Il caso di Jülide Yazıcı: rifugiata politica in Francia, detenuta in Albania

Jülide Yazıcı, 32 anni, insegnante di filosofia turca con status di rifugiata politica in Francia, si trova in un carcere albanese dal 4 agosto a causa di una segnalazione dell’Interpol. La sua situazione solleva un interrogativo di vecchia data: quando la Turchia avanza una richiesta, l’Albania esegue?

18/09/2026, Franco Rivera
Le relazioni tra Albania e Turchia messe alla prova dal caso Yazıcı (Adam Radosavljevic - Shutterstock)

(Adam Radosavljevic – Shutterstock)

Le relazioni tra Albania e Turchia messe alla prova dal caso Yazıcı (Adam Radosavljevic - Shutterstock)

Yazıcı, 32 anni, è arrivata all’aeroporto di Tirana il 4 agosto con l’intenzione di incontrare la propria famiglia. Tuttavia, la polizia di frontiera albanese l’ha trattenuta in seguito ad una richiesta di arresto internazionale emessa dalla Turchia circa quattro mesi prima. Tre giorni dopo, il 7 agosto, il Tribunale di primo grado di Tirana ne ha disposto la custodia cautelare in attesa dell’esito della procedura di estradizione.

In aula, Yazıcı ha dichiarato di essere perseguitata per motivi politici e che la sua vita sarebbe in pericolo se venisse rimpatriata in Turchia. Il giudice ha accolto la tesi dell’accusa. Successivamente, Yazıcı è stata trasferita nel carcere femminile di Pojskë (Pogradec), a circa 150 chilometri da Tirana, dove si trova tuttora detenuta.

Il 21 agosto, la Corte d’Appello ha confermato la detenzione di Yazıcı. Il suo avvocato ha sostenuto che non vi fosse pericolo di fuga e che la donna potesse essere sottoposta agli arresti domiciliari, ma la Corte ha respinto tale tesi. I giudici hanno osservato che la donna avrebbe potuto tentare di tornare in Francia e che le questioni relative al suo status di rifugiata sarebbero state affrontate in una successiva udienza dedicata all’estradizione vera e propria.

Rappresentanti dell’ambasciata francese a Tirana hanno assistito all’udienza in qualità di osservatori. In seguito, funzionari di una missione diplomatica occidentale, che hanno chiesto di non rendere noto il proprio Paese di provenienza, hanno dichiarato a BIRN che l’Albania è tenuta a rispettare gli accordi internazionali sottoscritti.

Perché Ankara chiede la detenzione

Il 28 gennaio 2016, la polizia ha effettuato blitz nelle abitazioni di otto quartieri di Istanbul, arrestando sei studenti universitari. Due di loro sono stati rilasciati, mentre quattro sono stati condotti davanti all’autorità giudiziaria. All’epoca, Yazıcı studiava filosofia all’Università Boğaziçi e non si trovava in casa durante il blitz. Il giorno seguente si è recata in tribunale con il suo avvocato per rendere una dichiarazione ed è stata arrestata in quella sede. A causa di un provvedimento di segretezza istruttoria, né lei né il suo legale hanno potuto prendere visione delle prove relative ai reati contestati.

Yazıcı è stata rilasciata sei mesi più tardi, nel luglio 2016. Nel corso del processo, si è trasferita in Francia e ha chiesto asilo. Durante il procedimento, il pubblico ministero ha ritirato l’accusa di appartenenza ad un’organizzazione terroristica, sostituendola con quella di “aver fornito assistenza consapevole e volontaria ad un’organizzazione terroristica”. I legali della difesa hanno sostenuto l’assenza di prove a sostegno di qualsiasi accusa, ma nel novembre 2017 la 14ª Corte penale speciale di Istanbul ha condannato  Yazıcı e altri due studenti a quattro anni e due mesi di carcere. Altri due imputati sono stati assolti.

