Adesione UE, il Montenegro promette un’accelerazione estiva nei negoziati

Intervista all’ambasciatore Petar Marković, capo della missione del Montenegro presso l’UE. Nonostante i 19 capitoli ancora da chiudere, l’obiettivo rimane la fine del 2026: “Molti sono attualmente completati all’80-90%”. Ambiente e riforme sullo stato di diritto i nodi principali

27/03/2026, Federico Baccini Bruxelles
Petar Marković © Unione europea

Petar Marković © Unione europea

Petar Marković © Unione europea

L’anno decisivo per il possibile futuro ingresso del Montenegro nell’Unione europea è iniziato da qualche mese e ancora si fatica a notare quello slancio necessario per completare tutto il lavoro di negoziati di adesione entro il 31 dicembre.

L’obiettivo sembra forse fin troppo ambizioso, ma dietro le quinte continua giorno dopo giorno il lavoro per mettere a terra il prima possibile le richieste di Bruxelles per l’allineamento alla legislazione europea del Paese candidato.

“Ogni volta che veniamo a Bruxelles, mostriamo un lavoro di qualità migliore e scadenze rispettate più rapidamente. Ecco perché siamo convinti di poter soddisfare tutti i parametri di chiusura entro la fine del 2026, sperando che ciò sia sufficiente per chiudere tutti i capitoli”, spiega l’ambasciatore Petar Marković, capo della missione del Montenegro presso l’UE, in un’intervista per OBCT.

La chiusura dei capitoli negoziali non dipende solo dal Paese candidato, ma da una decisione all’unanimità dei 27 Stati membri dell’Unione in seno al Consiglio. “Riunione dopo riunione, siamo sempre più ottimisti che succederà”.

Da cosa deriva tutto questo ottimismo sulla tabella di marcia dei negoziati?

Due estati fa abbiamo definito con la Commissione un calendario indicativo per la sequenza di chiusura dei capitoli, che abbiamo poi ribadito con la nuova commissaria Marta Kos.

Abbiamo accelerato il lavoro su alcuni capitoli più di quanto previsto dal calendario, mentre per altri siamo in ritardo di un mese o due. Ma in generale lo stiamo rispettando.

Sappiamo che c’è scetticismo nei confronti dell’obiettivo dichiarato di diventare il 28esimo Stato membro dell’UE entro il 2028. Ma, se guardiamo ai risultati della politica di allargamento dall’ultima adesione [della Croazia nel 2013, ndr], nessuno pensava nemmeno che saremmo stati in grado di arrivare fino a questo punto.

Dei 14 capitoli chiusi, 11 sono stati completati durante il mandato dell’attuale governo negli ultimi due anni.

Non dimentichiamo che il Montenegro ha dovuto aprire tutti i capitoli separatamente, soddisfacendo i criteri di apertura per ognuno, cosa che non è più richiesta dalla nuova metodologia.

Attraverso questo processo abbiamo costruito un sistema amministrativo pronto per un lavoro intenso.

Ma allo stesso tempo ci sono ancora 19 capitoli in sospeso, cioè più del doppio di quelli già chiusi dopo anni di negoziati.

Speriamo di tenere altre due Conferenze intergovernative sotto la presidenza cipriota del Consiglio, una a maggio e una giugno.

Ma posso anticipare che la prossima Conferenza intergovernativa non sarà sicuramente una riunione in cui chiuderemo un solo capitolo. E spingeremo per chiuderne ancora di più in quella successiva.

Perché stiamo lavorando in parallelo sull’intero processo negoziale, non chiudiamo un capitolo per poi ricominciare da zero su quello successivo.

Molti capitoli sono attualmente completati all’80–90%. Entro giugno mi aspetto che la Commissione proponga di chiuderne molti. E ciò che resterà passerà alla presidenza irlandese del Consiglio.

Quali sono i capitoli più complicati?

Il capitolo 27 – “Ambiente e cambiamenti climatici” è il capitolo più impegnativo, perché copre una delle parti più ampie dell’acquis comunitario.

È tecnicamente difficile e il più costoso in termini di attuazione.

Anche se il Montenegro è il primo Paese al mondo a dichiararsi ecologico nella sua Costituzione, c’è ancora molta strada da fare per allinearsi agli standard richiesti dall’UE.

Coniugare lo sviluppo economico con la sostenibilità è un lavoro in costante evoluzione. Il Montenegro è un sistema di piccole dimensioni che presenta un problema cronico di capacità amministrativa.

Stiamo cercando di colmare tutte le lacune con l’aiuto degli Stati membri. Ma chiediamo anche alla Commissione dei periodi di transizione, per non rimanere bloccati in una fase di stallo.

E sullo Stato di diritto?

Stiamo lavorando intensamente anche su questo settore, in particolare sul capitolo 23 – “Potere giudiziario e diritti fondamentali” e il capitolo 24 – “Giustizia, libertà e sicurezza”.

Ci stiamo concentrando sul sistema della procura, per assicurare alla giustizia casi di alto profilo di corruzione e criminalità organizzata.

Stiamo facendo ciò che probabilmente non è mai stato fatto prima nella storia della giustizia nei Balcani occidentali, ma dobbiamo investire nell’indipendenza, nelle competenze e nell’efficacia della magistratura e delle forze dell’ordine.

