Il presidente georgiano Saakashvili ha annunciato l'abolizione unilaterale dei visti per i cittadini russi che si vogliano recare in Georgia. I georgiani, dovranno invece continuare a richiedere il visto per la Russia. La vicenda dei visti tra Georgia e Russia è iniziata oltre 10 anni fa, dopo l'inizio della seconda guerra cecena

21/03/2012 -  Tengiz Ablotia Tbilisi

Il regime dei visti tra Georgia e Russia fu introdotto su iniziativa di quest'ultima non dopo il 2004, ovvero l'inizio del periodo di governo di Mikheil Saakashvili, ma nel 2000, quando in Georgia era ancora al potere Shevardnadze, il quale cercava di evitare ad ogni costo lo scontro con Mosca. Se la ragione ufficiale era legata ai ribelli ceceni che agivano dalla gola del Pankisi in Georgia, il vero motivo fu il rifiuto di Tbilisi di cooperare con Mosca per risolvere la questione cecena. Infatti, come è noto, la Russia avrebbe voluto approfittare delle circostanze per mettere le sue guardie di frontiera sul territorio georgiano e utilizzare le regioni montuose della Georgia al confine con la Cecenia per effettuare interventi militari nel Caucaso del Nord.

Shevardnadze rifiutò di andare incontro a Mosca senza una contropartita e pose come condizione un sostegno più deciso da parte russa alla risoluzione del conflitto in Abkhazia e Ossezia del Sud. Ma su questo l'accordo non si trovò, e da allora le relazioni fra Georgia e Russia iniziarono a deteriorarsi rapidamente (da allora, il Pankisi si fece sempre più presente nella retorica dei leader russi). Infine, nel dicembre 2000, Mosca introdusse un vero e proprio regime di visti nei confronti dei cittadini georgiani che volevano visitare la Russia. Sul piano formale, Tbilisi rispose con la stessa moneta introducendo i visti per i cittadini russi che volevano visitare la Georgia, ma all'atto pratico la situazione era molto diversa.

Da un lato, i cittadini georgiani che volevano entrare nella Federazione russa dovevano procurarsi l'invito di un parente o di un'agenzia di viaggi, stare in coda per diverse ore, e dopo un colloquio ottenere (o no) il visto. Invece, per ottenere un visto per la Georgia, ai cittadini russi bastava compilare un apposito modulo all'ingresso nel Paese. Questo perché molti cittadini russi che vengono in Georgia sono emigranti georgiani che vivono da tempo in Russia e hanno la cittadinanza russa (ma non quella georgiana, anche perché la Georgia non permette la doppia cittadinanza). Inoltre, a Tbilisi ritenevano, e ritengono, che non fosse necessario chiudere il Paese ai russi.

Già nel 2002-2003, il regime dei visti da parte russa era diventato sostanzialmente un meccanismo per fare soldi. Al fine di ottenere un visto non c'era più bisogno di passare attraverso quella noiosa serie di procedure: bastava rivolgersi ad una delle apposite "agenzie di viaggio", che poco avevano a che fare con il turismo, ma in realtà commerciavano in visti. Queste agenzie operavano legalmente e apertamente, e la maggior parte di loro erano si trovavano proprio accanto al al consolato russo. A questo punto, il regime dei visti aveva praticamente cessato di essere un problema per i cittadini georgiani che desideravano visitare la Russia.

Saakashvili - Putin

Nel 2006-2007 la situazione è però cambiata nuovamente. Con un governo più energico che non esita a definire la Russia "Paese occupante", il regime dei visti si è irrigidito di nuovo ed entrare nella Federazione russa dalla Georgia è diventato sempre più difficile. Nel frattempo, al regime dei visti si è aggiunto l'embargo economico, il divieto di transito aereo e l'instaurazione dimostrativa di rapporti speciali fra Mosca e Abkhazia e Ossezia del Sud. In questo contesto, le complicazioni per l'ottenimento dei visti si sono tradotte immediatamente in una marcata diminuzione del numero di "agenzie di viaggio" e di quello dei cittadini georgiani che partono per la Russia.

