Croazia, il bilancio di un’altra estate di incendi

Dall’inizio dell’estate la Croazia è alle prese con numerosi incendi lungo la costa meridionale e sulle isole. Il più grave, quello di Omiš, ha fatto una vittima e decine di feriti, con numerose abitazioni e automobili andate in fumo. Uno scenario purtroppo sempre più frequente

31/08/2026, Saša Leković
Incendi in Croazia. Foto: MORH/ T. Brandt

Incendi in Croazia. Foto: MORH/ T. Brandt

Incendi in Croazia. Foto: MORH/ T. Brandt

Il 13 agosto le fiamme sono divampate vicino al villaggio di Lokva Rogoznica, a soli otto chilometri da Omiš (Almissa) e ad una trentina di chilometri a sud-est di Spalato, principale centro della Dalmazia e seconda città più grande della Croazia.

Il fronte del fuoco si è esteso per circa 23 chilometri. Due persone sono morte [la 34enne Dragana Antešević, venuta dalla vicina Bosnia Erzegovina per lavorare durante la stagione turistica in Croazia, e un uomo di 79 anni, morto per le ferite all’ospedale di Spalato, ndr.] e decine sono rimaste ferite. I danni materiali sono ingenti. Durato per diversi giorni, quello di Omiš è stato il più grave incendio che ha colpito la Croazia quest’estate. Ma purtroppo non l’unico.

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La tragedia di Omiš

A Omiš, durante la fase più critica dell’incendio, quasi 2.400 persone hanno avuto bisogno di assistenza, secondo la Croce Rossa croata. Oltre cinquecento persone hanno cercato rifugio in mare e anche i proprietari di imbarcazioni private hanno partecipato alle operazioni di soccorso.

L’incendio ha colpito 58 abitazioni e decine di veicoli e imbarcazioni. Il danno totale è attualmente stimato in 110 milioni di euro, ma non è la cifra definitiva. Anche i costi di evacuazione e di sistemazione temporanea della popolazione locale sono elevati, così come la perdita di entrate legate al turismo.

Al momento non è possibile quantificare con precisione i danni indiretti al turismo, ai trasporti, all’agricoltura e all’ambiente. L’incendio ha causato danni significativi anche in altre zone costiere, nell’entroterra e sulle isole, dove vaste aree di vigneti sono state distrutte dalle fiamme.

Dall’inizio dell’anno al 10 agosto, stando ai dati ufficiali, i vigili del fuoco hanno effettuato quasi trentamila interventi, il 30% dei quali legati agli incendi. Il numero totale di incendi (8.832) è superiore del 7,62% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, e la superficie totale bruciata (9.646 ettari) è aumentata del 75,06%. A suscitare particolare preoccupazione è il fatto che quest’anno gli incendi hanno colpito un numero senza precedenti di aree agricole, zone turistiche e centri abitati. Oltre alle dirette conseguenze materiali, i roghi hanno causato danni economici ed ecologici a lungo termine.

Incendi in Croazia. Foto: MORH/ T. Brandt

Incendi in Croazia. Foto: MORH/ T. Brandt

Le cause

La causa principale dei roghi è da attribuire alle condizioni meteorologiche, che hanno provocato incendi anche in altri paesi del Mediterraneo. Tuttavia, gli incendi sono in parte  dovuti alla negligenza umana. Quanto alla piromania, i casi accertati sono molto meno numerosi di quanto si sostenga nell’acceso clima politico in Croazia, alimentato soprattutto dallo scandalo relativo allo smaltimento illegale di un’enorme quantità di rifiuti pericolosi nella città di Gospić. Politici e media non fanno altro che alimentare la teoria di frequenti incendi dolosi.

Sono state avanzate anche ipotesi su una possibile “azione ibrida” (termine che indica l’utilizzo simultaneo e coordinato di diversi mezzi di pressione per destabilizzare uno stato), senza però fornire alcuna prova.

Se per “azione ibrida” si intende la diffusione di informazioni false o manipolative, l’influenza e la manipolazione politica, e la strumentalizzazione delle divergenze sociali, si potrebbe affermare che alcuni politici e media croati stanno effettivamente agendo in modo ibrido contro la Croazia.

C’è chi infatti suggerisce, senza citare prove, che la Croazia sia bersaglio di un altro paese. Questa dinamica è emersa con particolare chiarezza nel caso di alcuni incendi vicino a Zara, città della Dalmazia centrale, dove quattro persone, tre cittadini serbi di Croazia e una donna di nazionalità polacca, sono stati arrestati per aver appiccato il fuoco in diverse località. L’inchiesta è in corso e il movente non è ancora stato chiarito.

Nel frattempo, il governo sottolinea che negli ultimi dieci anni sono stati investiti circa ottocento milioni di euro nel sistema di prevenzione e che quest’estate è stato previsto l’impiego di sei Canadair, altrettanti Air Tractor, un elicottero, 224 telecamere in 113 postazioni e circa cinquemila vigili del fuoco nella zona costiera.

