Bulgaria e discriminazioni: passi avanti, ma la strada รจ ancora lunga

Un recente rapporto della Commissione europea contro il razzismo e lโ€™intolleranza (ECRI) fa il punto sulla lotta alle discriminazioni in Bulgaria. Negli ultimi anni i passi avanti sono visibili, ma molti problemi rimangono irrisolti

06/12/2022, Francesco Martino Sofia

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Nelle strade di Sofia - ยฉ Belish/Shutterstock

รˆ un quadro a luci ed ombre, con miglioramenti anche significativi, ma anche numerose e persistenti zone dโ€™ombra, quello che emerge dallโ€™ultimo rapporto che la Commissione europea contro il razzismo e lโ€™intolleranza, organo indipendente creato dal Consiglio dโ€™Europa, ha dedicato alla Bulgaria.

Lo studio, adottato nel giugno 2022, ma reso pubblico ad ottobre, parte con alcune note positive, registrando passi in avanti rispetto al precedente rapporto che risale al 2014. Varie le evoluzioni registrate in Bulgaria negli ultimi anni e lodate dallโ€™ECRI. Innanzitutto il consolidamento delle attivitร  della Commissione per la protezione contro le discriminazioni , istituzione pubblica creata nel 2005, e che nellโ€™ultimo quinquennio ha finalmente ricevuto una dotazione economica piรน adeguata, consentendo lโ€™apertura di nuovi uffici sul territorio, oggi arrivati ad essere 24.

Tra le azioni contro il linguaggio dโ€™odio (hate speech) la piรน significativa, anche dal punto di vista simbolico, รจ stata il divieto di tenere la controversa โ€œLukov Marshโ€, una manifestazione tenuta annualmente il 18 febbraio nella capitale Sofia da gruppi ultra-nazionalisti e neonazisti in ricordo della figura del generale Hristo Lukov, esponente dellโ€™ala filo-nazista dellโ€™esercito bulgaro, ucciso da partigiani comunisti nel 1943. Dopo anni di accese polemiche, nel 2020 il Tribunale amministrativo supremo ha definitivamente vietato la fiaccolata notturna che attraversava le strade del centro cittadino, con evidente riferimento alle coreografie del Terzo Reich.

Alcune novitร  si sono viste anche nel campo della lotta alla discriminazione della comunitร  LGBTI, con lo sforzo di creare una sinergia tra attori della societร  civile e istituzioni: uno sforzo culminato nel 2019 nellโ€™inclusione di Ong attive nella difesa dei diritti LGBTI in attivitร  di formazione degli organi di polizia volte al riconoscimento e alla repressione di reati dโ€™odio (hate crimes).

Di centrale importanza per la Bulgaria, dove vive una delle popolazioni rom piรน numerose nellโ€™UE, รจ certamente la lotta alle discriminazioni su base etnica e razziale. Sforzi volti allโ€™integrazione della comunitร  rom, che rimane fortemente discriminata e marginalizzata, sono stati fatti nel campo dellโ€™istruzione: nella scuola dโ€™infanzia, ad esempio, sono state introdotte ore di lingua bulgara dedicate ai bambini portatori di unโ€™altra lingua madre.

Sempre piรน frequente ed estesa รจ poi la pratica di impegnare la figura del mediatore nelle aree della salute, dellโ€™istruzione e della ricerca dellโ€™occupazione: un approccio che ha mostrato risultati positivi soprattutto durante i periodi piรน duri della pandemia da Covid-19, quando รจ stato fondamentale superare il muro della diffusa sfiducia della comunitร  nei confronti delle istituzioni pubbliche.

Dopo le note positive, perรฒ, arrivano anche numerose e forti critiche da parte dellโ€™ECRI nei confronti del governo di Sofia. Nonostante le reiterate richieste della commissione, ad esempio, nessun meccanismo di monitoraggio รจ stato creato dalle istituzioni bulgare per monitorare o contrastare gli episodi di discriminazione razziale o anti-LGBTI. Mancano inoltre studi approfonditi in grado fare un quadro completo della situazione rispetto alle minoranze sessuali nel paese.

