Serbia, la Deliblatska peščara in fiamme
La Deliblatska peščara, il più vasto territorio sabbioso d’Europa, brucia da oltre un mese. Mentre circolano diverse teorie sulle cause dell’incendio e l’opposizione accusa il governo di Belgrado di strumentalizzare la vicenda in vista delle elezioni, vigili del fuoco e popolazione locale cercano di salvare quel che è rimasto di uno degli ecosistemi più preziosi del continente europeo

Deliblato, Serbia – 5 agosto 2026: elicotteri antincendio che raccolgono acqua dal lago Kraljevac durante le operazioni di soppressione degli incendi nella riserva naturale speciale delle sabbie di Deliblato, Serbia
Deliblato, Serbia – 5 agosto 2026: elicotteri antincendio che raccolgono acqua dal lago Kraljevac durante le operazioni di soppressione degli incendi nella riserva naturale speciale delle sabbie di Deliblato, Serbia © ArtMediaWorx/Shutterstock
(Originariamente pubblicato da Danas)
La Deliblatska peščara (le sabbie di Deliblato) brucia da settimane. Ad un certo punto, il fumo ha raggiunto Pančevo e Belgrado, rendendo l’aria irrespirabile. Il terribile incendio minaccia di distruggere completamente uno degli ultimi grandi ecosistemi della Serbia e d’Europa, un’area dove, grazie alla rara combinazione di dune, steppe, foreste, paludi e il Danubio, si è sviluppata una straordinaria concentrazione di specie vegetali e animali.
Mentre i vigili del fuoco lottano per domare le fiamme, un interrogativo cruciale continua ad aleggiare nell’aria e con ogni probabilità rimarrà senza risposta anche quando l’incendio sarà finalmente spento: quanto tempo ci vorrà perché la natura si riprenda in modo da permettere alle specie il cui habitat è stato distrutto dal fuoco di sopravvivere?
Le sabbie di Deliblato appaiono oggi avvolte dal fumo che incombe sul Banato meridionale, dal fuoco che divora tutto ciò che incontra e dalle immagini di alberi bruciati. Per gli abitanti dei villaggi circostanti l’incendio rappresenta principalmente una questione di sicurezza e di salvaguardia delle proprietà. Per i vigili del fuoco e gli altri servizi impegnati sul campo, è una lotta continua per contenere le fiamme che, a causa delle alte temperature e del vento, si propagano con estrema rapidità.
Per biologi, ecologi e ambientalisti la vicenda assume una dimensione particolare che va al di là dell’emergenza.
La Deliblatska peščara è molto di più di una vasta area naturale. Rappresenta uno degli ultimi grandi ecosistemi di steppa forestale e palude che un tempo occupavano gran parte della Pianura pannonica. In questo territorio sopravvivono specie oggi rare non solo in Serbia, ma anche nel resto d’Europa. Per questo ogni grande incendio nella Peščara rischia di distruggere un archivio naturale.
Sabbie vecchie di migliaia di anni
La formazione arenacea di Deliblato, situata nella parte sud-orientale della Pianura pannonica, tra il Danubio, il Tamiš e i monti di Vršac, è il territorio sabbioso più vasto d’Europa. Coprendo un’area di circa 35.000 ettari, il suolo caratteristico della Deliblatska peščara è composto da sabbie silicatiche e carbonatiche trasportate dai venti provenienti dalle rive del Danubio e di altri fiumi del Banato durante l’era glaciale.
Nel corso del tempo, il vento ha continuato a modellare il paesaggio di quest’area. Oggi, le sabbie del Deliblato sono costituite da dune e valli interdunali, con un’altitudine compresa tra i 70 e i 197 metri, caratterizzate da un microrilievo estremamente vario e da condizioni favorevoli alla vita di piante e animali.
Ciò che in origine era un grande accumulo di sabbia si è trasformato nel tempo in uno degli ecosistemi più complessi di questa parte d’Europa. La Deliblatska peščara comprende steppe, foreste e zone umide, e la vicinanza del Danubio contribuisce ad accrescere ulteriormente la biodiversità.
