Kosovo: nuova presidente, niente elezioni e nuova legge sulle Camere speciali
Con un colpo di scena dell’ultimo minuto, il Kosovo ha eletto la nuova presidente: Justina Shiroka-Pula, già a capo dell’Accademia delle scienze kosovara. Tra i suoi primi provvedimenti, si aspetta luce verde alla nuova norma che limita i poteri delle Camere speciali che hanno condannato i leader UÇK

La presidente del Kosovo Justina Shiroka Pula ©2025 – Office of the President of Kosovo
La presidente del Kosovo Justina Shiroka Pula ©2025 – Office of the President of Kosovo
In un vero e proprio dramma politico, il Kosovo ha eletto la sua nuova presidente proprio allo scadere del termine costituzionale, nella tarda serata del 7 ottobre.
Justina Shiroka-Pula, che fino ad ora era a capo dell’Accademia delle Scienze e delle Arti del Kosovo, è stata eletta capo di Stato a seguito di un accordo dell’ultimo minuto tra il Movimento Vetëvendosje (LVV), al governo, e il Partito Democratico del Kosovo (PDK), all’opposizione.
La votazione a scrutinio segreto nella sessione straordinaria dell’Assemblea è iniziata appena sei minuti prima della mezzanotte del 6 ottobre, quando scadeva il termine costituzionale per l’elezione del presidente, ma il processo si è concluso dopo la scadenza del termine. I parlamentari si sono affrettati ad agire per evitare lo scioglimento automatico dell’Assemblea e un altro turno di elezioni anticipate in caso di fallimento.
La settantaduenne Shiroka-Pula è stata eletta al primo turno di votazione, ottenendo 81 voti.
Ha prestato giuramento come presidente e ha dichiarato di accettare la nuova carica con grande onore e piena responsabilità.
“Questo mandato non appartiene solo a una persona. Appartiene ai nostri cittadini, alle nostre istituzioni e allo Stato per il quale molte generazioni si sono sacrificate”, ha affermato nel suo discorso ai parlamentari. Si è impegnata a essere una presidente per tutti i cittadini e a difendere la Costituzione e gli interessi della Repubblica.
La sua avversaria, Eliza Hoxha del PDK, che era formalmente in lizza, ha ottenuto un voto, mentre due schede sono risultate nulle.
Dubbi sulla costituzionalità del processo
L’elezione di Shiroka-Pula è stata formalmente confermata dall’Assemblea 13 minuti dopo la mezzanotte, una volta scaduto il termine previsto dalla Costituzione, il che significa che la sua elezione potrebbe essere oggetto di un ricorso legale.
Ehat Miftaraj, direttore del Kosovo Law Institute (KLI), ha dichiarato all’OBCT che l’Assemblea del Kosovo non è riuscita a eleggere il presidente entro il termine previsto dalla Costituzione e da quello fissato dalla Corte costituzionale nella sua ultima sentenza.
“Se leggiamo l’ultima sentenza, vediamo che essa fissa esplicitamente il 6 ottobre come data entro la quale avrebbe dovuto essere eletto il presidente della Repubblica. Dobbiamo inoltre comprendere che non si trattava di un termine di 24, 48 o 72 ore, bensì di un periodo di 60 giorni, il che significa che i partiti politici presenti nell’Assemblea del Kosovo avevano a disposizione 60 giorni a partire dal giorno della costituzione dell’Assemblea per eleggere il presidente”, ha affermato Miftaraj.
Tuttavia, l’ex vicepresidente della Corte costituzionale del Kosovo, Kadri Kryeziu, ha una valutazione diversa. Egli ha affermato che il processo di votazione è iniziato prima della scadenza del termine, mentre lo spoglio dei voti, a suo avviso, non rientra nel termine costituzionale.
“Il processo di spoglio dei voti non è soggetto a una scadenza. I voti avrebbero potuto essere conteggiati domani o dopodomani. Ciò che conta è che la procedura sia iniziata e che la votazione abbia avuto luogo; la procedura è iniziata in tempo. Ciò significa che il presidente è stato eletto il 6 ottobre, poiché prima di mezzanotte è stato annunciato che c’erano 81 voti, anche prima che tutti i voti fossero stati conteggiati”, ha dichiarato Kryeziu all’OBCT.
Miftaraj, tuttavia, sostiene che la questione fondamentale non sia quando la procedura sia iniziata, ma che essa dovesse essere completata entro il termine stabilito dalla Costituzione.
“La giustizia, la procedura, la legge e la Costituzione non sono elastiche e non possono essere interpretate o applicate in base a capricci politici o perché si è verificata una situazione politica complessa in cui i partiti politici non sono riusciti a raggiungere un accordo politico”, ha affermato Miftaraj.
