Serbia, il drammatico retroscena della notte elettorale

Nonostante la chiara vittoria degli studenti, la notte del 25 ottobre avrebbe potuto aver un esito violento. Le pressioni su Vučić lo avrebbero convinto a desistere dalla possibilità di ricorrere alla violenza

29/10/2026, Massimo Moratti
Belgrado, Serbia, la notte delle elezioni, 25 ottobre 2026 - Foto M. Moratti

Belgrado, Serbia, la notte delle elezioni, 25 ottobre 2026 – Foto M. Moratti

Belgrado, Serbia, la notte delle elezioni, 25 ottobre 2026 - Foto M. Moratti

Aleksandar Vučić, l’ex presidente e leader del Partito progressista serbo (SNS) domenica scorsa alle 21.31 ha preso la parola e di fronte alle telecamere ha ammesso la sconfitta e sancito la vittoria della lista studentesca.

Se le parole di Vučić riflettono il bon ton delle relazioni tra avversari politici, la realtà che si cela dietro quelle parole pare esser ben diversa e da molte parti ci si chiede se domenica sera a Belgrado si sia veramente rischiata un’esplosione di violenza dovuto al tentativo del SNS di mantenere il potere con la forza.

Già i giorni precedenti le elezioni i segnali erano chiari e tra gli osservatori c’era molta preoccupazione per come potessero andare le cose soprattutto nelle ore immediatamente successive alla chiusura dei seggi.

La stessa delegazione della Commissione dell’Unione Europea era intervenuta più volte ricordando al governo in carica che era responsabile per un pacifico svolgimento delle elezioni ed aveva espresso preoccupazione per gli episodi di violenza avvenuti durante la campagna elettorale.

Lo stesso rapporto della missione elettorale di ODIHR/OSCE aveva segnalato un quadro di grande polarizzazione tra le parti ed episodi di violenza. Vučić invece, in un’intervista per Russia Today Balkan, aveva detto di non aspettarsi disordini, di non temerli e che se vi fossero stati disordini questi si sarebbero conclusi molto velocemente.

Il giorno delle elezioni

Domenica 25 ottobre a Belgrado, l’atmosfera era elettrica, completamente diversa dalle tipiche domeniche in cui il traffico è quasi inesistente e le strade sono deserte. Fin dall’inizio delle operazioni di voto, le strade erano affollate e le code ai seggi erano lunghissime. I primi segnali indicavano un’affluenza record, sia in Serbia che all’estero che cresceva costantemente di ora in ora: molti osservatori ritenevano che un’alta affluenza avrebbe favorito la lista studentesca.

Allo stesso tempo però cominciavano anche a pervenire segnali molto più preoccupanti. La strada di fronte alla Commissione Elettorale era stata chiusa fin dalle prime ore del mattino e il transito era stato vietato anche ai pedoni. La Commissione Elettorale si trova esattamente dietro la presidenza e praticamente di fronte al Pionirski Park che da marzo 2025 era stato occupato dai “ćaci”, i fedelissimi del SNS, e che era stato ribatezzato “Ćacilend”.

Tra gli occupanti del parco, in passato l’organizzazione anti-corruzione KRIK aveva identificato un gran numero di pregiudicati per reati violenti. Come rivelato di recente da un “pentito”, queste persone venivano reclutate in occasione di manifestazioni di protesta degli studenti e lautamente pagati in contanti per presidiare fisicamente il parco, attaccare i giornalisti e intimidire i membri dell’opposizione. Molti di loro poi erano armati e coordinavano strettamente le loro azioni con la polizia.

I preparativi per lo scontro

Nel tardo pomeriggio di domenica, verso le 17 circa, la situazione è cambiata drammaticamente. Ingenti forze di polizia in atteggiamento antisommossa e con tanto di blindati giungevano nella zona transennata, attestandosi nei pressi del parco. Contemporaneamente, all’interno di “Ćacilend” che fino a quel momento era deserto, venivano montate delle tende.

Nel frattempo, indiscrezioni provenienti da fonti all’interno dei media riferivano che l’ex premier ungherese Viktor Orbán stesso avesse telefonato a Vučić incoraggiandolo a riconoscere la sconfitta e a lasciare il potere pacificamente. Vučić però non sembrava disposto ad una soluzione pacifica.

Verso le 19, gruppi di “ćaci” hanno cominciato ad affluire in massa nel parco, sotto gli occhi della polizia che permetteva loro il passaggio. Era chiaro che ci si stava preparando a dei possibili scontri e i messaggi che circolavano sui social consigliavano vivamente di evitare la zona e di rimanere a casa.

Lo scenario ricordava quello del 15 marzo 2025 o quello del primo novembre dello stesso anno quando la gente che protestava si era quasi scontrata con i “ćaci” che avevano goduto della protezione della polizia.

Mentre “Ćacilend” si riempiva, le operazioni di voto si concludevano con un’affluenza record ed aleggiava una grande incertezza sia sul risultato che su cosa sarebbe accaduto una volta annunciati i risultati.

Belgrado, Serbia, 25 ottobre 2026 - Foto M. Moratti

Belgrado, Serbia, 25 ottobre 2026 – Foto M. Moratti

La svolta finale

Durante questi momenti come riportato dal Times di Londra e dal portale Nova.rs, la pressione su Vučić, molto probabilmente da parte di governi europei, deve esser aumentata al punto da farlo desistere dal cercare un confronto violento: da qui il drammatico annuncio della sconfitta.

Poco dopo l’annuncio di Vučić, i “ćaci” hanno abbandonato il parco in fretta e furia dileguandosi per la città. Verso le 23, mentre i festeggiamenti a Belgrado erano già iniziati, anche le forze di polizia hanno lasciato l’area, accompagnati dalla rabbia dei cittadini che hanno lanciato pietre e altri oggetti verso i blindati che si allontanavano.

Contemporaneamente, i cittadini hanno divelto le transenne erette attorno a Ćacilend e si sono riappropriati del parco smantellando e bruciando le strutture create dai “ćaci”. Il giorno dopo gruppi di volontari e operatori comunali hanno ripulito il parco e lo hanno restituito alla città.

Più fonti sembrano quindi concordare che la notte delle elezioni avrebbe potuto avere una svolta drammatica se non vi fosse stata la pressione su Vučić e se questi non avesse ceduto.

Ma i prossimi giorni rimangono caratterizzati da un’alta tensione e la transizione non sarà facile. Si teme infatti che l’SNS prima di lasciare il potere possa tentare altre mosse azzardate nel tentativo di destabilizzare il paese.


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