È grazie a questa combinazione di fattori che oggi le comunità biologiche delle sabbie di Deliblato si distinguono come una regione fitogeografica speciale, nota come Deliblatikum. In altre parole, la natura ha creato qui un sistema unico nel suo genere.

Le sabbie della Deliblatska Peščara – foto Petkovic Boris (CC 3.0 wikimedia)
Quasi mille specie vegetali in un’unica area
La flora delle sabbie di Deliblato comprende oltre novecento specie, sottospecie e varietà, tra cui numerose piante rare, relitte, endemiche e subendemiche.
La peonia del Banato, la peonia delle steppe, l’assenzio di Pančić, lo šerpet (Rindera umbellata), il mandorlo nano e l’elicriso della Peščara sono solo alcune delle specie caratteristiche di quest’area. Qui cresce anche il ginepro, l’unica conifera selvatica della pianura pannonica, mentre la quercia virgiliana, la quercia peduncolata e il tiglio bianco si trovano nelle foreste autoctone locali.
Di particolare valore sono le specie protette in quanto rarità naturali, tra cui la fritillaria, l’anemone selvatico e numerose specie di orchidee.
Nel sito di Korn, tra le località di Devojački bunar e Rošijana, sopravvivono ancora comunità di steppa, mantenute per secoli grazie al pascolo e allo sfalcio tradizionali. Nelle vicinanze si trova anche l’unico microhabitat della peonia del Banato in Serbia.
Considerando questa straordinaria ricchezza naturale, è chiaro che la questione delle conseguenze dell’incendio in corso non può essere ridotta al numero di alberi bruciati.
Se un incendio distrugge un determinato habitat, le conseguenze rischiano di ripercuotersi sull’intera comunità biologica che dipende dalle condizioni del terreno colpito. Quanto più specifico e isolato è l’habitat, tanto minore è la possibilità che le specie si “spostino” semplicemente in un altro luogo.

Deliblatska Peščara © Jela2323/Shuttertsock
Gli ultimi resti della steppa forestale della Pannonia
Oltre metà dell’area della Deliblatska peščara oggi è ricoperta da piantagioni di acacia, pino nero e pino bianco. Tuttavia, tra queste, permangono frammenti di vegetazione autoctona di straordinario valore scientifico e naturalistico.
Le località di Rošijana e Crni vrh sono state dichiarate monumenti naturali nel 1912 proprio per via degli elementi caratteristici, ben conservati, dello sviluppo naturale della vegetazione delle sabbie di Deliblato.
Le foreste della Peščara non possono essere considerate semplicemente un insieme di alberi. Si tratta di un sistema complesso di coesistenza di alberi, arbusti, erbe, funghi, suolo, insetti, uccelli e mammiferi. Quando una vasta area brucia, non scompare solo la chioma che vediamo dalla strada. Vengono distrutte anche le parti dell’habitat situate nello strato superficiale del terreno, sul suolo e al di sotto di esso.
Anche quando gli alberi si rigenerano, il ripristino dell’intero ecosistema può richiedere molto più tempo. La foresta che torna a crescere dopo un incendio non è necessariamente identica a quella originaria.
Habitat del lupo, dell’aquila imperiale orientale e del falco sacro
La Deliblatska peščara è importante anche per gli animali di grandi dimensioni, così come per le specie la cui presenza è molto più difficile da individuare.
Le foreste ospitano lupi, cervi, caprioli e cinghiali, mentre le aree steppiche sono l’habitat del citello comune, del topo delle betulle meridionale e dello spalace occidentale. È importante notare che le sabbie di Deliblato sono considerate l’unico habitat esistente per il lupo nella Pianura pannonica.
Un ecosistema di straordinaria complessità
Le vaste distese steppiche aperte ospitano il citello comune (Spermophilus citellus), un piccolo roditore che rappresenta un elemento molto importante dell’ecosistema locale. È una fonte di cibo per numerosi rapaci presenti nell’area, come il gheppio e il falco pellegrino, specie che oggi sono tra i più importanti rappresentanti dei rapaci in questa parte d’Europa.
Se l’area di habitat per il citello comune si riduce, gli effetti si ripercuotono non solo sulla popolazione di roditori, ma colpiscono anche le specie che dipendono da questi animali come fonte di cibo.
