Oltre il turismo: la Croazia meta ambita dei rifiuti illegali

Una discarica abusiva ai margini di Gospić, in Lika, ha fatto della gestione dei rifiuti il tema politico dell’estate croata. Ma dietro le polemiche parlamentari c’è una catena di autorizzazioni rilasciate a livello regionale e una rotta che parte dall’Europa occidentale, Italia inclusa

25/08/2026, Saša Leković
Rifiuti © Adam bartosik/Shutterstock

Rifiuti © Adam bartosik/Shutterstock

Rifiuti © Adam bartosik/Shutterstock

A Gospić, capoluogo della Lika — una delle regioni più spopolate della Croazia, tra la costa e il confine con la Bosnia Erzegovina — ai margini della cittadina giacciono illegalmente circa 37.000 tonnellate di rifiuti, per la maggior parte interrati e ormai mescolati al terreno. Parte del materiale è arrivata dall’estero, Italia compresa: secondo Europol veniva dichiarato come plastica destinata al riciclaggio. Sotto alla discarica abusiva, c’è il carso e la falda da cui prendono l’acqua potabile la Lika e parte del litorale settentrionale.

Rifiuti pericolosi sopra la falda acquifera

Il sito è quello dell’ex impianto di trasformazione agricola e alimentare (PPK) di Velebit. Le ricerche hanno già evidenziato la contaminazione del suolo e delle falde acquifere. A destare particolare preoccupazione, inoltre, è il ritrovamento di PFAS, un gruppo di sostanze chimiche altamente persistenti spesso definite “sostanze chimiche eterne”. Secondo i risultati della Facoltà di Geotecnica di Zagabria, le sostanze PFAS sono penetrate nelle acque sotterranee dell’area contaminata di Gospić, con un valore registrato di 200 nanogrammi per litro, il doppio dei limiti prescritti da normative europee e croate.

Le rivelazioni degli esperti sono diventate oggetto di un’indagine più ampia da parte dell’Ufficio per il contrasto alla corruzione e alla criminalità organizzata (USKOK), una sezione speciale della Procura di Stato della Repubblica di Croazia (DORH). L’indagine è stata avviata nel febbraio 2025 e tredici persone sono state arrestate con l’accusa di smaltimento illegale di rifiuti. Europol ha affermato che almeno 35.000 tonnellate di rifiuti pericolosi e sanitari provenienti da Italia, Slovenia e Germania sono state smaltite illegalmente in Croazia, con un profitto illecito stimato di almeno quattro milioni di euro.

Secondo gli inquirenti, i rifiuti sono stati dichiarati come plastica destinata al riciclaggio, nonostante alcuni siano stati legalmente classificati come rifiuti pericolosi. L’inchiesta è stata successivamente ampliata a causa del sospetto di licenze illegali, trasformando così la vicenda dello smaltimento illegale in un caso di possibile coinvolgimento organizzato di istituzioni statali in attività criminali. Europol cita ufficialmente l’Italia tra i paesi da cui i rifiuti sono stati importati illegalmente in Croazia.

Nel 2024, secondo il rapporto ufficiale croato sul movimento transfrontaliero dei rifiuti, l’Italia è risultata il secondo paese di origine per importanza dei rifiuti pericolosi giunti legalmente in Croazia (2.594,38 tonnellate, pari al 36,5% del totale). Tuttavia, non vi è alcuna garanzia che i rifiuti dichiarati legalmente non siano finiti in discariche abusive.

Uno scandalo di portata nazionale

La vicenda è diventata uno scandalo di portata nazionale in Croazia in seguito alla mobilitazione degli abitanti della Lika, a fine giugno scorso. La protesta è proseguita con l’offensiva dell’opposizione contro il governo, guidato dall’Unione democratica croata (HDZ), e nella seconda metà di agosto si è anche tenuta, su richiesta del presidente della Repubblica, una sessione straordinaria del parlamento sul tema delle discariche abusive, di cui quella della Lika è la più grande.

Il governo respinge le accuse di essere responsabile della situazione attuale. Il primo ministro Andrej Plenković attacca l’opposizione, accusandola di diffondere isteria senza motivo. Ivan Penava, il partner di coalizione di Plenković e leader del Movimento patriottico (DP) di estrema destra, nonché vicepresidente del parlamento, si è spinto oltre, puntando il dito contro le autorità della Jugoslavia, una federazione che non esiste più da trentasei anni.