Secondo Miftaraj, la Corte costituzionale potrebbe valutare la costituzionalità dell’elezione del presidente solo se un soggetto autorizzato sottoponesse la questione alla Corte.
Come è diventata candidata Shiroka-Pula?
Vetëvendosje ha designato Shiroka-Pula nel corso di una conferenza stampa tenutasi circa due ore prima della scadenza prevista dalla Costituzione.
Un’ora dopo, il PDK ha accettato la candidatura di Shiroka-Pula, che in passato aveva ricoperto la carica di ministro e di deputata per conto del partito.
Le restanti procedure sono state quindi accelerate negli ultimi minuti prima della scadenza. In precedenza, nel corso della giornata, Vetëvendosje aveva designato Bekim Sejdiu come candidato alla presidenza, nonostante questi avesse ritirato la propria candidatura a causa della mancanza di sostegno.
Diverse ore dopo, Albin Kurti ha nuovamente proposto il vice leader del suo partito, Glauk Konjufca, nonché l’attivista Feride Rushiti. Tuttavia, il PDK ha respinto queste candidature, avendo già rifiutato di sostenerle nei mesi precedenti.
L’altro sviluppo chiave
Prima delle elezioni presidenziali, l’Assemblea, come primo punto all’ordine del giorno, ha approvato in seconda lettura gli emendamenti alla legge sulle Camere specializzate del Kosovo all’Aia.
Gli emendamenti sono stati proposti dal PDK dopo che, il 16 settembre, il Collegio giudicante delle Camere specializzate aveva condannato gli ex leader dell’Esercito di liberazione del Kosovo Hashim Thaçi, Kadri Veseli, Jakup Krasniqi e Rexhep Selimi per crimini di guerra, descrivendo il verdetto come un’ingiustizia nei confronti del Kosovo e della sua lotta per la libertà.
Il PDK ha posto come condizione per la collaborazione con Vetëvendosje in merito all’elezione del capo dello Stato l’approvazione definitiva del disegno di legge prima del voto presidenziale. Dopo aver inizialmente opposto resistenza alla richiesta, Vetëvendosje ha infine ceduto e ha accettato la richiesta del PDK.
Con l’avvicinarsi della scadenza e il rischio che il Paese andasse a elezioni anticipate senza che gli emendamenti fossero approvati a causa della mancata elezione di un presidente, migliaia di manifestanti hanno circondato l’edificio dell’Assemblea, chiedendo ai legislatori di portare a termine entrambi i processi.
Da quando era stata pronunciata la sentenza all’Aia, avevano organizzato grandi proteste a Pristina per 21 giorni consecutivi in segno di opposizione alle condanne.
Inoltre, il giorno prima dell’approvazione della legge, le proteste si sono intensificate e la polizia è stata oggetto di critiche per l’uso eccessivo della forza nei confronti dei manifestanti; sono state inoltre avviate indagini sull’accaduto. Diversi manifestanti sono stati arrestati e sono state segnalate lesioni riportate da alcuni di loro.
A seguito dell’approvazione degli emendamenti alla legge sulle Camere specializzate, tuttavia, i manifestanti hanno sospeso le loro proteste e hanno annunciato che si sarebbero opposti alla sentenza attraverso altre forme di azione politica.
Cosa prevede la nuova legge sulle Camere specializzate?
La promulgazione degli emendamenti dovrebbe essere una delle prime decisioni prese dalla nuova presidente, Justina Shiroka-Pula.
La legge non abolisce le Camere specializzate, ma mira a limitarne la competenza materiale, temporale e territoriale, nonché a stabilire quali reati penali possano essere giudicati dinanzi a tale tribunale.
L’obiettivo è che il tribunale si occupi esclusivamente dei reati penali menzionati nella relazione di Dick Marty del 2011, quali il presunto traffico illegale di organi umani, che ne hanno costituito il motivo di istituzione, piuttosto che di crimini di guerra generici o crimini contro l’umanità.
La legge prevede una pena massima di 15 anni di reclusione, la possibilità di impugnare le decisioni delle Camere specializzate dinanzi alla Corte Suprema del Kosovo, l’esecuzione delle pene in Kosovo e la possibilità per il Presidente del Kosovo di concedere l’amnistia alle persone condannate dalle Camere specializzate.
I quattro ex leader dell’UCK sono stati condannati a un totale di 81 anni di reclusione per crimini di guerra, mentre sono stati assolti dalle accuse di crimini contro l’umanità.
La loro difesa presenterà ricorso contro la condanna dinanzi alla seconda istanza del tribunale, il Collegio d’appello.
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