Dopo il catastrofico incendio di Omiš, il governo ha approvato 20 milioni di euro di aiuti di emergenza per la città colpita, annunciando ulteriori fondi dopo la valutazione definitiva dei danni.

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Tuttavia, l’opposizione, come molti osservatori non schierati politicamente, si chiede pubblicamente perché, dopo che l’incendio ha minacciato Omiš, non sia stato inviato alcun messaggio tramite il Sistema di allerta precoce e gestione delle crisi (SRUUK). Una funzione importante di questo sistema è proprio l’invio di avvisi ai telefoni cellulari.

Il primo ministro Plenković ha cercato di motivare questa omissione citando la rapidità di propagazione dell’incendio, i forti venti e il fatto che l’incendio sia scoppiato di notte. Tuttavia, rimane senza risposta un importante interrogativo: l’attuale sistema di allerta precoce può essere efficace di fronte agli incendi che si propagano così rapidamente?

Tra le critiche mosse dall’opposizione, l’affermazione di Nikola Grmoja, esponente del partito Most, è un tentativo di conquistare consensi collegando l’incendio ad un altro tema centrale del dibattito politico di quest’estate, ovvero lo stoccaggio illegale di rifiuti. “Non è solo Omiš a bruciare. Nuovi incendi sono scoppiati anche a Pelješac e, metaforicamente parlando, anche la Lika brucia da tempo”, ha dichiarato Grmoja.

In Croazia, oltre alla dimensione ecologica e quella economica, gli incendi acquisiscono regolarmente anche una connotazione politica e identitaria, soprattutto a causa dell’atteggiamento ostile della maggioranza nei confronti della minoranza serba sin dalle guerre di dissoluzione jugoslava.

Per questo, Milorad Pupovac, presidente del Partito democratico indipendente serbo (SDSS) ha spiegato che, stando alle informazioni disponibili, gli incendi sono stati appiccati sia in aree a maggioranza serba che in quelle a maggioranza croata. Con questa precisazione, Pupovac ha risposto alle speculazioni secondo cui ad appiccare il fuoco sarebbero stati esclusivamente serbi, sottolineando che tutti i responsabili vanno puniti.

Slavko Tucaković, capo dei vigili del fuoco, ha affermato che l’aumento del numero e dell’estensione degli incendi è riconducibile alle condizioni meteorologiche, in particolare ai lunghi periodi di siccità con temperature elevate, che portano al disseccamento della vegetazione. Non vi è però dubbio che alcuni incendi sono stati causati da negligenza umana. In alcuni casi è stato accertato che si è trattato di incendi dolosi, in altri le cause devono ancora essere chiarite.

Incendi in Croazia. Foto: MORH/ T. Brandt

Incendi in Croazia. Foto: MORH/ T. Brandt

La situazione nel resto d’Europa

Gli incendi di quest’anno in Croazia non sono un fenomeno isolato. A luglio e agosto, vasti incendi hanno colpito Grecia, Spagna, Francia, Turchia, Portogallo e poi altri paesi europei. Già alla fine di luglio, i dati europei indicavano un rischio di incendi estremamente elevato, dovuto ad una combinazione di caldo, siccità e forti venti. All’inizio di agosto, Reuters ha parlato di grandi incendi in Grecia, Francia e Spagna, con conseguenti evacuazioni della popolazione.

A metà agosto, la portata del disastro era ancora più drammatica: sempre secondo Reuters, in Spagna sono stati distrutti oltre 40.000 ettari, mentre in Grecia una coppia di anziani è morta a Salamina e più di 500 persone sono state evacuate. A livello europeo, secondo lo stesso rapporto, a metà agosto 2026 erano bruciati oltre 576.000 ettari. L’Europa aveva già registrato una stagione record nel 2025. Alla fine di luglio, Reuters aveva infatti riportato la notizia che il 2025 era stato l’anno peggiore mai registrato in Europa, con oltre un milione di ettari di terreno bruciato.

La Croazia, in termini di superficie assoluta, è molto più piccola di Spagna, Francia o Portogallo. La sua peculiarità risiede però nell’elevata concentrazione di popolazione, turismo, infrastrutture di trasporto e servizi proprio nella stretta fascia costiera. Ecco perché un incendio che interessa alcune centinaia o migliaia di ettari può avere un impatto sociale ed economico sproporzionatamente elevato. Omiš ne è un esempio lampante.

La Croazia non sta affrontando un numero record di incendi quest’anno, ma gli incendi stanno interessando aree molto più vaste, si verificano in condizioni meteorologiche estremamente avverse e raggiungono sempre più spesso zone abitate e centri turistici.

Inoltre, i danni maggiori sono stati causati dall’incendio di Omiš, scoppiato a metà agosto, quindi dopo la pubblicazione dell’ultimo rapporto ufficiale sulle conseguenze degli incendi di quest’anno. Non vi è dubbio quindi che, entro la fine dell’anno, i danni totali, diretti e indiretti, cresceranno in modo significativo.


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