Slovenia: Janša a Kiev, al fianco di Zelensky
Il primo ministro sloveno, lo scorso martedì, ha incontrato a Kiev il presidente ucraino Zelensky. In Slovenia l’aggressione russa ricorda il 1991: ma Ú in generale in tutta l’Europa orientale che gli echi della guerra risuonano – più che altrove – sinistri

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Il primo ministro sloveno Janez Janša interviene lo scorso 2 maggio ad una manifestazione in Slovenia contro l'aggressione russa all'Ucraina - © 24K-Production/Shutterstock
Quel giovanotto in abbigliamento militare che resiste insieme alla sua gente e non scappa davanti ad unâinvasione deve aver riportato Janez JanÅ¡a alla sua giovinezza. Nel 1991 anche lui stava in mimetica asserragliato a Lubiana, mentre i carri armati dellâesercito jugoslavo sferragliavano per la Slovenia. JanÅ¡a prima aveva messo in piedi un esercito e poi aveva difeso con le armi la proclamazione dell’indipendenza. I generali jugoslavi pensavano che il popolo li avrebbe accolti a braccia aperte e che gli unici ostacoli alla normalizzazione della repubblica separatista sarebbero state le colonne di traditori delle Patria socialista, guidate dallo stesso JanÅ¡a e dagli altri leader politici sloveni, in fuga verso l’Austria e l’Italia. La difesa territoriale slovena, invece, alla fine, sconfisse lâArmata popolare jugoslava, che allâepoca era considerata uno dei migliori eserciti in Europa.
Non ha avuto dubbi JanÅ¡a a schierarsi immediatamente dalla parte del presidente Volodymyr Zelensky e dellâUcraina. Del resto, la sua esperienza personale gli dice che la volontà di resistere conta più delle forze in campo. Già durante prime ore dopo lâinvasone russa, assieme al premier polacco Mateusz Morawiecki, ha invitato il Consiglio europeo a concedere allâUcraina una prospettiva di adesione a pieno titolo nellâUnione europea. La sua tesi Ú semplice: se non si allarga lâUnione, se non si ampia lo spazio di libertà e democrazia, questo verrà occupato da altri. Proprio per questo le porte dovrebbero essere aperte per lâUcraina, ma anche per la Moldavia, la Georgia e per i paesi dei Balcani Occidentali. Il premier sloveno Ú andato anche oltre ed ha auspicato che venga imposta la âno fly zoneâ sullâUcraina.
Al momento dellâattacco russo il Primo ministro sloveno avrebbe dovuto essere proprio a Kiev. La visita allâultimo momento Ú stata rimandata, ma JanÅ¡a non ha rinunciato all’idea di mettere piede nella capitale assediata. Lo ha fatto martedì, assieme ai capi di governo di Polonia e Repubblica ceca. Con Morawiecki e Petr Fiala ha passato il confine di prima mattina e dopo un lungo viaggio in treno Ú arrivato in serata nella capitale. Lì hanno incontrato Zelensky ed i suoi uomini, che ha detto loro che stanno combattendo per il loro paese, ma anche per difendere lâEuropa ed i suoi valori. Un messaggio simbolico importante, visto che JanÅ¡a sa benissimo quello che avrebbe significato per lui e per gli sloveni, lâarrivo di capi di governo stranieri a Lubiana, mentre i militari jugoslavi stringevano la loro morsa sulla Slovenia.
Una visita che Ú frutto dellâiniziativa dei tre capi di governo. Si potrebbe dire che lâEst si sta prendendo la scena in questa crisi. Quello che dalle varie capitali della âNuova Europaâ si sta cercando di dire Ú che del presidente russo Vladimir Putin e di Mosca non ci si può fidare. In sintesi, il messaggio Ú che le sue mire non si placheranno con lâUcraina e che se Kiev verrà lasciata al proprio destino poi toccherà ad altri. Anche se nessuno lâha citato esplicitamente il riferimento sembra essere quello della Conferenza di Monaco e alle origini della Seconda guerra mondiale. à innegabile, comunque, che una serie di politici dellâEst Europa non sembrano aver paura di rischiare lâosso del collo per arrivare a Kiev. Lo ha fatto anche il ministro degli Esteri lituano, Gabrielius Landsbergis che, sempre martedì, ha incontrato il suo omologo ucraino, Dmytro Kuleba.
Intanto proprio ad Est si sta sviluppando una vera e propria gara di solidarietà per lâaccoglienza dei profughi. Nulla di simile si era visto durante la crisi siriana o quella afghana. Il ministro dellâInterno sloveno, AleÅ¡ Hojs, nel dire che la Slovenia Ú disposta a fare la sua parte e ad ospitare un gran numero di profughi, con disarmante sincerità ha spiegato che in questo caso arrivano da un contesto che dal punto di vista culturale, religioso e storico Ú qualcosa di assolutamente diverso da quello da cui arrivavano gli afghani.
In ogni modo, vista da Est lâazione russa in Ucraina fa paura, perché ricorda le mire egemoniche sovietiche su questa parte dâEuropa. Per molti paesi, partendo da Talin e arrivando a Lubiana, lâUnione europea e la Nato non sono altro che una garanzia di sicurezza e stabilità , ma soprattutto la certezza che se attaccati non saranno lasciati soli come sta accadendo allâUcraina. Gli inviti a Kiev di cedere a Mosca fette consistenti del proprio territorio per cercare di placare Putin risuonano da queste parti ancor più sinistri e fanno tremare i Balcani. Il principio su cui si Ú basata la dissoluzione della Jugoslavia Ú stato quello che si sarebbero applicati anche alle frontiere interne gli accordi di Helsinki sullâinviolabilità dei confini in Europa. Se il principio sarà derogato per le zone russofone dellâUcraina, nuove âgrandi speranzeâ potrebbero aprirsi anche per gli irredentisti del sud est europeo, che mai hanno rinunciato alla speranza di poter riunificare sotto la stessa bandiera le loro minoranze.
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