Dall’Italia a Gospić: il viaggio dei rifiuti
Come migliaia di tonnellate di rifiuti italiani sono finite sopra una falda acquifera che fornisce acqua potabile ad un’intera area della Croazia e perché nessuno ha fatto dei controlli. Nostra inchiesta

Rifiuti rinvenuti nel sito dell’ex complesso industriale “PPK Velebit” gestito da Tipos Resurs a Gospić © Europol
Rifiuti rinvenuti nel sito dell'ex complesso industriale "PPK Velebit" gestito da Tipos Resurs a Gospić © Europol
Da oltre tre mesi, la Croazia è scossa da uno scandalo di proporzioni nazionali. A Gospić, una piccola città della Lika, la regione montuosa tra la costa adriatica e il confine con la Bosnia Erzegovina, sono state scoperte decine di migliaia di tonnellate di rifiuti smaltiti illegalmente. Le rivelazioni hanno spinto decine di migliaia di persone a scendere in piazza per protestare contro l’inquinamento, ritenendo che dietro allo scandalo si celasse la corruzione.
Sulla carta, i rifiuti scoperti nel sito di un ex impianto di trasformazione alimentare erano costituiti da plastica destinata al riciclo. Tuttavia, le analisi effettuate dalla Facoltà di Ingegneria Geotecnica di Zagabria hanno rilevato la presenza delle cosiddette “sostanze chimiche eterne” (PFAS), nelle acque sotterranee a concentrazioni doppie rispetto al limite stabilito dalla legge. Sotto la discarica si trova una falda acquifera carsica che fornisce acqua potabile all’intera area.
Inoltre, secondo Europol, gran parte dei rifiuti smaltiti (almeno 35.000 tonnellate in almeno tre siti, tra cui Gospić) era costituita da sostanze e rifiuti pericolosi provenienti da Italia, Slovenia e Germania, etichettati come non pericolosi. Il sistema ha generato profitti illeciti per almeno quattro milioni di euro. L’azienda che li ha ricevuti, Tipos Resurs, era in possesso di un’autorizzazione rilasciata dalle autorità della contea, però esclusivamente per il trattamento di rifiuti non pericolosi.
La vicenda è al centro di un’indagine avviata nel febbraio 2025 dall’Ufficio per il contrasto alla corruzione e alla criminalità organizzata (USKOK). Ad oggi, l’indagine ha portato all’arresto di una ventina di persone e ha avuto una forte eco nei media croati quest’estate. Tuttavia, molte domande rimangono senza risposta.
OBCT ha condotto un’inchiesta su entrambe le sponde dell’Adriatico, contattando le aziende italiane citate dalla procura e cercando di districare i legami tra imprenditori e politici in Croazia.

L’ingresso del sito dell’ex complesso industriale PPK Velebit a Gospić, dove i rifiuti venivano stoccati dalla Tipos Resurs. Foto: Saša Leković
Il principale sospettato
La scorsa settimana è stato reso noto che l’indagine sullo smaltimento illegale di rifiuti a Gospić – così come a Benkovac e Senj, dove sono stati smaltiti rifiuti provenienti dalla stessa fonte – è stata estesa per la terza volta in Croazia. Cinque persone sono state arrestate, ma sono state tutte successivamente rilasciate.
Stando ad una dichiarazione ufficiale dell’USKOK del 10 ottobre, le accuse riguardano molteplici reati ambientali configurando il reato di associazione a delinquere. Il principale sospettato è Josip Šincek, alla guida della società Tipos Resurs, fondata nel 2013. La compagnia ha ottenuto un permesso per la gestione di rifiuti non pericolosi a Gospić nel 2022. Šincek è stato tra gli arrestati nel febbraio 2025. OBCT lo ha intervistato a Varaždin, dove risiede.
A causa della riservatezza delle indagini, un provvedimento dell’USKOK gli impedisce di discutere pubblicamente i dettagli della vicenda. Di conseguenza, ha rilasciato solo la seguente dichiarazione ufficiale: “Sono vittima di un ricatto a sfondo politico. Ho rifiutato di cedere al ricatto, quindi è stata lanciata una campagna denigratoria contro di me con l’obiettivo di distruggermi. Non ci sono prove che io abbia violato la legge o causato alcun danno, e lo dimostrerò in tribunale”.
