Dopo le elezioni in Serbia: nuova realtà e sfide della transizione politica

La vittoria elettorale della Lista studentesca, che ha posto fine alla lunga crisi politica in Serbia, solleva interrogativi che vanno oltre il semplice cambio di governo. La svolta portata dagli studenti rimarrà circoscritta alla sfera politica oppure aprirà la strada ad una più profonda trasformazione istituzionale e sociale?

05/11/2026, Danijela Nenadić Belgrado
Al quartier generale della Lista studentesca a Belgrado, il 25 ottobre 2026. Foto: Federico Baccini

Al quartier generale della Lista studentesca a Belgrado, il 25 ottobre 2026. Foto: Federico Baccini

Al quartier generale della Lista studentesca a Belgrado, il 25 ottobre 2026. Foto: Federico Baccini

La vittoria della Lista studentesca alle elezioni del 25 ottobre, caratterizzate da un’altissima affluenza alle urne e dall’enorme sostegno popolare al movimento studentesco, ha sconvolto non solo gli equilibri di potere, ma la struttura stessa del panorama politico in Serbia.

Il paese ora si trova ad affrontare numerose sfide: una transizione pacifica dei poteri, la formazione di un nuovo governo, il rinnovo delle istituzioni, l’accertamento delle responsabilità per la tragedia di Novi Sad, la lotta alla corruzione e alla criminalità, ma anche il futuro dei partiti politici tradizionali, che hanno plasmato la vita politica della Serbia per decenni.

Abbiamo incontrato il consulente politico Dušan Milenković per parlare del significato del trionfo elettorale della Lista studentesca, del cambiamento innescato dagli studenti e dei possibili scenari per il futuro politico della Serbia.

Dušan Milenković (foto archivio privato)

Dušan Milenković (foto archivio privato)

Come commenta i risultati delle elezioni del 25 ottobre e il loro significato per la Serbia?

Credo che una profonda crisi politica nel paese sia iniziata già dopo le elezioni del 2022. Da allora fino al 2024 si sono svolte diverse consultazioni elettorali, nello specifico, due elezioni parlamentari e tre elezioni comunali a Belgrado.

Quel periodo è stato caratterizzato anche da grandi tragedie, dalle stragi alla scuola elementare “Vladislav Ribnikar”, a Orašje e Mala Dubona, al crollo della tettoia e alla morte di sedici persone a Novi Sad. La società ne era rimasta profondamente sconvolta e già si poteva intravedere una svolta.

Il crollo della tettoia a Novi Sad e lo scoppio delle proteste degli studenti nel 2024 hanno portato ad una radicale intensificazione della crisi. In sostanza, il movimento studentesco ha riunito i cittadini insoddisfatti, incanalando il malcontento sociale nella lotta contro il regime. Gli eventi politici si sono poi susseguiti rapidamente. Abbiamo assistito alla più grande manifestazione di protesta della storia della Serbia e alla nascita di un movimento che ha chiesto elezioni parlamentari anticipate. Alla fine la richiesta degli studenti è stata esaudita e la Lista studentesca ha trionfato alle elezioni.

Credo che la schiacciante vittoria degli studenti abbia un significato storico. Si tratta del miglior risultato ottenuto da una forza di opposizione in Serbia dal 2000. La Lista studentesca ha conquistato 140 sul totale di 250 seggi del parlamento, quindi non ha la maggioranza dei due terzi necessaria per modificare la Costituzione. Tuttavia, considerando l’intero percorso compiuto dal movimento studentesco, il numero di persone che hanno partecipato alle proteste e votato la Lista studentesca, mi sembra che questo slancio possa assumere un significato politico molto più profondo.

La nuova maggioranza dispone di un ampio margine di manovra per cambiare radicalmente la società e lo stato, a partire dalle leggi e dal funzionamento delle istituzioni.

Oltre all’esito del voto, in questi giorni in Serbia si parla molto anche dell’importanza dell’elevata affluenza alle urne alle recenti elezioni. Perché l’affluenza da record è così rilevante e cosa ci insegna?

Lo scorso 25 ottobre, 4,5 milioni di cittadini serbi si sono recati alle urne. Mai così tante persone hanno votato alle elezioni parlamentari in Serbia dal 2000. È importante tenere presente anche il contesto demografico, ossia il fatto che la Serbia sta affrontando un deficit demografico. La popolazione diminuisce di anno in anno ed è una tendenza che si registra dall’inizio del secolo.

Date queste premesse, l’affluenza da record alle ultime elezioni dimostra che per i cittadini serbi è importante esprimere il proprio voto. L’elevato numero di persone che si sono recate alle urne conferma che la mobilitazione è stata straordinaria tanto da incidere in modo decisivo sull’esito del voto.