I monti di Zagaj ospitano uno degli habitat più importanti per lo spalace occidentale non solo nelle sabbie del Deliblato ma in tutta la Pianura pannonica. Questo animale vive quasi interamente sottoterra e i caratteristici cumuli di terra smossa sono l’unica traccia evidente della sua presenza in superficie. Lo spalace occidentale è incluso nella Lista rossa delle specie minacciate a livello globale.
La storia di questa specie dimostra perché proteggere le comunità biologiche sia più importante che proteggere le singole specie. Non si può salvare una specie animale se il suolo, la vegetazione e l’insieme di condizioni necessarie alla sua sopravvivenza scompaiono.
Lo stesso vale per numerosi altri abitanti delle dune sabbiose, tra cui rari pipistrelli e un gran numero di insetti. Tra questi, la Tentyria frywaldszkyi, una specie endemica conosciuta in tutto il mondo proprio per la sua presenza nella Deliblatska peščara. Per specie animali come questa, non esiste un habitat alternativo nel caso in cui il loro habitat naturale venga distrutto.

Sciacallo nella Deliblatska Peščara © Marko Dimic/shuttertsock
Non solo una foresta
La Riserva Naturale di Deliblatska Peščara è spesso associata esclusivamente ai suoi famosi pini. Tuttavia, l’area protetta comprende anche ecosistemi acquatici e zone umide di inestimabile valore lungo il Danubio. Labudovo okno, Dubovački rit, Čibuklija e Žilova, così come altre località sulle sponde del fiume, sono gli unici resti delle paludi, delle foreste di salici e pioppi e degli ecosistemi acquatici un tempo diffusi nella Pannonia meridionale.
In quest’area crescono ninfee bianche e gialle e castagne d’acqua, mentre le acque del Danubio e le paludi circostanti rappresentano importanti zone di alimentazione, riposo e nidificazione per un gran numero di uccelli. La località di Labudovo okno riveste un’importanza internazionale come zona umida protetta dalla Convenzione di Ramsar.
Il valore naturalistico delle sabbie di Deliblato non può essere misurato unicamente entro i confini di una singola riserva essendo parte integrante di un sistema europeo molto più ampio.
Un luogo di riposo per gli uccelli migratori
La parte danubiana della Deliblatska peščara è uno dei rifugi più importanti per gli uccelli acquatici in Serbia. Sui tratti scoscesi della costa si trovano colonie di topini [Riparia riparia) e il Dubovački rit è un habitat importante per la garzetta, la sgarza ciuffetto e il marangone minore. Qui è possibile osservare anche l’ibis nero e la moretta grigia. Le distese del Danubio e le paludi circostanti diventano un luogo di raduno per un gran numero di uccelli durante le migrazioni.
Per gli uccelli che percorrono centinaia o addirittura migliaia di chilometri, questo luogo non è solo un altro angolo di natura, ma una tappa di un lungo viaggio. Un luogo dove è possibile trovare cibo, acqua e riparo.

Un airone cinerino presso la Deliblatska Peščara – foto Snowyns(CC 40 wikimedia)
Cosa perdiamo davvero quando una foresta brucia?
Spesso si discute pubblicamente sulla quantità di ossigeno che producono le foreste e su quella che si perde quando gli alberi bruciano. Nonostante la fotosintesi sia il processo fondamentale attraverso il quale le piante legano l’anidride carbonica e rilasciano ossigeno, il banale calcolo “un ettaro di foresta equivale ad una tonnellata di ossigeno” non descrive con precisione il valore di un ecosistema forestale.
È molto più importante comprendere che la foresta immagazzina carbonio, incide sulla temperatura e sull’umidità dell’area, protegge il suolo, trattiene l’acqua e rappresenta l’habitat di un gran numero di organismi.
Quando una foresta brucia, alcune di queste funzioni vengono perse. Parte del carbonio immagazzinato nella biomassa viene rilasciato nell’atmosfera, il suolo viene esposto e gli animali perdono riparo e fonti di cibo. Nel caso di incendi di grandi dimensioni, il cambiamento nella struttura della vegetazione può anche influenzare la futura capacità del terreno di trattenere l’umidità e resistere all’erosione.
