Kossovo: c’รจ bisogno di politica

Martina Iannizzotto ha lavorato per quattro anni in Serbia occupandosi di sfollati dal Kossovo. Ha lasciato Belgrado qualche mese fa. Commenta per Osservatorio quanto avvenuto la scorsa settimana.

23/03/2004, Redazione

Di Martina Iannizzotto

Che tristezza vedere in questi giorni le immagini che giungono dal Kossovo e non essere lรฌ. Ho trascorso gli ultimi 4 anni della mia vita vivendo e lavorando a Belgrado prima con il Consorzio Italiano di Solidarietร  (ICS)e poi proprio con l’UNMIK occupandomi di ritorno degli sfollati serbi in Kosovo.
Con quelle moschee e chiese ortodosse che bruciano va in fumo anche un pรฒ di me, del mio lavoro, della passione che ci ho messo. E aumenta questa sensazione di solitudine e frustrazione in tempi di guerra planetaria. Ho lasciato la Serbia e il Kosovo appena tre mesi fa e la situazione allora sembrava veramente migliorata, nelle strade e a sentire le persone cosiddette normali. Uno dei momenti piรน belli l’ho vissuto appena lo scorso dicembre: a Pristina si รจ tenuto un concerto multi-etnico, serbi e albanesi hanno suonato insieme, ma non l’ha saputo nessuno, tranne i presenti.
Alcuni amici serbi di Pristina che dopo la guerra vivono a Belgrado (IDPs o sfollati, tecnicamente, ma ti suona strano questo termine quando conosci le persone in carne ed ossa) suonano jazz. Siamo andati a Pristina e loro dopo 4 anni hanno suonato insieme con dei loro vecchi amici albanesi in una radio locale. Niente proclami, nessun progetto (scritto-implementato-finanziato) dietro ma tanta buona musica e grandi emozioni. Hanno venduto i loro appartamenti e non vogliono tornare a vivere a Pristina, semplicemente avere la possibilitร  di camminare per strada e incontrare gli amici senza paura di essere ammazzati.
Tutto questo รจ stato facilitato dal fatto che io avessi la macchina delle Nazioni Unite ma รจ avvenuto il week-end, fuori dal mio lavoro ufficiale. Come spesso accade quando fai cooperazione, ti sembra che ai risultati (quelli appunto scritti nei progetti tipo "facilitare la riconciliazione inter-etnica") contribuisci di piรน – come dire – indirettamente, che con ciรฒ che viene scritto sotto la sezione "attivitร ". Quanti incontri tra staff locale serbo ed albanese abbiamo organizzato? Qgni volta che andavo in Kossovo cercavo di portare qualche collega od amico serbo per fargli vedere che la realtร  era diversa da come gliela descrivevano RTS o Nebojsa Covic.

L’UNMIK era (รจ) al tempo stesso governo (ossia autoritร  politica) e tecnica (missione di pace – peace-keeping mission). Harri Holkeri non รจ stato votato dai cittadini kossovari ma scelto da Kofi Annan (e dietro di questo dalle grandi potenze occidentali). Chiacchierando con miei ex-colleghi durante la mia breve esperienza con UNMIK mi ha stupito moltissimo scoprire che pochi erano "coscienti" di ciรฒ e del loro ruolo. Pochi erano pienamente consci del fatto che erano lรฌ per garantire la pace dopo un profondo conflitto, che rappresentavano di fatto il governo e che di conseguenza ogni loro (nostra) azione (anche la piรน apparentemente insignificante, come fare una multa) aveva ripercussioni "politiche" (quanta paura di questa parola). Le Nazioni Unite sono anche (ma non solo) una burocrazia, e come tali simili dunque al nostro comune, magari ancora piรน complicate da gestire a causa del carattere internazionale dl personale. Ma come appunto ogni burocrazia ed amministrazione, รจ la guida politica ad essere determinante.
Io non so se sono una "professionista della pace" (una peace-keeper), non ho master presi a Londra od Harvard, penso sia difficile stabilire dei criteri in questo campo (chi ha la ricetta per la riconciliazione inter-etnica? La tiri fuori per favore) e so per esperienza che molti dei bei concetti teorici studiati nei manuali saltano immediatamente quando ti trovi lรฌ, sul fatidico "campo". So perรฒ che ho tentato- con enorme fatica – di avere un approccio "politico" al mio lavoro, chiedendomi quali fossero le prospettive, le implicazioni e le ripercussioni di ogni attivitร .
E’ giusto dare le responsabilitร  (che hanno) alle Nazioni Unite, alla NATO e soprattutto alla comunitร  internazionale. Ma fare come il puffo brontolone "te l’avevo detto" non mi toglie l’amarezza dalla bocca.
Di fronte a quest’incendio allora di nuovo mi sembra che l’unica risposta sensata che riesco a darmi sia un impegno per un di piรน, non un di meno, di politica – alta – dei governi, delle istituzioni internazionali – e bassa – dei cittadini, di noi. La convinzione ancora piรน salda e profonda che ci vuole tanta pazienza, tanta energia, tanta umiltร  e tanta determinazione per "costruire la pace, ossia una cultura di pace". Tanti viaggi da qui a lรฌ e tanti viaggi da lรฌ a qui, tanto tempo in discussioni (e non solo con le persone che la pensano "come noi"), anche e soprattutto ora che i Balcani non sono piรน di moda.
A Belgrado quest’anno si dovrebbe finalmente organizzare in luglio la parata in occasione del Gay Pride. Tre anni fa, nel 2001 (io c’ero!), i manifestanti sono stati attaccati da gruppi di fascisti (nella cultura) e nazionalisti. La polizia non รจ stata troppo solerte nell’interporsi e difendere i manifestanti. Sono pronta a scommettere che molti degli hooligans che hanno incendiato le moschee in questi giorni sono gli stessi di quei giorni, cosรฌ come i poliziotti che non sono intervenuti. Perchรจ non andare lรฌ da qui in tanti in quell’occasione per non lasciare soli i manifestanti di Belgrado? Secondo me la cultura della pace si costruisce anche cosรฌ.
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Kossovo: le reazioni internazionali

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