In Croazia si vuole costruire un data center da 50 miliardi di dollari

Il progetto, battezzatо “Pantheon AI”, dovrebbe essere operativo già a inizio 2029: per il momento, però, non sono stati ancora chiesti i permessi di costruzione, né fatto uno studio di impatto ambientale e non è chiaro chi investirà in un impianto che richiederebbe un quarto dell’attuale consumo energetico della Croazia

19/05/2026, Saša Leković
© Gorodenkoff / Shutterstock

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Se il progetto di costruzione del centro di sviluppo e dati per l’intelligenza artificiale Pantheon AI in Croazia si concretizzasse, si tratterebbe di uno dei più grandi centri di questo tipo in Europa. Gli investitori annunciano di voler destinare cinquanta miliardi di dollari al progetto, cifra cento volte superiore a quella spesa per la costruzione del ponte di Pelješac, uno dei progetti infrastrutturali più costosi mai realizzati in Croazia. Allo stesso tempo, Pantheon AI rappresenterebbe di gran lunga il più grande investimento privato nella storia del paese.

Volendo fare un altro paragone con il progetto di Pelješac, va sottolineato che un consorzio cinese, in collaborazione con decine di subappaltatori croati e stranieri, ha costruito il ponte in quattro anni. Il ponte è stato inaugurato nel 2022, consentendo il collegamento della Croazia meridionale con il resto del paese senza dover attraversare il territorio costiero della Bosnia Erzegovina, lungo una ventina di chilometri.

Ben l’85% dei fondi per la costruzione del ponte di Pelješac è stato fornito dall’UE attraverso il Fondo europeo di sviluppo regionale, mentre il resto è stato finanziato dalla Repubblica di Croazia tramite il bilancio statale.

Stando ai documenti pubblicati finora, la costruzione del centro di sviluppo e dati per l’intelligenza artificiale Pantheon AI dovrebbe iniziare all’inizio del 2027 e i lavori dovrebbero durare solo due anni. Gli investitori annunciano infatti che il centro diventerà operativo nel primo trimestre del 2029.

Investitori

Stando alle informazioni disponibili, il progetto Pantheon AI dovrebbe essere finanziato da capitali privati ​​provenienti da investitori internazionali riuniti attorno alla società americana Pantheon Atlas LLC. Gli investitori affermano che il progetto è sostenuto da un consorzio di fondi americani, partner tecnologici e investitori in infrastrutture, mentre la Repubblica di Croazia non viene menzionata come investitore diretto.

L’unica figura nota al pubblico come uno dei principali investitori e partner, e l’unica persona concreta di cui si conosce nome e cognome, è Jako Andabak, un ricco imprenditore con una lunga carriera nel mondo degli affari, iniziata ai tempi della Jugoslavia. Dopo aver lavorato nell’industria elettrica e nel commercio di elettronica, si è concentrato sul settore assicurativo e turistico.

L’attività di Andabak è caratterizzata da diverse controversie legate alla gestione di complessi alberghieri, concessioni e all’utilizzo di proprietà marittime, nonché da accuse di vicinanza a strutture politiche durante il periodo di privatizzazione e di espansione del settore turistico dopo la dichiarazione d’indipendenza della Croazia.

Andabak non ha esperienza nel campo dell’intelligenza artificiale e dell’industria dei dati. Secondo quanto comunicato, il suo ruolo nel progetto Pantheon AI è quello di garantire terreni e infrastrutture locali e di mettere in contatto gli investitori americani con le istituzioni croate. Sembra che ci stia riuscendo, almeno per quanto riguarda i politici. Il progetto Pantheon AI gode infatti del sostegno incondizionato delle autorità croate.

Perplessità

Il progetto è stato presentato al pubblico da Andrej Plenković, primo ministro croato, insieme ad Ante Šušnjar, ministro dell’Economia, e Damir Habijan, ministro della Giustizia, della Pubblica Amministrazione e della Trasformazione Digitale. Stupisce però che non siano mai state fornite informazioni dettagliate su diverse questioni chiave considerando la portata del progetto la cui realizzazione dovrebbe iniziare il prossimo anno. Anche le modalità di acquisizione dei terreni e delle infrastrutture locali destano perplessità.

