Croazia: lo spettro del fascismo

Dopo decenni di sostegno, più o meno esplicito, del revisionismo storico da parte della leadership di Zagabria, il fascismo sta sempre più prendendo piede tra i giovani croati. Complice anche un quadro giuridico lacunoso che non definisce chiaramente, e quindi non sanziona in modo adeguato la glorificazione del regime ustascia

09/04/2026, Saša Leković
Jasenovac, Croazia © Nenad Nedomacki/Shutterstock

Jasenovac, Croazia © Nenad Nedomacki/Shutterstock

Jasenovac, Croazia © Nenad Nedomacki/Shutterstock

Sembra una battuta di cattivo gusto, ma purtroppo è vero. Al recente concorso pubblico per l’incarico di direttore del Memoriale di Jasenovac non si è presentato nessun candidato con le qualifiche adeguate.

Questo ente pubblico gestisce il complesso commemorativo sul sito dell’ex campo di concentramento di Jasenovac, dove durante la Seconda guerra mondiale il regime criminale e collaborazionista dello Stato Indipendente di Croazia (NDH) imprigionò, torturò e uccise molti serbi, ebrei, rom, ma anche croati che si opposero al governo filo-fascista.

A rendere la vicenda ancora più assurda, è il fatto che, oltre ad uno storico relativamente sconosciuto, al concorso ha partecipato anche Igor Vukić, che da anni nega pubblicamente la natura criminale di Jasenovac, definendolo un “campo di lavoro”.

Vukić è stato uno dei promotori e partecipanti ad un incontro, tenutosi al parlamento croato nell’ottobre del 2025, intitolato “Un approccio scientifico alla ricerca sulle vittime di Jasenovac”.

Durante l’incontro, dal titolo apparentemente neutro, ufficialmente organizzato da due piccoli partiti parlamentari di estrema destra, i partecipanti hanno affermato che il campo di Jasenovac non era un campo di sterminio bensì un campo di lavoro, negando i dati ufficiali e mettendo in discussione il numero delle vittime senza fornire alcuna prova.

Reagendo alle richieste dell’opposizione di sinistra di vietare simili raduni revisionisti, Goran Jandroković, presidente del parlamento e membro dell’Unione democratica croata (HDZ), ha dichiarato che la questione esula dalle sue competenze, scaricando la responsabilità sugli organizzatori.

Quando il governo promuove il revisionismo

L’atteggiamento della leadership di Zagabria nei confronti del revisionismo storico a volte si trasforma in un aperto sostegno ai revisionisti, come nel caso del cantante Marko Perković, soprannominato Thompson (tipo di fucile d’assalto). Il modo a dir poco scandaloso in cui Perković esalta l’NDH sul palco, anche glorificando i criminali ustascia, viene considerato da alcuni ministri come patriottismo.

Durante un concerto di Thompson all’Ippodromo di Zagabria nel luglio 2025, si è potuto sentire il grido ustascia “Za dom spremni” [Per la patria pronti] e il pubblico ha sventolato numerosi simboli dello Stato Indipendente di Croazia.

“Credo che la Croazia e l’Europa debbano fondarsi sui valori che Thompson ha chiaramente espresso durante il concerto, ossia sui valori cristiano-democratici che abbiamo in qualche modo trascurato in questa follia europea”, ha dichiarato dopo il concerto Ivan Anušić, ministro della Difesa e membro dell’HDZ.

A causa della glorificazione dello stato ustascia durante i suoi concerti, come anche nelle sue esternazioni pubbliche, a Thompson è stato vietato di esibirsi in alcuni paesi dell’UE.

L’aumento della simpatia per il regime ustascia tra i giovani in Croazia, otto decenni dopo la sua sconfitta, è senz’altro dovuto anche alla popolarità del cantante Marko Perković.

