, piรน recentemente, di "Lโamore non corrisposto del rabbino Marcus Ehrenpreis", che uscirร tradotto in inglese nel 2024.







