Chi sostituisce chi? In Moldova si cercano lavoratori stranieri
Anche in Moldova, paese tradizionalmente esportatore di manodopera, iniziano ad arrivare sempre più lavoratori stranieri, impiegati soprattutto nel settore agricolo. Per il paese si tratta di una trasformazione dai risvolti profondi e in parte inaspettati, e che impone nuove sfide da affrontare

© F Armstrong Photography/Shutterstock
© F Armstrong Photography/Shutterstock
Un’inchiesta giornalistica pubblicata all’inizio di luglio ha portato alla luce le terribili condizioni di vita di oltre 80 lavoratori provenienti da Bangladesh e Nepal, impiegati in una fabbrica di infissi alla periferia di Chișinău, in Moldova.
Secondo quanto emerso, da oltre un anno vivevano in vecchi vagoni ferroviari sovietici dismessi, messi a disposizione dall’azienda: ogni vagone ospitava circa venti persone, che li utilizzavano come spazio per cucinare, lavarsi e dormire.
Il caso ha spinto il Parlamento moldavo ad avviare verifiche sulle condizioni dei lavoratori, prestando attenzione se gli standard igienico-sanitari, la sicurezza sul lavoro, l’accesso all’assistenza sanitaria, le tutele sociali e il rispetto della normativa sull’immigrazione fossero rispettati.
Al di là delle possibili violazioni dei diritti dei lavoratori e delle condizioni di sfruttamento dei migranti, l’episodio racconta anche una trasformazione più profonda. La Moldova, storicamente conosciuta come uno dei principali paesi di emigrazione dell’Europa orientale, sta gradualmente diventando anche una destinazione per lavoratori stranieri.
Per decenni, centinaia di migliaia di moldavi hanno lasciato il loro paese in cerca di salari e opportunità lavorative migliori, rendendo le loro rimesse una componente essenziale dell’economia nazionale. Allo stesso tempo, questa massiccia emigrazione ha contribuito al declino demografico, alla perdita di capitale umano (brain drain), alla dolorosa separazione delle famiglie e a una crescente scarsità di lavoratori in numerosi settori dell’economia.
Questa carenza di manodopera ha aperto le porte del paese ai migranti stranieri. Secondo le autorità moldave, circa 5.000 cittadini stranieri sono attualmente impegnati nel mercato del lavoro nazionale, soprattutto nei settori dell’edilizia, dell’agricoltura, della ristorazione, dell’industria manifatturiera e dei servizi.
Sebbene il numero rimanga ancora molto contenuto rispetto alla forza lavoro complessiva, la crescente presenza di lavoratori provenienti da Nepal, Bangladesh, India e Sri Lanka segnala un cambiamento significativo nelle dinamiche migratorie del Paese.
Nuovi migranti, vecchie paure
Anche a Chișinău la nuova presenza di migranti asiatici sta dando origine ai primi dibattiti pubblici, visibili soprattutto nei commenti online nei social media.
Una recente inchiesta di Ziarul de Gardă mostra come commenti online che parlano di lavoratori stranieri siano accompagnati da disinformazione e razzismo. Tra i commenti ricorrono narrazioni secondo cui i migranti “sostituirebbero” i lavoratori moldavi e otterrebbero facilmente la cittadinanza e benefici dallo stato.
I giornalisti, tuttavia, hanno evidenziato come tali affermazioni siano infondate: i lavoratori stranieri vengono impiegati attraverso permessi di lavoro temporanei per rispondere alle carenze di manodopera e il loro arrivo non comporta un accesso automatico alla cittadinanza e ai diritti politici.
Il tema ha generato polemiche anche a livello politico. Nel maggio 2026, le dichiarazioni del Ministro dello Sviluppo Economico e della Digitalizzazione, Eugen Osmochescu, sulla necessità di attrarre 300mila lavoratori per aumentare la produttività della Moldova ha suscitato una valanga di reazioni negative nei social network.
Il ministro ha successivamente precisato che non si trattava della necessità di importare lavoratori stranieri, ma di una stima più ampia del fabbisogno di forza lavoro del Paese. Uno dei settori tra i più colpiti dalla carenza di manodopera è quello dell’agricoltura.
Chi raccoglierà i raccolti nei campi moldavi?
Analogamente a quanto avviene in molti paesi dell’Unione Europea, un numero crescente di imprenditori agricoli dichiara di non riuscire a reperire lavoratori stagionali locali. Secondo i datori di lavoro, molti moldavi preferiscono cercare occupazione all’estero oppure non sono disponibili a svolgere lavori stagionali particolarmente faticosi, con orari prolungati e turni nei fine settimana. Ad esempio, un frutticoltore della regione di Telenești, afferma che “i giovani non vogliono più fare questo lavoro”.
