Serbia: elezioni anticipate in un paese in ebollizione
Dopo quasi due anni di proteste guidate dagli studenti, segnate da una crescente repressione da parte del governo di Belgrado, il presidente serbo Aleksandar Vučić ha indetto nuove elezioni anticipate per il prossimo il 25 ottobre. La tornata si annuncia essere la più incerta in Serbia da quando Vučić è salito al potere nel 2014

Manifestazione a Belgrado © Milos Todorovic / Shutterstock
Manifestazione a Belgrado © Milos Todorovic / Shutterstock
(Originariamente pubblicato da Deutsche Welle, il 9 settembre 2026)
Giovedì scorso, 10 settembre, il presidente della Serbia Aleksandar Vučić ha convocato [per il prossimo 25 ottobre] elezioni parlamentari anticipate, sancendo la fine di un lungo periodo caratterizzato dai tentativi del governo di guadagnare tempo dopo la tragedia di Novi Sad.
Dal novembre 2024, la leadership al potere ha reagito a numerose proteste politiche pacifiche – ma anche a blocchi delle università, mobilitazioni del personale scolastico e denunce di corruzione ad alto livello – con una campagna di repressione che si è intensificata nel tempo.
Il governo considera le rivendicazioni degli studenti e dei cittadini in protesta come atti di terrorismo e sovvertimento dell’ordine costituzionale. Le elezioni sono state indette in un clima di minacce, violenza e strumentalizzazione delle istituzioni, in cui la facciata democratica della Serbia è definitivamente crollata.
Il paese si appresta ad affrontare le elezioni con un governo che non solo non ha attuato le raccomandazioni dell’Ufficio OSCE per le istituzioni democratiche e i diritti umani (ODIHR), relative al processo elettorale, ma continua ostinatamente a violare la Costituzione e le leggi serbe.
Elezioni incerte?
Sono dovuti trascorrere quasi due anni, segnati da terribili scene di repressione, prima che Aleksandar Vučić decidesse finalmente di convocare le elezioni. Lo ha fatto – come alcuni speculano – solo dopo essersi assicurato di aver consolidato la propria posizione e reputazione. Dopo il voto sarà più chiaro in che modo la campagna denigratoria contro gli oppositori del regime e la repressione giudiziaria e poliziesca hanno inciso sulla popolarità dell’attuale leadership politica.
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Ad ogni modo, sembra che il presidente Vučić sia sicuro della propria vittoria, tant’è vero che si sta già preparando ad accaparrarsi la poltrona di primo ministro.
“L’intero apparato statale e il denaro pubblico saranno mobilitati per la campagna elettorale di Vučić pur di fargli vincere le elezioni”, afferma Filip Švarm, caporedattore del settimanale Vreme. “Vučić ha evidentemente ritenuto di non dover ulteriormente rinviare le elezioni per non dare l’impressione di sentirsi debole e insicuro, impressione che sicuramente avrebbe influenzato i suoi sostenitori. Va notato, però, che anche Vučić riconosce il fatto che l’imminente tornata sarà l’appuntamento elettorale più incerto da quando l’SNS è salito al potere”.

Uno studente manifesta a Kraljevo © krsmanovic / Shutterstock
Vučić contro i cittadini in protesta
Il politologo Duško Radosavljević ritiene che Vučić non consideri nemmeno l’ipotesi di una sconfitta, avendo deciso di “rubare le elezioni”.
“Evidentemente crede di aver predisposto tutto il necessario per evitare una sconfitta elettorale. Appartiene al gruppo di leader che non accettano la possibilità di essere sconfitti in modo pacifico e democratico”, sottolinea Radosavljević. “Il carattere dell’attuale governo si riflette nella violazione della Costituzione, delle leggi e di tutte le norme etiche. Tuttavia, credo che il suo calcolo sia errato, perché se in passato ha combattuto contro un’opposizione confusa e divisa, ora si trova ad affrontare una società in ebollizione”.
