A rischio Rustavi 2, il più popolare canale TV in Georgia

Legittima richiesta o motivazioni politiche? Un ex coproprietario di uno dei canali tv più diffusi nel paese rivendica la proprietĆ  intellettuale del logo dell’emittente. La magistratura interviene con una serie di limitazioni provvisorie e Rustavi 2 rischia di saltare

28/08/2015, Simone Zoppellaro

Una causa legale contro il canale televisivo Rustavi 2 , il più popolare della Georgia, rischia di assestare un duro colpo alla libertĆ  di espressione nel paese. Nata ufficialmente come una questione riguardante l’assetto proprietario dell’emittente, questa rischia di trasformarsi – secondo un’opinione diffusa a Tbilisi – in una mossa utilizzata per mettere un bavaglio a una voce critica nei confronti del governo. Ciò anche in vista delle elezioni parlamentari del 2016, che si annunciano incerte, anche a causa della crisi di consensi di cui soffre il governo del ā€œSogno Georgianoā€ guidato dal primo ministro Gharibashvili.

Rustavi 2 ĆØ un’emittente di fondamentale importanza per il dibattito politico nazionale e ora se ne teme la bancarotta e la chiusura, che rappresenterebbe un danno di notevoli proporzioni per il pluralismo dell’informazione nel paese. E questo nonostante negli ultimi anni la libertĆ  di stampa abbia compiuto, in Georgia, notevoli passi in avanti, come dimostrano i principali indicatori internazionali.

La vicenda

La vicenda nasce da un provvedimento restrittivo, ordinato dalla corte municipale di Tbilisi il 5 agosto scorso, a seguito di un procedimento legale intentato tre giorni prima dell’ex-coproprietario di Rustavi 2, l’imprenditore Kibar Khalvashi. Una serie di limitazioni provvisorie, in attesa del processo e di un verdetto definitivo, che potrebbe però richiedere mesi o anni. In breve, il provvedimento prevede che agli azionisti e ai proprietari sia interdetto di cedere le proprie quote, o di vendere o affittare le attrezzature e i beni mobili e immobili dell’emittente. Proibito inoltre ricevere prestiti da banche o privati, oltre a un’altra serie di limitazioni. Il provvedimento mette a rischio la stabilitĆ  finanziaria dell’emittente, come sottolineano gli attuali proprietari, che paventano il rischio della bancarotta se tali misure restrittive dovessero permanere. Respinte invece le altre richieste di Khalvashi: il congelamento dei conti bancari dell’emittente e il divieto di utilizzo del logo dell’emittente da parte dell’attuale proprietĆ .

Diversa la versione di Rustavi 2. Interpellata da Osservatorio Balcani e Caucaso, la responsabile comunicazione e relazioni esterne del canale, Nina Nakashidze, ha dichiarato: ā€œCiò che a prima vista può sembrare come una controversia giudiziaria, ĆØ in realtĆ  solo una campagna portata avanti contro l’indipendenza della maggiore emittente televisiva della Georgia. Va notato che il blocco della proprietĆ  ĆØ stato preceduto negli ultimi due anni da vessazioni sistematiche e continue contro Rustavi 2. L’obiettivo finale era quello di cambiare, attraverso le intimidazioni, la nostra politica editoriale e limitare l’influenza dell’emittente. Crediamo che l’intero caso sia un atto politicamente motivato il cui principale obiettivo ĆØ quello di mettere a tacere una societĆ  televisiva indipendente prima delle elezioni parlamentari del 2016ā€.

L’ex-coproprietario rivendica la proprietĆ  intellettuale del logo della TV e di alcuni programmi, per i quali richiede 500.000 dollari di danni. Chiede inoltre che gli vengano restituite le quote dell’emittente da lui acquistate nel 2004 e cedute in due tranche fra il 2005 e il 2006. Un trasferimento – a suo dire – che fu obbligato a effettuare su pressione diretta dell’allora presidente Mikheil Saakashvili, che avrebbe utilizzato in seguito l’emittente come mezzo di propaganda per il suo governo.

Distaccata e prudente, in apparenza, la posizione del governo, che trova espressione nelle parole del premier Irakli Garibashvili, che ha dichiarato: ā€œCome cittadino e come primo ministro, sono sempre a favore del ripristino della giustizia. Si tratta una disputa tra due attori e sarĆ  il tribunale a decidere. Il coinvolgimento del governo in questo caso ĆØ pari a zeroā€.