La sua esibizione più nota è quello all’Ippodromo di Zagabria. Stando agli organizzatori, al concerto ha partecipato ben mezzo milione di spettatori. Poco dopo quell’evento è stato pubblicato un sondaggio rilevando un aumento del sostegno dell’NDH tra i giovani in Croazia. Questi dati hanno contribuito all’acuirsi delle profonde polemiche ideologiche nella società croata.

Ivo Goldstein, storico croato, già ambasciatore in Francia, ha messo in guardia sulle recrudescenze nazionaliste nei mesi successivi al raduno all’Ippodromo. Goldstein è tornato sull’argomento a metà marzo in un’intervista rilasciata al portale croato Telegram, sottolineando di ritenere il primo ministro Andrej Plenković responsabile dell’ascesa dell’ideologia neo-ustascia.

Le responsabilità del primo ministro

Il governo di Andrej Plenković (HDZ) – attualmente al suo terzo mandato come premier (a ottobre saranno dieci anni dall’inizio del suo primo mandato) ha indubbiamente contribuito in modo significativo alla diffusione del sentimento fascista nella società, soprattutto tra i giovani. La leadership al potere tende a sminuire il carattere problematico del grido ustascia “Per la patria, pronti” e a chiudere un occhio di fronte alla distruzione dei monumenti antifascisti e al revisionismo storico in generale.

Quando al primo ministro Plenković sembra che il sostegno aperto al revisionismo storico sia dannoso per il suo partito e per la sua posizione politica, il governo reagisce, ma solo per riparare il danno politico a breve termine.

Nel caso dell’elezione del direttore del Memoriale di Jasenovac, la riparazione del danno politico si riflette nella decisione di Nina Obuljen Koržinek, ministra della Cultura e dei Media, di respingere entrambe le candidature presentate e di prorogare per un anno il mandato dell’attuale direttrice, Sara Lustig.

Lustig è anche consigliere speciale del premier Andrej Plenković per le questioni relative all’Olocausto, alla lotta contro l’antisemitismo e ai rapporti con le comunità ebraiche. Questo aggiunge un ulteriore tocco di assurdità alla storia, soprattutto perché Plenković stesso sostiene Thompson, al punto da aver portato i suoi figli a farsi fotografare con il cantante prima del grande concerto a Zagabria.

A metà marzo 2026, il ministro Anušić ha salutato calorosamente Thompson alla cerimonia di giuramento del primo gruppo di coscritti – tra i quali c’era anche la figlia del cantante – dopo il ripristino della leva obbligatoria in Croazia.

I media mainstream hanno riportato la notizia senza contestualizzarla, parlando dell’incontro cordiale tra il ministro della Difesa e il “portavoce” del revisionismo storico concentrandosi sugli aspetti fatui. Così, è stato riportato che in quell’occasione la moglie di Thompson portava una borsa nera di Louis Vuitton del valore di 2450 euro.

Un quarto dei giovani croati glorifica l’NDH

Il comportamento del governo ha sicuramente influito anche sui risultati di un sondaggio condotto tra settembre e ottobre 2025, non ancora pubblicati ufficialmente ma apparsi su alcuni media a febbraio, secondo cui quasi un croato su quattro di età inferiore ai 24 anni ha un’opinione positiva dell’NDH.

Nello specifico, nell’ambito del sondaggio condotto dall’Istituto di ricerca sociale di Zagabria, alla domanda con chi si sarebbero schierati se dovessero scegliere oggi, il 17% degli intervistati ha indicato che avrebbe sostenuto le unità dello Stato Indipendente di Croazia anziché il movimento partigiano antifascista. In un altro sondaggio condotto dallo stesso istituto due anni prima, il tasso dei giovani favorevoli all’NDH si era fermato al 12%.

Dopo il concerto di Thompson a Zagabria, i graffiti con messaggi nazionalisti e sciovinisti, minacce e simboli ustascia sono diventati sempre più frequenti. All’inizio del 2026, a Zagabria, davanti ai palazzi in cui abitano le deputate Anka Mrak Taritaš e Darija Orešković, che criticano pubblicamente il revisionismo storico e accusano il governo di tollerare tale comportamento, sono state organizzate manifestazioni a scopo intimidatorio. Questo ha spinto le due deputate a presentare un’iniziativa parlamentare per modificare la legge sulle manifestazioni pubbliche.

