Serbia, la guerra degli adesivi
Studenti e cittadini serbi, in protesta da ormai un anno e mezzo, stanno sperimentando nuove forme di lotta politica: gli spazi pubblici in tutto il paese si riempiono di adesivi, striscioni e graffiti, sfidando il regime con creatività e umorismo

Belgrado, Serbia, “Gli studenti vincono”
Belgrado, Serbia, "Gli studenti vincono" - Foto D. Nenadić
Nelle ultime settimane, le strade delle città di tutta la Serbia sono diventate teatro di una singolare lotta politica. Non attraverso manifestazioni e grandi raduni – che comunque continuano a svolgersi, seppur non regolarmente – ma tramite adesivi, graffiti, striscioni e brevi messaggi affissi su pali, cassonetti, fermate degli autobus e ingressi di edifici pubblici.
La “guerra degli adesivi”, come viene definita sui social, si è trasformata in una nuova forma di comunicazione politica e disobbedienza civile in un paese profondamente diviso su temi quali democrazia, istituzioni e responsabilità civica.
Forme di protesta alternative
Nella nuova fase della sua battaglia contro la leadership al potere, il movimento studentesco – che da mesi ormai chiede elezioni parlamentari anticipate – ha dimostrato ancora una volta la sua vitalità e capacità di trasformare le modalità di protesta. In Serbia le manifestazioni di protesta si svolgono dal novembre 2024, quando sedici persone hanno perso la vita a seguito del crollo della tettoia della stazione ferroviaria di Novi Sad.
Utilizzando messaggi brevi ma incisivi, con poche risorse economiche e azioni abbastanza semplici, gli studenti e i cittadini non solo mantengono viva la protesta, ma riescono a garantire la continuità della mobilitazione e a raggiungere un gran numero di persone.
Così è nata l’iniziativa “Gli studenti vincono”, che potrebbe diventare lo slogan della futura campagna elettorale. In tutta la Serbia vengono distribuiti adesivi e spille con questo slogan presso vari stand. I cittadini portano magliette su cui vengono posizionati stencil della scritta “Gli studenti vincono” e poi viene spruzzata la vernice spray di vari colori all’interno della sagoma.
Striscioni con questa scritta vengono anche esposti su edifici, ponti, rotatorie e sedi delle istituzioni. Mentre decine di cittadini si radunano con gli striscioni, molti automobilisti suonano il clacson in segno di sostegno. L’atmosfera è quasi festosa, la gente sorride ed è entusiasta. Finché non ci ricordiamo il motivo per cui la mobilitazione di protesta senza precedenti contro il regime in Serbia prosegue ininterrottamente da un anno e mezzo.
La reazione del regime
In assenza di idee originali – che sembra essere il denominatore comune di tutti i regimi repressivi del mondo – anche questa volta i sostenitori della leadership al potere hanno risposto all’iniziativa degli studenti con la solita messinscena.
Reagendo all’adesivo “Gli studenti vincono”, hanno creato l’adesivo “La Serbia vince” e di fronte agli striscioni e ai manifesti degli studenti disposti lungo le strade hanno allestito i propri stand e striscioni, con la differenza che quasi nessuno li saluta e suona il clacson in segno di supporto.
La campagna dei sostenitori del partito di governo – caratterizzata da un modo di agire ormai inconfondibile, privo di umorismo e arguzia – si riduce a insulti, come “f*ck blk” (blk è l’abbreviazione di “blokaderi”, termine spregiativo utilizzato dal regime per indicare studenti e cittadini in protesta) e “rettore assassino”. Quest’ultimo si riferisce a Vladan Đokić, rettore dell’Università di Belgrado, considerato un possibile candidato della lista studentesca alle prossime elezioni parlamentari o presidenziali.
Tra i graffiti preferiti del blocco filo-regime spiccano anche “blk ustascia” e “la saliva di Picula”, un’allusione a Tonino Picula, politico croato, eurodeputato e relatore del Parlamento europeo per la Serbia.

Belgrado, Serbia – Foto D. Nenadić
Naturalmente, si scagliano anche contro il Partito democratico (DS) che – pur essendo all’opposizione da più di quattordici anni e ormai indebolito, tanto che alle prossime elezioni, nella migliore delle ipotesi, otterrebbe intorno al 5% dei voti – resta il principale nemico politico del regime. Questa intolleranza si esprime attraverso gli adesivi “ladri gialli”, perché i democratici vengono chiamati in modo dispregiativo “gialli” [per via del simbolo del partito, un quadrato blu contenente un cerchio giallo in basso a destra].
La presenza di membri e simpatizzanti del principale partito di governo nelle strade è un compito assegnato dal partito stesso. I dirigenti pubblici, i presidenti dei consigli comunali, i parlamentari e altri funzionari del Partito progressista serbo (SNS) regolarmente organizzano le contro-proteste. A questi raduni regolarmente partecipano anche uomini vestiti di nero, con berretti e cappucci, che spesso minacciano i cittadini e si scontrano fisicamente con loro.
Gli studenti hanno reagito prontamente agli adesivi con la scritta “La Serbia vince” coprendoli semplicemente con le loro scritte. Così è nato lo slogan “La Serbia vince se vincono gli studenti”.
Altri slogan, come “Pumpaj” [Pompa], “Nisi nadležan” [Non sono questioni di sua competenza (messaggio rivolto a Vučić)], “Korupcija ubija” [La corruzione uccide], “Studenti ne ćute” [Gli studenti non si lasciano zittire], ma anche risposte del governo o di gruppi filogovernativi, compaiono quasi quotidianamente.
In molte città, messaggi diversi vengono esposti negli stessi luoghi più volte al giorno. Mentre alcuni applicano adesivi con parole di protesta, altri li rimuovono o li coprono con nuovi slogan. Così, le facciate dei palazzi e i cartelli stradali diventano tribune politiche improvvisate.
Ampliare il concetto di disobbedienza civile
Alcuni sociologi e politologi ritengono che le nuove forme di protesta siano un sintomo di un più ampio cambiamento sociale. I cittadini, soprattutto giovani, sono sempre più scettici sulla possibilità che i canali politici formali possano produrre cambiamenti, quindi ricorrono a forme di resistenza simboliche e decentralizzate. Gli adesivi sono economici, anonimi, facili da riprodurre e diffondono rapidamente il messaggio. Proprio per questo sono diventati il mezzo ideale di lotta degli attivisti.

