Ucraina, curare il cancro in tempo di guerra

Sirene antiaeree che interrompono le sedute di terapia, magazzini di farmaci bombardati e lunghe liste d’attesa. In Ucraina ci si continua ad ammalare, ma nonostante tutto continuano anche le cure

04/11/2026, Iryna Troian
Ospedale di Zaporizhzhia

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Ospedale di Zaporizhzhia, giugno 2026 (© SVStocker/Shutterstock)

(Questo articolo è stato originariamente prodotto dalla testata ucraina Rubryka nell’ambito di PULSE.)

Ogni anno in Ucraina vengono diagnosticati più di centomila casi di cancro. Secondo i dati più recenti del Registro nazionale dei tumori, nel 2024 i casi erano stati 124.801.

“Questi numeri sono difficili da interpretare. A causa della guerra, non disponiamo di un quadro affidabile dei tassi di incidenza”, afferma Arman Kačarian, direttore dell’Istituto nazionale per i tumori. “Penso alle persone nei territori temporaneamente occupati e nelle regioni di prima linea, dove l’accesso alle diagnosi è limitato. A questo si aggiungono i milioni di persone sfollate”.

La guerra sta influenzando anche la tempestività della diagnosi, afferma Kačarian: sempre più pazienti si presentano con la malattia ormai in stadio avanzato. Quando le persone sono concentrate sul sopravvivere al conflitto, le visite di controllo possono passare in secondo piano.

Rina Zaičenko ha scoperto di avere il cancro pochi giorni dopo il suo matrimonio, nell’estate del 2023. Tutto è iniziato con un dolore ai reni. “Sapevo ben poco sul cancro. Avevo paura di andare in un centro oncologico”, ricorda Zaičenko. “All’inizio, il medico mi ha rassicurata dicendomi che era solo al secondo stadio. Ma poi una TAC ha rivelato la presenza di metastasi: il mio cancro era diventato di quarto stadio”.

Zaičenko ha subito diversi interventi. I medici hanno prima rimosso il tumore al rene. Sei mesi dopo, hanno asportato le metastasi da entrambi i polmoni. Quasi tutto il suo trattamento è stato gratuito.

Ospedali e magazzini nel mirino

Le forze russe stanno attaccando sempre più spesso le infrastrutture sanitarie. Secondo il ministero della Salute, al 1° settembre 2026 2.687 strutture di 854 istituti sanitari risultavano danneggiate o distrutte. Gli attacchi stanno colpendo anche i magazzini di forniture mediche e i distributori di farmaci. Il 3 settembre 2026 un attacco russo ha danneggiato il complesso logistico Biocon nel distretto di Boryspil, nella regione di Kyiv, uno dei più grandi del paese.

“Quando i magazzini vengono danneggiati, gli ospedali possono improvvisamente perdere l’accesso a forniture essenziali come guanti e siringhe. Occorrono molteplici canali di approvvigionamento, scorte di riserva e piani di emergenza”, afferma Kačarian.

Gli allarmi antiaerei e gli attacchi possono interrompere in qualsiasi momento le stesse cure. “Dopo l’intervento, facevo fatica a camminare. Avevo un catetere e un drenaggio. Quindi, quando suonava la sirena, fisicamente non riuscivo ad alzarmi e andare al rifugio”, racconta Rina Zaičenko.

Oltre alle cure: paura e stanchezza

Le persone malate di cancro in Ucraina devono prendere decine di decisioni mentre sono spaventate, esauste e incerte su ciò che le aspetta. Ecco perché Zaičenko ritiene che i centri oncologici dovrebbero disporre di specialisti o volontari che aiutino i pazienti a orientarsi.

Zaičenko è in remissione da due anni. Anche gli esami di controllo comportano delle difficoltà: le liste di attesa sono così lunghe che molti pazienti pagano di tasca propria. Un esame costa 25.000-30.000 grivna (circa 500-600 euro), ma anche così può comunque essere necessario aspettare.