È stata firmata una lettera d’intenti tra l’investitore e il gruppo croato Končar, diventato così un partner strategico per le infrastrutture energetiche. Tuttavia, nonostante l’annuncio che i lavori dovrebbero iniziare il prossimo anno, non è ancora noto se sussistano le condizioni formali di base, come i permessi di costruzione, l’approvazione dello studio di impatto ambientale, la risoluzione delle questioni legali relative alla proprietà e le autorizzazioni definitive per la fornitura di energia elettrica. Non è stato nemmeno confermato che tutte le risorse finanziarie necessarie siano state garantite.

Prima dell’avvio dei lavori bisognerebbe modificare i piani regolatori e garantire gli allacciamenti alla rete elettrica, l’acquisizione dei terreni e la stipula dei contratti con gli appaltatori principali. Non sorprende quindi che alcuni esperti indipendenti non condividano l’ottimismo degli investitori riguardo alle tempistiche del progetto, affermando che potrebbe trattarsi di un’idea megalomane di difficile realizzazione.

Una spinta allo sviluppo locale?

L’acquisizione dei terreni si sta rivelando particolarmente controversa. La costruzione del data center dedicato all’intelligenza artificiale, con tutte le infrastrutture necessarie, è prevista nel comune di Topusko, a poco meno di cento chilometri a sud di Zagabria, vicino al confine con la Bosnia Erzegovina. Si tratta di un’area scarsamente popolata, duramente colpita dalla guerra degli anni Novanta e ora afflitta da emigrazione e stagnazione economica.

Andabak ha già acquistato terreni in quest’area in passato e la popolazione locale è scettica per diverse ragioni. Gli abitanti affermano che da anni si acquistano appezzamenti agricoli per la costruzione di impianti solari, ma che le transazioni non sono state trasparenti e che i proprietari hanno subito pressioni. Sottolineano che lo stesso copione si sta ripetendo ora.

Anche l’annuncio di nuovi posti di lavoro per la popolazione locale nell’ambito del progetto appare discutibile. Gli investitori affermano che verrebbero creati circa tremila posti di lavoro durante la fase di costruzione e circa millecinquecento in seguito. I critici sottolineano però che il numero di posti di lavoro permanenti annunciati è molto basso rispetto all’entità dell’investimento. Secondo gli esperti IT, i grandi data center creano pochi posti di lavoro permanenti.

Alcuni esperti mettono in guardia sulla possibilità che le procedure amministrative nella fase iniziale del progetto si protraggano per anni. A suscitare preoccupazione è anche l’enorme consumo di energia elettrica necessario per un centro di questo tipo, che ammonterebbe a circa un quarto del consumo energetico totale della Croazia. Altrettanto problematici sono il carico sulla rete elettrica, l’impatto sull’ambiente e sulle falde acquifere, nonché la mancanza di trasparenza da parte degli investitori.

Il fattore energetico

Particolarmente curiosa è l’ipotesi che il progetto di intelligenza artificiale sia in realtà legato al settore energetico e agli impianti solari. Si ipotizza che il vero nucleo economico del progetto possa essere l’energia, principalmente la produzione e la distribuzione su larga scala di elettricità, mentre il data center fungerebbe da cornice in termini di investimenti per lo sviluppo di un sistema energetico su vasta scala.

Un data center per l’intelligenza artificiale della potenza annunciata avrebbe bisogno di enormi quantità di energia elettrica stabile, motivo per cui il progetto prevede grandi centrali solari, una nuova rete di trasmissione, sottostazioni e linee di trasmissione. Gli scettici sottolineano che la componente energetica del progetto è molto più elaborata rispetto all’infrastruttura per l’intelligenza artificiale stessa.

Durante le presentazioni pubbliche si tende infatti ad approfondire aspetti legati alla produzione di energia e ai partner del settore energetico, invece di concentrarsi sui potenziali utenti del data center, sulle aziende di intelligenza artificiale e sui clienti convenzionati.

