44° Bergamo Film Meeting, il cinema da scoprire
La 44° edizione del Bergamo Film Meeting che si apre sabato 7 marzo propone un programma ampio e diversificato, con ben 173 titoli di tutti i formati, con i due consueti concorsi e varie sezioni di omaggi e retrospettive dedicate ad artisti da scoprire, riscoprire o approfondire, nonché incontri e laboratori

Tony Curtis in “A qualcuno piace caldo”
Tony Curtis in "A qualcuno piace caldo"
La Slovenia si conferma ospite benvoluto del Bergamo Film Meeting, soprattutto dopo gli omaggi in anni recenti ai registi Karpo Godina e Metod Pevec.
La 44° edizione della rassegna orobica, che si apre sabato 7 e si protrae fino a domenica 15 marzo, propone un programma molto ampio e diversificato, con ben 173 titoli di tutti i formati, con i due consueti concorsi e varie sezioni di omaggi e retrospettive dedicate ad artisti da scoprire, riscoprire o approfondire, nonché incontri e laboratori.
La competizione lungometraggi comprende sette opere, tutte “profondamente europee” come ha sottolineato in sede di presentazione Fiammetta Girola, direttrice insieme con Annamaria Materazzini, saranno proposti tutte le sere alle 20 e votati dal pubblico in sala.
In evidenza ci sono il greco-cipriota “Maricel” di Elias Demetriou e lo sloveno “Skriti Ljudje – Hidden People” di Miha Hočevar, coproduzione Slovenia, Serbia e Islanda.
Protagonista del primo è una donna arrivata da una metropoli filippina in un piccolo paese sulle colline di Cipro per prendersi cura di una coppia di anziani. Presto emergono alcuni pregiudizi verso la nuova venuta, ma pure le tensioni sotterranee e che caratterizzano il rapporto di coppia. Da semplice lavoro di assistenza si tramuta in una convivenza difficile.
In “Skriti Ljudje”, presentato in ottobre come apertura del Festival di Portorose, Guti e Sig si svegliano malconci in riva al fiume nei pressi di Lubiana, con i postumi di una sbornia e ammanettati. Con le sembianze di un vichingo, Sig è un turista che ha perso la memoria, è senza documenti ed è convinto di essere in Slovacchia. Guti decide di aiutarlo anche se non se la passa molto meglio, con alle spalle un divorzio difficile e investimenti falliti. Uniti dal caso e da un’inaspettata amicizia, i due tentano di rimettere in piedi le proprie vite. Il compito di aprire il concorso nella prima serata spetta al francese “L’étrangère” di Gaya Jiji su una fuga dalla Siria in guerra e una storia d’amore inaspettata.
Tra i registi in gara due sono già noti in Italia: il francese Thomas Kruithof, autore de “La promessa – Il prezzo del potere” con Isabelle Huppert, porta “Les braise”, mentre il tedesco Thomas Stuber, rivelatosi per “Un valzer con gli scaffali” con Sandra Hüller e Franz Rogowski, presenta “Der Frosch und das Wasser”.
I documentari del concorso “Visti da vicino” sono invece 14: nessuno di area Balcanica, mentre l’unico italiano è “Padrone e sotto” di Roberto-C, un’indagine sul lavoro e le classi subalterne a Napoli.
Si rivela particolarmente tempestivo l’omaggio a una delle personalità che più hanno fatto conoscere l’Iran della dittatura della Repubblica islamica, il regista Abbas Kiarostami. Tra i maggiori riconoscimenti, in una carriera iniziata negli anni ‘70 che l’ha visto protagonista fino alla morte 10 anni fa, ci sono la Palma d’oro a Cannes per “Il sapore della ciliegia” nel 1999, il Leone d’argento a Venezia per “Il vento ci porterà via” e il Pardo d’onore a Locarno nel 2005.
A Kiarostami spetta l’onore di inaugurare la storica rassegna, sabato alle 15 nell’Auditorium di Piazza della Libertà, con la pellicola che lo rivelò internazionalmente, “Dov’è la casa del mio amico” del 1987, menzione speciale della Giuria ecumenica al Festival di Locarno.
Il cineasta iraniano, del quale saranno proposti 12 lavori alla presenza del figlio e produttore Ahmad, ha mostrato la società, i problemi e la cultura iraniani anche attraverso l’uso sapiente della metafora e di artifici per aggirare censura e controlli (per esempio filmando a bordo di auto).
La retrospettiva è dedicata alla polacca Agnieszka Holland con 16 dei suoi film, da “Attori di provincia” (1979) e “Raccolto amaro” (1985) al recentissimo “Franz K.” su Franz Kafka, passato in Italia solo al recente Trieste Film Festival. Tra le opere di una regista eclettica capace di lavorare anche in America (“Poeti dall’inferno”) molte trattano e approfondiscono la Storia del ‘900 come “In Darkness” e “L’ombra di Stalin – Mr. Jones” (2019) o l’attualità come “Green Border” (2023), sull’immigrazione tra Bielorussia e Polonia. T
ra i suoi lungometraggi più significativi pure “Europa Europa” (1990) e “In Darkness” (2011). Poco considerato al tempo, “L’ombra di Stalin”, che fu in concorso al Festival di Berlino, ha come protagonista il giovane giornalista gallese Gareth Jones (interpretato da James Norton) che nel 1933 andrò a Mosca affascinato dall’esperienza sovietica e con l’obiettivo di intervistare Stalin. Una volta in Urss si rese conto dell’Holodomor che stava affamando l’Ucraina e fu il primo a denunciarlo, scontrandosi con Walter Duranty del New York Times che negava la sua tesi, ma influenzando George Orwell per “La fattoria degli animali”.
Il Bfm offre sempre spazio all’animazione, stavolta con la sezione “Pinscreen” e una dozzina di corti realizzati con la singolare tecnica degli spilli, già usata per il prologo e il finale del labirintico “Il processo” (1963) di Orson Welles, tratto da Kafka, anch’esso nel programma.
Tributo al grande polacco Andrzej Wajda nel centenario della nascita in quattro titoli, compresi “Il bosco di betulle” (1970) e lo splendido “Tatarak – Sweet Rush” del 2009 sulla malattia e l’amore.
La sezione “Europe Now!” ripercorre la carriera dell’ungherese Ildiko Enyedi, una delle grandi registe europee, nota per “Il mio XX secolo”, “Simon Magus”, “Corpo e anima” (Orso d’oro a Berlino nel 2017) e in evidenza all’ultima Mostra di Venezia con l’originalissimo e magico “Silent Friend” con un gingko biloba in un cortile dell’università attraverso i secoli. E ancora l’olandese Alex Van Warmerdam, con il tono surreale che caratterizza le sue opere da “Il vestito” (1996) a “Schneider vs. Bax” (2015).
“Europe Now! Boys and Girls” è riservato ai cortometraggi delle scuole di cinema europee e comprende il greco “Aparatateme – Driving Me Crazy” di Meni Tslianidou.
Come tradizione, Bfm significa anche risate, con la riscoperta del comico francese Louis De Funès, celebre tra gli anni Cinquanta e i Settanta, e l’omaggio a Tony Curtis: il gran finale sabato 14 prima della premiazione proporrà l’immortale “A qualcuno piace caldo” (1959) di Billy Wilder con Marilyn Monroe.
Tag: Cinema