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Švarm concorda con questa osservazione, ricordando che Vučić per un certo periodo si è sforzato di conquistare consensi, ma i sondaggi lo hanno dato in calo. “Per questo, secondo me, ora crede di poter vincere le elezioni con altri mezzi, ossia cercando di corrompere i cittadini, fare propaganda aggressiva, ingaggiare picchiatori, manipolare la polizia e i servizi segreti. Mi sembra che abbia deciso di giocare questa carta alle imminenti elezioni”.
Mettere a nudo il regime
Gli oppositori politici del governo si preparano alle elezioni con aspettative diverse. L’opposizione parlamentare non è riuscita a raggiungere un accordo su una lista comune e molti ritengono che, proprio per via delle spaccature interne, subirà una débâcle alle elezioni.
Al momento il movimento studentesco – che sta preparando una propria lista per le elezioni – si distingue come il principale oppositore del regime, contando su un monitoraggio più efficace del processo elettorale e su un’elevata affluenza alle urne. Basterà questo per ottenere un buon risultato, considerando che le frodi elettorali avvengono principalmente prima del voto?
Anche Duško Radosavljević è fiducioso riguardo alla possibilità che venga messo in atto un sistema di monitoraggio più efficace per accertare la regolarità delle imminenti elezioni, ma prevede anche diverse “situazioni critiche” nei seggi elettorali.
“In questi casi, si dovrà reagire, e se le potenziali frodi saranno numerose, penso che i cittadini si opporranno”, afferma il politologo. “Se [Vučić] decidesse di reagire esplicitamente in modo dittatoriale quel giorno, allora il sistema dovrebbe essere smascherato fino in fondo”.
L’SNS blocca la Serbia
Secondo Filip Švarm, un’elevata affluenza alle urne potrebbe controbilanciare le difficili condizioni in cui si svolgeranno le elezioni. “In definitiva, l’imminente tornata elettorale sarà un vero e proprio referendum e, se Vučić tenterà di manipolare il voto, credo che finirà male”, afferma il giornalista. “È vero che si serve della polizia, di picchiatori e di vari meccanismi, ma questi non possono essere utilizzati in tutto il paese. Inoltre, non è chiaro fino a che punto le elezioni possano risolvere la crisi politica, perché il Partito progressista serbo (SNS) è cambiato in peggio e parte della popolazione desidera che la Serbia diventi un paese normale e ordinato. È evidente che la Serbia non può progredire con l’SNS al potere”.
Banco di prova per l’UE
Molti ritengono che l’atteggiamento dell’Unione europea nei confronti della Serbia possa influenzare in modo significativo le elezioni. Finora, l’opposizione e i cittadini in protesta hanno guardato con scetticismo alla apertura dei leader dell’UE verso il regime serbo. Tuttavia, la posizione di Bruxelles è in parte cambiata dopo i funerali di Ratko Mladić.
Nonostante le prime dichiarazioni dei funzionari europei lasciassero presagire la solita tiepida risposta alle provocazioni di Vučić, il tono più duro successivamente adottato da Ursula von der Layen, presidente della Commissione europea, sembra preannunciare un cambio di strategia. Il primo banco di prova potrebbe essere l’annunciata visita di Ursula von der Leyen a Belgrado ad ottobre, che, se si dovesse concretizzare, potrebbe essere percepita come un sostegno più o meno esplicito a Vučić in vista delle elezioni.
Il presidente serbo ha reagito con cautela ai messaggi provenienti da Bruxelles, dichiarando di aver sempre avuto un’opinione positiva di Ursula von der Leyen e António Costa, i quali, secondo Vučić, “sono sempre stati dalla parte della Serbia”.
Secondo Duško Radosavljević, oggi Vučić può contare solo sul sostegno di pochi funzionari europei. “Tuttavia, va sottolineato che all’interno dell’UE esistono diverse opinioni e posizioni su quanto sta accadendo in Serbia, e non tutti i paesi sono entusiasti della falsa stabilità offerta da Vučić. Non si può insistere sul rispetto dei principi democratici e poi affermare che tale richiesta vale per alcuni paesi, ma non per il nostro amico Aleksandar, perché il suo partito appartiene al nostro gruppo politico europeo”, conclude il politologo.
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