Chi ha firmato le autorizzazioni

Le autorizzazioni, però, non sono state rilasciate a Zagabria. È stata la Regione di Lika-Segna, guidata dall’HDZ, ad autorizzare l’impresa Tipos Resurs a trattare rifiuti non pericolosi nell’ottobre 2022, quando — secondo l’USKOK — sul sito erano già stoccate illegalmente quasi 5.800 tonnellate di materiale. In Croazia sono infatti le contee ad autorizzare la gestione dei rifiuti non pericolosi, mentre per quelli pericolosi la competenza è del ministero dell’Ambiente. Nel maggio 2024 l’Ispettorato di Stato ha chiesto e ottenuto la revoca dell’autorizzazione, ma quattro mesi dopo lo stesso ufficio regionale ha rilasciato una nuova licenza allo stesso operatore, valida fino al 2027, sulla base di un verbale relativo a un sopralluogo che l’USKOK sospetta non sia mai stato effettuato. Nel giugno 2025 l’indagine si è estesa al funzionario regionale, membro dell’HDZ, che ha firmato entrambe le autorizzazioni.

A quanto pare, quanto sta accadendo nella regione della Lika è lo specchio del sistema croato di gestione dei rifiuti (o meglio, della sua assenza). Quello che era iniziato come un caso di smaltimento illegale di rifiuti a Gospić, capoluogo della Lika, si è trasformato da un problema ambientale locale in una delle maggiori questioni politiche e di sicurezza in Croazia.

È su queste basi che l’opposizione costruisce la richiesta di dimissioni.

Gospić, Croazia © ZdravkoT/Shutterstock

Gospić, Croazia © ZdravkoT/Shutterstock

Misure governative e critiche dall’opposizione

Negli ultimi mesi, il governo di Zagabria e il ministero della Protezione Ambientale hanno ribadito che lo stato sta effettuando le bonifiche, che la supervisione sanitaria è stata rafforzata e che i responsabili dello smaltimento illegale saranno perseguiti penalmente. I ministero ha indetto una gara d’appalto per la prima fase di rimozione di 3.500 tonnellate di rifiuti pericolosi da Gospić. Ad agosto, il governo ha sottolineato che l’acqua potabile a Gospić e nell’area circostante è sicura, che sono in corso ulteriori accertamenti e che la rimozione dei rifiuti potrebbe richiedere circa un anno. Damir Habijan, ministro della Giustizia, ha annunciato anche l’introduzione nel Codice penale di un nuovo reato, quello di ecocidio.

Tuttavia, l’opposizione parlamentare sostiene che le mosse del governo siano un tentativo di riparare i danni politici causati dallo scoppio dello scandalo e che il governo abbia ignorato i ripetuti avvertimenti riguardanti le ingenti quantità di rifiuti pericolosi presenti nelle discariche abusive. Secondo l’opposizione, il governo è direttamente responsabile dell’attuale situazione.

Durante una sessione straordinaria del parlamento, tenutasi il 20 e 21 agosto e convocata dal presidente croato Zoran Milanović, si è votato su quattro proposte: la bonifica urgente e permanente della discarica di Gospić, l’avvio di un dialogo diretto tra il governo e i cittadini, la supervisione di tutte le discariche sospette in Croazia e la nomina di un nuovo ispettore capo statale. Il precedente ispettore è stato arrestato nel novembre 2025 con l’accusa di corruzione.

La maggioranza ha respinto tutte le richieste, comprese quelle aggiuntive presentate dall’opposizione di sinistra – in particolare dal Partito Socialdemocratico (SDP) e da Možemo – tra cui una mozione di sfiducia al governo. I deputati della maggioranza hanno promosso solo le proprie proposte e la questione ambientale si è inserita in una più ampia e annosa polemica tra il capo dello stato e l’esecutivo. L’unica vittoria, seppur di Pirro, dell’opposizione è stata la decisione secondo cui il governo, entro novanta giorni, deve presentare al parlamento una relazione sullo stato di avanzamento dei lavori di bonifica della discarica di Gospić.