I sostenitori di Yazıcı e la Corte nazionale per il diritto d’asilo francese forniscono una versione diversa dei fatti. La donna aveva partecipato alle proteste di Gezi Park nel 2013 e sostenuto l’HDP, partito di sinistra filo-curdo poi divenuto DEM Party. Secondo i documenti  della corte per l’asilo ottenuti da BIRN, Yazıcı è stata arrestata “per aver ospitato nella sua stanza da studentessa una giovane donna che non conosceva, presentatale da un amico”. La Corte nazionale per il diritto d’asilo (CNDA) francese ha riconosciuto a Yazıcı lo status di rifugiata il 16 novembre 2020; tale status è diventato ufficiale nel settembre 2021.

Lo stato del procedimento

A inizio settembre, il tribunale non si è ancora pronunciato sull’eventuale estradizione di Yazıcı. L’udienza del 7 agosto ha riguardato esclusivamente aspetti procedurali, confermando la detenzione in base alla richiesta dell’Interpol. L’udienza di appello del 21 agosto si è concentrata unicamente sulla permanenza in custodia cautelare, non sull’estradizione in sé. Il tribunale deciderà in merito all’estradizione solo dopo che la Turchia avrà trasmesso il fascicolo completo del caso. I gruppi di sostegno in Francia riferiscono che Ankara ha tempo fino al 12 settembre per farlo, termine che corrisponde al limite di 40 giorni previsto per l’arresto provvisorio dalla Convenzione del 1957.

Nel frattempo, in Francia è cresciuto il sostegno a Yazıcı. Sono nati comitati a Tours, Angers, Segré-en-Anjou-Bleu (dove l’anno scorso ha insegnato al liceo Blaise-Pascal) e a Parigi. Si sono tenute manifestazioni, è stata lanciata una petizione e organizzata una raccolta fondi. Il Nouveau Parti anticapitaliste ha chiesto al governo francese di sostenere una persona a cui ha già concesso protezione. Alcuni ex colleghi hanno dichiarato all’emittente France 3 che la diplomazia “deve fare il suo corso”. Il suo compagno, Remy Durand, ha parlato a lungo con lei per la prima volta il 19 agosto; ha riferito che la donna è trattata bene e intende sfruttare il tempo a disposizione per lavorare alla sua tesi. Prevede che l’iter richiederà molto tempo e ritiene improbabile un suo ritorno in Francia prima di novembre o dicembre. Sono in corso anche tentativi per far revocare la “red notice” (l’avviso di ricerca internazionale).

In una dichiarazione  pubblicata su X e riportata da BIRN, l’Union pour la Reconstruction Communiste, un gruppo della sinistra francese di cui Yazıcı fa parte, ha affermato che la donna rischierebbe torture e trattamenti inumani in caso di estradizione. Il gruppo ha esortato Tirana a rispettare la Convenzione di Ginevra, la CEDU e il principio di non respingimento. Finora, né il ministero degli Esteri francese né il governo albanese hanno rilasciato dichiarazioni pubbliche. Parallelamente, la European Exiles Assembly ha chiesto l’immediata scarcerazione di Yazıcı.

I precedenti dell’Albania

Yazıcı non è la prima cittadina turca a essere trattenuta in Albania su richiesta della Turchia. Tuttavia, gli sviluppi successivi sono variati a seconda della persona coinvolta.

Harun Çelik, un insegnante che lavorava presso una scuola legata al movimento di Gülen, è stato arrestato all’aeroporto di Rinas nel 2019 con documenti di viaggio falsi e condannato per falsificazione. Dopo il rilascio, ha chiesto asilo in Albania. Tuttavia, il 1° gennaio 2020, poche ore dopo essere uscito di prigione, è stato condotto all’aeroporto dalla polizia e imbarcato  su un volo per Istanbul. Per l’espulsione è stata applicata la normativa sugli stranieri anziché la procedura di estradizione, e la sua richiesta di asilo non è stata esaminata. La delegazione UE, il relatore del Consiglio d’Europa per l’Albania e cinque funzionari delle Nazioni unite per i diritti umani hanno sollevato obiezioni. Il governo albanese ha dichiarato di non essere a conoscenza del fatto che l’uomo fosse sotto procedimento giudiziario in Turchia. L’opposizione ha collegato il rapido allontanamento agli stretti rapporti tra il primo ministro Edi Rama e il presidente Erdoğan.

