In Bosnia Erzegovina, le prime elezioni senza Dodik
Gli elettori sono chiamati alle urne questa domenica 4 ottobre in Bosnia Erzegovina. Si vota a tutti i livelli, dai parlamenti dei cantoni alla presidenza tripartita. Per la prima volta, il nome di Milorad Dodik, a lungo uomo forte della Republika Srpska, non figura sulla liste elettorali

Elezioni in Bosnia Erzegovina © Ajdin Kamber/Shutterstock
Elezioni in Bosnia Erzegovina © Ajdin Kamber/Shutterstock
Circa 3,4 milioni di persone sono chiamate alle urne questa domenica 4 ottobre in Bosnia Erzegovina per eleggere i propri rappresentanti a tutti i livelli del complicato sistema istituzionale bosniaco.
Si votano i tre membri della Presidenza tripartita (un bosgnacco, un serbo e un croato), il parlamento statale e quelli delle due entità (la Federazione, dove vivono in maggioranza bosgnacchi e croati, e la Republika Srpska, a maggioranza serba), si rinnovano le dieci assemblee cantonali e si eleggono il presidente e i vicepresidenti della Republika Srpska. In totale sono ben 518 le cariche elettive in palio.
Per la prima volta, negli oltre 5mila seggi allestiti, saranno adoperate delle nuove tecnologie: le schede verranno scansionate digitalmente e gli elettori identificati con i documenti elettronici.
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La Republika Srpska dopo Dodik
Queste elezioni sono anche le prime senza il nome di Milorad Dodik sulle liste elettorali. Nel 2025, l’ex presidente della Republika Srpska è infatti stato interdetto dai pubblici uffici per 6 anni.
“La corsa per la presidenza della Republika Srpska è una delle due sfide elettorali che seguirò con maggiore attenzione questa domenica”, spiega Adnan Ćerimagić, analista dell’European Stability Initiative (ESI) a Berlino. “Chi viene eletto presidente può offrire il mandato per formare il governo a chiunque voglia. Questo significa che, se a diventare presidente della Republika Srpska sarà il candidato dell’opposizione, si aprirà con ogni probabilità una fase di incertezza per l’attuale struttura di potere – cioè Milorad Dodik e la sua famiglia – che oggi controllano il bilancio e le istituzioni della Republika Srpska”.
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L’SNSD, il partito di Dodik, candida alla presidenza il premier Savo Minić, mentre l’SDS (all’opposizione) presenta Branko Blanuša dell’SDS, che a novembre 2025, alle elezioni anticipate per la presidenza della RS, aveva perso per poco più di due punti.
La presidenza tripartita
“La seconda corsa che mi interessa è quella per la presidenza tripartita della Bosnia Erzegovina, in particolare per il membro bosgnacco, ma anche per quello croato”, prosegue Adnan Ćerimagić.
“In qualche modo, si decide il futuro politico di Bakir Izetbegović e della struttura dell’SDA intorno a lui”, spiega Ćerimagić. L’ex membro bosgnacco della presidenza tripartita e leader di lungo corso dell’SDA, il principale partito bosgnacco, ha perso le ultime elezioni presidenziali nel 2022, ma è riuscito a rimanere in sella all’interno del partito.
“Se dovesse perdere nuovamente, c’è la possibilità che si arrivi a un cambiamento all’interno dell’SDA”, avverte l’analista.
La sfida per il seggio croato della presidenza è altrettanto interessante.
Il croato Željko Komšić non può ricandidarsi dopo due mandati consecutivi e a contendersi la poltrona sono Darijana Filipović per l’HDZ BiH, Slaven Kovačević per il Fronte democratico (DF), il partito di Komšić, e Zdenko Lučić.
Si riapre quindi la vecchia polemica su chi elegge il rappresentante dei croati. Secondo la costituzione, il membro croato (così come quello bosgnacco) viene votato da tutti gli elettori della Federazione, a prescindere dalla loro appartenenza etnica. Zagabria ha a lungo accusato Komšić di aver costruito le sue vittorie sui voti dei bosgnacchi e per questo lo ha considerato un presidente “non legittimo”, premendo per una riforma della legge elettorale.
Senza un Alto rappresentante
Infine, le elezioni di domenica si svolgono senza un Alto rappresentante con mandato pieno. Quello uscente, Christian Schmidt si è dimesso a maggio 2026. Da allora, l’ufficio è retto ad interim dal diplomatico americano Louis J. Crishock (che comunque dispone dei poteri di Bonn), perché gli Stati Uniti e i paesi europei non sono riusciti a trovare un accordo sul successore.
“La mancata nomina dell’Alto rappresentante ci dice di più sull’attuale stato delle relazioni tra Stati Uniti e Europa e all’interno dell’Europa stessa, piuttosto che sulla politica interna bosniaca”, conclude Adnan Ćerimagić.
Washington sostiene il diplomatico italiano Antonio Zanardi Landi, mentre Parigi ha candidato il proprio inviato speciale per i Balcani occidentali, René Troccaz, con il sostegno di Londra e Berlino. Il Consiglio per l’attuazione della pace (PIC) si era dato come termine per l’elezione dell’Alto rappresentante il 14 luglio, scaduto senza esito.
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