Albania: le voci online della “Rivoluzione dei Fenicotteri” bersaglio di attacchi e censura
Impossibilità di utilizzare la funzione “collab”, rimozione di post, applicazioni di restrizioni agli account: in Albania la manipolazione degli algoritmi di controllo sta trasformando sempre di più gli strumenti di sicurezza dei social media in forme di censura

© 13_Phunkod/Shutterstock
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I rappresentanti della pagina “Flamingo Revolution” (Rivoluzione dei Fenicotteri, ndr), che da oltre tre mesi documenta la protesta in Albania con foto e video, affermano di essersi accorti del problema dopo che diversi utenti li hanno informati di non poter più utilizzare la funzione “collabora”.
“Ce ne siamo resi conto la mattina, quando alcune persone ci hanno inviato degli screenshot dicendo che non potevano più collaborare con noi. Inizialmente abbiamo pensato che fosse solo un ‘bug’ temporaneo”, raccontano i rappresentanti della pagina.
Più tardi, lo stesso giorno, hanno scoperto che tre post erano stati rimossi da Instagram con la motivazione di violazione del copyright.
Gli amministratori hanno presentato ricorso e, dopo tre o quattro giorni, alcuni contenuti hanno iniziato a essere ripristinati.
“Alcuni post hanno iniziato a ricomparire, circa una decina di contenuti che erano stati eliminati in totale. E dopo quattro giorni abbiamo anche riavuto la possibilità di collaborare”, hanno dichiarato.
I responsabili della pagina collegano il problema alla possibilità che siano state presentate più segnalazioni per i loro contenuti.
“Pensiamo che la ragione di ciò sia da ricercare nelle numerose segnalazioni, considerando che i contenuti che abbiamo condiviso sono nostri e non sono stati presi da altre fonti”, hanno affermato gli amministratori.
Il caso della pagina “Flamingo Revolution” si aggiunge ad una serie di incidenti simili segnalati da attivisti e altre pagine attive durante le proteste.
Account presi di mira per contenuti relativi alle proteste
L’attivista e giornalista Alesia Burnazi, che segue le proteste per un ampio pubblico internazionale, racconta che i problemi con il suo profilo sono iniziati il 19 agosto, quando Instagram ha cominciato a rimuovere i video che aveva pubblicato durante le proteste. Il suo account è stato inizialmente limitato e non ha più potuto utilizzare la funzione “collabora”. In seguito sono stati rimossi circa dieci video, tra cui contenuti personali e professionali, per presunta violazione del copyright.
Tra i video rimossi, Burnazi evidenzia quelli relativi all’arrivo della diaspora albanese e alla conferenza intergovernativa con Marta Kos a Bruxelles. In seguito ai ricorsi, i video sono stati ripristinati, ma il 3 settembre il suo account è stato chiuso definitivamente.
“Non ho potuto né impugnare la decisione di Meta né presentare una denuncia. Non ho ricevuto alcuna email ufficiale da Meta/Instagram”, afferma Burnazi.
Secondo Burnazi, i social media hanno giocato un ruolo significativo durante le proteste, in quanto sono stati utilizzati per condividere filmati dal campo e informare i cittadini.
“Questa è censura digitale della libertà di parola e del giornalismo indipendente in Albania. Ho fatto reportage in inglese fin dai primi giorni della Rivoluzione dei Fenicotteri, in un momento cruciale in cui i media albanesi tradizionali hanno scelto di rimanere in silenzio”, ha dichiarato.
Un altro caso è quello della pagina “Studentët n’Protestë” (studenti in protesta, ndr). Secondo i rappresentanti del gruppo, la pagina ha inizialmente registrato un’insolita impennata di follower.
“Il nostro account è stato improvvisamente bombardato da un afflusso artificiale di oltre 2.000 follower falsi il 12 agosto e di altri 5.000 il 13 agosto. Rintracciando l’origine di questo traffico, abbiamo scoperto che veniva orchestrato tramite una piattaforma chiamata topfollowers.com. L’obiettivo era quello di compromettere la nostra pagina per attivare i filtri antispam di Instagram”, hanno dichiarato.
Il 17 agosto, 13 post sono stati rimossi simultaneamente per presunta violazione del copyright. Gli amministratori affermano che il materiale consisteva in filmati originali da loro stessi girati durante le proteste.
“Meta non ci ha inviato alcuna notifica. […] La nostra unica soluzione è stata quella di ‘manipolare’ l’intelligenza artificiale (Meta AI), chiedendole di trovare i post cancellati per noi. Grazie all’IA, siamo riusciti a impugnare le decisioni e a farli ripristinare”, hanno dichiarato a OBCT.
A seguito dei ricorsi, i post sono stati ripristinati. Il 29 agosto, tuttavia, l’account è stato completamente sospeso. Dopo aver contattato i team per i diritti umani e la sicurezza di Meta e aver segnalato il caso a Repro Uncensored, l’account è stato ripristinato.
Repro Uncensored, un’organizzazione che documenta la censura digitale e aiuta a ripristinare gli account, afferma di aver gestito oltre 50 casi albanesi collegati alla “Rivoluzione dei Fenicotteri”.