Per far fronte a queste difficoltà, numerose aziende hanno iniziato a reclutare lavoratori provenienti da paesi terzi, anche grazie a recenti modifiche legislative che hanno semplificato l’assunzione di lavoratori stagionali attraverso agenzie di reclutamento. Cosicché, il settore agricolo sta diventando sempre più dipendente dalla manodopera migrante, spesso impiegata in condizioni di particolare vulnerabilità ed esposta al rischio di sfruttamento.
Eppure, sindacati ed esperti del mercato del lavoro offrono una lettura diversa. A loro avviso, il problema non risiede tanto nella mancanza di disponibilità dei lavoratori, quanto nella scarsa attrattività del settore.
L’agricoltura continua infatti a offrire alcuni dei salari più bassi della Moldova ed è caratterizzata da un’elevata incidenza di lavoro informale, contratti irregolari e limitate tutele. Il conseguente ricorso a lavoratori stranieri può rappresentare una soluzione di breve periodo alla carenza di manodopera, che però non affronta le cause strutturali.
Vanno anche menzionate le difficoltà strutturali della filiera agroalimentare. La grande distribuzione, sia moldava sia internazionale, esercita una forte pressione sui prezzi di acquisto dei prodotti agricoli, comprimendo i margini di profitto dei produttori.
Molte aziende, soprattutto quelle di piccole dimensioni e a conduzione familiare, faticano così a coprire i costi di produzione dato che dispongono di risorse molto limitate per alzare i salari e migliorare le condizioni di lavoro. Il risultato è un circolo vizioso: la bassa redditività del settore alimenta la scarsa attrattività dell’occupazione agricola, che a sua volta accresce la dipendenza dalla manodopera straniera.
Alcune storie dei nuovi migranti
Sempre la testata Ziarul de Gardă racconta le storie dei nuovi residenti e dei nuovi lavoratori migranti in Moldova.
Haji, originario dell’India, era arrivato in Moldova per studiare medicina ma, dopo la laurea, ha deciso di rimanere, iniziando come corriere fino a diventare manager nella stessa azienda. Amrita, una giovane nepalese, racconta invece di sentirsi bene in Moldova, pur sognando di raggiungere un giorno l’Europa occidentale e ricongiungersi con la famiglia rimasta in Nepal.
Ikbol, proveniente dall’Uzbekistan, spiega di aver scelto la Moldova non solo per le opportunità lavorative, ma anche perché attratto dal percorso di integrazione europea del Paese. Kasun, dallo Sri Lanka, si è trasferito in Moldova per garantire un futuro migliore al figlio. Pur riferendo di aver vissuto alcuni episodi di discriminazione legati al colore della pelle, sottolinea che la maggior parte delle persone si è dimostrata accogliente e disponibile ad aiutarlo. Quanto alle difficoltà di adattamento, scherza sul fatto che la sfida più grande sia stato il rigido inverno moldavo.
Catene internazionali di migrazione
Tirando le somme di queste esperienze e dati, la crescita della presenza di immigrati in Moldova solleva almeno due questioni.
La prima riguarda la tutela dei lavoratori migranti. Salari bassi, diffusione del lavoro informale, scarsa applicazione degli strumenti di tutela dei lavoratori e una limitata capacità di controllo da parte delle autorità aumentano il rischio di sfruttamento, irregolarità contrattuali e precarietà. Si tratta di criticità che non riguardano esclusivamente i lavoratori stranieri, ma che interessano anche una parte significativa della forza lavoro moldava.
La seconda riguarda il nuovo ruolo della Moldova nelle dinamiche migratorie globali. Pur continuando a perdere lavoratori, il paese attrae un numero crescente di migranti provenienti in particolare dall’Asia e da contesti a basso reddito.
La Moldova si inserisce così nelle global labour chains: non è più soltanto un paese di origine dei flussi migratori, ma diventa anche un anello intermedio di una catena transnazionale del lavoro, in cui la mobilità della forza lavoro risponde alle disuguaglianze salariali e demografiche tra diversi contesti.
In una prospettiva di economia politica, questa dinamica riflette un modello di organizzazione del lavoro sempre più dipendente dalla disponibilità di manodopera mobile e a basso costo. Senza interventi volti a migliorare salari, condizioni di lavoro e tutele sociali, le carenze di manodopera rischiano di essere affrontate esclusivamente attraverso la sostituzione di una forza lavoro vulnerabile con un’altra, perpetuando disuguaglianze lungo l’intera catena migratoria.
Hai notato inesattezze o errori in questo articolo? Contattaci a redazione@balcanicaucaso.org .
Questo articolo è stato scritto nell'ambito di un'iniziativa di scambio di personale Marie Curie Staff Exchange, parte del programma UE Horizon Europe (acronimo del progetto: ORCA, grant n. 101182752).
Tag:
In evidenza
- Partecipa al nostro sondaggio
- cronaca
- Scandalo politico