Per questo le aree della Deliblatska peščara colpite dall’incendio non dovrebbero essere considerate semplicemente come terreni abitati da una determinata flora e fauna, ma come una riserva unica di funzioni ecologiche.
L’incendio nella Deliblatska peščara, il più grave dei trentacinque incendi a cielo aperto attualmente attivi in Serbia, è scoppiato lo scorso 21 luglio. Dopo essere state domate diverse volte, il 5 agosto le fiamme si sono riaccese e da allora sono in corso le operazioni di contenimento.
Nel frattempo, non si placano le polemiche sulla risposta delle autorità all’incendio, che ad oggi, secondo i dati ufficiali, ha interessato oltre 3.500 ettari della Deliblatska peščara.
L’opposizione accusa il governo di aver aspettato troppo a lungo per chiedere aiuto internazionale, di minimizzare e di sfruttare la vicenda a fini politici in vista delle elezioni.
Il presidente Aleksandar Vučić per giorni ha sminuito la gravità della situazione, al tempo stesso ostentando una presunta capacità del paese di combattere autonomamente gli incendi, tanto che il 16 agosto ha dichiarato che la Serbia ha “forza, conoscenze, elicotteri e tutto il resto a sufficienza” per spegnere gli incendi in autonomia.
Belgrado ha richiesto assistenza quasi un mese dopo lo scoppio dell’incendio, rivolgendosi prima a Mosca, che lo scorso 19 agosto ha inviato un aereo Il-76 con un equipaggio e una task force del ministero russo per le Situazioni di emergenza.
Due giorni dopo, a seguito di numerose critiche e pressioni da parte dell’opinione pubblica, la Serbia ha finalmente attivato il Meccanismo di protezione civile dell’UE. Gli aiuti europei sono giunti in meno di 24 ore sotto forma di quattro elicotteri provenienti dalla riserva strategica della flotta rescEU, con base in Repubblica Ceca, Romania e Slovacchia, a cui si sono poi aggiunte squadre antincendio terrestri provenienti da Germania e Romania.
Visitando l’area colpita dall’incendio, Andreas von Beckerath, capo della delegazione UE in Serbia, ha dichiarato che in situazioni di emergenza i paesi membri non godono di alcun trattamento privilegiato rispetto ai paesi candidati all’adesione e che “l’aiuto deve essere richiesto per poter essere fornito”.
Intanto, il presidente serbo ha continuato con la sua solita retorica. Durante una visita alla Deliblatska peščara lo scorso 23 agosto, quindi all’indomani dell’arrivo delle squadre UE, Vučić ha dichiarato che la Serbia è un “gigante europeo” per quanto riguarda gli strumenti per combattere gli incendi, aggiungendo che gli elicotteri arrivati dall’Europa sono meno efficienti di quelli serbi.
Lo stesso giorno, i deputati dell’opposizione nell’Assemblea della Vojvodina hanno chiesto di accertare la responsabilità penale e di altro tipo dei dirigenti delle aziende pubbliche Vode Vojvodine e Vojvodinašume (quest’ultima gestisce la Deliblatska peščara), sottolineando che l’opposizione non permetterà che il crimine contro la natura e i cittadini serbi resti impunito. Hanno accusato la leadership al potere di essere già in campagna elettorale e di ignorare la situazione allarmante, accuse corroborate dal fatto che la questione del drammatico incendio che sta devastando la Deliblatska peščara da oltre un mese non è stata nemmeno posta all’ordine del giorno dell’ultima seduta dell’Assemblea della Vojvodina, tenutasi lo scorso 27 agosto.
Gli esperti si concentrano invece sulle criticità relative al sistema di prevenzione, alla manutenzione delle infrastrutture antincendio e alla gestione della Deliblatska peščara, una delle aree forestali più soggette agli incendi in Serbia.
Ci si chiede se le piste e le fasce tagliafuoco siano state sottoposte ad una regolare e adeguata manutenzione, se l’attuale sistema di videosorveglianza – composto da sei telecamere e due termocamere – sia sufficiente per un’area di 35.000 ettari e se fosse effettivamente funzionante al momento dello scoppio dell’incendio. (I.D.)
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Tag: Incendi boschivi
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