Balcani: รจ tempo di cooperare
Ora che le ferite delle guerre balcaniche stanno lentamente cicatrizzandosi, รจ giunto il tempo di costruire il futuro comune della regione. Parola di Hido Biลกฤeviฤ, segretario generale del Regional Cooperation Council
Riconciliazione, cooperazione, collaborazione, pacificazione, dialogo, โJugosferaโ (il copyright รจ del giornalista britannico Tim Judah). Il lessico dei Balcani, negli ultimi tempi, sโรจ aperto a vocaboli finora poco gettonati. Questa variazione sul tema indica che sebbene dissidi, incomprensioni e nodi rimangano al solito sul tappeto, si sta facendo largo una tendenza al rafforzamento dei rapporti tra i soggetti della regione. A livello economico, innanzitutto. Ci sono perรฒ segnali incoraggianti anche sul piano politico. Le buone relazioni tra i presidenti di Serbia e Croazia, Boris Tadiฤ e Ivo Josipoviฤ, costituiscono sotto questโottica lโesempio piรน significativo. Abbiamo chiesto a Hido Biลกฤeviฤ, segretario generale del Regional Cooperation Council, struttura deputata a potenziare la cooperazione regionale nei Balcani, con sede a Sarajevo, di spiegarci questa nuova โnarrazioneโ nel sudest europeo.
Incontri sempre piรน frequenti tra capi di stato, di governo e ministri, accordi economici, protocolli, intese. Negli ultimi due anni il dialogo e la cooperazione, nei Balcani, hanno compiuto a quanto pare un balzo in avanti. A cosโรจ dovuto tutto questo?
Come si usa dire, il tempo รจ la migliore medicina. Le ferite delle guerre stanno lentamente cicatrizzandosi e nello spazio post-jugoslavo cโรจ la consapevolezza che, malgrado le recenti tragedie non vadano dimenticate, se si resta sempre vincolati al passato non รจ possibile costruire futuro. Chiaro, ci sono forze politiche, in tutta la regione, che nel passato intendono rimanere, che giustificano gli errori commessi negli anni โ90 con la classica teoria della cospirazione esterna e innalzano recinti tesi a isolare il proprio Paese dai vicini e dal mondo. Tuttavia, queste forze sono in declino. Nella regione sโavverte chiaramente una nuova dinamica, stimolata dallโidea di Europa e dallโobiettivo comune di entrare nella famiglia europea. Quando nel 1999 nacque lo Stability Pact for Central-Eastern Europe (rimpiazzato dal Regional Cooperation Council nel 2008), la cooperazione veniva percepita come un processo imposto. Oggi, al contrario, possiamo dire che le รฉlite politiche dei Balcani hanno compreso che cooperando possono distanziarsi dai retaggi dei conflitti, rispondere alle esigenze delle loro societร e avvicinarsi allโUe.
Dopo la guerra il contesto balcanico รจ stato segnato dalla presenza di piรน โstati nazioneโ, ognuno ispirato da principi โautarchiciโ e poco propenso al dialogo con i vicini. La cooperazione sta sgretolando questo assetto?
La nascita e lโaffermarsi di stati nazione, conseguenza della frantumazione della Jugoslavia, รจ stato un fatto inevitabile. Ma questa tendenza sta passando. Attualmente ci sono due imperativi. Il primo: adeguare lโarchitettura della sicurezza e della stabilitร , in ogni Paese della regione, ai criteri dellโUe. Il secondo: sviluppare, di settore in settore, iniziative di cooperazione finalizzate a superare definitivamente la frammentazione e a promuovere, quindi, lo sviluppo economico e sociale nei Balcani. A questo sโaffianca il fatto che i politici sono consci che il destino della propria nazione dipende anche da quello dei vicini. Se negli anni โ90 โ faccio un esempio pratico โ si parlava dellโelettricitร croata o delle risorse idriche serbe, adesso inizia a prevalere lโidea che la cooperazione sia lโopzione migliore per sviluppare la prima e le seconde.
A fronte di un quadro migliore cโรจ comunque unโereditร scomoda, quella delle guerre, che tuttora permane. Quando pesa sulla cooperazione?
