Balcani nell’Ue: non c’รจ alternativa, ma ancora lontani

Nel summit di ieri a Sofia l’Ue ha ribadito la prospettiva europea e nuovi investimenti per i Balcani occidentali, ma nessun impegno preciso su nuovi allargamenti. Ottimismo sui rapporti Grecia-Macedonia, stallo sulla normalizzazione dei rapporti tra Belgrado e Pristina

18/05/2018, Francesco Martino Sofia

Prospettiva europea sรฌ, passi concreti verso l’allargamento no. Il summit tra Unione europea e Balcani occidentali, voluto a Sofia dal governo bulgaro a culmine del suo primo storico semestre di presidenza dell’Ue, si รจ chiuso col rinnovato impegno europeo verso la regione, ma senza fuochi d’artificio.

La dichiarazione finale sottoscritta nella capitale bulgara si sofferma su interconnettivitร , sicurezza e investimenti, ma tralascia qualsiasi riferimento esplicito a integrazione e allargamento verso i Balcani occidentali. A dispetto delle iniziali speranze degli organizzatori bulgari, l’annuncio della possibile apertura del processo negoziale per Albania e Macedonia รจ stato rimandato (forse) al Consiglio europeo del prossimo 28 giugno, mentre Serbia e Kosovo non hanno fatto registrare sviluppi significativi nel tentativo di rimettere in pista il faticoso โ€œprocesso di normalizzazioneโ€, ormai al palo da anni.

La notizia piรน positiva รจ venuta dall’incontro tra i premier di Grecia e Macedonia, Alexis Tsipras e Zoran Zaev, che hanno annunciato di aver raggiungo un accordo di massima sulla questione del nome, che da piรน di vent’anni avvelena le relazioni bilaterali, escludendo di fatto Skopje dalle speranze di integrazione euro-atlantica. La sostanza dell’intesa รจ rimasta perรฒ segreta e, prima di parlare di un superamento definitivo delle divergenze, sarร  necessario un confronto politico all’interno dei rispettivi paesi, che si preannuncia tutt’altro che scontato.

Per la Bulgaria, e soprattutto per il premier Boyko Borisov, nonostante il carattere interlocutorio del summit, l’incontro ha rappresentato un successo. Sofia ha dimostrato di essere in grado di condurre la sua presidenza dell’Unione senza incappare in gaffe evidenti, ed ha accumulato un certo grado di credibilitร  da spendere sia sul tavolo europeo che nei confronti dei vicini balcanici, proponendosi come interlocutore necessario e utile per indirizzare il destino della regione.

Europa e Balcani occidentali: un futuro senza alternative, ma lontano

โ€œNon esiste un piano B per i Balcani occidentali: questa regione รจ parte integrante dell’Europaโ€. โ€œSostengo la necessitร  di ancorare i Balcani all’Europa. Ma sono convinto che dobbiamo guardare ad ogni nuovo allargamento con molta prudenza e rigoreโ€.

La prima dichiarazione รจ del presidente dell’Ue Donald Tusk, la seconda del primo cittadino francese Emmanuel Macron. Insieme, le due esternazioni riassumono efficacemente il messaggio emerso dal summit di Sofia. L’Europa ha ribadito l’impegno di principio preso giร  a Salonicco nel 2003, di vedere cioรจ tutti i Balcani come parte integrante del proprio progetto a lungo termine. L’Ue e i suoi principali stati membri, perรฒ, non prendono nessun impegno preciso su tempistica e modalitร  di integrazione.

Se la recente pubblicazione della nuova strategia per i Balcani occidentali da parte della Commissione europea aveva riacceso le speranze di una road-map concreta per la regione (con la data del 2025 affiancata al possibile ingresso di Serbia e Montenegro), dall’incontro di Sofia tali speranze escono di fatto ridimensionate. โ€œOggi non parliamo di allargamento, ma di una prospettiva europea per i Balcani occidentaliโ€, ha detto la cancelliera tedesca Angela Merkel, la leader piรน cercata ed ascoltata nelle sale dell’enorme Palazzo della Cultura di Sofia, sede del summit.

