Allargamento UE, la Commissione spinge con tabelle di marcia e integrazione graduale

Il Pacchetto Allargamento 2026 indica date per la conclusione dei negoziati con Montenegro, Albania, Moldova e Ucraina, e traccia un quadro comune per approfondire la cooperazione con i candidati prima dell’adesione. Si guarda con speranza alla nuova Serbia per un cambio di passo sulle riforme

05/11/2026, Federico Baccini Bruxelles
Maja Kallas e Marta Kos © Unione europea

Maja Kallas e Marta Kos © Unione europea

Maja Kallas e Marta Kos © Unione europea

Trasuda ottimismo il Pacchetto Allargamento 2026, anche se poi l’ultima parola in questo processo, come sempre, sarà dei 27 Paesi membri, che potranno decidere di sostenere le ambizioni della Commissione o di farle tramontare a suon di veti e ritardi.

Tabelle di marcia per l’adesione, un nuovo approccio all’integrazione graduale, progressi nelle riforme e negoziati portati avanti “a un ritmo senza precedenti”.

Dopo lo slancio degli ultimi dodici mesi, il processo di allargamento ora ha bisogno di “un percorso chiaro per l’anno a venire e un punto di riferimento solido per i prossimi negoziati”, è quanto sottolinea la Commissione europea nell’ultima serie annuale di documenti sull’integrazione dei potenziali nuovi Stati membri.

Non è un caso se l’elemento più atteso dell’edizione 2026 del Pacchetto Allargamento è quello relativo alle tabelle di marcia per l’adesione dei quattro Paesi cosiddetti ‘frontrunner’ – Montenegro, Albania, Moldova e Ucraina – con le date indicative sulla possibile conclusione dei rispettivi negoziati di adesione e i passi da compiere nel 2027 per arrivare a questo obiettivo.

Le tabelle di marcia per i quattro frontrunner

Secondo le tabelle di marcia della Commissione, i negoziati con il Montenegro potrebbero concludersi “già nel dicembre 2026” con il lavoro di preparazione del Trattato di adesione potenzialmente pronto nella primavera del 2027 e la sua firma prevista per giugno 2027.

I negoziati di adesione dell’Albania potrebbero concludersi entro la fine del 2027, se Tirana completerà il lavoro “con sufficiente anticipo” da consentire la chiusura provvisoria dei 31 capitoli rimanenti. A seconda dei progressi compiuti in questo senso, la Commissione presenterà “a tempo debito” il pacchetto finanziario per l’adesione del Paese, mentre al Consiglio viene richiesto di avviare i preparativi per la stesura del Trattato di adesione nel 2027.

Considerato il fatto che, secondo la valutazione della Commissione, la Moldova ha soddisfatto le condizioni necessarie per l’apertura del Cluster 4 (Agenda verde e connettività sostenibile) e del Cluster 5 (Risorse, agricoltura e coesione), “entro la fine del 2026” dovrebbero essere aperti anche questi due rimanenti gruppi di capitoli negoziali. A condizione che poi Chișinău soddisfi i criteri intermedi, nel 2027 potrebbero essere chiusi in via provvisoria 25 capitoli di adesione su 33 (più i due aggiuntivi previsti dai quadri negoziali), con una prospettiva “realistica” di completare i negoziati entro l’inizio del 2028.

L’Ucraina potrebbe seguire un percorso simile, in particolare per l’apertura dei due cluster rimanenti entro la fine dell’anno. L’intenzione di Kyiv di intensificare “con urgenza e in modo significativo” il lavoro sui parametri intermedi relativi ai capitoli sullo Stato di diritto sarà sostenuto da una task force dedicata, già istituita dalla Commissione. Sette capitoli potrebbero già essere chiusi in via provvisoria nel 2027, ma il processo non dovrebbe concludersi prima della fine del 2028, secondo quello che la stessa Commissione descrive come un obiettivo “ambizioso”.

Il cigno nero

Le tabelle di marcia per l’adesione “sono documenti in evoluzione basati sul principio del merito”, ha spiegato la commissaria per l’Allargamento, Marta Kos.

Tutti gli occhi sono puntati sulla Serbia, che potrebbe ricevere una tabella di marcia per l’adesione se il futuro governo guidato dalla Lista degli Studenti riuscirà a riportare il Paese sul suo percorso europeo di riforme sullo Stato di diritto.

La stessa commissaria Kos si aspetta che la Serbia sia nel gruppo dei Paesi in regresso sulla strada dell’adesione secondo il Pacchetto Allargamento “per l’ultimo anno”.

Da una parte, il documento evidenzia la mancanza di “qualsiasi progresso sostanziale” nei negoziati, una crescente polarizzazione sociale e “tendenze negative” relative agli aspetti fondamentali del processo di adesione sotto il regime di Aleksandar Vučić.

