Bulgaria, ancora in troppi senza fognature
Un quarto dei cittadini bulgari non è collegato alla rete fognaria. Molti centri abitati in tutta la Bulgaria, compresi alcuni quartieri di Sofia, sono ancora in attesa di un sistema fognario adeguato: a scarseggiare non sono i fondi, ma progetti ben elaborati e realizzati nei tempi previsti

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Varna, Bulgaria © A_Lesik/Shutterstock
(Originariamente pubblicato dal nostro partner di progetto EuSEE Mediapool)
Nell’era dell’intelligenza artificiale e degli smartphone, il 25% dei bulgari continua a scaricare le acque reflue nei tombini del cortile di casa. Quando un tombino si riempie completamente, se ne scava un altro.
Il restante 75% della popolazione è collegato ad una rete fognaria costruita perlopiù prima del 1980. In quell’anno la lunghezza della rete era di 12.322 km. Fino al 2024, è aumentata di soli 1.040 km. E questo soprattutto grazie ai fondi UE a cui la Bulgaria accede dal 2007, anno dell’ingresso nell’Unione europea.
Per il primo periodo di sovvenzioni UE (2007-2014), non ci sono dati specifici sulle somme spese per gli impianti di depurazione e trattamento delle acque reflue. L’importo complessivo stanziato per i progetti comunali di approvvigionamento idrico e fognario ammontava a 973.522.815 euro.
Tuttavia, la maggior parte dei progetti di approvvigionamento idrico e fognario realizzati in quel periodo riguardava la ricostruzione degli impianti esistenti. L’obiettivo principale era superare le criticità di una rete idrica obsoleta.
Nel periodo di programmazione 2014-2021, il ministero dell’Ambiente bulgaro ha iniziato ad elaborare statistiche specifiche. Stando ai dati forniti a Mediapool dal ministero, in quel periodo la spesa per la raccolta, lo smaltimento e il trattamento dei rifiuti ammontava a 461.906.268 euro.
Il risultato: nel 2024 la Bulgaria aveva una rete fognaria pubblica di 13.362 km e 192 impianti di depurazione delle acque reflue in funzione. A pubblicare questi dati è stato l’Istituto nazionale di statistica.
Infrastrutture ancora inadeguate
È curioso notare come in Bulgaria soltanto il 67,6% delle acque reflue venga trattato prima di essere scaricato nei fiumi. Quindi, considerando che il 75,4% della popolazione è collegato alla rete fognaria pubblica, quasi l’8% degli abitanti inquina l’ambiente perché, dopo lo smaltimento, le acque reflue vengono scaricate direttamente nei corsi d’acqua e nei burroni.
La Bulgaria si sarebbe dovuta dotare di impianti di depurazione delle acque reflue già nel 2014, in grado di servire centri abitati con una popolazione compresa tra duemila e diecimila persone.
“Abbiamo impianti di depurazione delle acque reflue, non ancora completati, per città con oltre diecimila abitanti. Solo ora stiamo avviando progetti per centri abitati con una popolazione tra duemila e diecimila persone. Inoltre, la nuova direttiva europea richiede che tali impianti coprano anche le città con più di diecimila abitanti e che includano un trattamento quaternario delle acque reflue [trattamento supplementare per rimuovere i micro-inquinanti]”, spiega a Mediapool Ivan Ivanov, presidente dell’Associazione per le acque della Bulgaria.
In passato Ivanov ha ricoperto incarichi dirigenziali nella Holding per le acque e le fognature della Bulgaria, società che raggruppa gli operatori idrici e fognari a partecipazione statale.
La Commissione europea – sottolinea Ivanov – ha denunciato la Bulgaria per non aver adempiuto agli impegni assunti riguardo agli impianti di trattamento.
Lentezza, frazionamento dei progetti, perdita dei fondi UE
Ivanov spiega che i progetti idrici e fognari procedono a rilento. Alcuni progetti riguardano interi cicli idrici e comprendono una moltitudine di attività diverse. Non di rado si verificano ritardi nelle forniture e le scadenze per il completamento dei lavori non vengono rispettate. Allora si ricorre il cosiddetto “frazionamento”, ossia la suddivisione delle attività previste nell’ambito di un progetto finanziato da un programma in scadenza, ma non ancora completato. In questo modo, alcune attività vengono rimandate al periodo successivo per poter ricevere ulteriori fondi.
