Come il Montenegro si prepara a un’emergenza che non c’รจ

La percezione di un’emergenza migranti percorre come una febbre i Balcani, ma in nessun paese assume sembianze surreali come in Montenegro, dove si lavora alacremente per affrontare arrivi di massa che almeno per ora non sono ancora avvenuti

01/08/2018, Christian Elia

(Pubblicato originariamente da Open Migration )

La narrazione di un problema, a volte, precede il problema stesso. Sembra questo il caso del Montenegro, che negli ultimi tempi ha guadagnato gli onori delle cronache con il tema forte di stagione: i migranti. I richiedenti asilo, per la precisione.

Negli ultimi due mesi il governo di Podgorica ha prima dichiarato di valutare la costruzione di un muro al confine con lโ€™Albania, le cui forze dellโ€™ordine lascerebbero passare una quota crescente e preoccupante di migranti rifiutandone il respingimento. Pochi giorni dopo, lโ€™esecutivo montenegrino ha discusso di unโ€™adesione a Frontex, lโ€™agenzia delle frontiere europee. Posizioni pubbliche premiate dal governo ungherese, pronto a donare a Podgorica il filo spinato necessario a mettere in โ€œsicurezzaโ€ almeno 25 chilometri del proprio confine meridionale.

Al centro per richiedenti asilo di Spuลพ

La strada verso il centro per richiedenti asilo di Spuลพ, a mezzโ€™ora da Podgorica, รจ una sonnolenta statale di provincia per Nikลกiฤ‡ e il Montenegro settentrionale. Una strada di campagna si srotola tra alberi di fichi e arbusti, prima di finire in uno spiazzo sul quale si affacciano due strutture. Entrambe recintate, simili dallโ€™esterno, sono molto diverse allโ€™interno. Una delle due รจ il carcere di Podgorica, lโ€™altra รจ quella dove un gabbiotto di addetti alla sicurezza, disarmati, chiamano i responsabili della struttura.

โ€œDipendiamo dal ministero degli Interni adessoโ€, spiega Anฤ‘ela ล ekularac-Terziฤ‡, giovane psicologa del centro, mentre ci accoglie sorridente allโ€™ingresso. โ€œPrima questo centro dipendeva dal ministero del Lavoro e da quello delle Politiche Sociali, ma il 1ยฐ gennaio 2018 cโ€™รจ stata la riforma e da Centro per i Richiedenti Asilo abbiamo cambiato nome in Centro per Richiedenti Protezione Internazionaleโ€ aggiunge Tamara Lakiฤ‡, avvocato e consulente legale per le persone che risiedono nel centro. โ€œNoi ci occupiamo di accoglienza, alloggio, supporto legale e sanitario, sostegno psicologico, trasporti e attivitร , mentre un nuovo dipartimento ad hoc โ€“ sempre sotto la responsabilitร  del ministero degli Interni โ€“ si occupa di analizzare la richiesta di asilo secondo i termini di legge [21 mesi al massimo, NdA]. Qui arrivano le persone che, entrate nel paese, fanno richiesta come richiedenti asilo o protezione sussidiaria. I nostri colleghi, con interviste mensili, ricostruiscono e verificano le motivazioni della richiesta e decidono se concederla o menoโ€.

Tamara e Anฤ‘ela sono professionali, preparate, disponibili. Dopo un caffรจ in un ufficio pieno del fumo di mille sigarette, ci guidano a visitare la struttura, in un tour che a tratti sembra quasi promozionale. โ€œCi sono tre blocchi, uno per gli uomini soli, uno per le donne sole e un altro per le famiglie. In caso di necessitร , perรฒ, possiamo fare conto su strutture di emergenzaโ€. Che sono dei container sistemati nel cortile del centro, ma che verranno sostituiti presto, racconta Anฤ‘ela, da casette prefabbricate dellโ€™Ikea che hanno pure vinto un premio di design. E sorride. Per i minori non accompagnati, invece? โ€œIn quel caso viene nominato dal tribunale un tutore che si occupa di loro e delle loro necessitร โ€.

