Gli analisti esortano Kosovo e Serbia a rafforzare i rapporti economici

Cosa può spingere Kosovo e Serbia a cooperare già adesso, senza attendere una normalizzazione dei rapporti nel lungo periodo? Una ricerca appena pubblicata individua nella cooperazione economica regionale una possibile leva

29/10/2026, Arta Berisha
Le bandiere della Serbia e del Kosovo ©Prehistorik/Shutterstock

Le bandiere della Serbia e del Kosovo

Le bandiere della Serbia e del Kosovo ©Prehistorik/Shutterstock

Se le relazioni economiche possono proseguire nonostante una normalizzazione politica incompleta, è possibile rafforzarle in modo da sostenere il processo di normalizzazione a lungo termine? È questo l’interrogativo che Will Bartlett, Bernard Nikaj e Nenad Djurdjevic esaminano in un recente studio sulla cooperazione economica tra Kosovo e Serbia. Si tratta inoltre di un tema che tocca questioni più ampie relative alla gestione dei rapporti economici tra i due Paesi, in particolare dopo il raggiungimento del primo accordo per la normalizzazione delle relazioni nel 2013. Un altro importante accordo, siglato nel 2023, si è concentrato sul riconoscimento dei documenti (passaporti, titoli di studio, targhe e timbri doganali) nonché sulla cooperazione economica. Lo studio analizza inoltre le opportunità mancate in termini di investimenti, partenariati commerciali, sviluppo delle competenze e innovazione.

L’analisi si concentra quindi sui quadri normativi e di cooperazione già esistenti, come il CEFTA, il Mercato regionale comune e il Piano di crescita dell’UE, e su come questi possano essere utilizzati più efficacemente per far avanzare la cooperazione economica quando, come osservano gli autori, i progressi politici sono lenti.

Sebbene i vantaggi dell’attuale quadro di riferimento rimangano limitati a causa di questioni politiche irrisolte, lo studio sostiene che le relazioni economiche si siano dimostrate più resilienti di quanto lascerebbero supporre i rapporti politici.

“Kosovo e Serbia sono geograficamente vicini, economicamente interconnessi e parte dello stesso mercato regionale. Il Kosovo intrattiene scambi commerciali significativi con i partner del CEFTA, mentre la Serbia rimane una grande fonte di importazioni. I legami commerciali sono proseguiti anche durante periodi di grave tensione politica”, scrivono gli autori nel documento “Strengthening Kosovo-Serbia relations through economic cooperation: the role of regional economic integration”.

Inoltre, l’ambizione dei due Paesi di aderire all’Unione europea e al mercato europeo rappresenta un incentivo a far progredire la cooperazione prima ancora della normalizzazione, generando al contempo benefici economici.

“Man mano che le imprese sviluppano relazioni, investono nelle catene di approvvigionamento e dipendono da legami economici funzionanti, le interruzioni diventano più costose. Nel tempo, tali interessi possono rafforzare, tra le imprese e gli altri attori economici, il sostegno a relazioni più prevedibili”. “L’interdipendenza economica non porta automaticamente alla riconciliazione politica, ma può rafforzarne gli incentivi”, scrivono gli autori.

Ciò richiede un approccio di economia politica che colleghi le opportunità economiche all’accettazione istituzionale, alla responsabilità e alla distribuzione dei benefici.
Lo studio sostiene che il solo aumento degli scambi commerciali non debba essere considerato prova di una più profonda integrazione economica regionale. Sebbene la rimozione delle tradizionali barriere commerciali abbia contribuito a espandere il commercio intra-regionale, un’integrazione più profonda richiede condizioni che consentano lo sviluppo transfrontaliero di investimenti, rapporti tra fornitori, servizi, transazioni digitali, mobilità delle competenze e partecipazione alle catene del valore regionali ed europee.

“L’obiettivo politico non dovrebbe quindi essere solo l’espansione commerciale, ma la riduzione delle frizioni istituzionali ed economiche che impediscono al commercio di evolversi in un’interdipendenza economica più profonda e diversificata”.

La Serbia non riconosce l’indipendenza del Kosovo; cosa significa questo per le relazioni economiche tra i due paesi?

Secondo Besnik Vasolli, direttore della Camera di Commercio tedesco-kosovara, il principale ostacolo è la mancanza di fiducia nella possibilità che le relazioni commerciali si svolgano secondo regole stabili e in condizioni di parità di trattamento.

“Un’azienda kosovara dovrebbe ricevere in Serbia lo stesso trattamento equo che un’azienda serba dovrebbe ricevere in Kosovo. Entrambe necessitano di documentazione accettata, procedure prevedibili e la certezza che i loro diritti saranno tutelati. Dobbiamo guardare al futuro e chiederci in che tipo di regione vogliamo che vivano i nostri figli. Relazioni commerciali migliori possono creare posti di lavoro, attrarre investimenti e aiutarci a servire insieme i mercati europei”, ha dichiarato Vasolli a OBCT.