Anche Selami Şimşek, arrestato insieme a Çelik, ha chiesto asilo dopo il suo rilascio nel marzo 2020. Le autorità hanno respinto la richiesta, sostenendo che non corresse gravi pericoli in Turchia, e ne hanno ordinato l’espulsione. È stato trattenuto per mesi in un centro di detenzione per stranieri. Nel gennaio 2021, la Corte europea dei diritti dell’uomo ha intimato all’Albania di non procedere alla sua espulsione. Il mese successivo, la Corte d’appello amministrativa di Tirana ha stabilito  che il ministero aveva agito illegalmente, ignorando le raccomandazioni dell’UNHCR. A differenza di Çelik, e in seguito alle pressioni di Strasburgo, Şimşek non è stato inviato in Turchia.

Faruk Fatih Özer, fondatore della piattaforma di scambio di criptovalute Thodex (poi fallita), è stato arrestato in Albania nell’agosto 2022. Il tribunale di Tirana ne ha ordinato l’estradizione nel novembre 2022 e la Corte d’appello di Durazzo ha confermato la decisione. La consegna è avvenuta nell’aprile 2023. In quel periodo, il ministro degli Esteri Mevlüt Çavuşoğlu si è recato a Tirana per sollecitare l’estradizione, fornendo anche un nuovo elenco di presunti seguaci di Gülen ricercati dalla Turchia. Özer è stato successivamente condannato a Istanbul a oltre 11.000 anni di carcere ed è stato trovato morto nella sua cella nel novembre 2025.

La questione giuridica

Entrambi i paesi aderiscono alla Convenzione europea di estradizione del 1957 del Consiglio d’Europa, citata dal tribunale di Tirana nell’ordinanza di custodia cautelare insieme al codice di procedura penale albanese, il cui articolo 3 vieta l’estradizione per reati politici e per richieste avanzate al fine di punire una persona per le proprie opinioni politiche.

L’Albania è inoltre vincolata al principio di non respingimento (*non-refoulement*) sancito dalla Convenzione sui rifugiati del 1951 e dall’articolo 3 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. L’aspetto insolito del caso Yazıcı è che la donna non sta chiedendo asilo in Albania. Possiede già lo status di rifugiata riconosciuto da un altro paese membro del Consiglio d’Europa e dell’UE, la cui autorità competente in materia di asilo ha esaminato le stesse accuse turche stabilendo che si trattava di persecuzione politica. Affinché l’Albania proceda all’estradizione, il tribunale albanese dovrebbe discostarsi dalla conclusione raggiunta dalla CNDA sui medesimi fatti.

Perché Tirana esita

L’Albania intrattiene con la Turchia legami tra i più stretti della regione. La Turchia ha costruito la moschea Namazgah di Tirana e ha contribuito alla ricostruzione dopo il terremoto del 2019. Il primo ministro Rama e il presidente Erdoğan hanno un forte rapporto personale. Tirana ospita l’unico memoriale fuori dalla Turchia dedicato alle vittime del tentativo di colpo di stato del luglio 2016 e il governo albanese ha trasferito alla Fondazione Maarif turca le scuole precedentemente legate al movimento di Gülen, in seguito alle pressioni di Ankara.

È proprio questo stretto legame a rendere il caso Yazıcı oggetto di grande attenzione. L’Albania è un paese candidato all’adesione all’UE e sta negoziando i capitoli relativi ai diritti fondamentali e all’indipendenza della magistratura. Estradare verso la Turchia una rifugiata già riconosciuta in Europa, soprattutto quando il paese che le ha concesso asilo ha definito la sua condanna una persecuzione politica, sarebbe difficile da giustificare alla luce di tali standard.

La prossima udienza, una volta ricevuto il fascicolo da parte della Turchia, rivelerà se i tribunali albanesi considerino la vicenda come una questione di routine legata all’Interpol o come un banco di prova per verificare se la protezione dei rifugiati si applichi oltre i confini europei. Come dichiarato ai media francesi dalla matrigna di Yazıcı, residente a Segré, l’esito potrebbe dipendere dalla volontà del tribunale di compiacere la Turchia o di concentrarsi sull’obiettivo albanese di aderire all’UE entro il 2030.


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