Sin dall’inizio nel progetto sono state coinvolte alcune aziende fortemente legate al settore energetico. Oltre al già citato gruppo Končar, specializzato in infrastrutture e reti elettriche, è presente anche il gruppo portoghese Greenvolt, attivo nel settore delle energie rinnovabili.

L’Europa – come sottolineano gli esperti – è attualmente impegnata in una vera e propria corsa alle fonti di energia rinnovabile e alle connessioni alla rete elettrica. In questo contesto, un grande progetto di intelligenza artificiale può ottenere più facilmente sostegno politico, permessi e capitali internazionali rispetto ad un progetto energetico classico o ad una grande centrale solare.

Non è quindi da escludere che l’infrastruttura energetica rappresenti il ​​principale interesse commerciale del progetto, mentre la componente di intelligenza artificiale funga da “elemento di supporto” per l’investimento, poiché il valore delle reti energetiche e della produzione di elettricità potrebbe essere più importante nel lungo termine rispetto al centro di intelligenza artificiale stesso.

È curioso notare come il progetto Pantheon AI sia stato presentato alla fine di aprile a margine di un incontro dell’Iniziativa dei Tre Mari a Dubrovnik. All’evento, oltre ai capi di stato e di governo degli stati membri dell’Iniziativa dei Tre Mari (Europa centrale e orientale), hanno partecipato rappresentanti dell’UE e di diverse istituzioni finanziarie internazionali e banche di sviluppo, grandi aziende internazionali e fondi di investimento, nonché una delegazione degli Stati Uniti, in qualità di partner strategico dell’Iniziativa.

Nel corso dell’incontro, alla presenza di Chris Wright, segretario all’Energia degli Stati Uniti e co-presidente del Consiglio americano per il dominio energetico, Borjana Krišto, presidente del Consiglio dei Ministri della Bosnia Erzegovina, e Andrej Plenković, primo ministro croato, hanno firmato un accordo sulla costruzione del gasdotto di interconnessione meridionale tra la Bosnia Erzegovina e la Croazia.

In quell’occasione, Chris Wright ha dichiarato di essere “orgoglioso della decisione dei governi di Bosnia  Erzegovina e Croazia di sostenere questo progetto” e di sperare che il progetto si realizzi il prima possibile. Gli USA hanno esercitato pressioni sulle autorità bosniaco-erzegovesi affinché firmassero l’accordo, cercando con insistenza di influenzare il parlamento di Sarajevo e invitando a ignorare e persino violare direttamente la legge.

Per comprendere cos’è il Consiglio americano per il dominio energetico e qual è il suo ruolo, è opportuno ricordare che, proprio il giorno in cui si è insediato ufficialmente come Presidente degli Stati Uniti per la seconda volta, il 20 gennaio 2025, Donald Trump ha emanato un ordine esecutivo per l’uscita degli Stati Uniti dall’Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici.

Appena due settimane dopo, con un nuovo ordine esecutivo, Trump ha istituito il Consiglio nazionale per il dominio energetico, affermando chiaramente: “La politica della mia amministrazione sarà quella di rendere l’America dominante nel settore energetico”. La strategia di Trump, come è noto, prevede lo sfruttamento sconsiderato delle risorse altrui, garantendo enormi vantaggi finanziari alle aziende americane e, al contempo, esercitando pressioni politiche sulle autorità dei paesi subordinati, pur definendoli cinicamente partner.

Nicole McGraw, ambasciatrice statunitense a Zagabria, ha dichiarato che “una volta realizzato il progetto Pantheon, le più grandi aziende americane arriveranno in Croazia”. Negli Stati Uniti, la costruzione di grandi data center per l’intelligenza artificiale di solito richiede almeno il doppio del tempo previsto per il centro Pantheon AI, con frequenti ritardi. Invece di un unico enorme centro, come quello annunciato in Croazia, i progetti statunitensi solitamente vengono realizzati in più fasi e in diverse località.

Negli ultimi anni, le autorità statunitensi hanno progressivamente ridimensionato o sospeso i progetti legati ai grandi data center per via del sovraccarico della rete elettrica. Alcuni stati federali e amministrazioni locali hanno introdotto moratorie sulla costruzione di nuovi data center a causa dell’enorme consumo energetico.