Che la comunitร  LGBTI rimane soggetta a numerosi episodi di discriminazione, anche violenta, รจ dimostrato dai numerosi attacchi subiti a Sofia dal centro LGBTI โ€œRainbow Hubโ€. Lโ€™ultimo ha visto come protagonista Boyan Rasate, leader dellโ€™organizzazione politica di estrema destra โ€œUnione nazionale bulgaraโ€, che nellโ€™ottobre 2021 ha devastato il centro insieme ad un gruppo di suoi militanti.

Dopo lโ€™aggressione, 11 ambasciate straniere presenti a Sofia โ€“ tra cui quelle di Stati Uniti, Francia e Regno Unito – hanno sottoscritto una lettera congiunta di protesta. Alcuni mesi piรน tardi, lo stesso Rasate รจ stato riconosciuto colpevole di โ€œviolazione dellโ€™ordine pubblicoโ€ e condannato ad una pena pecuniaria .

Anche nel campo delle discriminazioni su base etnica e razziale, il rapporto dellโ€™ECRI non puรฒ che constatare il permanere di una situazione di strutturale marginalizzazione della comunitร  rom in Bulgaria, che secondo le stime rappresenta oggi circa il 10% della popolazione nel paese. Negli ultimi anni continuano ad essere registrati attacchi ed aggressioni nei confronti della comunitร .

Nonostante passi in avanti nel campo dellโ€™istruzione, il tasso di abbandono scolastico tra i giovani rom resta molto alto, soprattutto se confrontato al resto della popolazione, mentre la percentuale di rom con istruzione secondaria ed universitaria (rispettivamente il 9 e lo 0,5%) resta molto inferiore alla media. Anche le percentuali di occupazione registrano valori a dir poco preoccupanti: se nel 2021 il tasso di disoccupazione generale si รจ attestato intorno al 5.4%, in aree a forte presenza rom, come ad esempio il quartiere di Stolipinovo a Plovdiv, ha superato ampiamente lโ€™80%.

Negli ultimi anni la situazione รจ stata resa ancora piรน pesante dalla pandemia da Covid-19, e dalle successive misure di prevenzione e contenimento portate avanti dalle autoritร  di Sofia, che hanno colpito in modo particolare i lavoratori della comunitร  rom, spesso impiegati in occupazioni precarie e nel settore informale dellโ€™economia.

Proprio sullโ€™asse delle discriminazioni etniche, rispetto allโ€™appartenenza a minoranze sessuali e sul lavoro, sono iniziate in questi anni in Bulgaria le prime riflessioni sullโ€™intersezionalitร , limitate per ora piรน ad un discorso dei settori piรน consapevoli della societร  civile, ma ancora non recepite da parte delle istituzioni e del discorso pubblico di massa.

Tra i pionieri, da questo punto di vista, cโ€™รจ lโ€™organizzazione non governativa bulgara Amalipe, che nel settembre 2022 ha organizzato uno dei primi seminari sul tema con lโ€™intento di introdurre a giovani rom nozioni di base sulla discriminazione intersezionale, con particolare riferimento alle donne e ai membri della comunitร  LGBTI rom.

Tra le realtร  che hanno contribuito ad avviare una discussione sullโ€™intersezionalitร  in Bulgaria ci sono anche i sindacati. In particolare, nel 2021, la Confederazione dei sindacati indipendenti di Bulgaria (KNSB), una delle principali sigle sindacali del paese, ha partecipato attivamente a una campagna guidata dalla European Trade Union Confederation per chiedere una piรน forte direttiva sulla trasparenza delle retribuzioni a livello europeo , e a spingere per un graduale allineamento delle retribuzioni delle donne โ€“ soprattutto quelle parte di gruppi o comunitร  giร  discriminate o marginalizzate โ€“ a quelle degli uomini a livello europeo.

 

Questo materiale รจ pubblicato nell’ambito del progetto โ€œINGRID. Intersecting Grounds of Discrimination in Italy", cofinanziato dalla Commissione Europea nel quadro del programma REC (Rights, Equality, Citizenship) 2014-2020. Il contenuto di questo articolo rappresenta esclusivamente il punto di vista degli autori ed รจ di loro esclusiva responsabilitร . La CE non si assume alcuna responsabilitร  per lโ€™uso che potrebbe essere fatto delle informazioni in esso contenuto. Vai alla pagina del progetto INGRID

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