Ratko Mladić è morto
È morto a 84 anni, mentre scontava all’Aja la condanna all’ergastolo, il generale serbo bosniaco Ratko Mladić, responsabile del genocidio di Srebrenica, insieme al leader politico serbo-bosniaco Radovan Karadžić, anche egli condannato all’ergastolo

Ratko Mladić a processo – Foto ICTY (CC 3.0)
Ratko Mladić durante il processo preso il Tribunale penale internazionale per l'ex Jufgoslavia - Foto ICTY (CC 3.0)
Ratko Mladić è stato uno dei protagonisti negativi del conflitto in Bosnia Erzegovina (1992-1995).

Il generale Ratko Mladić (al centro) arriva all’aeroporto di Sarajevo per i colloqui mediati dalle Nazioni Unite, giugno 1993. Foto di Mikhail Evstafiev (CC 3.0 wikimedia)
Nato nel paesino erzegovese di Božanovići nel comune di Kalinovik, a circa una settantina di chilometri da Sarajevo, Ratko Mladić entrò nell’accademia dell’esercito jugoslavo nel 1961. All’inizio del conflitto in Croazia si trovava nella zona di Knin, ma ben presto fu trasferito in Bosnia Erzegovina dove divenne comandante del neonato esercito della Republika Srpska.
Il conflitto in Bosnia Erzegovina fu caratterizzato da crimini contro l’umanità, crimini di guerra e genocidio. Mladić come capo dell’esercito serbo bosniaco divenne uno dei simboli delle atrocità: se Mladić viene spesso ricordato per il genocidio di Srebrenica, in realtà il suo ruolo nei crimini commessi dall’esercito della Republika Srpska risale già al 1992, al tempo della pulizia etnica nella Bosnia orientale e nella Krajina bosniaca e durante l’assedio di Sarajevo.
Per un bizzarro scherzo del destino, all’inizio del conflitto, come emerso nel corso dei procedimenti al Tribunale per l’ex Jugoslavia, Mladić stesso aveva avvertito Radovan Karadžić e i leader politici della Republika Srpska che la campagna di pulizia etnica era di fatto un genocidio.
Alla fine del conflitto in Bosnia Erzegovina, nel 1995, il Tribunale Penale per l’ex Jugoslavia incriminò Ratko Mladić di crimini di guerra, crimini contro l’umanità e genocidio.
Le accuse riguardavano l’intero conflitto bosniaco: la campagna di pulizia etnica nelle municipalità bosniache iniziata nel 1992, l’assedio di Sarajevo durato 44 mesi, il genocidio di Srebrenica e la presa in ostaggio dei caschi blu dell’ONU, poi usati come scudi umani.
Mladić sparì dalla circolazione nel 1995. Per la maggior parte delle persone in Serbia e in Republika Srpska, Mladić era visto come un eroe, mentre per bosgnacchi e croati in Bosnia era considerato come uno dei simboli del male. Per anni fu una delle persone più ricercate al mondo.
Fu arrestato nel 2011 in un villaggio poco fuori Zrenjanin in Serbia, dove viveva sotto falso nome grazie alla connivenza di parte del Ministero degli Interni della Serbia.
Mladić fu condannato in primo grado nel 2017 all’ergastolo. La condanna fu confermata in appello nel 2021. Il Tribunale lo considerò colpevole di genocidio per quanto riguarda Srebrenica e di persecuzione, sterminio, omicidio, deportazione, atti inumani, terrore, attacchi illegittimi contro civili e presa di ostaggi per quanto riguarda la pulizia etnica in Bosnia Erzegovina, l’assedio di Sarajevo e la presa di ostaggi.
Mladić non diede mai segnali di pentimento per i suoi crimini e la sua figura rimane a tutt’oggi estremamente divisiva nei paesi dell’ex Jugoslavia. Da tempo malato, il governo serbo aveva più volte chiesto che venisse rilasciato per motivi umanitari, richiesta però che è stata respinta.
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