Grazie al processo di adesione all’UE ora disponiamo di procedure che stanno realmente rafforzando le nostre istituzioni. Credo che supereremo le aspettative e sorprenderemo i nostri alleati dell’UE entro la fine dell’anno.

Percepisce dello scetticismo da parte di alcuni membri dell’UE?

Esistono interessi nazionali e sensibilità politiche, economiche e sociali diverse nei diversi Stati membri.

Credo che nessuno si opponga a priori all’adesione del Montenegro. Abbiamo recentemente sentito varianti del processo di adesione che sono più geopolitiche, ma noi vogliamo giocare la vecchia partita dell’adesione basata sul merito.

E crediamo che questo non possa spaventare nessuno.

Invitiamo sempre bilateralmente qualsiasi Stato membro che desideri un’ulteriore opportunità di darci consigli o verificare se abbiamo fatto tutto nel modo giusto.

Quindi non siete interessati a un processo di adesione accelerato?

Questa soluzione può avere un valore aggiunto per quei candidati che stanno appena iniziando i negoziati, dove c’è ancora molto lavoro da fare, o dove la situazione geopolitica è così instabile da richiedere un ombrello economico, politico e di sicurezza per sentirsi più al sicuro, lasciando alcuni compiti da svolgere dopo aver varcato la soglia dell’UE.

Al contrario, questa idea non è così allettante per il Montenegro, considerato il fatto che siamo praticamente a un passo dal completamento dei negoziati di adesione.

E invece della possibilità suggerita da alcuni Stati membri di un’adesione senza pieni diritti di voto per un certo periodo di tempo?

Gli Stati membri non dovrebbero considerare il Montenegro come un banco di prova per futuri allargamenti, su cui proiettare tutte le ansie sociali, i timori e i dilemmi che provano rispetto ad altri candidati.

Devono giudicarci in base ai nostri meriti: il nostro comportamento politico a livello internazionale e nazionale, il nostro pieno allineamento con l’orientamento strategico dell’UE e la nostra adesione alla NATO, dove non esercitiamo mai il diritto di veto.

Non rappresenteremo un ostacolo, né nelle votazioni a maggioranza qualificata né nei casi in cui è richiesta l’unanimità.

Se vengono introdotte garanzie nel Trattato di adesione per assicurare che il futuro membro non faccia passi indietro in materia di Stato di diritto e democrazia – e quindi diventi autocratico o incline a farsi strumentalizzare da interessi di terzi – non ci può essere alcun timore di uso improprio del veto.

E allora perché introdurre una sospensione temporanea dei pieni diritti di adesione?

A proposito di Trattato di adesione, quando inizieranno i lavori del gruppo di lavoro dedicato a redigerlo?

Questo è il prossimo passo importante.

Il precedente più recente è il gruppo di lavoro per il Trattato di adesione della Croazia, che era stato avviato una volta chiusi 15 capitoli.

Da allora, però, abbiamo una nuova metodologia con l’approccio “a fondamentali” e parametri più stringenti. Con 14 capitoli chiusi siamo molto più avanti nel percorso verso l’UE rispetto a quanto lo fosse la Croazia con 15 capitoli.

Ecco perché pensiamo che il gruppo di lavoro dovrebbe essere avviato quanto prima.

Una cosa è già chiara, tutti i futuri Trattati di adesione includeranno probabilmente garanzie più solide in materia di Stato di diritto.

In quanto capofila nel processo di adesione e futuro Stato membro, nessuno sarà più felice del Montenegro di avere maggiori garanzie di questo tipo nel proprio Trattato di adesione, perché vediamo i benefici quotidiani di un sistema giudiziario imparziale, livelli di corruzione più bassi, un migliore ordine pubblico e valichi di frontiera regolamentati.

Ma una volta raggiunto questo obiettivo, vogliamo la piena adesione. E crediamo di meritarla.

Un’ultima domanda. E se l’Islanda dovesse superare il Montenegro e diventare il 28esimo membro dell’UE prima del 2028?

Qualsiasi buona notizia per un Paese candidato – che sia potenziale, in fase di negoziati o in stallo – è una buona notizia per l’intera politica di allargamento dell’UE.

Proprio come non siamo mai stati gelosi dei progressi dell’Ucraina o della Moldova – al contrario, abbiamo firmato memorandum d’intesa per cooperare e assisterli – non siamo invidiosi dell’improvvisa prospettiva che l’Islanda si unisca alla corsa.

Possiamo condividere il 28esimo posto.

Per il momento, abbiamo chiuso più capitoli dell’Islanda e prevediamo di chiuderne altri prima del loro referendum sull’adesione, in modo che la corsa diventi ugualmente interessante per entrambi.

Inoltre, quando il Montenegro ha avviato i negoziati di adesione nel 2012, l’allora DG NEAR [l’ex dipartimento della Commissione responsabile per l’allargamento, ndr] aveva un’unità dedicata sia al Montenegro sia all’Islanda.

Penso che questa sia una fantastica simmetria politica e dovremmo rimettere in piedi quell’unità.

E forse vedere il Montenegro e l’Islanda entrare nell’UE insieme, o comunque in un lasso di tempo molto breve.

Commenta e condividi
Iscriviti alla newsletter

La newsletter di OBCT

Ogni venerdì nella tua casella di posta