Le questioni pratiche per le imprese riguardano le procedure doganali e di transito, l’accettazione dei documenti, le modalità di pagamento e il riconoscimento delle qualifiche. Tuttavia, il mancato riconoscimento dell’indipendenza del Kosovo da parte della Serbia è considerato un ostacolo fondamentale.

“Le divisioni politiche incidono direttamente sulla fiducia. Il mancato riconoscimento del Kosovo da parte della Serbia rimane un ostacolo fondamentale per una relazione paritaria. Una retorica conflittuale può accrescere l’incertezza e rendere le imprese meno propense a investire in un futuro condiviso”, ha affermato Vasolli.

D’altra parte, spetta alle associazioni di categoria individuare i partner, metterli in contatto con gli acquirenti e sostenere il processo attraverso la contrattualistica.
“Le associazioni di categoria possono individuare i partner, metterli in contatto con gli acquirenti e sostenere il processo fino alla stipula dei contratti”. Il sostegno a certificazione, formazione e investimenti dovrebbe contribuire a colmare le lacune specifiche individuate dagli acquirenti. Ciò offrirebbe alle aziende ragioni più valide per collaborare e ai governi ragioni più forti per rimuovere gli ostacoli”, ha dichiarato Vasolli a OBCT.

Rrezarta Gashi, che ha lavorato nella gestione della catena di approvvigionamento e delle importazioni per importanti rivenditori kosovari, afferma che le barriere incidono sui costi operativi e, in ultima analisi, sui costi sostenuti dai cittadini kosovari.

“Ad esempio, un fornitore potrebbe offrire prezzi molto competitivi, ma se vi è incertezza riguardo al trasporto, alla documentazione o alle procedure di frontiera, l’azienda deve mettere in conto anche questi rischi. In tali casi, un’impresa potrebbe decidere di rifornirsi da un altro mercato, anche se il prezzo del prodotto è più alto. Ciò influisce direttamente sui costi operativi e, di conseguenza, sul prezzo finale pagato dal consumatore”, ha spiegato a OBCT Gashi, attualmente professoressa associata presso l’AAB College.

Secondo i dati dell’Agenzia di statistica del Kosovo, tra gennaio e agosto 2026 il Kosovo ha importato dalla Serbia merci per un valore di 154,6 milioni di euro, mentre le esportazioni verso la Serbia sono ammontate a 48,3 milioni. Sempre secondo l’Agenzia, nel 2025 il valore delle merci importate dalla Serbia è stato di 234,6 milioni (circa 20 milioni al mese), mentre le esportazioni del Kosovo verso la Serbia sono state pari a 61,5 milioni. La Serbia ha registrato un calo delle esportazioni verso il Kosovo solo quando quest’ultimo ha imposto dazi del 100% sulle importazioni dalla Serbia e dalla Bosnia-Erzegovina a causa di tensioni politiche, in parte in risposta all’attività di lobbying della Serbia contro l’adesione del Kosovo all’Interpol e ad altri organismi internazionali, come accaduto nel 2018.

Tuttavia, queste cifre evidenziano anche le differenze strutturali e di forza tra le economie dei due paesi.

“La Serbia possiede una base manifatturiera relativamente solida e ha attratto ingenti investimenti esteri in produzioni orientate all’esportazione. Il settore privato del Kosovo è dominato dalle PMI e ha sviluppato punti di forza specifici nei servizi, inclusi l’ICT e l’esternalizzazione dei processi aziendali (BPO)”, si legge nel documento.
Secondo gli autori, la relazione non dovrebbe essere valutata esclusivamente attraverso la bilancia commerciale bilaterale. “Le aziende manifatturiere serbe, comprese le multinazionali operanti nel paese, necessitano di una vasta gamma di fornitori e servizi alle imprese”. Le PMI del Kosovo potrebbero potenzialmente fornire alcuni di questi input, a condizione che riescano a soddisfare gli standard, i requisiti di qualità e affidabilità e le condizioni di consegna richiesti.

Secondo il direttore della Camera di commercio tedesco-kosovara, migliorare la cooperazione economica richiede che i governi garantiscano l’effettiva attuazione delle norme vigenti, mentre le imprese necessitano di meccanismi chiari per affrontare le problematiche qualora le procedure dovessero fallire.

“I governi dovrebbero rendere operative nella pratica le regole concordate. Ciò implica parità di trattamento, accettazione affidabile di documenti e qualifiche, nonché un’efficace risoluzione delle controversie; l’UE e partner come la Germania potrebbero sostenere programmi regionali per i fornitori basati sulla domanda reale degli acquirenti”, ha affermato Vasolli.


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Questa pubblicazione è il risultato delle attività svolte nell’ambito di "Il contributo della cooperazione economica alla normalizzazione delle relazioni tra Kosovo e Serbia", un progetto cofinanziato dal Ministero italiano degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. Tutte le opinioni espresse rappresentano quelle dell’autrice o dell'autore e non quelle dell'istituzione cofinanziatrice.