Parlando con OBCT delle attività della sua azienda in generale, Šincek ha dichiarato di importare dall’Italia solo rifiuti non pericolosi. Alla domanda sul perché le aziende italiane esportino questi rifiuti in Croazia, ha risposto affermando che bisognerebbe chiederlo ai proprietari di quelle aziende. Poi però ha precisato che il materiale in questione è costituito da rifiuti non inceneribili e che il costo dello smaltimento definitivo di tali rifiuti in Italia è elevato.
L’USKOK cercherà di dimostrare – attraverso un atto di accusa che dovrebbe essere depositato a breve – che quanto accaduto a Gospić è il risultato di una cospirazione criminale con conseguenti danni ambientali.
A Lika, quello dei rifiuti non è un problema nuovo.
Nella città di Gospić, situata a duecento chilometri a sud di Zagabria, lo scandalo dello smaltimento illegale dei rifiuti è l’argomento principale delle conversazioni. Gli abitanti sono disposti a parlare con i giornalisti, ma la maggior parte preferisce mantenere l’anonimato, fatta eccezione per gli attivisti dell’iniziativa “Gospić è casa nostra”, organizzatori di una manifestazione a Zagabria nel settembre 2026 che ha visto la partecipazione di trentamila persone.
“Qualche anno fa, durante il mandato del precedente sindaco, ci siamo rivolti all’amministrazione locale per denunciare lo smaltimento illegale dei rifiuti, però nessuno ci ha preso sul serio. Forse sapevano cosa stava accadendo, ma non hanno osato intervenire”, ci ha raccontato una donna che vive vicino al sito dove Tipos Resurs smaltiva i rifiuti. Il sito – per il quale l’azienda ha costruito una strada di accesso – si trova accanto ad una discarica comunale.
“Šincek veniva spesso qui e spendeva molti soldi. È stato anche visto in diverse occasioni con Andrija Mikulić, allora capo dell’Ispettorato di Stato, che avrebbe dovuto monitorare le attività commerciali di Šincek”, ha detto una fonte ad OBCT, indicando “The Highlanders Pub” che si distingue nella piazza principale della città per il suo aspetto moderno.
Mikulić è stato arrestato il 27 novembre 2025 e rimosso dal suo incarico lo stesso giorno. Dopo l’interrogatorio di tutti i testimoni, Mikulić è stato rilasciato.
Nell’ambito di un’indagine separata dell’USKOK, è sospettato di aver accettato tangenti e di aver commesso illeciti legati a due cave situate in un’altra area della Croazia. Quanto allo scandalo Gospić, Josip Šincek ha affermato che Mikulić gli avrebbe chiesto circa 500.000 euro in cambio della disponibilità dell’Ispettorato di chiudere sulle sue attività. Mikulić ha negato le accuse e, stando alle ultime informazioni disponibili (al 14 ottobre), non è ufficialmente considerato un indagato nel caso Gospić per quanto riguarda queste affermazioni.

The Highlander’s Pub a Gospić. Foto: Saša Leković
Le aziende italiane citate nell’inchiesta
Negli atti dell’inchiesta croata e negli articoli giornalistici vengono menzionati cinque fornitori italiani di Tipos Resurs. Nessuno di loro è stato incriminato.
L’azienda più spesso citata nei report croati è Zoffoli Metalli, un’impresa familiare con sede a Tamara di Copparo, vicino Ferrara, le cui origini risalgono ad un secolo fa. Si occupa del recupero e della raffinazione di rottami metallici e della macinazione di vecchi cavi elettrici per estrarre rame e alluminio, un processo che lascia come scarto la guaina di plastica. Anche Gifema, a Loreggia, nei pressi di Padova, è specializzata nel riciclo dei cavi. Stena Recycling è la filiale italiana del gruppo svedese Stena Metall e si occupa del trattamento di rifiuti elettronici, metalli e plastica. Intercommercio, una piccola azienda familiare dell’area di Padova, raccoglie e seleziona i rifiuti riciclabili dal 1964. Tellfer, a Fiume Veneto, vicino Pordenone, recupera rottami metallici.
Abbiamo contattato tutte e cinque le aziende. Gifema, Stena Recycling e Tellfer non hanno risposto. Intercommercio ha confermato via e-mail di aver collaborato con Tipos Resurs: prima dell’inizio della collaborazione – ha scritto l’azienda – un tecnico della compagnia croata ha spiegato che la plastica sarebbe stata utilizzata per realizzare pannelli prefabbricati e calcestruzzo leggero, “con brevetto”.
