Caso ROBOR, sotto accusa il sistema bancario in Romania

Dieci istituti di credito romeni si sarebbero segretamente accordati per influenzare a proprio vantaggio – e a svantaggio dei propri clienti – il ROBOR, il tasso medio di prestito interbancario. Dopo quattro anni di indagini, a inizio giugno il Consiglio della concorrenza ha comminato multe record per 710 milioni di euro

23/06/2026, Mihaela Iordache
© Jakub Zerdzicki/Shutterstock

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Dopo un’indagine durata quattro anni, a inizio giugno il Consiglio della Concorrenza ha concluso che alcuni dei maggiori istituti di credito del Paese avrebbero coordinato il proprio comportamento durante la procedura di fixing del ROBOR, influenzando il normale funzionamento del mercato interbancario.

Il Consiglio della Concorrenza della Romania ha annunciato sanzioni per 3,73 miliardi di lei, pari a circa 710 milioni di euro, nei confronti di dieci banche. Le sanzioni variano tra il 5 e il 7% del fatturato di ciascuna banca. Gli istituti bancari respingono le accuse e annunciano ricorso davanti alla Corte d’Appello di Bucarest, mentre la vicenda rischia di avere conseguenze che vanno ben oltre il pagamento delle multe, toccando il rapporto di fiducia tra cittadini, sistema bancario e autorità di vigilanza.

Il ROBOR (Romanian Interbank Offer Rate) rappresenta il tasso medio al quale le banche romene si prestano denaro sul mercato interbancario. La sua evoluzione ha avuto un impatto diretto sul costo del credito per famiglie e imprese. Infatti quando l’indice aumentava, crescevano anche le rate dei mutui e dei prestiti collegati a questo indice.

Le accuse dell’autorità antitrust

Secondo le conclusioni del Consiglio della Concorrenza, alcune banche avrebbero coordinato il proprio comportamento durante la procedura di fixing del ROBOR, influenzando il normale funzionamento del mercato.

L’autorità sostiene che diversi dealer abbiano condiviso informazioni sensibili e strategiche riguardanti le quotazioni utilizzate per il calcolo dell’indice. In un sistema pienamente concorrenziale, ogni banca dovrebbe formulare le proprie quotazioni in maniera indipendente, basandosi esclusivamente sulle condizioni di mercato e sulle proprie valutazioni.

Gli ispettori ritengono invece che vi siano stati contatti e scambi di informazioni che avrebbero ridotto tale indipendenza, alterando il processo di formazione del tasso.

Secondo l’autorità, il coordinamento individuato avrebbe contribuito a mantenere il ROBOR a livelli più elevati rispetto a quelli che si sarebbero registrati in condizioni di piena concorrenza, in particolare per le scadenze a 3, 6 e 12 mesi, le più utilizzate nei contratti di credito.

Le prove raccolte durante l’indagine deriverebbero dall’analisi di messaggi e comunicazioni rinvenuti nei telefoni cellulari di alcuni operatori coinvolti.

Il presidente del Consiglio della Concorrenza, Bogdan Chirițoiu, ha precisato che non sarebbe stato individuato un cartello nel senso tradizionale del termine, ma una pratica concertata tra operatori di mercato che avrebbe limitato il normale confronto competitivo.

La posizione della Banca Nazionale della Romania

La Banca Nazionale di Romania ha richiesto chiarimenti al Consiglio per la Concorrenza in merito alla decisione di multare 10 banche per presunta manipolazione dell’indice ROBOR.

Secondo il portavoce della Banca Nazionale di Romania, è necessario spiegare in che modo le banche sanzionate abbiano violato le normative e le norme del mercato monetario e perché un’eccessiva trasparenza delle transazioni costituisca un elemento che configura un comportamento anti-concorrenziale.

Un elemento significativo della vicenda riguarda la posizione della Banca Nazionale della Romania (BNR), l’istituzione responsabile della supervisione del sistema bancario e delle regole che disciplinano il calcolo del ROBOR.

La Banca Nazionale di Romania avverte che la mancanza di chiarimenti può generare confusione, polemiche, aspettative irrealistiche e accuse infondate, con ripercussioni sulla stabilità finanziaria e sulle politiche di concessione del credito.

La decisione del Consiglio per la Concorrenza, non confermata dal tribunale, sottolinea come il ROBOR sarebbe aumentato troppo bruscamente, passando dall’1,25% all’8,1% in due anni.

La Banca Nazionale di Romania ha spiegato più volte che tale aumento non può essere imposto dalle banche, bensì dall’inflazione globale, come ribadisce in un comunicato stampa il portavoce della Banca Nazionale, Dan Suciu.

Dal suo canto, il governatore della Banca Nazionale della Romania, Mugur Isărescu , ha respinto l’idea di un cartello, affermando che l’evoluzione dei tassi di interesse rifletteva la politica monetaria.

Si tratta di un aspetto che potrebbe assumere rilievo durante la fase giudiziaria. Le banche coinvolte potrebbero infatti richiamare le valutazioni espresse in passato dalla banca centrale per sostenere la correttezza delle procedure adottate.

