Georgia, al bando i partiti di opposizione

La situazione in Georgia si deteriora sempre più. La messa al bando dei principali partiti d’opposizione è il punto di arrivo di una parabola iniziata due anni fa dal leader del partito Sogno georgiano, Bidzina Ivanishvili. Ora la parola spetta alla Corte costituzionale. Nel frattempo a Tbilisi il 25 ottobre ci sono state nuove proteste di piazza

29/10/2026, Marilisa Lorusso
Tbilisi, Georgia. Proteste del 25 ottobre 2026 - Foto L. De Bartolo

Tbilisi, Georgia. Proteste del 25 ottobre 2026 – Foto L. De Bartolo

Tbilisi, Georgia. Proteste del 25 ottobre 2026 - Foto L. De Bartolo

Mettere al bando i principali partiti di opposizione in Georgia: è il punto d’arrivo di un percorso politico iniziato quando Bidzina Ivanishvili, in campagna elettorale, ha cominciato a descrivere l’intero campo dell’opposizione non come un insieme di partiti rivali, ma come un’unica entità colpevole: il cosiddetto “Movimento Nazionale collettivo”.

Con questa espressione il Sogno Georgiano non indica soltanto il Movimento Nazionale Unito, fondato da Mikheil Saakashvili e al potere tra il 2003 e il 2012 ma anche i suoi presunti successori, le coalizioni nate intorno ad essi, le organizzazioni che il Sogno Georgiano considera legati all’Occidente o contrari al proprio corso politico. Si tratta di una categoria politica e propagandistica costruita per attribuire una responsabilità unitaria a forze diverse per storia, programma e base elettorale.

Il 29 aprile 2024 Ivanishvili ha dichiarato che il Movimento Nazionale Unito non era stato punito abbastanza. Ha riconosciuto che alcuni suoi dirigenti sono stati incarcerati e che Saakashvili era ancora in prigione, ma che il partito non era stato sottoposto a un tribunale e condannato come entità criminale e traditrice.

“No al regime sovietico a partito unico!”, recita la scritta in georgiano, seguita dallo slogan in inglese: “Mai più un ritorno all’URSS!”

Secondo Ivanishvili, ciò era accaduto a causa delle pressioni del “partito globale della guerra”, identificato fumosamente con l’Occidente. Ha promesso che dopo le elezioni sarebbe stata emessa una condanna giuridica contro il Movimento Nazionale collettivo.

Il giorno successivo l’allora segretario del Movimento Nazionale Unito e deputato Levan Khabeishvili è stato arrestato durante una protesta, allontanato dalla polizia e picchiato, ricoverato e operato per le lesioni al naso e al volto. Il 1° giugno la sede centrale del partito a Tbilisi è stata vandalizzata da trenta o quaranta aggressori.

Così è proseguita la campagna elettorale per le elezioni parlamentari del 26 ottobre 2024. Ivanishvili ha dichiarato che la maggioranza costituzionale era necessaria per mettere fine una volta per tutte al Movimento Nazionale collettivo, che dopo il voto sarebbe stato chiamato a rispondere come in un nuovo “processo di Norimberga”.

Leggi dall’archivio 13/11/2025: La volontà di potenza del Sogno georgiano 

Il primo ministro Irakli Kobakhidze ha confermato che il Sogno Georgiano intendeva vietare tutte le forze politiche che vi si opponevano, perché, a suo dire, esse costituivano in realtà una sola forza politica. Ha aggiunto che la procura avrebbe potuto aprire indagini specifiche e il Parlamento avrebbe costituito una commissione.

La criminalizzazione dell’opposizione

Dopo le elezioni, il Sogno Georgiano non ha ottenuto la maggioranza costituzionale, ma ha messo in atto il meccanismo annunciato. Il 5 febbraio 2025 il Parlamento ha istituito una Commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività tra il 2003 e il 2012, presieduta da Tea Tsulukiani, ex ministro della Giustizia e figura di primo piano del Sogno Georgiano.

La competenza della commissione è stata poi estesa al periodo che va dal 2003 a oggi, includendo così anche l’attuale opposizione.

La commissione ha convocato decine di esponenti dell’opposizione. Chi ha rifiutato di presentarsi è stato esposto a procedimenti penali per il reato di inosservanza. Non si è trattato dunque di una semplice indagine storica: è diventato uno strumento per costringere i leader dell’opposizione a scegliere tra comparire davanti a un organo che non riconoscevano come legittimo o la detenzione.

La commissione ha concluso i lavori nell’agosto 2025 con una relazione di oltre 400 pagine. Il Parlamento l’ha approvata il 3 settembre 2025 e l’ha presentata come fondamento giuridico per avviare davanti alla Corte costituzionale la procedura di messa al bando del Movimento Nazionale Unito e dei partiti definiti suoi “affiliati”.

Per aver rifiutato di comparire davanti alla commissione, otto esponenti politici sono stati condannati a pene detentive da sette a otto mesi e all’interdizione dai pubblici uffici per due anni.

Tra loro figuravano Nika Gvaramia e Nika Melia, della Coalizione per il Cambiamento; Mamuka Khazaradze e Badri Japaridze, di Georgia Forte-Lelo; Zurab Japaridze e Giorgi Vashadze, di Girchi-Più Libertà; nonché Irakli Okruashvili e Givi Targamadze.

Alcuni sono stati poi liberati o graziati, ma altri sono rimasti in carcere. Nika Melia ed Elene Khoshtaria risultavano detenuti anche per procedimenti distinti. In parallelo, altri attivisti dell’opposizione stati sottoposti a procedimenti per presunto sabotaggio o assistenza a un Paese straniero, accuse che prevedono pene molto severe e che riguardano quasi l’intera leadership democratica del Paese, o per la partecipazione alle proteste.

È evidentemente in corso una repressione a largo raggio.

La Corte costituzionale

L’ultimo passaggio è la richiesta di scioglimento dei partiti. Il 31 ottobre 2025 ottantotto deputati del Sogno Georgiano hanno depositato un primo ricorso contro il Movimento Nazionale Unito, la Coalizione per il Cambiamento e Georgia Forte-Lelo.

Il 24 settembre 2026 è stato registrato il ricorso attuale, n. 1979, che include anche i Federalisti e Per la Georgia, il partito di Giorgi Gakharia. La domanda si fonda sull’articolo 23 della Costituzione, che consente di vietare un partito che persegua la violenza e la modifica forzata dell’ordinamento costituzionale. Sogno Georgiano sostiene che i cinque partiti perseguano obiettivi comuni e proseguano la linea del Movimento Nazionale Unito.

Le udienze sul merito sono iniziate a Batumi, sede della corte, lo scorso 21 ottobre. La Corte dovrà pronunciarsi entro il 24 giugno 2027 e occorrono almeno quattro voti favorevoli su sette giudici per accogliere la domanda.

Se il ricorso fosse accolto, i cinque partiti potrebbero perdere la registrazione e il diritto di operare politicamente: si realizzerebbe così, per via giudiziaria, la rimozione dall’arena politica annunciata da Ivanishvili già prima delle elezioni del 2024.

In questo video realizzato nell’ambito di Estival nel 2025, Alessandra Russo, Scuola di Studi Internazionali, Università di Trento, Giorgio Comai, OBCT/CCI  e Luka Zanoni OBCT/CCI  ci parlano delle prospettive europee per la Georgia e di come queste si relazionano con le proteste che imperversano nel paese.


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