Erzegovina - foto di Luka Zanoni

Erzegovina - foto di Luka Zanoni

450 donne che vivono e lavorano in ambito rurale in Bosnia Erzegovina. Incontrate per capire i loro bisogni. L'ong Vesta - che da anni si batte per favorire la partecipazione civica attiva - propone una nuova ricerca

24/09/2012 -  Anna Brusarosco

Nel maggio scorso, l'Ong Vesta di Tuzla (Bosnia Erzegovina) ha pubblicato un’interessante ricerca sulla situazione, i bisogni e le opportunità per il miglioramento della condizione delle donne rurali, realizzata nel quadro del progetto “Donne rurali – per il rafforzamento socio-economico e l’equa partecipazione nei piani di sviluppo locali”, con il sostegno dell’US Governement’s Special Fund per l’empowerment femminile e finanziato dall’ambasciata statunitense in Bosnia Erzegovina.

La ricerca presenta i risultati di un’indagine basata su interviste e workshop che hanno coinvolto 450 donne residenti in zone rurali, provenienti da 37 comunità locali in 17 municipalità della Federazione di Bosnia Erzegovina. Il lavoro è stato svolto in stretta collaborazione con rappresentanti delle organizzazioni della società civile impegnate per il rafforzamento della condizione socio-economica delle donne, ed ha previsto la consegna di un questionario alle donne coinvolte e la realizzazione di una serie di workshop, condotti da facilitatori con metodologie partecipative.

Ruolo non riconosciuto

Il 57,78% delle donne intervistate ha un’età compresa tra i 18 e i 45 anni, ovvero si tratta di donne in età lavorativa. La maggior parte (80,89%) ha espresso insoddisfazione per il livello di apprezzamento del proprio ruolo nella comunità. Nonostante l’importanza attribuita a livello internazionale alla componente femminile per lo sviluppo delle aree rurali – sottolineata anche nell’introduzione alla ricerca – il ruolo delle donne è infatti ancora scarsamente valutato e sostenuto nella pratica, come emerge chiaramente dai risultati del questionario.

Il 66,67% delle intervistate, ad esempio, è insoddisfatta dall’accesso a servizi e istituzioni di supporto. Ben l’89,11% delle donne ha lamentato la mancanza della componente femminile nelle strutture di governo delle comunità locali, che rappresenti adeguatamente interessi e bisogni peculiari. Ciò si riflette negativamente anche sulle possibilità di partecipazione delle donne nei processi di sviluppo locale e nella definizione di piani e politiche a favore delle aree rurali. Il 70,67% delle intervistate nega la presenza o non conosce l’esistenza di specifici programmi di supporto rivolti alle donne rurali nelle proprie comunità locali. Esiste quindi un problema di informazione delle donne rispetto alle opportunità, comunque scarse, che vengono loro offerte.

Voglia di partecipare

Analogamente, il 66,7% non conosce o nega l’esistenza di forme di azione organizzata femminile nelle comunità, sottolineando un senso di isolamento delle donne rurali che è emerso anche nei workshop. Questo dato viene interpretato da una parte con il fatto che le donne hanno poco tempo per dedicarsi all’associazionismo, essendo impegnate sia nella cura della casa e della famiglia, che nel lavoro nelle aziende agricole. Dall’altra, si mette in luce l’evidente carenza di iniziativa da parte delle donne rurali, che sarebbe invece necessaria per attivare azioni organizzate e proattive. Ciononostante, l’84,66% delle intervistate ha espresso il desiderio di partecipare ad un qualche tipo di organizzazione femminile che possa rappresentare meglio i propri interessi e bisogni.

Le donne sono interessate anche a migliorare la propria formazione, purché le attività educative vengano strutturate tenendo conto della mancanza di tempo e delle difficoltà di spostamento (il 47,03% riporta come problema principale nelle infrastrutture le carenze nel sistema dei trasporti). In particolare, vorrebbero ricevere formazione sullo start-up di piccole imprese e sulle nuove tecnologie per il miglioramento delle produzioni. E’ interessante notare, su questo tema, che secondo l’85,56% delle intervistate un miglioramento della propria condizione economica potrebbe derivare dall’avvio di piccole imprese nel settore dell’alimentazione “sana”, delle erbe officinali, del turismo rurale ecc.

La ricerca pubblicata riporta anche sinteticamente i risultati dei workshop in termini di aspetti sociali ed economici del problema emersi e di possibili azioni suggerite dalle stesse donne per contribuire al miglioramento della propria condizione in ambito rurale. Poiché l’indagine è stata svolta solamente a livello di Federazione di Bosnia Erzegovina, sarebbe interessante ripeterla anche nella Republika Srpska, per verificare quali differenze e similitudini vi siano nelle problematiche che le donne rurali devono affrontare quotidianamente nell'intera Bosnia Erzegovina.


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