L’attenzione delle istituzioni europee

Sia a livello dell’Unione Europea che degli Stati Uniti, le autorità garanti della concorrenza hanno imposto diverse sanzioni per pratiche simili.

La vicenda potrebbe attirare l’attenzione anche delle istituzioni europee. Sebbene l’indagine sia stata condotta esclusivamente dal Consiglio per la Concorrenza di Bucarest, la tutela della concorrenza nel settore finanziario rappresenta da anni una delle priorità della Commissione europea.

Nicu Ștefănuță, in qualità di vicepresidente del Parlamento europeo, ha richiesto ufficialmente alla Commissione europea di creare un meccanismo di risarcimento rapido e diretto per i romeni colpiti dalla manipolazione dell’indice ROBOR.

Bruxelles ha sostenuto nel tempo numerose indagini riguardanti la manipolazione di indici finanziari e pratiche anti-concorrenziali nei mercati bancari europei, imponendo sanzioni miliardarie a diversi istituti internazionali.

Tra i precedenti più noti figura il caso LIBOR ed EURIBOR, che ha portato le autorità europee a intervenire contro accordi e scambi di informazioni ritenuti incompatibili con le norme comunitarie sulla concorrenza.

Le sanzioni

L’entità delle multe non ha precedenti nella storia economica della Romania e rappresenta uno dei più significativi interventi delle autorità di concorrenza nel settore bancario dell’Europa centro-orientale.

La sanzione più elevata è stata inflitta a Banca Transilvania, il maggiore gruppo bancario del Paese, che dovrà versare 875,74 milioni di lei.

Le banche annunciano ricorso

Gli istituti coinvolti hanno respinto le accuse e annunciato che impugneranno la decisione davanti alla Corte d’Appello di Bucarest non appena riceveranno la documentazione completa relativa al provvedimento.

Secondo la posizione espressa dalle banche, le procedure utilizzate per la determinazione del ROBOR sarebbero state pienamente conformi alle regole stabilite dalla Banca Nazionale della Romania. Gli istituti sostengono inoltre che precedenti verifiche e analisi non avevano evidenziato violazioni delle norme sulla concorrenza.

Uno degli aspetti più rilevanti riguarda il pagamento delle sanzioni. Secondo quanto dichiarato dal presidente del Consiglio della Concorrenza, la normativa romena prevede che le multe siano dovute anche nel caso in cui la decisione venga impugnata davanti ai giudici. Ciò significa che il ricorso non sospende automaticamente gli effetti economici del provvedimento.

Per gli analisti si tratta di un elemento particolarmente significativo. Anche qualora il contenzioso dovesse protrarsi per diversi anni, le banche potrebbero essere costrette a immobilizzare immediatamente ingenti risorse finanziarie. La prospettiva di dover versare complessivamente 3,73 miliardi di lei ha contribuito ad accrescere l’attenzione degli investitori e dei mercati finanziari.

Le possibili conseguenze per clienti e mercato

Uno degli interrogativi più importanti riguarda le possibili ricadute sui consumatori.

Secondo il Consiglio della Concorrenza, il coordinamento individuato avrebbe contribuito a mantenere il ROBOR a livelli superiori rispetto a quelli che si sarebbero registrati in un contesto di piena concorrenza. Anche differenze apparentemente limitate nei tassi di interesse possono tradursi, nel lungo periodo, in costi aggiuntivi significativi per chi ha acceso un mutuo o un finanziamento.

Se le conclusioni dell’autorità dovessero essere confermate definitivamente dai tribunali, potrebbero emergere richieste di risarcimento da parte di clienti che ritengano di aver sostenuto costi superiori rispetto a quelli che avrebbero pagato in un mercato pienamente competitivo. Eventuali azioni di questo tipo richiederebbero comunque procedimenti separati e la dimostrazione concreta del danno subito.

La vicenda potrebbe inoltre spingere il settore bancario a rafforzare ulteriormente i sistemi di controllo interno e le regole relative alla gestione delle informazioni sensibili. Per molti osservatori, il caso ROBOR potrebbe rappresentare uno spartiacque nella regolamentazione del mercato finanziario romeno.

L’annuncio delle sanzioni ha già avuto effetti immediati sull’attenzione degli investitori e degli operatori finanziari, che stanno valutando le possibili conseguenze economiche e reputazionali per gli istituti coinvolti.

Al di là degli aspetti tecnici e giuridici, la vicenda riporta al centro del dibattito il rapporto di fiducia tra cittadini, sistema bancario e autorità di vigilanza. Per milioni di romeni che per anni hanno pagato mutui e prestiti indicizzati al ROBOR, l’inchiesta solleva interrogativi importanti sul funzionamento del mercato e sulla tutela dei consumatori.

L’ultima parola spetterà ora alla magistratura. Tuttavia, indipendentemente dall’esito finale dei ricorsi, l’indagine sul ROBOR è già entrata nella storia economica della Romania come uno dei più grandi e controversi procedimenti mai avviati contro il settore bancario del Paese.