“Tuttavia, il frazionamento delle attività non porta benefici, è uno spreco di denaro”, commenta Ivanov, sottolineando che la Bulgaria è tra i fanalini di coda nell’UE per quanto riguarda il trattamento delle acque reflue ed è uno dei paesi UE con le maggiori perdite dell’acqua immessa nelle reti di distribuzione.
Paradossalmente, come evidenziato da un rapporto della Commissione di regolamentazione dell’energia e dell’acqua (EIRC) relativo al 2024, nonostante i 163 milioni di euro investiti con fondi UE solo nel 2024 per l’approvvigionamento idrico in Bulgaria, le perdite sono aumentate, sfiorando il 60%. Nel documento si sottolinea inoltre un deterioramento della qualità dei servizi fognari. Il 17% degli utenti lamenta ostruzioni nella rete fognaria, allagamenti, inquinamento, cattivi odori e presenza di roditori.
L’associazione guidata da Ivanov non dispone di stime sui fondi necessari per ampliare la rete fognaria e di trattamento delle acque reflue. Il Piano nazionale di investimenti per l’approvvigionamento idrico e le fognature del 2021 stima in 2,576 miliardi di euro gli investimenti necessari per un nuovo sistema fognario capace di servire 243 centri abitati. Negli ultimi anni la cifra con ogni probabilità è aumentata ulteriormente.
Il costo delle opere incompiute
Attualmente, i fondi disponibili sono inferiori alle cifre stimate. Nell’ambito del programma “Ambiente 2021-2027” per la raccolta e il trattamento delle acque reflue sono stati stanziati 352.559.193 euro. Il programma prevede la costruzione di nuove reti fognarie per una lunghezza di 485 km.
Quasi l’intero importo è già stato concordato e i dati del ministero dell’Ambiente e delle Acque confermano quanto affermato da Ivanov in merito al frazionamento della progettazione: ben otto progetti risalenti al precedente periodo finanziario sono ora in fase di completamento.
Attualmente sono in fase di elaborazione e finanziamento quindici progetti comunali, che prevedono anche altre attività oltre a quelle legate alle reti idriche e fognarie.
Trentunomila abitanti di Sofia senza fognatura
Se pensate che le fosse settiche si trovino solo nei piccoli villaggi remoti, vi sbagliate. Nella capitale della Bulgaria, otto quartieri con circa trentunomila abitanti sono ancora sprovvisti di una rete fognaria. Tra questi figurano il quartiere “ricco” di Dragalevtsi, i quartieri di Manastirski Livadi e Krastova Vada in rapida espansione con nuove costruzioni, ma anche alcuni vecchi quartieri come Obelya, Suhodol, Benkovski, nonché le municipalità di Bankya e Iskar.
A Dragalevtsi, lo scorso anno è stato portato a termine un progetto per un valore complessivo di oltre 20 milioni di euro per la costruzione di una rete fognaria. Tuttavia, le case non sono ancora state allacciate alla rete. Nel frattempo, è emerso che gli abitanti hanno scavato illegalmente delle tubature per scaricare le acque reflue fuori dalle loro proprietà, nei burroni vicini, causando un grave problema ambientale.
Attualmente, i lavori in quell’area, come anche nei quartieri di Krastova Vada – Istok, Suhodol, Obelya e Benkovski e nelle municipalità di Bankya e Novi Iskar, proseguono nell’ambito di un progetto del comune di Sofia, finanziato con fondi UE.
La rete fognaria della capitale viene ampliata anche attraverso altri progetti, nello specifico nell’ambito di un programma di investimenti del comune di Sofia, proprietario della rete, e attraverso le attività della ditta concessionaria “Acqua di Sofia” e, in singoli casi, degli investitori privati.
Dal 2007 alla fine del 2025, “Acqua di Sofia” ha investito 44,2 milioni di euro per la costruzione di un totale di 65 km di rete fognaria. Grazie a questo investimento, sono state ampliate e modernizzate le infrastrutture di Gorublyane, Moderno Predgradie, Simeonovo, Ilijanci, Benkovski, Nadežda – Triagalnika, Krastova Vada, Manastirski Livadi, Suhodol e del villaggio di Vojnegovci.