Belgrado, Serbia, “Gli studenti vincono” – Foto D. Nenadić
Questa pratica va osservata in un più ampio contesto di disobbedienza civile, intesa come la tendenza a infrangere o contestare in modo non violento le norme sociali per richiamare l’attenzione su determinati problemi politici.
Anche se attaccare adesivi può essere formalmente qualificato come danneggiamento di uno spazio pubblico o violazione del regolamento comunale, molti attivisti considerano questa prassi una reazione legittima in una società dove, a loro avviso, le istituzioni non fanno il loro lavoro.
È curioso notare come la cosiddetta “guerra degli adesivi” sia in gran parte decentralizzata. Non c’è un unico organizzatore o una campagna centrale. Gli studenti hanno ideato gli adesivi e li hanno inviati a tutti i cittadini che avevano lasciato i loro recapiti durante un’iniziativa dello scorso dicembre. Stiamo parlando di oltre quattrocentomila persone.
I messaggi vengono condivisi tramite app e social e poi si diffondono nelle strade. In questo modo, la protesta assume il carattere di una guerriglia urbana: brevi messaggi che compaiono durante la notte e scompaiono il giorno successivo creano un clima di costante malcontento e pressione sul regime.
Forme analoghe di manifestazione politica esistevano in Serbia anche in passato. Negli anni Novanta, graffiti e adesivi avevano svolto un ruolo importante nell’attivismo degli oppositori al regime di Slobodan Milošević. Il movimento Otpor! aveva utilizzato semplici simboli visivi come mezzo di mobilitazione.
Oggi gli adesivi vengono creati in un contesto mediatico completamente diverso. La loro forza non è solo nelle strade, ma anche in rete, dove le foto dei messaggi esposti diventano virali.
Le autorità solitamente reagiscono rimuovendo i messaggi, coprendo i graffiti con la vernice e intensificando la sorveglianza, oppure applicando i propri adesivi. Si tratta di una tattica difensiva. La dinamica di rimozione e ricomparsa di messaggi crea un senso di conflitto politico permanente nella vita quotidiana. Ogni adesivo affisso diventa un nuovo messaggio, e ogni rimozione dimostra che il messaggio ha raggiunto il suo scopo.
A giudicare dal numero di adesivi e striscioni, i cittadini sono pronti ad utilizzare metodi alternativi di attivismo politico, ritenendo che i mezzi convenzionali siano esauriti, compresi i blocchi delle facoltà e le proteste. In questo senso, l’adesivo non è solo un pezzo di carta applicato su un palo, ma un indicatore del clima politico nel paese.
Se alcuni considerano questa nuova forma di disobbedienza civile come vandalismo, altri sottolineano che si tratta dell’ultimo spazio dove potersi esprimere liberamente, ovvero del tentativo di inviare un messaggio politico attraverso canali informali, tenendo presente che la maggior parte dei media è fortemente controllata dalla compagine di governo e le istituzioni sono ostaggio del regime.
Intanto, la brutalità e la violenza contro gli studenti e i cittadini in protesta non si fermano. Giovedì 14 maggio a Belgrado, durante un blocco stradale organizzato davanti alla Facoltà di Giurisprudenza per rendere omaggio alle vittime di Novi Sad, il conducente di un’automobile ha prima sfondato il blocco e poi, facendo retromarcia, ha investito un novantenne che protestava quotidianamente con gli studenti, causandogli gravi lesioni. Un altro conducente, dopo aver sfondato il blocco, ha preso dal bagagliaio una mazza di legno, minacciando i cittadini radunati.
È in questo clima che la Serbia attende il 23 maggio, quando è in programma un nuovo, grande raduno degli studenti in Piazza Slavija a Belgrado. Ricordiamo che il 15 marzo 2025, nello stesso luogo, si è tenuta probabilmente la più grande manifestazione di protesta della storia della Serbia, organizzata dagli studenti.
Oltre alla sua portata, la protesta è ricordata, come affermano gli organizzatori e alcuni esponenti dell’opposizione, per l’utilizzo di un cannone sonico contro i cittadini. L’arma ha seminato il panico e alcuni manifestanti sono rimasti feriti.
Tag: Proteste | Proteste in Serbia 2025
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