Montenegro, omofobia contro Ricky Martin
Il recente concerto dell’icona pop Ricky Martin a Podgorica ha scatenato una polemica sull’orientamento sessuale che dai social ben presto si è riversata nella sfera politica, facendo riemergere il lato conservatore della società montenegrina, ancora saldamente ancorato a canoni tradizionalisti e stereotipi di genere

Ricky Martin al 67° Festival di Sanremo nel 2017 © Andrea Raffin / Shutterstock
Ricky Martin al 67° Festival di Sanremo nel 2017 © Andrea Raffin / Shutterstock
(Originariamente pubblicato da CIN-CG)
La derisione e gli insulti basati sull’orientamento sessuale, come anche la tendenza a rappresentare le identità LGBT come qualcosa di vergognoso e pericoloso, sono costantemente presenti nella sfera pubblica e politica. Parte dell’élite politica montenegrina, sia in parlamento che al di fuori di esso, continua ad alimentare l’omofobia.
A scatenare l’ultima valanga di odio omofobo è stato il concerto di Ricky Martin a Podgorica in occasione del ventesimo anniversario dell’indipendenza del Montenegro. Si assiste ad una narrazione pericolosa che normalizza l’incitamento all’odio contro i membri della comunità LGBTQ+.
“La polemica scatenata dal concerto di Ricky Martin non è un dibattito sull’evento in sé, ma una prova di maturità sociale. Parte della popolazione del Montenegro, per l’ennesima volta, non l’ha superata”, afferma Miloš Knežević, coordinatore dell’ong Centro per l’educazione civica (CGO).
Knežević sottolinea che una parte significativa del pubblico non era interessata alla qualità artistica del programma – sul quale si potrebbe dire molto e criticare a lungo – né ai costi dell’intero evento che saranno sostenuti dai cittadini del Montenegro, ma unicamente all’orientamento sessuale di Ricky Martin.
“Reazioni di questo tipo hanno dimostrato ancora una volta che in Montenegro l’identità LGBT è ancora considerata una provocazione, non una scelta e parte integrante dell’identità personale”, denuncia Knežević.
“L’omofobia si manifesta attraverso paura, intolleranza, pregiudizi e discriminazione nei confronti degli omosessuali e delle persone che si discostano dalle aspettative etero-normative della società”, spiega la psicologa Ida Marković. “Si esprime attraverso insulti espliciti e violenza, ma anche attraverso la derisione, insinuazioni politiche, campagne mediatiche, richieste di ‘giustificazione’ dell’orientamento sessuale e attraverso la presentazione dell’identità LGBT come qualcosa di vergognoso, compromettente e pericoloso”.
Nonostante l’immensa fama di Ricky Martin, a colpire maggiormente il pubblico montenegrino è il fatto che il cantante sia un’icona gay. Si è speculato ampiamente sulla possibilità che il concerto sia stato organizzato da una lobby LGBT vicina al governo di Podgorica. Si sono potuti sentire anche commenti del tipo: “Se avessero portato Božo Vrećo [musicista queer bosniaco] sarebbero rimasti dei soldi per il 13 luglio [festa nazionale del Montenegro]”.
Per Ida Marković, il caso di Ricky Martin dimostra chiaramente quanto siano ancora radicati i pregiudizi nella società montenegrina. Ricorda che tra la fine degli anni ’90 e l’inizio degli anni 2000, Martin era un sex symbol globale, idolo di milioni di donne in tutto il mondo, compresi i Balcani. La sua popolarità non si basava solo sulla sua musica, ma anche sull’immagine di un uomo desiderabile e carismatico, idealizzato dal pubblico.
È proprio per questo – come spiega la psicologa – che il coming out di Martin ha causato ulteriore frustrazione e aggressività in una parte dell’opinione pubblica, perché ha infranto lo stereotipo che la società aveva proiettato su di lui.
“Le reazioni al recente concerto di Martin a Podgorica non sono legate tanto a lui come artista quanto all’idea che una persona omosessuale possa avere successo, essere desiderabile, amata e socialmente accettata. Questo crea disagio ad alcune persone perché mette in discussione idee rigide su genere, sessualità e ruolo degli uomini”, sottolinea Marković.