Quindi nel paese che vuol costruire un muro al confine con lโ€™Albania, al momento, cโ€™รจ un centro con 80 posti (57 dei quali occupati al momento della visita) che รจ piรน che sufficiente a colmare le necessitร . Ma chi sono le persone ospitate dal centro?

Matoub, Alรฌ, Mohammed

Matoub lo noti subito, per come sorride, per come cerca il tuo sguardo, per una voglia di comunicare che arriva prima di lui. โ€œVengo dallโ€™Algeria, sono un cabilo [regione settentrionale a maggioranza tamazigh, di origine berbera]. Per noi arrivare a Istanbul non รจ un problema, non abbiam bisogno di visto. Poi, da lร , in Grecia, poi in Albania e ora qui. Ma appena riesco, riparto, vero?โ€ chiede rivolgendosi ai due amici ai suoi fianchi, algerini e cabili come lui, che annuiscono sempre. โ€œIo voglio arrivare a Marsiglia, prima o poi ci riuscirรฒ. Lร  cโ€™รจ gente che conosco, voglio sfondare nel mondo della musica. Ho 23 anni, posso ancora farcela. Dellโ€™Algeria mi manca la famiglia, gli amici, la mia bellissima terra. Ma non ho un futuro, perchรฉ la vita รจ dura per tutti, ma per noi cabili ancor di piรน. Un governo corrotto, una societร  conservatrice. Ho una vita soltanto, giusto?โ€.

Il centro รจ tenuto bene, pulito, ogni blocco รจ affidato per la gestione delle pulizie quotidiane agli ospiti stessi. Tre piani, ogni piano due spazi comuni, uno ad uso di piccola cucina, uno per la televisione e, nel blocco delle famiglie, per i bimbi. Matoub non si lamenta. โ€œCi trattano bene, anzi, io ho sentito molte brutte storie di persone che hanno fatto un viaggio simile al mio, ma io non mi lamento. Io i problemi li ho avuti con gli arabi! Che non mi sopportano, perchรฉ bevo e fumo, ma per il resto basta pagare e si va avanti lungo la strada. I turchi sono i piรน furbi: si fan pagare dallโ€™Europa per fermarci, si fan pagare da noi per lasciarci passare, cosรฌ guadagnano due volte! Continuerรฒ a pagare e arriverรฒ a Marsigliaโ€.

Con Matoub e i suoi amici cโ€™รจ un gruppo di ragazzi dallโ€™Afghanistan. Solo Alรฌ parla inglese, gli altri gli si stringono un poโ€™ attorno, lui sembra quasi proteggerli con la sua mole imponente. โ€œArrivo da un piccolo paese al confine tra Afghanistan e Pakistan, zone pericolose, per tutti. Prima di passare dalla Grecia e dallโ€™Albania sono andato in Turchia, passando dallโ€™Iran. Spero di ripartire subitoโ€.

Nelle altre stanze ci sono Mohammed, libico, anche lui arrivato via Istanbul, e un ragazzo russo e un ragazzo serbo, schivi, che se ne stanno in disparte. La loro รจ una storia differente, che non hanno voglia di raccontare, ma che li ha portati nello stesso luogo di queste vite in transito.

Dal campo profughi di Yarmouk al Montenegro

Le due famiglie del centro sono siriane. โ€œAh, beh, i siriani sono diversi, sono davvero fantasticiโ€, sospira Anฤ‘ela con ammirazione. Vengono tutti da Yarmouk, il campo profughi palestinese di Damasco, devastato dalla guerra che dal 2011 distrugge la Siria. Non parlano inglese, le traduzioni sono complicate. Facile invece parlare con Ana, una giovanissima ragazza cubana, ospite del centro con i due bimbi. E non รจ un caso raro. I cubani, che non hanno bisogno di visto per Belgrado e da lร  si muovono verso i paesi della frontiera orientale, non sono pochi, arrivando a rappresentare il terzo o quarto gruppo per provenienza di tutti i richiedenti asilo in Montenegro.

