Gotovina e Markac (foto ICTY)

Gotovina e Markac (foto ICTY)

La liberazione in appello dei generali croati Gotovina e Marakač, accusati dal TPI dell’Aja di crimini di guerra, ha innescato in Croazia un’euforia collettiva. I crimini dell’operazione Oluja restano però senza colpevoli

19/11/2012 -  Drago Hedl

Ante Gotovina e Mladen Markač, i due generali croati che il Tribunale dell’Aja lo scorso venerdì ha assolto dall’accusa di crimini di guerra, ora sono ufficialmente diventati ciò che per la maggior parte dei cittadini croati erano già prima della sentenza in appello: eroi e non criminali. La notizia della liberazione dei due generali, che hanno trascorso nel carcere dell’Aja rispettivamente otto anni e mezzo (Markač) e sette anni (Gotovina), ha suscitato un grande entusiasmo in Croazia. Prima di tutto per la sentenza di assoluzione, poi per la sua motivazione: non c’è stata associazione di impresa criminale, non c’è stata deportazione degli abitanti di nazionalità serba, non c’è stato eccessivo bombardamento di Knin.

Euforia in Croazia al ritorno dei generali

A Jelačić ban, la piazza centrale di Zagabria, si sono raccolte diecimila persone esultanti, idem in altre città della Croazia, ovunque una vera e propria euforia. In pochi speravano che i due generali, Gotovina e Markač, che lo stesso tribunale dell’Aja un anno e mezzo fa aveva condannato in primo grado rispettivamente a 24 e 18 anni di reclusione, sarebbero stati liberati. L’euforia era comprensibile, molto simile a quella che si rivolge agli sportivi dopo un grande trionfo mondiale.

Ma, quando l’euforia si sarà calmata, la Croazia si troverà di fronte un nuovo e serio problema. Crimini durante l’operazione Oluja, che fino allo scorso venerdì erano di responsabilità dei due generali, sono stati comunque commessi e non lo si può certo negare. Gotovina e Markač non ne sono colpevoli, lo ha confermato il Tribunale dell’Aja. Ma qualcuno lo è. Chi? È la domanda a cui dovrà rispondere la giustizia croata.

Chi è colpevole dei crimini dell’operazione Oluja?

Lo ha ribadito anche il presidente della Repubblica Ivo Josipović, subito dopo la sentenza di liberazione di Gotovina e Markač. Josipović ha affermato che sullo stato croato rimane la responsabilità di prendersi cura di tutte le vittime della guerra, ma anche quella di punire ogni crimine individuale. “La Croazia come stato non è responsabile dei crimini di individui, ma le spetta invece l’onere di punire ogni individuo che ha commesso crimini, chiunque esso sia”, ha precisato Josipović. Su quanto spetta alla Croazia in modo simile ha risposto anche il premier Zoran Milanović. “Evidentemente questi [Gotovina e Markač] sono due innocenti, ma ciò non significa che la guerra non sia stata sanguinosa e non ci siano stati errori. Verso le vittime di questi errori la Croazia pagherà il suo debito”, ha promesso Milanović.

L’organizzazione non governativa Documenta ha ammonito subito dopo la sentenza di assoluzione: “Non va permesso che i crimini compiuti durante e dopo Oluja rimangano una tragedia senza epilogo”.

Tuttavia, avrà la politica croata - a dispetto delle dichiarazioni di alti funzionari – la volontà sufficente e la magistratura croata la forza per farlo? Proprio la mancanza di volontà politica e l’impreparazione della magistratura croata nel fare i conti con i crimini di guerra, secondo molti, sono stati i motivi che hanno portato Gotovina all’Aja.

Quando alla fine degli anni Novanta i magistrati dell’Aja volevano incontrare il generale Gotovina, arrivò il divieto dalle più alte cariche dello stato. L’allora presidente croato Franjo Tuđman, probabilmente per timore di essere esso stesso accusato davanti al Tribunale dell’Aja, impedì qualsiasi contatto tra Gotovina e gli investigatori. Se all’epoca avessero agito diversamente, forse l’accusa contro Gotovina non sarebbe stata nemmeno sollevata.

Conseguenze politiche della sentenza

Il ritorno dei generali Gotovina e Markač avrà rilevanti conseguenze politiche in Croazia. Sia sul fronte della politica interna che su quella estera. Per quanto riguarda il primo aspetto, tutti cercheranno di trarre il massimo vantaggio dalla liberazione di Gotovina. Per il premier Milanović si tratta di un regalo inaspettato e nella drammatica situazione economica in cui versa il paese, la liberazione dei generali è un grande punto politico per il Partito socialdemocratico e la coalizione  di centro sinistra di cui è a guida.

Il maggiore partito di opposizione, l'Unione democratica croata (HDZ), difficilmente troverà invece il modo per sfruttare la sentenza di liberazione dei generali. Era proprio questo il partito al governo quando Gotovina – con l’aiuto dei servizi segreti croati – fu arrestato alle isole Canarie all’inizio del dicembre 2005 e trasferito all’Aja. Il presidente in carica di questo partito, Tomislav Karamarko, al tempo era a capo dei servizi segreti. Uno dei fondatori dell’HDZ e figura che da vent'anni ricopre le maggiori cariche sia del partito che dello stato, Vladimir Šeks, è l’autore dello slogan “localizzare, identificare, arrestare, trasferire”, con il quale fu annunciato oltre setti anni fa l’arresto di Gotovina e il suo trasferimento all’Aja. Ecco perché l’HDZ non potrà approfittare della liberazione di Gotovina.

Chi coltivava le maggiori speranze di un vantaggio politico dalla sentenza dei generali è l’estrema destra croata: nei giorni che hanno preceduto la sentenza ha intravisto la sua chance: radicalizzare l’opinione pubblica se la sentenza fosse stata di condanna oppure fare di Gotovina la propria icona se lui e Markač fossero stati liberati. Ma dato che l’estrema destra non può fare molto senza l’appoggio dell’HDZ, non riuscirà nemmeno lei ad avvantaggiarsi politicamente dalla liberazione dei generali.

No a politicizzazione

Il generale Gotovina ha chiesto più volte, mentre era in carcere all’Aja e tramite i suoi avvocati, che non venisse usato il suo nome per fini politici, in particolare non per quelli in cui erano annunciati proteste e disordini. In questo è stato coerente. Coerenza che ha dimostrato anche quando al ritorno dall’Aja nella piazza centrale di Zagabria si è rivolto alle migliaia di persone dicendo: “La guerra appartiene al passato, rivolgiamoci tutti insieme verso il futuro”. Per questo motivo è molto improbabile che, ora che si trova in libertà, entri in politica, in particolare non con l’estrema destra. Godrà piuttosto dello status di eroe nazionale, al quale dopo la sentenza di liberazione niente può dar più fastidio.

Per quel che riguarda invece i rapporti regionali, la sentenza Gotovina e Markač, a giudicare dalle dure reazioni di Belgrado, potrebbe rallentare temporaneamente il processo di miglioramento delle relazioni politiche con il vicino, le quali per altro da quando Boris Tadić non è più presidente della Serbia sono andate peggiorando. Ma bisogna credere che le rabbiose reazioni della Serbia saranno solo momentanee, a Belgrado infatti è chiaro che la decisione di liberare i generali croati è stato presa all’Aja e non a Zagabria.


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