Eppure, la decisione del tribunale ha destato preoccupazione anche al di fuori della Georgia. Dunja Mijatović, rappresentante OSCE per la libertĆ  dei media, ha definito ā€œsproporzionata e eccessivaā€ la decisione della corte, sottolineando come questa ā€œpossa costituire una minaccia al pluralismo dell’informazione in Georgiaā€. Da registrare anche le critiche della Federazione europea dei giornalisti, che insieme alla Associazione indipendente dei giornalisti georgiani, sua affiliata, ha lanciato un appello alle autoritĆ  di Tbilisi affinchĆ© sia permesso a Rustavi 2 di operare liberamente. Voci critiche si sono levate anche da ONG, rappresentanti della societĆ  civile e istituzioni locali e internazionali, a testimonianza dell’importanza che riveste Rustavi 2 nel dibattito politico della Georgia.

La storia di Rustavi 2

Una storia quanto mai controversa, quella del canale televisivo, che in poco più di 20 anni ha subito molte trasformazioni e continui cambi di proprietĆ , addirittura una ventina. Fondata nel 1994 come emittente locale nella cittĆ  di Rustavi, l’emittente ĆØ riuscita presto a imporsi a livello nazionale, distinguendosi come voce critica e libera all’epoca di Eduard Shevardnadze. Negli anni, si sono registrati diversi tentativi di chiuderla, cui Rustavi 2 ĆØ riuscita a opporsi grazie anche al sostegno popolare. CosƬ ad esempio nell’ottobre 2001, quando centinaia di persone manifestarono davanti al parlamento, scongiurandone la chiusura. Molte anche le ombre e i misteri che circondano la sua storia. Il più celebre di questi ĆØ l’assassinio, sempre del 2001, del conduttore TV e giornalista investigativo Giorgi Sanaia, una volto conosciuto da tutti a Tbilisi. Un omicidio su cui non si ĆØ indagato a dovere, come denuncia da anni la famiglia del giornalista.

Secondo il World Press Freedom Index del 2015 stilato da Reporters Without Borders, la Georgia risulta al 69° posto su un totale 180 paesi per ciò che riguarda la libertĆ  di stampa. Un discreto risultato, se si tiene presente ad esempio come il nostro paese, l’Italia, figuri quattro posti indietro, al 73°. Staccati gli altri paesi del Caucaso meridionale: l’Armenia si piazza 78° in classifica, mentre l’Azerbaijan addirittura 162°, ovvero agli ultimi posti. Discreta anche la valutazione che ne dĆ  Freedom House, che nel suo report Freedom of the Press del 2015 definisce la Georgia come ā€œparzialmente liberaā€, al pari dell’Italia ad esempio, e ad eccezione della totalitĆ  dei paesi con essa confinanti. Sempre in questo documento, si sottolinea come questa si sia distinta nel quinquennio 2010-2014 come una delle nazioni con i maggiori miglioramenti nel campo della libertĆ  di stampa, e come risulti prima in assoluto per ciò che riguarda l’Eurasia.

Tuttavia, come dimostra il caso di Rustavi 2, permangono ancora nodi irrisolti. Si registra nel paese uno stretto legame fra politica e informazione, con continui tentativi della prima di piegare la seconda ai propri interessi. Una relazione complessa e non priva di aspetti torbidi, che rischia di mettere in pericolo i molti passi in avanti compiuti per la libertĆ  di stampa e di informazione in Georgia.

Questa pubblicazione ĆØ stata prodotta nell’ambito del progetto European Centre for Press and Media Freedom, cofinanziato dalla Commissione europea. La responsabilitĆ  sui contenuti di questa pubblicazione ĆØ di Osservatorio Balcani e Caucaso e non riflette in alcun modo l’opinione dell’Unione Europea. Vai alla pagina del progetto

Questa pubblicazione ĆØ stata prodotta nell’ambito del progetto European Centre for Press and Media Freedom, cofinanziato dalla Commissione europea. La responsabilitĆ  sui contenuti di questa pubblicazione ĆØ di Osservatorio Balcani e Caucaso e non riflette in alcun modo l’opinione dell’Unione Europea. Vai alla pagina del progetto

Tag: ECPMF

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