โ€œAppena arrivano noi ci occupiamo di una visita medica specifica, se vengono riscontrate delle patologie particolari, vengono riferiti allโ€™ospedale statale di Podgorica. I casi piรน gravi, per noi, sono stati Aids, tubercolosi, epatite, ma davvero pochi in questi anni. Ricordo, invece, una bimba cubana, arrivata con la famiglia dallโ€™Albania, con un principio di assideramento. Le hanno dovuto amputare le dita dei piediโ€, ricorda Anฤ‘ela, spegnendo per un attimo il suo sorriso da guida turistica. โ€œRispetto al mio lavoro, invece, i traumi sono spesso quelli di persone che hanno subito torture e traumi: paranoia, depressione e altri disturbi, che รจ perรฒ difficile seguire a fondo, perchรฉ la maggioranza di loro va via dopo una notteโ€.

Quindi รจ lecito dire che non esiste alcuna emergenza in Montenegro? โ€œIl centro รจ sufficiente, per oraโ€, ammette Anฤ‘ela senza rispondere nel merito, โ€œma รจ in fase di progettazione un centro di transito โ€“ al confine con lโ€™Albania โ€“ per coloro che non si vogliono fermare quiโ€. Che servirebbe molto di piรน, perchรฉ la maggior parte degli ospiti della struttura non resteranno oltre una buona dormita, una doccia e un pasto caldo. Quanti hanno ottenuto la protezione internazionale? โ€œIn Montenegro la media รจ di massimo dieci persone allโ€™annoโ€.

Lโ€™emergenza che non cโ€™รจ

Per tornare in cittร  ci chiamano un taxi, che arriva con un carico di birra per le sorridenti guardie del centro. โ€œGiornalisti? Avete visitato il centro? Eh, purtroppo non si puรฒ accogliere tutti, sono troppi, noi siamo un paese poveroโ€. Perchรฉ, appunto, la narrazione di un problema a volte arriva prima del problema stesso.

Mensur Bajramspahiฤ‡ รจ un ragazzone dalla faccia simpatica, dai modi affabili e cordiali, che ne fanno un ottimo portavoce per lโ€™Unhcr a Podgorica.

โ€œIn Montenegro, dallโ€™inizio di questโ€™anno, sono state 1380 le persone che han fatto richiesta di asilo. Dal 2006, da quando cioรจ esiste una legge in Montenegro, il numero di richiedenti asilo nel paese รจ di circa 13mila. Un trend in crescita, sicuramente, ma non ha assunto il profilo della crisi.

In media, restano in Montenegro solo per alcuni giorni prima di dirigersi verso i paesi dell’Ue e la rotta, piรน o meno, รจ sempre quella: dallโ€™Albania arrivano qui, per andare in Bosnia Erzegovina e in Croazia e poi proseguireโ€.

Come รจ possibile allora che si parli di emergenza? โ€œIn linea di massima, almeno rispetto ai paesi Ueโ€, spiega Mensur, โ€œqui il dibattito รจ piรน pacato. Le notizie che riceviamo dalla Bosnia, soprattutto, ci allertano su un possibile aumento dei richiedenti asilo questโ€™estate, perchรฉ Sarajevo e dintorni stanno vivendo un momento di pressione; noi ci stiamo preparando, ma senza allarmismiโ€. Coinvolgendo anche la societร  civile? โ€œQuesto รจ un tema differente rispetto ai paesi Ue, ad esempio, perchรฉ qui รจ tutto affidato allo stato e a noiโ€.

Un fattore interessante, quello del silenzio della societร  civile. Si parla di muri, di filo spinato, di Frontex, ma allo stesso tempo invece, osservando la stampa locale durante le recenti elezioni presidenziali, nella campagna elettorale il tema รจ stato quasi completamente assente. Perchรฉ? Come se si volesse mandare un messaggio allโ€™Unione europea, notoriamente sensibile allโ€™argomento, piรน che allโ€™interno del paese.

I giornalisti montenegrini che si occupano di rifugiati

Perchรฉ il Montenegro, di fatto, ha ben altri problemi e uno di questi รจ con lโ€™informazione. Il paese, come giร  รจ accaduto altre volte in passato, รจ stato scosso dallโ€™attentato contro la giornalista investigativa del quotidiano Vijesti Olivera Lakiฤ‡, rimasta ferita lโ€™8 maggio scorso. Un caso tuttโ€™altro che isolato, visto che come ha scritto Damira Kalac in un articolo pubblicato da Osservatorio Balcani Caucaso Transeuropa, โ€œDal 2004, quando รจ stato ucciso il caporedattore del quotidiano Dan, Duลกko Jovanoviฤ‡, in Montenegro sono stati registrati 76 casi di attacchi contro giornalistiโ€.