“Quest’estate ho iniziato a chiamare con largo anticipo per prenotare il mio prossimo esame. A giugno mi hanno detto di richiamare a luglio. A luglio mi hanno detto che le prenotazioni sarebbero state aperte a metà settembre”, dice Zaičenko.

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Nel giugno 2024 Olena Čumliar si è imbattuta per caso in un piccolo nodulo vicino alla clavicola. “Si è scoperto che si trattava di una delle forme più aggressive di cancro al seno. Poiché può progredire rapidamente, la terapia è iniziata immediatamente”, ricorda Čumliar. “Sono stata fortunata: ho potuto sottopormi a tutti e sei i cicli di chemioterapia previsti. L’unica cosa che poteva interrompere una seduta era un allarme aereo”, racconta.

Per via dell’elevato numero di pazienti, Čumliar arrivava al centro oncologico alle sei del mattino, sperando di essere visitata in tempo per il trattamento. Se suonava un allarme aereo, tutto si fermava. L’area intorno al centro oncologico era spesso bersagliata da missili e droni Shahed: “una volta, l’allarme aereo è scattato mentre stavo facendo la chemioterapia. Hanno spostato i pazienti nel corridoio e anch’io ho aspettato lì, ancora attaccata alla flebo. Per me era troppo faticoso scendere nel rifugio”, racconta Čumliar.

Le sfide causate dalla guerra

Le sfide che le strutture sanitarie ucraine hanno dovuto affrontare sono cambiate nel corso dell’invasione su vasta scala, afferma il direttore dell’Istituto nazionale per i tumori Arman Kačarian. Nel 2022 uno dei problemi più gravi era procurarsi medicinali e forniture mediche. Milioni di persone si sono spostate verso le regioni centrali e occidentali del Paese, e il personale sanitario si è spostato con loro. Alcuni ospedali sono rimasti quasi vuoti, altri sono stati sopraffatti dal numero di pazienti.

“All’inizio le persone non sapevano nemmeno se avrebbero potuto continuare le cure, dove avrebbero potuto procurarsi i farmaci o cosa sarebbe successo in seguito”, afferma Viktoriia Romanjuk, presidente di Athena. Women Against Cancer, un’organizzazione senza scopo di lucro che rappresenta oltre cinquantamila pazienti oncologici. “Ricordo un centro oncologico di Kyiv dove i pazienti in grado di muoversi autonomamente venivano dimessi, mentre quelli in terapia intensiva o in convalescenza dopo un intervento venivano trasferiti in un rifugio. È stata un’esperienza incredibilmente stressante sia per i pazienti che per il personale sanitario”.

La situazione è gradualmente migliorata, ma la guerra ha portato con sé nuove sfide: interruzioni di corrente e attacchi alle infrastrutture critiche. Per rendere gli ospedali più autosufficienti, il governo e i donatori internazionali hanno finanziato generatori, pozzi, pompe e, ove possibile, impianti di riscaldamento autonomi.

“Gli allarmi aerei rimangono un problema complesso. Quando un intervento chirurgico è in corso, non ci si può fermare. Il personale conosce i rischi, i piani di evacuazione sono in atto e i rifugi sono attrezzati. Ma ogni situazione è diversa, quindi gli ospedali devono valutarla caso per caso”, afferma Kačarian.

Lo stress costante mette tutti con i nervi a fior di pelle. L’Istituto nazionale per i tumori sta affrontando una grave carenza di personale, e le équipe mediche hanno trascorso anni lavorando sotto allarmi aerei e attacchi. Il burnout è un problema serio. A volte è complicato anche solo recarsi al lavoro, con ingorghi stradali e ritardi nei trasporti pubblici che aggravano la tensione.

“In questo momento, sia i pazienti che i medici hanno bisogno di rispetto reciproco, comprensione e sostegno”, afferma Viktoriia Romanjuk.


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Questo articolo è stato prodotto nell’ambito di PULSE, un’iniziativa europea coordinata da OBCT che sostiene le collaborazioni giornalistiche transnazionali.