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Serbia, oggi i funerali di Ratko Mladić in piena campagna elettorale
Sabato 5 settembre si è tenuta a Belgrado la commemorazione militare per Ratko Madić, patrocinata dall’Esercito serbo. Oggi, lunedì 7 settembre, si terranno i funerali a cui sono attese migliaia di persone. La campagna elettorale intanto accelera

Il presidente serbo Aleksandar Vučić, presto candidato Primo ministro © Dragan Mujan / Shutterstock
Il presidente serbo Aleksandar Vučić, presto candidato Primo ministro © Dragan Mujan / Shutterstock
Pensando alla Serbia, si potrebbe essere portati a pensare che non stia accadendo nulla di nuovo. Le proteste contro Aleksandar Vučić e il Partito progressista serbo (SNS) non accennano a placarsi, gli studenti si preparano alle elezioni, il presidente sta percorrendo il paese in lungo e in largo essendo già in campagna elettorale. Allo stesso tempo, continua a speculare sulla data delle elezioni anticipate e a giocare con i partner internazionali, mentre attende la visita di Ursula von der Leyen e Marta Kos e autorizza la commemorazione e i funerali, sponsorizzati dallo Stato, del criminale di guerra condannato Ratko Mladić.
Chi non è consapevole della situazione, o finge di non esserlo, dovrebbe prestare molta attenzione alla Serbia nei prossimi due mesi, perché tutto ciò a cui stiamo assistendo ultimamente suggerisce che l’attuale leadership di Belgrado si sta preparando a vincere le elezioni, ma non alle urne e di certo non rispettando i valori democratici fondamentali.

Un corso sul cartello elettorale “Pace. Stabilità. Vučić” © BalkansCat / Shutterstock
Lo spettro del voto anticipato
Le elezioni, con ogni probabilità, saranno convocate entro il 10 settembre e i cittadini si recheranno alle urne il 25 ottobre. Forse andrà così, ma forse no, perché tutto dipende dalla volontà di un solo uomo, che – pur riempiendosi la bocca parlando della Serbia – non si preoccupa affatto del benessere dei cittadini e degli interessi nazionali, pensando solo agli interessi del proprio partito.
Che le elezioni si stiano avvicinando lo dimostra il fatto che, durante una riunione del Comitato centrale dell’SNS, tenutasi sabato 5 settembre a Niš, è stato deciso che Vučić sarà il capolista, e quindi il candidato del partito alla carica di primo ministro.
Da settimane ormai Vučić gira il paese per parlare con la popolazione. Un copione già visto: durante le conversazioni “spontanee” con i cittadini, Vučić ha spesso mostrato la sua preoccupazione per loro e ha risolto i problemi sul posto, mostrandosi sorpreso che un certo progetto non fosse stato completato e ordinando ai suoi sudditi (cioè ai vari ministri e dirigenti di aziende pubbliche) di costruire un ponte, una strada, aprire una fabbrica e simili in due giorni, tra gli applausi e l’entusiasmo dei cittadini, radunatisi spontaneamente, che si fidano solo del presidente.
Tuttavia, l’attuale tour elettorale di Vučić sembra sfuggire di mano. Anche questa volta non mancano i cittadini, sempre riuniti spontaneamente, che amano il presidente, ma hanno osato alzare la voce, porre domande e pretendere risposte. Molti di questi hanno dichiarato ai media filogovernativi di aver raccolto voti per l’SNS, partecipato regolarmente ai comizi del partito organizzati in diverse città, senza però ottenere un lavoro, un sussidio sociale, il denaro o altre ricompense promesse. Il presidente arrossisce o impallidisce di fronte a tali affermazioni, umilia i suoi collaboratori incompetenti e alla fine urla promettendo che non rinuncerà mai alla Serbia.
Ospite delle emittenti filogovernative, il presidente ha affermato che, se lui e il suo partito dovessero perdere le elezioni, la Serbia cadrebbe nelle mani degli odiati croati, tanto che Picula e Plenković – peraltro rivali politici in Croazia – costringerebbero i serbi ad andare al concerto di Thompson.
Rimandata la tappa di Novi Sad
Il presidente ha poi spiegato ai cittadini perché per l’ennesima volta ha cancellato la visita a Novi Sad, città dove le ferite della tragedia del novembre 2024 sono ancora aperte. Nel programma della sua campagna elettorale, il presidente aveva pianificato una visita a Novi Sad per lo scorso 4 settembre. Tuttavia, gli abitanti della Vojvodina si sono ribellati, dicendogli (ancora una volta) che non era il benvenuto.