Uno di questi รจ Vladimir Otaลกeviฤ‡, del network di giornalismo investigativo Lupa, minacciato di morte dal fratello dellโ€™allora primo ministro Markoviฤ‡. Otaลกeviฤ‡ รจ anche uno dei pochi che si รจ occupato di profughi in Montenegro.

โ€œIl problema dei profughi in Montenegro non รจ grande come in Ungheria, Germania o Italia, e i media non sono interessati a informare su questo temaโ€ mi conferma Otaลกeviฤ‡. โ€œOgni tanto perรฒ si possono trovare informazioni e altri dati rilevanti, per esempio rispetto al traffico che viene fatto di queste persone. Io me ne sono occupato negli anni scorsi. I profughi entrano di solito dal valico di Boลพaj. Rimangono solo alcuni giorni nel campo di Spuลพ, dopodichรฉ si dirigono verso Roลพaje, nelle cui vicinanze attraversano la frontiera con la Serbia, nella maggior parte dei casi presso il valico di Draฤenovac. Secondo i dati dei servizi di sicurezza i trafficanti utilizzano spesso i taxi, ma anche altri mezzi di trasporto. Sempre secondo quei dati, alcuni anni fa gli immigrati pagavano ai trafficanti 3.500 euro a persona per attraversare il Montenegroโ€.

Il tema degli affari fatti sulla pelle dei migranti stava a cuore a Andrijana Kadija, ex direttrice della Radiotelevizija Crne Gore (RTCG), lโ€™emittente pubblica montenegrina, silurata con la colpa di essere nel board di una Ong. Perchรฉ il Montenegro โ€“ come ha scritto recentemente Dragoslav Dedoviฤ‡ in un corsivo di commento alle ultime presidenziali (vinte ancora dal leader del Partito Democratico Socialista, Milo ฤukanoviฤ‡) โ€“ vive dalla dissoluzione della ex-Jugoslavia una sorta di โ€œgiorno della marmottaโ€. ฤukanoviฤ‡ governa il paese โ€“ in pratica โ€“ dal 1998, nonostante tre annunci di ritiro dalla politica e una serie di processi che lo vedevano coinvolto in svariati traffici, compreso il lucroso affare delle sigarette negli anni Novanta, tema sul quale indaga da tempo proprio Olivera Lakiฤ‡.

ฤukanoviฤ‡, da anni, punta tutto sulla triade Ue/Nato/Euro, tenendosi fuori dal pantano dei nazionalismi della jugosfera. A Podgorica รจ normale trovare simboli della ex-Jugoslavia che convivono con il monumento alle vittime di Goli Otok, lโ€™isola-prigione dove venivano confinati i dissidenti politici. Un colpo al cerchio, uno alla botte. Un europeista cosรฌ convinto รจ di sicuro uno al quale non fare troppe domande in tempi cosรฌ bui per la tenuta dellโ€™Unione. Lui e il suo entourage usano il tema migranti per mostrarsi zelanti custodi di confini minacciati. Tanto quanto, come spiegava Dedoviฤ‡, lโ€™opposizione montenegrina filorussa non oppone altro che una strumentalizzazione opposta della vicenda, cavalcando lโ€™idea dellโ€™invasione in salsa islamofobica e di pericolo terrorista per attaccare il governo sulla base di un problema che non cโ€™รจ.

La giornata sta per finire, e attorno a uno dei ponti che collega la cittร  a cavallo del fiume Moraฤa che lโ€™attraversa, riappare Alรฌ, con lo sguardo dolce. Attorno a lui tutti gli altri afgani conosciuti al centro. Alรฌ ha il suo zaino, anche gli altri. Stanno parlando con un tassista, Alรฌ ci guarda, e sorride, come fosse stato sorpreso a far qualcosa che non va. Il tassista non li carica, va via, ne fermano un altro. Perchรฉ il viaggio continua, nonostante tutto.

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