Dall’altra parte, le elezioni del 25 ottobre hanno fornito al prossimo governo “un forte mandato per le riforme”, con i progressi verso l’adesione all’UE che dipenderanno dagli sforzi del nuovo esecutivo guidato dalla Lista degli Studenti per “invertire le tendenze negative, dare priorità agli elementi fondamentali, compresi i criteri democratici, il sistema giudiziario e i diritti fondamentali”.

La Commissione esorta Belgrado a “ripristinare un dialogo democratico rispettoso” e a dimostrare un impegno “chiaro e inequivocabile” nei confronti dei valori dell’UE, compreso l’allineamento alla Politica estera e di sicurezza comune (PESC) e a compiere “sforzi volti alla riconciliazione, alle relazioni di buon vicinato e alla normalizzazione”.

La spinta per l’integrazione graduale

Nel frattempo, sulla base della recente proposta sulle riforme pre-allargamento, la Commissione propone un nuovo modello di integrazione graduale per tutti i Paesi candidati all’adesione, basato su un approccio “coerente, strategico e prevedibile”, che “integra e rafforza al contempo il processo di adesione” ancora prima dell’ingresso di nuovi membri nell’Unione.

L’obiettivo è garantire “chiari benefici” in aree strategiche condivise, come l’energia, i trasporti, il digitale e la difesa, ma sempre sulla base dei progressi compiuti da ciascun candidato nelle aree politiche pertinenti per ogni programma e iniziativa dell’UE.

A questo proposito, “nel primo trimestre del prossimo anno saranno avviati dialoghi sull’integrazione graduale”, ha annunciato la commissaria Kos, spiegando che serviranno a “fare il punto sulle misure esistenti e a esplorare ulteriori opportunità di integrazione”.

Semaforo giallo

Secondo il Pacchetto sull’Allargamento, tre candidati si trovano in una fase di stallo.

Il Kosovo è un potenziale candidato che gode di un “forte” sostegno popolare per il suo percorso europeo, ma il processo di riforme è rimasto in stallo per mesi a causa dalla prolungata crisi istituzionale. Si sono registrati “alcuni progressi” nella lotta alla criminalità organizzata, ma il Paese deve intensificare l’attuazione di tutti gli obblighi derivanti dal dialogo Belgrado-Pristina. La Commissione è ancora in attesa del via libera del Consiglio per preparare un parere sulla domanda di adesione del Kosovo (presentata nel dicembre 2022), causata dal mancato riconoscimento della sua sovranità da parte di Cipro, Grecia, Slovacchia, Spagna e Romania.

La Macedonia del Nord ha fatto progressi sul Cluster 1 (Fondamentali) grazie all’adozione di una tabella di marcia per la riforma della pubblica amministrazione e una per lo Stato di diritto, oltre a essere diventato uno dei Paesi con i migliori risultati nell’ambito del Piano di crescita per i Balcani occidentali. Tuttavia, devono ancora essere adottati gli emendamenti costituzionali che Skopje si era impegnata a realizzare – in particolare per quanto riguarda le minoranze, compresa quella bulgara – che impediscono l’apertura effettiva dei negoziati di adesione.

La Bosnia Erzegovina continua a considerare l’integrazione europea un obiettivo strategico, ma si sta allontanando “sempre più” dal proprio percorso verso l’UE, come dimostrato dalla recente campagna elettorale. Per avviare i negoziati di adesione, il Paese deve finalizzare e adottare le leggi sulla riforma giudiziaria e nominare un capo negoziatore, mentre milioni di euro di finanziamenti previsti dal Piano di crescita rimangono a rischio a meno che non vengano attuate le riforme necessarie.

Semaforo rosso

La valutazione del 2025 secondo cui la Georgia è un Paese candidato solo di nome “rimane valida” anche quest’anno. Tbilisi continua a non soddisfare i requisiti, perché “il partito al potere ha continuato a minare i principi democratici, lo Stato di diritto, i diritti fondamentali e lo spazio civico, favorendo al contempo un’ulteriore appropriazione dello Stato”. Bruxelles sostiene le aspirazioni europee del popolo georgiano, ma non ci saranno progressi né benefici dell’allargamento “a meno che le autorità non cambino rotta”.

La Turchia rimane un Paese candidato i cui negoziati di adesione all’UE sono in sospeso dal 2018 ma, allo stesso tempo, è considerata un “partner chiave” con cui sono in corso discussioni su un “approccio graduale, proporzionato e reversibile” per il ribilanciamento delle relazioni su “settori di interesse reciproco”, compresa l’energia e la migrazione. Il contesto turco è però “caratterizzato dall’intensificarsi delle azioni legali” contro funzionari, esponenti dell’opposizione e della società civile, che si combina alle “crescenti preoccupazioni” sul rispetto dei principi democratici alla base dei negoziati di adesione all’Unione.


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