Con le crescenti preoccupazioni legate alla percepita ingerenza di altri attori internazionali, come Russia, Cina e Turchia, l’Ue cerca quindi di riaffermare il proprio primato in un’area strategica per l’Unione. Il vocabolario รจ quello della geopolitica: nel suo intervento il presidente del parlamento europeo Antonio Tajani ha menzionato il โ€œcontrollo dell’immigrazione illegaleโ€ e โ€œla lotta al terrorismoโ€ come principali campi d’interesse dell’Unione nel proprio dialogo con i Balcani occidentali.

In perenne attesa delle sempre rimandate riforme strutturali, sia nei Balcani che nell’Ue, il piano รจ quello di ancorare la regione con una serie di investimenti volti a migliorare l’interconnettivitร , sia infrastrutturale che di comunicazione, sia all’interno della regione che tra i Balcani e il resto dell’Ue. Per l’allargamento vero e proprio, perรฒ, non c’รจ fretta.

L’ottimismo di Zaev, il pessimismo di Vuฤiฤ‡

โ€œIo e Alexis ci siamo fermati su un nome che, credo, sia accettabile per entrambe le parti. Ora perรฒ questa proposta deve essere valutata dalle istituzioni e dagli attori politici di entrambi i paesiโ€. Con queste parole il premier macedone Zoran Zaev ha annunciato il passo in avanti piรน significativo raggiunto ieri a Sofia.

Zaev e il suo omologo greco Alexis Tsipras hanno quindi fatto un passo molto importante per mettere fine ad una delle dispute piรน controverse della regione, quella del nome della Macedonia, che divide i due paesi dal 1991 e che fino ad ora ha impedito a Skopje di entrare nella Nato e di iniziare i negoziati di adesione all’Ue, nonostante il paese sia un candidato membro dal 2005.

Parlare di una soluzione definitiva รจ ancora prematuro: la proposta di nome, tenuta segreta, deve ora passare al vaglio dell’approvazione politica sia in Grecia che in Macedonia, un passaggio necessario e per nulla scontato.

Zaev perรฒ non ha nascosto il suo ottimismo. โ€œSpero che si possa arrivare con un accordo sottoscritto giร  al Consiglio europeo di giugno. Se non dovesse succedere, continueremo a lavorareโ€, ha dichiarato sorridente alle telecamere dei moltissimi giornalisti accorsi alla sua conferenza stampa.

Di umore opposto invece le dichiarazioni del presidente serbo Aleksandar Vuฤiฤ‡. Nonostante la stretta di mano con Hashim Thaรงi, Vuฤiฤ‡ ha espresso profondo scontento sull’attuale stato di implementazione degli accordi di Bruxelles del 2013 tra Serbia e Kosovo. โ€œVi sfido a trovare un solo impegno non rispettato da parte nostraโ€, ha dichiarato Vuฤiฤ‡ mostrando ai giornalisti il testo degli accordi. โ€œLa nostra controparte, invece, non ne ha implementato nemmeno uno. Dov’รจ l’Associazione delle municipalitร  serbe in Kosovo?โ€ ha chiesto Vuฤiฤ‡, dichiarandosi piuttosto pessimista sulla ripresa del processo di dialogo tra Pristina e Belgrado.

L’Italia e l’allargamento

Anche il premier italiano uscente, Paolo Gentiloni, ha parlato del vertice di Sofia definendolo โ€œun passo di un lungo percorsoโ€. Gentiloni ha ribadito lo storico sostegno dell’Italia all’integrazione europea dei Balcani, regione con cui l’Italia ha un โ€œrapporto specialeโ€ basato su storia, economia e geografia.

โ€œPer l’Italia i Balcani sono importanti come partner economico, ma non soloโ€, ha aggiunto Gentiloni. โ€œรˆ evidente che un vuoto geopolitico europeo sarebbe riempito presto da qualcun altroโ€.

In chiusura il premier italiano ha commentato un possibile cambio di rotta sul sostegno all’ingresso dei Balcani da parte di un governo Lega nord-Movimento 5 Stelle. โ€œNon sta a me commentare le politiche di un futuro nuovo esecutivoโ€, ha detto Gentiloni. โ€œCredo perรฒ che per l’Italia non essere a favore dell’allargamento sarebbe paradossaleโ€.

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