La stretta finale sul regime dei visti è iniziata dopo la guerra del 2008 e la rottura delle relazioni diplomatiche con la Russia a causa del riconoscimento di Abkhazia e Ossezia del Sud da parte di Mosca. Ora, ottenere un visto per la Russia richiede una lunga e assai complessa procedura da svolgersi in un edificio ufficialmente definito "rappresentanza consolare degli interessi della Federazione russa presso l'ambasciata svizzera in Georgia", che in pratica altro non è che un consolato russo. I funzionari consolari non creano ulteriori problemi, ma il solo fatto di dover ottemperare a noiose procedure per raggiungere non l'Unione europea o gli Stati uniti, ma la Russia (meta di per sé non particolarmente ambita dai georgiani), ha ridotto notevolmente le code al consolato. Allo stesso tempo, fino a poco tempo fa, la Georgia ha mantenuto un regime semplificato dei visti per i cittadini russi, che prevede il rilascio dei visti direttamente ai valichi di frontiera.

Le prospettive

Il 28 febbraio, durante un suo discorso al Parlamento georgiano, il presidente Saakashvili ha annunciato l'abolizione unilaterale del regime dei visti per i cittadini russi a partire dal giorno successivo, dichiarando che la Georgia non ha problemi con il popolo russo, ma solo con il Cremlino. Questa decisione non ha provocato particolare eccitazione nel Paese, dato che negli ultimi anni il regime dei visti era poco più che una formalità e non creava reali problemi ai cittadini russi che volessero attraversare il confine georgiano. L'intenzione del presidente è stata quindi valutata positivamente, ma senza particolare entusiasmo. Inoltre, si tratta di una mossa che ci si aspettava da tempo: dopo l'abolizione dei visti per i residenti del Caucaso del Nord introdotta nel 2010, era logico adottare una soluzione simile per tutti i cittadini della Federazione russa.

Come previsto, la risposta russa è stata estremamente politicizzata e ha posto due condizioni inaccettabili non solo per l'attuale governo, ma anche per i principali partiti d'opposizione. In particolare, il ministero degli Esteri russo ha dichiarato la propria disponibilità ad abolire l'obbligo di visto se la Georgia ripristinerà le relazioni diplomatiche con Mosca e annullerà la "legge sui territori occupati", la quale criminalizza l'accesso ad Abkhazia e Ossezia del Sud per chi vi entra senza attraversare un valico di frontiera controllato da Tbilisi. Va osservato che la legge agisce solo in parte: attraversando questi confini da parte russa spesso non vengono apposti timbri in modo che il cittadino possa facilmente andare sia a Tbilisi che a Sukhumi. In ogni caso, la Russia ritiene pericolosa per i suoi cittadini la mera esistenza di tale norma.

Riguardo la prima condizione (la riapertura di relazioni diplomatiche), la posizione di Tbilisi è che la Russia può avere solo una ambasciata in territorio georgiano, e che finché la Russia manterrà un'ambasciata a Sukhumi e Tskhinvali rimarrà impossibile instaurare relazioni diplomatiche tra i due Paesi. Per quanto riguarda la "legge sui territori occupati", per la Georgia la sua abolizione implicherebbe un indiretto riconoscimento dell'indipendenza di Abkhazia e Ossezia del Sud, cosa che Tbilisi non è disposta ad accettare , nemmeno in cambio dell'abolizione del regime dei visti e della fine dell'embargo economico.

In questa fase la questione è ferma in un vicolo cieco. È probabile che nei prossimi anni persista la situazione attuale: nessun visto per i cittadini russi che vogliono visitare la Georgia, ma visto da ottenere all'apposito ufficio situato presso l'ambasciata svizzera per i cittadini georgiani che intendono recarsi in Russia.


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