L’omofobia tra i banchi del parlamento
Ben presto la polemica si è riversata anche nella sfera politica. Goran Danilović, leader del partito di centro-destra Montenegro Unito (UCG), legato alla Chiesa ortodossa serba, reagendo all’annuncio del concerto di Ricky Martin a Podgorica lo scorso 21 maggio, ha affermato che la musica sarà meglio della festa. “Anche Lajčak può cantare se vuole. È un peccato che Epstein non possa farlo”, ha commentato Danilović, inviando così un messaggio pericoloso equiparando le persone LGBT al pedofilo condannato Jeffrey Epstein.
Milan Knežević, leader del Partito democratico popolare (DNP), ha sollevato la questione dell’orientamento sessuale in parlamento, rivolgendosi direttamente al primo ministro Milojko Spajić. “Se le parole che Miloš Medenica ha rivolto a lei fossero state rivolte a me, lo avrei ucciso. Lo dico subito, lo avrei ucciso come un cane. Oppure mi sarei suicidato”.
Miloš Medenica [figlio dell’ex presidente della Corte suprema Vesna Medenica, latitante dal 28 gennaio, giorno in cui è stato condannato a dieci anni e due mesi di reclusione per associazione a delinquere] si rivolge di tanto in tanto al pubblico da un luogo sconosciuto. Recentemente ha affermato che il primo ministro e un ex ministro sarebbero stati ricattati con un video esplicito, che ai vertici del governo si farebbe uso di cocaina e che alcuni membri della compagine di governo avrebbero orientamenti sessuali particolari.
Knežević ha poi aggiunto che, oltre al primo ministro, almeno altri cinque ministri dovrebbero tremare se venissero pubblicati i loro video porno. “Se c’è qualcosa che può far cadere l’attuale governo, credetemi, quelle saranno eventuali nuove rivelazioni video sui ministri”, ha affermato Knežević.
Gli appelli all’omicidio e al suicidio, le accuse di consumo di cocaina e il ricatto di alti funzionari tramite video, sono passati in secondo piano di fronte alla polemica sull’orientamento sessuale.
“Una persona sicura della propria sessualità, cioè del proprio orientamento sessuale, una persona che sa di amare le donne, in questo momento una donna, in passato diverse donne, non ha bisogno di giustificarsi con nessuno”, ha affermato il premier Milojko Spajić rivolgendosi ai deputati.
Spajić ha sottolineato di difendere i diritti di tutti i cittadini, sia eterosessuali che di altri orientamenti sessuali. “Ripeto, io sono eterosessuale”, ha affermato il premier, aggiungendo che “quelli che sono insicuri del proprio orientamento sessuale sono spesso i maggiori oppositori dei diritti LGBT”.
Una tendenza pericolosa
“Quando il primo ministro sente il bisogno di chiarire il suo orientamento sessuale in aula (e quando era ministro non aveva alcun problema a parlarne e ha anche partecipato al Montenegro Pride), e un capogruppo parlamentare parla di un omicidio in risposta a speculazioni analoghe, allora non si tratta più di esternazioni individuali, ma del fatto che l’omofobia in Montenegro è ancora molto diffusa nella sfera sociale, politica e mediatica”, denuncia l’ong CGO.
“A preoccupare maggiormente – aggiunge la psicologa Ida Marković – è quello a cui assistiamo nello spazio politico. Nello specifico, le situazioni in cui i politici sentono il bisogno di giustificare pubblicamente la propria eterosessualità, ma anche l’utilizzo dell’orientamento sessuale, insieme alle minacce di video compromettenti, come strumento di lotta politica”.
“Già solo il fatto che l’accusa di omosessualità possa essere presentata come una minaccia politica dimostra che l’omosessualità non è ancora considerata nella società come un fatto normale, ma come uno stigma”.
Marković sottolinea che discorsi analoghi trasmettono un messaggio molto pericoloso al pubblico: l’orientamento sessuale è qualcosa che può far perdere ad una persona reputazione, potere o status sociale. “Alle persone LGBT viene inviato un messaggio ancora più sconcertante, viene messa in discussione la loro sicurezza suggerendo che la loro identità sessuale può essere utilizzata contro di loro e alla loro diversità viene dato maggior peso rispetto alle loro conoscenze, al loro lavoro, alle loro qualità professionali e alla loro umanità”, spiega la psicologa.