Zoffoli Metalli ha risposto tramite il suo avvocato, Alessandro Sintucci. Prima di firmare il contratto con Tipos Resurs – ha affermato – l’azienda italiana ha verificato la licenza del partner croato, che certificava l’assenza di precedenti penali. Il personale commerciale ha visitato lo stabilimento di Gospić. L’azienda italiana non ha voluto condividere i documenti di spedizione e nominare le società di trasporto, adducendo motivi di riservatezza.
Tuttavia, Zoffoli ha condiviso con OBCT un documento, rilasciato nell’ottobre 2022 dal Dipartimento di pianificazione territoriale, edilizia e protezione ambientale della contea di Lika-Senj, che autorizza Tipos Resurs a gestire rifiuti non pericolosi. Le verifiche per conto della contea sono state effettuate da Jerko Kostelac, indagato per abuso d’ufficio e falsificazione di un documento ufficiale.
Zoffoli insiste sul fatto di non aver mai inviato rifiuti pericolosi a Gospić.

Lavori di bonifica al sito dell’ex complesso industriale “PPK Velebit” a Gospić. Foto: Saša Leković
Autodichiarazioni ed etichette
Secondo L’Istituto superiore per la protezione e la tutela ambientale (ISPRA), nel 2024, l’ultimo anno per il quale sono disponibili dati, sono state spedite dall’Italia alla Croazia oltre 120.000 tonnellate di rifiuti industriali, una quantità tre volte superiore rispetto a cinque anni prima. Quasi tutti questi rifiuti sono stati classificati come non pericolosi.
Una parte è finita a Gospić. In risposta alla nostra richiesta, l’ISPRA ha confermato che Tipos Resurs ha ricevuto rifiuti dall’Italia ogni anno tra il 2020 e il 2024, tutti dichiarati con lo stesso codice, 19 12 04: “plastica e gomma” residui del trattamento di altri rifiuti. Inizialmente, si è trattato di quantità ridotte, che poi sono cresciute rapidamente, raggiungendo un picco di circa 9.000 tonnellate nel 2023. Quell’anno, quando la Croazia è entrata nell’area Schengen, circa una tonnellata su quattro di questo tipo di rifiuti inviati dall’Italia in Croazia è finita a Tipos Resurs.
Com’è potuto accadere? Nell’Unione europea, ogni carico di rifiuti è contrassegnato da un codice a sei cifre che ne descrive il contenuto. I rifiuti pericolosi sono contrassegnati da un asterisco. Gli scarti di plastica provenienti da un impianto di smistamento o triturazione possono essere classificati come 19 12 04, ovvero non pericolosi. Se contengono sostanze pericolose, come metalli pesanti, necessitano di un codice per rifiuti pericolosi. Osservate dall’esterno, le balle sembrano identiche. Ciò che le distingue l’una dall’altra è un’analisi di laboratorio.
La scelta del codice cambia tutto. La plastica pulita destinata al riciclo può viaggiare secondo la cosiddetta “lista verde”. Il mittente compila un breve modulo, noto come Allegato VII, il destinatario lo firma all’arrivo ed è tutto. Non è necessaria alcuna autorizzazione preventiva da parte delle autorità. I rifiuti pericolosi o contaminati sono un caso a parte: il mittente deve informare le autorità di entrambi i paesi, attendere la loro autorizzazione scritta e fornire una garanzia finanziaria.
Il codice viene scelto dalle aziende stesse. L’azienda che produce o tratta i rifiuti paga per le analisi e compila il modulo. Nessun ente pubblico verifica la classificazione prima della partenza del camion. Gli ispettori doganali e ambientali effettuano controlli a campione, ma i rifiuti viaggiano in balle compresse e avvolte in pellicola di plastica, e solo raramente vengono aperte. Da quando la Croazia è entrata nell’area Schengen, non vengono più effettuati controlli sistematici sui camion provenienti dalla Slovenia.
Nel caso di Zoffoli, Alessandro Sintucci, legale dell’azienda, ha spiegato che i rifiuti di Zoffoli vengono analizzati da un laboratorio esterno due volte all’anno e che sono proprio questi risultati a permettere la spedizione nell’ambito della lista verde. Per quanto riguarda l’azienda croata ricevente, ha affermato: “Una volta firmato l’Allegato VII, il mio compito termina lì. Nessuna norma mi obbliga ad andare a verificare se i rifiuti siano stati effettivamente riciclati”. La Croazia, ha aggiunto Sintucci, è un mercato marginale per Zoffoli. Ma il caso Gospić è tutt’altro che marginale in Croazia.