L’obiettivo dell’iniziativa è vietare le proteste davanti a case e abitazioni private che minacciano l’inviolabilità della casa e la sicurezza dei cittadini. A Spalato, esponenti dell’estrema destra hanno organizzato un raduno davanti al palazzo in cui vivono i genitori di Boris Dežulović, giornalista pluripremiato e critico del revisionismo storico.

A Zagabria, nel gennaio 2026, un folto gruppo di membri del gruppo di tifosi Bad Blue Boys (tifosi della Dinamo Zagabria) ha sfilato per il centro città, facendo il saluto romano e gridando “Per la patria, pronti!”. Il traffico è stato bloccato ma la polizia non è intervenuta. I principali media, che tendono a “normalizzare” il fascismo, hanno in gran parte ignorato l’incidente, così come non hanno mai parlato dei cori filo-ustascia e dei saluti fascisti negli stadi, fenomeni ignorati anche dai commentatori televisivi delle partite in diretta. Gridando “NDH” e “Per la patria, pronti!” e facendo il saluto fascista, alcuni tifosi della Dinamo hanno celebrato il 40° anniversario della loro tifoseria.

Lacune normative

Nel 2018, il Consiglio per il confronto con le conseguenze dei regimi antidemocratici, istituito dal governo Plenković, ha stabilito che il saluto “Per la patria, pronti” è incostituzionale e inaccettabile in quanto simbolo del regime ustascia, ma poteva essere tollerato in situazioni eccezionali nel contesto della commemorazione dei membri caduti delle Forze di difesa croate (HOS).

In pratica, questa decisione porta a situazioni giuridiche contraddittorie sull’utilizzo del saluto ustascia. Per i sostenitori della tesi secondo cui negli anni Novanta il saluto “Per la patria pronti” sarebbe diventato il simbolo della guerra di liberazione croata questo saluto è un’espressione di patriottismo.

La verità è che il nome delle Forze di difesa croate fu ripreso dal periodo dello Stato Indipendente di Croazia, che negli anni anni Novanta l’HOS era un’organizzazione paramilitare di partito con solo poche migliaia di combattenti (tre volte meno di quanti, secondo i dati ufficiali, fossero i serbi nell’esercito croato), e che l’HOS fu abolita dall’allora presidente croato Franjo Tuđman dopo meno di un anno di attività. Inoltre, le unità militari croate regolari non hanno mai utilizzato il saluto “Per la patria pronti”.

In Croazia, la prassi – dichiarata incostituzionale – di esaltare il regime criminale dello Stato Indipendente di Croazia viene sminuita o ignorata. Ad esempio, alcune persone sono state denunciate per aver esposto simboli ustascia ai concerti di Thompson, ma il cantante non è mai stato ritenuto legalmente responsabile per aver pronunciato sul palco il saluto “Per la patria pronti”.

D’altra parte, a febbraio Thompson è stato denunciato per aver intonato il canto ustascia insieme ad alcuni presenti tra il pubblico durante un concerto a Široki Brijeg, in Bosnia Erzegovina. La procura ha confermato di aver ricevuto la denuncia, ma non ci sono ancora informazioni su un eventuale atto di accusa. La pena prevista è fino a tre anni di reclusione.

Široki Brijeg si trova nella parte occidentale dell’Erzegovina, dove i croati costituiscono il 95% della popolazione. Durante la guerra degli anni Novanta, in quest’area era stata formata la cosiddetta Repubblica Croata di Herceg-Bosna, un’entità nazionalista illegale, dove erano stati allestiti campi per bosgnacchi. Nelle sue canzoni, Thompson considera quest’area della Bosnia Erzegovina come parte integrante della Croazia.

Commenta e condividi
Iscriviti alla newsletter

La newsletter di OBCT

Ogni venerdì nella tua casella di posta