Una strada per la Georgia
Un viaggio sulle tracce di poeti e intellettuali russi, come Sergej Gandlevskij e Konstantin Šavlovskij, conosciuti dall’autrice Elisa Baglioni attraverso la letteratura e che, nel frattempo, a causa della situazione nel loro paese, si sono autoesiliati a Tbilisi. Nostra recensione

Immagine tratta dalla copertina di Una strada per la Georgia © Exorma Edizioni
Elisa Baglioni, studiosa e traduttrice di letteratura russa, in particolare della poesia sovietica del secondo Novecento, si è trovata a condividere il destino di diversi intellettuali europei che, a seguito delle vicissitudini socio-politiche che hanno segnato le relazioni fra la Russia e l’Unione Europea negli ultimi anni, hanno progressivamente interrotto i rapporti con il territorio russo.
Da studiosa comparatista, nella fase post-dottorale Elisa Baglioni ha frequentato i principali centri culturali russi, a Mosca e Pietroburgo, fino al 2019, quando la pandemia di Covid-19 ha accelerato il processo di chiusura del paese, già inscritto in un clima politico interno sempre più rigido e oppressivo.
L’invasione dell’Ucraina nel febbraio 2022 ha impresso un’ulteriore, drammatica svolta a questo processo, acuendo lo sgomento e rendendo ancora più difficile mantenere i rapporti con quel mondo, che ha progressivamente perso la capacità di rappresentare uno spazio di attrazione e di confronto.
Tuttavia, scegliere di ritirarsi e chiudersi nel proprio guscio non attenuava il senso di disagio e di spaesamento prodotto dalla nuova situazione. Al contrario, il distanziamento fisico rischiava di accentuare la banalizzazione e la stereotipizzazione delle relazioni e delle rispettive posizioni. Da qui nasceva la domanda se fosse possibile individuare una via diversa, se esistessero modalità alternative per mantenere un dialogo con l’altro senza subire la deriva politica generale.
È da questa domanda che prende avvio il viaggio di Elisa Baglioni sulle tracce di alcuni poeti e intellettuali russi, come Sergej Gandlevskij e Konstantin Šavlovskij, conosciuti attraverso la letteratura e che, nel frattempo, a causa della situazione nel loro Paese di origine, si sono autoesiliati in Georgia, a Tbilisi.

Una strada per la Georgia di Elisa Baglioni © Exorma Edizioni
Nasce così “Una strada per la Georgia” (Exorma Edizioni, 2025), un reportage letterario che ci accompagna nella realtà di un Paese ex sovietico, colto in un particolare momento storico: una società composita, in cui, accanto alla popolazione autoctona e alle sue diverse comunità – georgiani, azeri, armeni, russi e altri – si ritrovano a convivere esuli russi e bielorussi contrari a Putin, georgiani di ritorno dalla Russia e profughi ucraini.
Mentre parla con la gente e percorre la capitale, le cui diverse architetture si rapportano tra loro in modo disomogeneo, come pagine di uno stesso libro scritte in lingue diverse, e le cui vie sembrano conservare le ombre di Boris Pasternak, di Bella Achmadulina e Arsenij Tarkovskij, poeti capaci di cogliere e trasporre nella propria lingua l’anima della poesia georgiana; mentre dalle sorgenti sulfuree sgorga acqua calda e i percorsi scoscesi fanno venire le vertigini, Elisa Baglioni intercetta gli umori e le atmosfere di una realtà in divenire, carica di incertezze, chiamata a confrontarsi con eventi che mettono alla prova la fragile e complessa identità della Georgia, ma anche il suo ruolo storico di luogo di passaggio e d’incontro fra culture e lingue diverse.
In questo viaggio, che da Tbilisi si dirama verso Gori, luogo di nascita di Stalin, e oltre, verso Kazbegi, lungo la strada militare del Caucaso, antica via di comunicazione tra Mosca e Tbilisi, percorsa un tempo da Puškin, Lermontov e Tolstoj, non si avverte alcun desiderio di appropriarsi dell’esperienza dell’altro né la pretesa di comprenderla fino in fondo. Al contrario, il viaggio conduce alla consapevolezza che ogni incontro con l’altro presenta una quota irriducibile di distanza e di incomprensione e che, proprio per questo, richiede continuo ascolto, attenzione e disponibilità al dialogo.
Una strada per la Georgia è così un libro di viaggio che non mira a confezionare facili risposte né a offrire rassicuranti resoconti dell’esplorazione di un territorio e dei suoi abitanti, provvisori e non, ma a porre piuttosto interrogativi. È un percorso di lettura che invita a interrogarsi su se stessi e sul mondo in cui ci troviamo a vivere, suggerendo che forse è proprio la poesia, e più in generale la parola letteraria, a poterci emancipare dallo stagno della diffidenza, del sospetto e dell’incomunicabilità.
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Tag: Letteratura
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