L’opposizione è indignata per questo sviluppo, sostenendo che il caso Gospić è la prova di un fallimento sistematico dei meccanismi di monitoraggio statali, non un episodio isolato. Zvonimir Troskot, deputato del partito Most, da mesi ormai afferma con insistenza che quello di Gospić è un caso di criminalità organizzata con risvolti internazionali.

“Non si tratta di un caso isolato, ma di una piovra che coinvolge strutture locali, istituzioni statali e attori internazionali”, ha dichiarato Troskot, tra le altre cose. Ha definito il caso una delle più grandi crisi ambientali in Croazia e ha chiesto di proclamare lo stato di emergenza.

Per il momento è stata annunciata, per il prossimo 5 settembre, una manifestazione di protesta contro lo smaltimento illegale dei rifiuti, che dovrebbe tenersi nella piazza principale di Zagabria. Le autorità hanno vietato gli assembramenti davanti al parlamento e alla sede del governo diversi anni fa.

Discarica abusiva in Croazia © Ivica Drusany/Shutterstock

Discarica abusiva in Croazia © Ivica Drusany/Shutterstock

L’attivismo civico

L’iniziativa civica “Gospić è casa nostra” ha ripetutamente segnalato il problema. L’ombudswoman croata ha dichiarato nella sua relazione del 2025 di aver avviato un’indagine sulla discarica abusiva di Gospić e di aver visitato il sito con i membri dell’iniziativa. Ha inoltre richiesto che alla popolazione venissero continuamente fornite informazioni chiare e comprensibili sui rischi e sulle misure di protezione. Tuttavia, nessuna di queste richieste è stata esaudita.

Durante una seduta della Commissione parlamentare per l’ambiente e la tutela della natura, i membri della coalizione di governo hanno ostacolato i lavori, impedendo agli attivisti per l’ambiente di intervenire all’inizio della seduta.

Lo scandalo relativo allo smaltimento illegale di rifiuti a Lika ha finalmente portato alla luce numerose altre discariche abusive. Nel 2025, il Fondo per la protezione ambientale ha ricevuto dati dagli enti locali su 91 siti con rifiuti smaltiti in modo improprio in diverse aree della Croazia. Una situazione che le istituzioni dello stato hanno ignorato, nonostante formalmente il governo si sia impegnato a bonificare le discariche abusive e a impedire la creazione di nuove.

La dimensione europea

Durante un dibattito scaturito dal caso Gospić, Marija Vučković, ministra della Protezione Ambientale e della Transizione Verde, ha dichiarato che il ministero ha contattato oltre sessanta gestori nell’Unione europea di discariche di rifiuti pericolosi o centrali elettriche, al fine di trovare una soluzione per lo smaltimento dei rifiuti a Gospić. È curioso notare come ad oggi non sia stata fornita alcuna risposta ufficiale a chi chiede quanti di questi gestori si siano rifiutati di accettare i rifiuti. Non è possibile reperire tali informazioni dai documenti ufficiali disponibili.

Allo stesso tempo, le autorità non spiegano perché e come i rifiuti provenienti dall’estero siano finiti in Croazia. Europol avverte che le reti criminali utilizzano società legali, documenti falsi e rotte di trasporto transfrontaliere per ridurre i costi di smaltimento. Questo è esattamente lo schema individuato nel caso croato: i rifiuti vengono dichiarati come materiale riciclabile e poi interrati o smaltiti illegalmente.

L’Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine (UNODC) ha dichiarato quest’anno che il commercio di rifiuti sta diventando sempre più un’attività di criminalità organizzata transnazionale, con conseguenze dirette per la salute e l’ambiente. Europol da anni ormai mette in guardia sul rischio che le reti criminali dirottino i rifiuti dall’Europa occidentale verso l’Europa centrale e orientale, dove le sanzioni e il monitoraggio sono meno rigidi.

Questi avvertimenti conferiscono una dimensione europea al caso delle discariche abusive in Croazia, in particolare a quella di Gospić. La Croazia non è solo un luogo in cui sono comparse alcune discariche abusive, ma un potenziale anello di congiunzione in una catena transfrontaliera di traffico di rifiuti.


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Tag: Rifiuti