Anche Miloš Knežević dell’ong CGO sottolinea quanto sia pericoloso l’incitamento all’odio. “In questo modo, la disumanizzazione viene normalizzata, i bulli vengono incoraggiati e si crea un clima in cui l’aggressione fisica diventa la logica conseguenza di ciò che si legge nei commenti sulla stampa”, afferma Knežević. “Non si tratta di una paura astratta. Gli attacchi registrati a Podgorica, a partire da gennaio di quest’anno, in cui le persone LGBT sono state prese di mira con lancio di sassi e bottiglie e spranghe di metallo, oltre ad essere insultate con commenti omofobi, illustrano quel momento in cui l’odio si estende oltre la sfera digitale e si trasforma in una minaccia fisica”.
Che le polemiche in parlamento abbiano un impatto reale, lo ha dimostrato Marica Bulatović, deputata e membro del partito Montenegro unito (UCG). Lo scorso 5 maggio, durante l’orario di lavoro, utilizzando il suo profilo Facebook, Bulatović ha definito la nuova legge sul riconoscimento giuridico dell’identità di genere basato sull’autodeterminazione “mostruosa, perversa e frutto di una malattia mentale”. Bulatović nei suoi commenti ha presentato le identità trans come una minaccia per la società, i bambini e la “dignità sessuale e mentale”.
L’associazione Spektra, impegnata nella difesa dei diritti LBGT, ha segnalato il caso al Garante dei diritti umani e delle libertà e ha sporto denuncia contro Marica Bulatović per incitamento all’odio nei confronti della comunità transgender.
La procura di Podgorica ha avviato un’indagine contro Bulatović per il reato di discriminazione razziale e di altro tipo.
“Oltre a rivelare un’omofobia profondamente radicata, comportamenti analoghi [a quello della deputata Bulatović] dimostrano anche una elementare mancanza di rispetto”, afferma Jovan Džoli Ulićević, presidente dell’associazione Spektra, commentando l’ultima ondata di omofobia in Montenegro. “Credo che il recente caso invii un messaggio di mancanza di rispetto nei confronti delle persone queer e trans, in un periodo in cui i nostri diritti non solo vengono ignorati, ma sistematicamente negati”.
Il parlamento di Podgorica da anni ormai sta rinviando l’adozione della legge sul riconoscimento giuridico dell’identità di genere basato sull’autodeterminazione. In questo modo, asseconda i gruppi conservatori e le comunità religiose, nonostante questa legge sia considerata un passo fondamentale per la tutela dei diritti delle persone transgender.
L’orientamento sessuale come arma politica
Nelle società patriarcali, l’omofobia è spesso associata ad un modello di mascolinità che implica dominio, chiusura emotiva e una costante dimostrazione di “vera virilità”. In questo contesto, qualsiasi deviazione dall’immagine tradizionale dell’uomo viene percepita come una minaccia. Pertanto, l’orientamento sessuale diventa uno strumento di scontro politico, di screditamento e di derisione, anziché essere rispettato come una categoria privata e umana.
In una società sana, l’orientamento sessuale di una persona non dovrebbe essere né un’arma politica né oggetto di dibattiti moralisti. Tuttavia, le reazioni accese a cui stiamo assistendo dimostrano che in Montenegro l’identità sessuale viene ancora anteposta a tutto il resto, all’integrità professionale, al talento, alla funzione e al contributo alla società.
L’utilizzo dell’orientamento sessuale come arma di confronto politico aggiunge un ulteriore livello di complessità. Non si tratta più solo di omofobia, ma di una cultura del ricatto, del voyeurismo e dell’umiliazione. L’intimità viene trasformata in moneta di scambio nella guerra politica, e il messaggio che viene trasmesso è che l’avversario non si sconfigge con le argomentazioni, ma con la minaccia di essere umiliato, smascherato o screditato sessualmente. Per la comunità LGBT, il messaggio è terrificante: siate invisibili, perché la visibilità può diventare un’arma contro di voi.
Quando l’orientamento sessuale diventa oggetto di battute inappropriate, ricatti e minacce in parlamento, nei media e nei commenti, ci viene detto che siamo tutti potenziali bersagli di pubblico scherno. Questo clima sociale ha un impatto diretto sulla salute mentale, sull’autostima, sul senso di sicurezza e sulla propensione dei cittadini a denunciare la violenza.
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