Nel 2025, il comune di Sofia ha costruito altri 21 km di rete fognaria nell’ambito del programma operativo “Ambiente” e li ha affidati al concessionario per la gestione. Proseguono anche i lavori di costruzione di una nuova rete a Novi Iskar, nel quartiere di Malinova Dolina e nel quartiere di Ovča Kupel – Stara Čast. In queste aree, verranno costruiti 8,8 km di rete fognaria per un valore complessivo di 8,2 milioni di euro.
Il concessionario sta valutando la possibilità di utilizzare droni per monitorare le fognature e di recuperare calore dalle acque reflue.
I restanti progetti europei vengono realizzati dalle aziende idriche e fognarie di Šumen, Vidin, Dobrič, Gabrovo, Haskovo, Pleven, Kneža, Sofia, Targovište, Jovkovci – per il territorio di Veliko Tarnovo, Gorna Orahovica e Svištov, dagli operatori idrici di Burgas, Sliven, Varna, Pernik (che copre anche Radomir), nonché a Plovdiv per il territorio non solo di questa città, ma anche di Hisarija e Karlovo.
Secondo quanto riportato dal ministero dell’Ambiente e delle Acque, dall’inizio dell’attuale periodo di programmazione sono stati trasferiti a queste aziende complessivamente 47.986.719 euro per la raccolta e il trattamento delle acque reflue.
Metà dei cantieri in ritardo
Dai dati forniti dal ministero emerge che, su un totale di quindici progetti approvati, otto sono in ritardo rispetto alla programmazione precedente, mentre sette nuovi progetti sono in fase di stipula dei contratti con gli appaltatori per la progettazione e la costruzione, e in alcuni casi devono ancora essere organizzate gare d’appalto per la selezione delle aziende.
Grazie ai fondi europei per l’ambiente, verranno costruiti o ristrutturati tredici impianti di depurazione delle acque reflue: tre a Dobrič e altri tre a Burgas, due a Targovište e altrettanti a Jovkovci, e i restanti tre a Sofia, Pernik e Haskovo.
“Il nuovo periodo di programmazione inizierà alla vecchia maniera, lentamente, senza aver imparato la lezione del periodo precedente”, commenta Ivan Ivanov.
I soldi ci sono, mancano i progetti
Per Ivanov il problema principale non è la mancanza di fondi. Ai finanziamenti UE si potrebbero aggiungere i fondi dell’Azienda per la gestione delle attività di tutela dell’ambiente, in particolare le entrate derivanti dalle tasse versate dalle aziende importatrici che producono rifiuti.
Per anni l’Azienda per la tutela dell’ambiente ha utilizzato queste risorse principalmente per finanziare progetti di abbellimento urbano, parchi giochi e programmi scolastici legati all’ambiente. In passato, l’Azienda ha sostenuto anche progetti idrici e fognari. Successivamente è emerso che i fondi per le reti fognarie venivano distribuiti, in modo arbitrario e senza criteri precisi, ai comuni vicini al Movimento per i diritti e le libertà (DPS) di Ahmed Dogan.
Lo scorso anno, durante la carenza idrica che ha colpito intere regioni della Bulgaria, il governo ha invitato i comuni a presentare domanda per progetti di approvvigionamento idrico e servizi igienico-sanitari per poter ricevere finanziamenti prioritari da un fondo speciale per i progetti comunali. Tuttavia, nonostante i ripetuti appelli del governo, le amministrazioni locali preferiscono richiedere finanziamenti a fondo perduto dell’UE, anziché elaborare progetti specifici che potrebbero essere finanziati dal bilancio dello stato.
Secondo Ivan Ivanov, è necessario sviluppare una strategia chiara per superare le criticità riguardanti la gestione delle acque reflue, invece di sperare che l’Unione europea conceda una deroga alla Bulgaria per quanto riguarda gli standard in materia di raccolta e trattamento delle acque reflue.
Quindi la domanda non è se ci siano i sodi sufficienti, ma perché nel XXI secolo la Bulgaria non disponga di una rete fognaria adeguata, tant’è vero che un quarto della popolazione utilizza ancora fosse settiche o scarica le acque reflue in burroni e fiumi.
Questo articolo è stato prodotto nell’ambito del progetto EuSEE, co-finanziato dall’Unione europea. Tuttavia, i punti di vista e le opinioni espresse sono esclusivamente quelli dell’autore/degli autori e non riflettono necessariamente quelli dell’autorità concedente e l’Unione europea non può esserne ritenuta responsabile.
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