Bulgaria, gli elettori e l’UE attendono i primi passi di Radev
Dopo aver trionfato alle urne, l’ex presidente bulgaro Rumen Radev deve ora creare un governo stabile e rispondere alle aspettative dei cittadini che l’hanno votato, soprattutto su lotta alla corruzione ed economia. In Europa, intanto, si attendono i suoi primi passi sul delicato tema dei rapporti con Mosca

Rumen Radev © roibu/Shutterstock
Rumen Radev © roibu/Shutterstock
(Questo approfondimento è stato pubblicato su ISPI online il 28 aprile 2026 col titolo “Bulgaria dopo il voto: stabilità ritrovata o nuova incognita europea?”)
Un parlamento totalmente rivoluzionato: è quello che si riunisce per la prima volta domani a Sofia, dopo le elezioni anticipate dello scorso 19 aprile, le ottave nel corso degli ultimi cinque anni e le prime dopo l’adozione dell’euro da parte della Bulgaria, che dal gennaio 2026 è diventata il 21simo stato membro dell’Eurozona.
“Bulgaria progressista”, formazione creata appena pochi mesi prima delle consultazioni dall’ex presidente Rumen Radev, occuperà infatti 131 dei 240 seggi dell’assemblea nazionale bulgara: una maggioranza assoluta che, numeri alla mano, permetterà di creare un governo monocolore e – nelle speranze degli elettori – di far voltare pagina al paese dopo un lungo e tormentato periodo di instabilità politica.

In pochi però prevedevano il trionfo poi sancito dalle urne, con la nuova formazione a sfiorare il 45% dei voti, scavando un abisso con il movimento di centro-destra GERB (13,3%) i riformisti liberali di “Continuiamo il cambiamento” (12,6%) e il Movimento per le libertà e i diritti del controverso tycoon Delyan Peevski (7,1%), protagonisti di una fragile coalizione di governo, spazzata via lo scorso dicembre dalle più grandi manifestazioni anti-corruzione degli ultimi decenni.
Da tempo una discesa in campo di Radev veniva apertamente discussa nello spazio pubblico, ma è solo con la nuova, ennesima crisi di governo che l’ex presidente ha rotto gli indugi. Dopo aver battezzato “Bulgaria progressista”, Radev ha dato vita ad una campagna elettorale piuttosto prudente. Rarissime interviste e nessun dibattito, puntando soprattutto sul carisma e la credibilità raccolta prima come capo dell’aviazione militare bulgara e poi come presidente piuttosto che su un programma politico dettagliato. Una strategia che lo ha premiato con la più ampia vittoria elettorale in Bulgaria degli ultimi 30 anni.
Le ragioni della vittoria
Diversi fattori hanno contribuito al trionfo di “Bulgaria progressista”. Il primo è la speranza di una nuova stabilità, promessa da Radev. Per anni la Bulgaria è rimasta bloccata nella lotta feroce tra il sistema di potere rappresentato dall’ex premier e leader di GERB Boyko Borisov e dal tycoon Delyan Peevski, e una lunga serie di partiti e movimenti – spesso di carattere populista ed effimero – che hanno promesso di rimpiazzarlo senza mai riuscirci fino in fondo.
Vero dominatore della scena politica per almeno 15 anni, Borisov è però accusato da una larga parte dell’opinione pubblica di aver occupato le istituzioni e di aver coltivato schemi corruttivi insieme a Peevski, che proprio su queste accuse è stato sanzionato sia dagli Stati Uniti che dal Regno Unito. Da presidente Radev si è scontrato più volte col duo Borisov-Peevski, legittimandosi come possibile alternativa politica ed ora – con la promessa di sradicare la corruzione endemica – è riuscito a sconfiggere sonoramente i suoi avversario di sempre.

Da ultimo, in politica estera il leader di “Bulgaria progressista” si è fatto portavoce di una possibile riapertura del dialogo con la Russia. Dopo l’invasione dell’Ucraina voluta dal Cremlino, Radev si è opposto con fermezza ad ogni aiuto militare a Kiyv, spingendo per una non meglio precisata soluzione diplomatica. Una posizione che nel 2023 lo ha portato ad uno scontro aperto con Volodymyr Zelens’kyj durante una visita del presidente ucraino a Sofia, ma che è in linea con parte significativa dell’opinione pubblica in Bulgaria, paese che ha forti legami storici, economici, culturali e religiosi con la Russia.
Un quadro che solleva non pochi timori a Bruxelles, dove in molti temono che Radev potrebbe trasformarsi presto in un nuovo Viktor Orbán, un vero e proprio “cavallo di Troia” russo nel cuore dell’UE.
E adesso?
Fondati o meno, i timori di un Radev pro-russo a livello europeo dovrebbero chiarirsi in fretta: con la schiacciante maggioranza di cui gode in parlamento il nuovo governo avrà piena libertà di azione e il leader di “Bulgaria progressista” dovrà prendersi la piena responsabilità delle scelte che intende intraprendere.
Fino ad oggi, l’ex presidente non ha mai preso posizioni apertamente anti-europee, e la tradizionale linea europea della Bulgaria, tesa a soluzioni di compromesso, anche considerando il fondamentale contributo dei fondi EU all’economia locale, fa sembrare piuttosto improbabile un’escalation dei rapporti tra Sofia e Bruxelles.

A meno di sorprese, però, sembra improbabile che il nuovo protagonista della politica bulgara punti a smarcarsi dal consenso europeo e a perseguire una politica autonoma nei confronti di Mosca e in aperto conflitto con Bruxelles. Anche perché l’opinione pubblica bulgara resta in larga maggioranza pro-UE e pro-Nato, mentre dopo la vittoria elettorale da “Bulgaria progressista” sono arrivati chiari segnali che l’adozione della moneta unica non viene messa in discussione.
Nel frattempo, Radev dovrà agire in fretta per rispondere alle aspettative degli elettori. Il primo obiettivo è la riforma della giustizia, passo fondamentale per la promessa lotta alla corruzione: subito dopo le consultazioni è stato rimosso il controverso procuratore generale Borislav Sarafov, figura legata allo status-quo e di fondamentale importanza nel sistema giudiziario bulgaro. Il prossimo passo è invece la delicata elezione di un nuovo Consiglio superiore della magistratura, per la quale Radev dovrà cercare in parlamento accordi per una maggioranza qualificata.
Sul piano economico, il nuovo governo dovrà rispondere alle preoccupazioni su inflazione e prezzi dell’energia, insieme alla richiesta di una distribuzione della ricchezza. La Bulgaria, dal suo ingresso nel 2007 il paese più povero dell’UE, ha vissuto anni di crescita economica, che però non ha smussato i forti squilibri interni, tanto che la Bulgaria registra il più alto indice di Gini in tutta Europa.
Anche qui, però, non sembrano esserci i presupposti per una rivoluzione. Nel suo vago programma elettorale, “Bulgaria progressista” sembra volerlo fare con misure più tese a migliorare produttività e coefficiente tecnologico del sistema produttivo, più che con classiche misure “di sinistra”, con lo stato protagonista della redistribuzione. Nessun accenno, ad esempio, a possibili aggiustamenti al sistema fiscale, oggi basato su una flat-tax al 10% per individui ed imprese che favorisce nettamente le classi più abbienti.