Secondo lei, come avverrà il passaggio di poteri? Quali dovrebbero essere le prime azioni della nuova maggioranza parlamentare e del governo?

Spero che il cambio di potere avvenga in modo completamente pacifico. Il fatto che il precedente regime abbia riconosciuto immediatamente la propria sconfitta è un buon segno e l’auspicio è che il passaggio di poteri si concluda presto. A complicare il processo è il fatto che abbiamo una presidente della Repubblica ad interim, e quindi ci attendono le elezioni presidenziali, che si dovrebbero tenere a dicembre.

Mi aspetto che le presidenziali si svolgano entro i tempi previsti e che il candidato della Lista studentesca vinca, completando così la svolta politica. Non vedo scenari alternativi, a meno che non ci siano ostruzionismi, che di certo non porterebbero a nulla di buono.

La Lista studentesca ha già un programma politico ben definito e, in base a questo, assegnerà dei compiti al parlamento e al governo, attraverso iniziative legislative e azioni del potere esecutivo. Il primo passo è l’insediamento del parlamento, seguito dalla formazione di un nuovo governo. Non è ancora chiaro se la Lista studentesca intenda scegliere una figura a cui conferire il mandato di formare il nuovo esecutivo oppure nominare individualmente ciascun ministro.

Ad ogni modo, mi aspetto che i candidati che hanno superato il processo di selezione e sono stati inclusi nella Lista studentesca si assumano la responsabilità di governare il paese. Il processo di selezione dei candidati è stato lungo e complesso. Il movimento studentesco funziona orizzontalmente, basandosi sulle decisioni dei plenum di tutte le facoltà, ed è un processo che richiede molto tempo e numerose negoziazioni. I candidati inclusi nella Lista hanno superato diverse verifiche e procedure, quindi ritengo logico che entrino a far parte del futuro governo e che si assumano la responsabilità di governare il paese.

A differenza delle precedenti elezioni politiche, dopo le quali il Partito progressista serbo (SNS) ha aspettato due o tre mesi prima di formare un governo, mi sembra che ora la società abbia fretta. Mi aspetto che il nuovo governo venga formato subito dopo l’insediamento del parlamento.

Il nuovo esecutivo dovrà affrontare sfide importanti: consolidare lo stato, ristabilire l’ordine nelle istituzioni, stabilizzare l’economia e approvare il primo pacchetto di leggi che sono già state preparate.

A breve dovrebbero essere avviati anche i procedimenti penali contro tutti i responsabili del crollo della tettoia a Novi Sad, anche perché si tratta di una delle richieste fondamentali degli studenti. Mi aspetto inoltre che il nuovo governo inizi subito ad occuparsi delle questioni riguardanti i media.

Pur non avendo ancora ufficialmente preso le redini del governo, la Lista studentesca ha inviato richieste alla Radiotelevisione della Serbia (RTS) e all’Organo regolatore dei media elettronici (REM), invitandoli ad operare in modo professionale e nel rispetto della legge.

Abbiamo assistito ad una situazione analoga dopo le ultime elezioni in Ungheria, dove Péter Magyar, prima ancora di assumere ufficialmente l’incarico di primo ministro, aveva suggerito ad alcuni funzionari pubblici e professionisti dell’informazione di dimettersi.

Come vede il futuro dei partiti politici tradizionali in Serbia? Penso innanzitutto all’opposizione, ma anche al Partito socialista serbo (SPS), che per la prima volta dalla sua fondazione non è entrato in parlamento…

Credo che le recenti elezioni abbiano segnato la fine della parabola politica dei vecchi partiti. Forse alcuni cercheranno di riformarsi e riorganizzarsi, ma non riusciranno a recuperare il potenziale politico di un tempo. L’SNS è l’unico grande partito del precedente governo ad essere rimasto in parlamento, ma mi aspetto che si sciolga presto, perché la sua sopravvivenza dipendeva strettamente dalla sua capacità di restare al potere. Considerando la recente sconfitta elettorale, credo che l’SNS sia destinato a scomparire.

Allo stesso tempo, mi aspetto che nascano nuovi partiti politici. Qui torniamo alla questione a cui ho accennato prima. La Lista studentesca è una sorta di tsunami che ripulisce la scena politica. Si sta aprendo uno spazio in cui possono nascere nuove organizzazioni politiche, anche attraverso il consolidamento di partiti esistenti che, anziché partecipare alle recenti elezioni, hanno deciso di sostenere gli studenti. Con ogni probabilità assisteremo alla nascita di organizzazioni politiche più grandi perché i cittadini sono stanchi dei piccoli partiti e di una scena politica estremamente frammentata.


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