La saga degli imprenditori italiani in Romania
Autore: Michele Coletto
Editore: Pubblicazione indipendente
Anno: 2026

Oltre il mito di “Trevișoara”: una ricerca decostruisce l’Eldorado degli imprenditori italiani in Romania
Lo svela il nuovo libro di Michele Coletto, frutto di una rigorosa ricerca di dottorato in Antropologia Culturale discussa presso la prestigiosa EHESS di Marsiglia nel 2014. Lo studio etnografico rivela la complessità della mobilità italiana a Timișoara: non solo delocalizzazione economica, ma storie di vita, mutamenti sociali e la fine del mito del low-cost selvaggio.
Nel 2005 Timișoara contava ben 1.641 imprese italiane insediate – di cui 501 provenienti dal solo Veneto – tanto da guadagnarsi sui media e nel linguaggio comune i soprannomi di “ottava provincia del Veneto”, “Trevișoara” o “Eldorado degli Italiani”. A distanza di anni, una nuova e approfondita ricerca scientifica decostruisce i cliché e le narrazioni superficiali legati a questo fenomeno, offrendo una mappa inedita e complessa della mobilità imprenditoriale italiana in Romania.
Lo studio, condotto attraverso un rigoroso approccio etnografico e microsociale, supera la rigida equazione mediatica che per anni ha legato la delocalizzazione al solo sfruttamento della manodopera low-cost o, nel peggiore dei casi, al “turismo sessuale”. Al contrario, la ricerca introduce il concetto di “mobilità” per catturare la flessibilità e l’intreccio tra motivazioni economiche e traiettorie biografiche personali.
La fine dell’Eldorado e la metamorfosi del tessuto produttivo
Dalla ricerca emerge come la Romania non sia mai stata un paradiso produttivo facile da sfruttare. Oggi, i piccoli e medi imprenditori italiani del settore tessile e calzaturiero sono quasi interamente scomparsi, sostituiti da grandi gruppi industriali, aziende tecnologiche avanzate e servizi. I fallimenti storici, si legge nello studio, sono stati spesso il risultato di piani manageriali improvvisati e dell’incapacità di comprendere a fondo il contesto socioculturale rumeno.
Lungi dall’essere un’ordinaria storia di delocalizzazione, il legame tra Italia e Romania affonda le radici nel XIX secolo e ha resistito persino durante il regime di Ceaușescu, quando i tessitori italiani inviavano commesse oltre la cortina di ferro, anticipando i quadri della futura integrazione europea.
L’”Imprenditore sentimentale” e l’economia morale
Un focus centrale dello studio è dedicato alla vita quotidiana a Timișoara. Gli italiani residenti hanno sviluppato legami affettivi profondi e stili di vita complessi. Per difendersi dallo stereotipo del “conquistatore cinico”, gli intervistati hanno coniato la categoria di “imprenditore sentimentale”, un modo per rivendicare la serietà del proprio progetto economico e umano differenziandosi da chi cercava solo una vita di piaceri impossibili in Italia.
Attraverso la lente dell’“economia morale”, la ricerca analizza anche le tensioni e i giudizi morali emersi nel contesto locale a causa di atteggiamenti maschilisti o irrispettosi, tracciando un parallelismo con le reazioni ben più drammatiche (sfociate in aggressioni fisiche) registrate in Tunisia dopo la rivoluzione del 2011.
“Parlare solo di delocalizzazione o migrazione è riduttivo”, spiega l’autore della ricerca. “Gli imprenditori italiani hanno ridisegnato lo spazio economico europeo attraverso reti informali e catene fiduciarie. Questa ricerca dimostra come le dinamiche micro-sociali, i conflitti sul posto di lavoro e le scelte di vita personali degli imprenditori siano lo specchio di un fenomeno ben più ampio: la globalizzazione economica e la reale storia sociale della costruzione europea”.