Alcuni cittadini, tra cui Miša Bačulov, sono stati convocati dalla polizia per un colloquio informativo e sono stati interrogati sulle intenzioni dei manifestanti di Novi Sad. Il presidente ha rinviato nuovamente il suo viaggio a Novi Sad con la scusa di non voler agitare gli animi e mettere a rischio la sicurezza dei cittadini.
È andato invece a Niš, nonostante gli studenti e i cittadini riuniti nei plenum gli abbiano fatto capire che non era il benvenuto. Non importa, i membri dell’SNS sono coraggiosi, tanto da aver organizzato la riunione del Comitato centrale del partito al Teatro Nazionale, alla presenza di diverse centinaia di agenti di polizia e gendarmeria.
I cittadini si erano radunati in numero ben maggiore, a poche centinaia di metri di distanza, fischiando e chiedendo alla polizia di permettere loro di scambiare qualche parola con il presidente. Non è chiaro perché la polizia non lo abbia consentito, visto che il presidente stesso ha affermato che la polizia avrebbe dovuto permettere ai cittadini di parlargli.
Il presidente ha anche dichiarato che non ci sono mai state operazioni di spionaggio ai danni di studenti, attivisti ed esponenti dell’opposizione e che il cosiddetto scandalo Pegasus è l’ennesimo stratagemma degli studenti, accusati di essere al soldo dei servizi segreti stranieri.
La commemorazione per Mladić
Il presidente ha poi sottolineato che la decisione di trasportare la salma di Ratko Mladić in Serbia con un aereo di stato era appropriata, mentre il ministro della Giustizia ha affermato che un uomo è uomo anche quando muore e merita una sepoltura dignitosa, evidentemente ritenendo che la morte possa cancellare un crimine di guerra.
Vučić sostiene di non essere stato lui a permettere che la bandiera nazionale venisse posta sulla bara di Ratko Mladić durante il volo di stato, così come non avrebbe autorizzato l’esercito ad organizzare una commemorazione per l’ex generale nella Casa dell’Esercito a Belgrado. Tale decisione sarebbe stata presa da un ufficiale, non da Vučić, che non ha partecipato alla commemorazione.
Tra i presenti, c’era invece il ministro della Giustizia, in veste di privato cittadino, seduto in prima fila, mentre il presidente si trovava a Niš per un impegno di partito. Vučić non parteciperà nemmeno al funerale di Mladić a causa di impegni pregressi.
A negare l’accredito ai giornalisti di N1 per la commemorazione sarebbero stati gli organizzatori. C’erano molti ospiti, quindi non c’era posto per un giornalista e un cameraman di N1. Sarà per la prossima volta. Magari il giorno del funerale, che con ogni probabilità assomiglierà ad una cerimonia di stato. Proprio come accaduto domenica 6 settembre, durante un derby di calcio a Belgrado, quando, con la tacita approvazione delle autorità, prima dell’inizio della partita i presenti hanno osservato un minuto di silenzio per Ratko Mladić, con una grande coreografia con l’immagine di Mladić nella tribuna riservata ai tifosi della Crvena Zvezda.
Nemmeno una parola invece sulle vittime dei crimini di Mladić. Durante la commemorazione, abbiamo sentito dire che Mladić si sarebbe preso cura di ogni soldato, di ogni civile, anche dei membri di altri gruppi etnici interessati dal conflitto in Bosnia Erzegovina, che non avrebbe mai ordinato “uccidi, caccia via” e che senza di lui non esisterebbe la Republika Srpska.
Per chi non è consapevole della situazione in Serbia, o finge di non esserlo: questa volta è un po’ diverso. Il presidente ha un rivale politico valido, il movimento studentesco, che ha risvegliato i cittadini e che ha il coraggio di credere di poter vincere le elezioni.
Un ultimo messaggio. Sarebbe bene se capiste che gli studenti e i cittadini che li sostengono in Serbia stanno lottando per la propria sopravvivenza. E se osservaste le elezioni in Serbia da questa prospettiva, come una lotta per la sopravvivenza. Se riusciste a farlo, probabilmente smettereste di porre domande inutili sull’ideologia e sui candidati della lista studentesca. In questo momento non ci interessa, non perché siamo indifferenti e politicamente ignoranti, ma perché sappiamo cosa ci aspetta fino alle elezioni, il giorno del voto e nel periodo immediatamente successivo.
Se vi sta a cuore il futuro della Serbia, tenete a mente questo: il nostro paese sta attraversando un momento di estrema gravità.
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