Il nuovo presidente serbo Tomislav Nikolić

Il nuovo presidente serbo Tomislav Nikolić

A sorpresa il conservatore Tomislav Nikolić è il nuovo presidente della Serbia. Secondo i risultati preliminari Boris Tadić ha ottenuto il 47% dei voti mentre Tomislav Nikolić il 49.7%

21/05/2012 -  Luka Zanoni

Chi pensava che le presidenziali in Serbia fossero ormai cosa fatta, che il presidente uscente Boris Tadić, seppur di poco, si sarebbe aggiudicato il terzo mandato consecutivo, ieri sera si è trovato di fronte ad un sorprendente cambio di programma. Anche il sottoscritto era tra questi ed era in buona compagnia: quasi il 60% dei cittadini serbi interrogati nei vari sondaggi dava Tadić vincitore. Tra tutti basta citare il sondaggio del noto centro di analisi Strategic Marketing Ipsos che l’11 maggio scorso dava Tadić al 58% contro Nikolić al 42%. Ma anche i bookmaker offrivano quotazioni in questa direzione: Nikolić era dato 4.5 contro Tadić a 1.5.

La bassa affluenza ha penalizzato Tadić

Ma vediamo i dati, anche se ancora preliminari. Partiamo dall'affluenza decisamente bassa, di poco superiore al 46%. La scarsa affluenza era già evidente nel primo pomeriggio di ieri, quando gli istituti davano un calo rispetto al primo turno del 6 maggio scorso di quasi il 10%. Nemmeno l’appello ad andare a votare pronunciato dal patriarca della Chiesa ortodossa serba Irinej è riuscito a migliorare la situazione. Questo dato ha sicuramente penalizzato Boris Tadić, l’elettorato di Nikolić è infatti solitamente più compatto e si è presentato disciplinato alle urne. Secondo i risultati preliminari Boris Tadić ha ottenuto il 47% dei voti mentre Tomislav Nikolić il 49.7%

C'è anche chi pensa che la scarsa affluenza sia stato un modo per punire Boris Tadić, la sua politica e la sua "arrogante campagna elettorale". Tra questi la sociologa Vesna Pešić, già membro della DOS (coalizione dipartiti che succedette al potere di Milošević nel 2000), vicina al defunto premier Zoran Đinđić e per un certo periodo alleata di Čedomir Jovanović e del suo LDP. La Pešić tra il primo e il secondo turno delle presidenziali, mentre Nikolić e il suo staff erano tutti intenti a denunciare supposti brogli elettorali, aveva espressamente suggerito di rompere con lo strapotere di Tadić e votare per Nikolić, a garanzia di un processo democratico.

Intanto nella blogosfera, particolarmente attiva ieri fino a tarda notte, in molti si sono lamentati della mancanza di democrazia dovuta all’elezione di un capo dello Stato con meno del 50% di elettori. Percentuale che con la vecchia legge elettorale avrebbe fatto ripetere le elezioni, proprio per la mancanza del minimo previsto di affluenza alle urne.

C’è poi un altro curioso episodio che ieri pomeriggio ha sconvolto i navigatori del web. Tre ore prima della chiusura dei seggi, il Consiglio dell'Unione europea in un comunicato stampa si è congratulata con Tomislav Nikolić per la vittoria alle presidenziali. Nonostante il rapido errata corrige seguito al comunicato stampa, con cui il Consiglio UE ha ammesso l’errore nella comunicazione delle informazioni al pubblico, il tam tam della rete non ha perso tempo a instillare un po’ di dietrologia: alcuni hanno pensato che fosse un trucco di Tadić per spingere la gente a votare, altri che l’UE sapesse in anticipo il vincitore delle elezioni.

Tomislav Nikolić europeista

Le prime parole di Tomislav Nikolić non hanno contraddetto l’abito europeista che indossa da qualche tempo, dopo aver deciso di non essere più il braccio destro di Vojislav Šešelj, leader dei radicali sotto processo all’Aja per crimini di guerra, nel lontano 2008  e fondato il Partito progressista serbo (SNS). Cambio d’abito che è stato al centro della campagna elettorale del rivale Tadić che non ha esitato a dileggiare le contraddizioni dell’amore dell'ultima ora di Nikolić per l'Europa.

“La Serbia non si allontanerà dalla strada europea ma non dimenticherà nemmeno la sua gente in Kosovo” è stata la prima dichiarazione del neo presidente serbo. Una dichiarazione che a ben guardare ricalca esattamente la politica sostenuta fino ad ora da Boris Tadić e passata alla storia come “Sia l’UE che il Kosovo”. La seconda dichiarazione di Nikolić è stata: “Chiederò un colloquio con la signora Merkel, la Germania è l’alleato principale della Serbia”. Due citazioni in cui c’è veramente poco del noto revanscismo di ultra destra. La retorica di Nikolić si è rivolta in queste settimane alle promesse non mantenute da Tadić, alle difficoltà economiche del Paese, alla lotta alla corruzione e alla criminalità.

Nonostante la retorica del passato e l’accordo stretto con il DSS di Koštunica che impegna Nikolić ad un referendum sull’ingresso della Serbia nell’UE (Vojislav Koštunica che ha appoggiato ufficialmente Nikolić al ballottaggio ha più volte ribadito la sua contrarietà all’integrazione europea), difficilmente il neo presidente compierà scelte che vadano contro il percorso già avviato verso l’Unione europea.

La Serbia non è una repubblica presidenziale, il potere del presidente secondo la costituzione è molto simile al potere che ha il capo dello Stato in Italia. A parte l’"anomalia Tadić" che non si è mai dimesso dalla presidenza del partito e che spesso non ha avuto quel comportamento super partes richiesto a chi svolge la funzione di garante della costituzione, è molto probabile che il nuovo presidente si attenga alla costituzione, lasciando quindi all’esecutivo di occuparsi dell'integrazione nell'UE.

Gli occhi puntati sul nuovo esecutivo

Sul nuovo governo si è subito espresso il ministro dell’Interno uscente e leader del Partito socialista serbo (SPS) Ivica Dačić, anch'egli tra i vincenti di questa tornata elettorale 2012. Quest’ultimo si è infatti precipitato a dichiarare che l’accordo raggiunto con Tadić per la formazione del futuro governo non sarà influenzato dall’esito delle presidenziali. Chi sarà il nuovo premier serbo? Boris Tadić ha immediatamente smorzato le prime speculazioni su un suo possibile premierato. Congratulandosi con Tomislav Nikolić per la vittoria e augurandogli buona fortuna per il difficile compito che dovrà svolgere, il presidente uscente ha ribadito: “Non sarò io il nuovo premier”.

Nonostante le rassicurazioni, è lo stesso Dačić ad aver dichiarato che ora la formazione del nuovo governo si fa più complicata. Se la coalizione Tadić-Dačić resta ancora la più probabile, gli analisti serbi avanzano l’ipotesi tutt’altro che peregrina di una grande coalizione DS-SNS alla guida della Serbia per i prossimi anni.

Secondo quanto previsto dalla legge, il nuovo parlamento ha tempo fino al 9 giugno prossimo per riunirsi ed ha altri 90 giorni da quel momento per dar vita al nuovo governo. Secondo gli analisti politici di Belgrado è molto probabile che il nuovo governo nascerà nella prima metà di giugno. Anche perché sarebbe alquanto irresponsabile procrastinare la formazione dell’esecutivo mentre la Serbia e i suoi cittadini subiscono ogni giorno i duri colpi della crisi economica.


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