Gli incontri al vertice e le dichiarazioni congiunte tra politici a cui stiamo assistendo rappresentano una novitร positiva, che si riflette in molti settori della cooperazione: media, universitร , lotta alle mafie, economia. Allo stesso tempo, credo che aumentando le politiche di cooperazione questo processo di superamento dei retaggi della guerra non possa che progredire. Bisogna cogliere i frutti di questo clima nuovo che si respira. Il dialogo tra le personalitร politiche รจ senza dubbio unโottima cosa, ma va coerentemente assecondato dalla piรน ampia gamma possibile di โazionistiโ. Non tutto, infatti, dipende dalla volontร dei capi di stato e di governo. I media, la societร civile, la comunitร imprenditoriale: ognuno deve contribuire a questo processo.
Quali i settori dove la cooperazione risulta piรน fluida? Quali, invece, quelli piรน critici? Forse le infrastrutture?
Da quando il Regional Cooperation Council รจ stato istituito, sono molte le aree in cui si manifesta la propensione a fare cooperazione. La Strategia regionale sulla giustizia e sugli affari interni, allo scopo di contrastare corruzione e mafie, ha dato risultati positivi. Quella su sviluppo e ricerca ha provveduto a indicare aree di prioritร . Recentemente, poi, abbiamo dispiegato programmi sulla difesa e sullโintelligence. Anche qui i frutti non sono mancati.
In questa congiuntura di crisi, peraltro, la cooperazione in alcuni settori strategici risulta ancora piรน necessaria. Quanto alle aree in cui si riscontrano maggiori difficoltร , le infrastrutture, in effetti, sono una nota dolente. Le conseguenze della guerra e della lunga transizione hanno lasciato diverse parti dei Balcani in uno stato di sottosviluppo infrastrutturale. In ventโanni, se si escludono alcune eccezioni, non ci sono stati investimenti nei trasporti. Come si puรฒ pensare che lโIkea possa venire in Bosnia, sfruttando le vaste riserve di legno e dando lavoro, se il paese ha il piรน basso numero di chilometri in autostrade dโEuropa? Come puรฒ sfruttare, la Serbia, la sua posizione geo-economica in termini di collegamenti ferroviari tra Asia Centrale, Turchia, Medio Oriente e mercati Ue, se il 50% dei suoi vagoni merci sono inutilizzabili? La cooperazione nei trasporti รจ necessaria non solo per rispondere allโattuale crisi, ma anche in vista dellโintegrazione con lโUe, di cui รจ elemento complementare.
A proposito di Europa, i 27 dovrebbero fare di piรน per accelerare lโintegrazione dei Balcani, dice qualcuno. La sua opinione?
Per cogliere questo โmomentumโ nei Balcani รจ indispensabile che lโidea dellโallargamento mantenga una sua persistenza. A mio avviso lโUe deve conservare un approccio โvisionarioโ, a prescindere dalle difficoltร che sta incontrando. ร chiaro, tuttavia, che ci sono anche elementi che potrebbero frenare questo processo. Resta il fatto che se i Balcani sosteranno ancora nel limbo ci saranno conseguenze, in termini di sicurezza, in tutta la regione. Lโauspicio รจ che nel breve periodo ognuno possa ottenere dei progressi, sulla base dei meriti individuali.
Rovesciando la questione, cosa devono fare, i Balcani, per lโEuropa?
ร molto semplice. I Balcani devono dare risposte tali da fornire argomenti a tutti coloro che, in Europa, sostengono lโallargamento. In altre parole occorre risolvere i nodi regionali e trasformare lo spazio balcanico in una parte affidabile, sicura e stabile dellโEuropa. Questo angolo del vecchio continente non puรฒ permettersi il lusso di perdere altro tempo. La storia cโinsegna, dopotutto, che se i Balcani non vengono agganciati allโEuropa diventano un problema, a livello di sicurezza. ร per questo che insisto sullโurgenza del momento. Sia lโEuropa che i Balcani devono fare di piรน. Si puรฒ ragionare, a questo proposito, sulla Bosnia. Se รจ vero che la leadership politica deve lavorare affinchรฉ vengano rimossi gli ostacoli che impediscono di marciare verso lโUe, ciรฒ non puรฒ concretizzarsi senza un impulso esterno europeo.
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