Rifiuti rinvenuti nel sito dell’ex complesso industriale “PPK Velebit” gestito da Tipos Resurs a Gospić © Europol
Il costo politico dei rifiuti
Lo scorso primo ottobre si è tenuta una seduta a porte chiuse della Commissione per la politica interna e la sicurezza nazionale del parlamento croato per discutere lo smaltimento illegale di rifiuti pericolosi a Gospić e le azioni intraprese dalle autorità statali competenti. Al termine della seduta, alla quale hanno partecipato rappresentanti dell’Agenzia per la sicurezza e l’intelligence (SOA), dell’Ufficio doganale e della Procura generale, Ranko Ostojić, presidente della Commissione e membro del Partito socialdemocratico (SDP, attualmente all’opposizione), ha dichiarato che le istituzioni competenti erano a conoscenza dello smaltimento illegale dei rifiuti già dal 2022-2023.
Il presidente della Croazia Zoran Milanović (già leader del SDP, che ha lasciato il partito quando si è candidato alla carica di presidente della Repubblica, carica che attualmente ricopre per un secondo mandato), il primo ministro Andrej Plenković e il presidente del parlamento Goran Jandroković (questi ultimi sono membri del partito al governo Unione democratica croata, HDZ) hanno risposto affermando di non aver ricevuto la relazione della SOA sullo smaltimento illegale dei rifiuti. Se queste affermazioni si rivelassero vere, l’unica istituzione competente a cui la SOA aveva notificato la relazione sarebbe l’Ispettorato di Stato, all’epoca guidato da Andrija Mikulić.
Lo scandalo riveste una grande importanza politica, oltre alle implicazioni legali, anche perché Gospić è stata una roccaforte dell’HDZ per trentacinque anni, sin dalla dichiarazione d’indipendenza della Croazia. Tuttavia, gli ultimi sondaggi d’opinione indicano che alle prossime elezioni, previste tra meno di due anni, i due principali partiti di opposizione (SDP e Možemo!) potrebbero ottenere un maggiore sostegno rispetto all’HDZ.
Molti cittadini attribuiscono la responsabilità dello scandalo all’HDZ, che governa la contea di Lika-Senj da decenni. È stata proprio l’amministrazione regionale a concedere a Tipos Resurs un’autorizzazione per la gestione dei rifiuti nel 2022, sulla base di un’ispezione condotta dal consigliere dell’amministrazione regionale Jerko Kostelac, ora sotto inchiesta. L’autorizzazione è stata rinnovata nell’ottobre del 2024, dopo essere stata revocata nello stesso anno.
Croazia, la destinazione ideale
Tuttavia, lo scandalo Gospić mette in luce un problema ben più ampio.
Secondo Antonio Pergolizzi, che si occupa del traffico internazionale di rifiuti per il rapporto annuale Ecomafia di Legambiente, casi come quello di Gospić sono frutto di un mercato con troppa plastica e troppo pochi acquirenti, un problema che l’Europa affronta da quando la Cina ha smesso di importare rifiuti di plastica nel 2018. Inviare all’estero scarti di bassa qualità costa meno che trattarli in patria.
Questo potrebbe spiegare perché i rifiuti escono dall’Italia. Ma non spiega perché una quantità così elevata sia finita in una piccola città della Lika, in un paese privo di un’industria di riciclo della plastica di rilievo.
Secondo Europol, i rifiuti venivano inviati a Gospić da Italia, Germania e Slovenia. Resta da capire se il motivo principale fosse la convenienza economica, oppure se la Croazia venisse considerata una destinazione ideale per i rifiuti a causa di normative permissive in materia, scarsi controlli ed alti livelli di corruzione all’interno delle istituzioni statali.
A Gospić, la fiducia nello stato croato è bassa.
“La Croazia corrotta è diventata la discarica dell’Italia e Gospić sta pagando il prezzo di una scelta politica: lo status coloniale della Croazia all’interno dell’UE”, afferma un anziano che abbiamo incontrato alla stazione ferroviaria non lontano dalla discarica. Ha rifiutato di rivelare il suo nome, spiegando di non volere guai.
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