Secondo la sua fondatrice e direttrice esecutiva, Martha Dimitratou, oltre alla chiusura degli account sono state individuate altre restrizioni che influenzano il modo in cui i contenuti raggiungono il pubblico.
“Nel complesso, gli account interessati raggiungono centinaia di migliaia di persone, alle quali ora è stato impedito di accedere alle informazioni condivise da attivisti, giornalisti e organizzatori di proteste”, afferma Dimitratou.
Repro Uncensored ha anche documentato casi di “shadowbanning”, riduzione della portata dei contenuti, nonché restrizioni che impediscono agli account di collaborare con altri profili o di utilizzare determinate funzionalità della piattaforma.
Secondo Dimitratou, nei casi gestiti dall’organizzazione, il problema non è necessariamente il contenuto pubblicato, ma il modo in cui le piattaforme elaborano le segnalazioni provenienti da terzi.
In alcuni casi, a seguito dell’intervento di Repro Uncensored, i contenuti sono stati ripristinati e Meta ha ammesso che le rimozioni erano avvenute per errore. L’organizzazione afferma di non aver riscontrato alcuna prova che i contenuti di protesta da essa trattati avessero effettivamente violato le norme sul diritto d’autore o le politiche della piattaforma.
“Può essere di una facilità allarmante, soprattutto quando i sistemi di segnalazione automatizzati impongono restrizioni prima di verificare adeguatamente le contestazioni”, afferma Dimitratou.
Repro Uncensored dichiara di stare esaminando diversi casi per stabilire se le segnalazioni ripetute contro account differenti facciano parte di un’operazione coordinata.
Coinvolti anche gli organi di informazione
Citizens.al, una delle testate che ha seguito da vicino gli sviluppi ambientali e, successivamente, le proteste della “Rivoluzione dei Fenicotteri” fin dal primo giorno, ha subito la chiusura della propria pagina Facebook.
“La pagina Facebook di Citizens.al è stata chiusa senza alcun preavviso”, ha dichiarato la redazione di Citizens.al, aggiungendo che non si tratta del primo attacco subito. Due anni fa, la testata era stata bersaglio di un altro attacco che aveva colpito le sue piattaforme online e il sito web ufficiale.
In precedenza, era stata chiusa anche la pagina Instagram ufficiale di Euronews Albania. Secondo l’emittente, la chiusura è avvenuta poco dopo un’intervista all’eurodeputato Sandro Gozi, che stava parlando proprio della chiusura di account albanesi sui social media.
L’Associazione dei giornalisti albanesi ha espresso preoccupazione per questi sviluppi. “Le chiusure a catena di pagine di organi di informazione, in un momento in cui vengono segnalati problemi con centinaia di account albanesi, non possono più essere considerate un incidente isolato o un semplice problema tecnico”, ha affermato.
SafeJournalists e i Democratici europei chiedono un’indagine
La questione degli account sospesi ha assunto anche una dimensione internazionale. SafeJournalists e i partner della rete Media Freedom Rapid Response hanno esortato le piattaforme social a proteggere gli organi di informazione e gli account di interesse pubblico dalla manipolazione coordinata dei meccanismi di segnalazione.
L’organizzazione ha chiesto alle piattaforme di distinguere le segnalazioni dolose dalle violazioni reali, di garantire una revisione manuale per i casi sospetti e ha sollecitato Meta a indagare sull’uso di segnalazioni di massa, bot e abusi dei meccanismi di tutela del diritto d’autore.
I partner di Media Freedom Rapid Response (MFRR), SafeJournalists Network (SJN) e altre organizzazioni affiliate hanno espresso preoccupazione per i recenti episodi verificatisi in Albania, in cui media, giornalisti, iniziative civiche e altri account di interesse pubblico hanno subito restrizioni inspiegabili, rimozioni e apparenti tentativi di manipolare i sistemi di moderazione dei social media.
Leggi il comunicato completo in lingua inglese.
Parallelamente, il Partito democratico europeo (PDE) ha chiesto spiegazioni a Meta in merito alla sospensione di account albanesi riconducibili a opposizione, attivisti e manifestazioni di protesta. Il segretario generale del PDE ed eurodeputato Sandro Gozi ha inoltre sollevato la questione presso la Commissione europea.
Il PDE chiede a Meta di chiarire se le sospensioni siano scaturite da segnalazioni di massa coordinate, da sistemi di moderazione automatizzati o da tentativi di manipolare i meccanismi di segnalazione. Il partito ha inoltre domandato se Meta abbia ricevuto richieste o comunicazioni da parte di autorità pubbliche o attori politici albanesi riguardanti gli account in questione.
In risposta al PDE, il primo ministro Rama ha negato, sulla piattaforma social X, qualsiasi coinvolgimento del governo nella chiusura o nella limitazione degli account.
“Non abbiamo assolutamente nulla a che fare con la disattivazione o la limitazione di alcun account sui social media, né disponiamo della capacità tecnica per eseguire una tale operazione”, ha scritto Rama.
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