L’Albania segue gli Stati Uniti e dichiara l’Iran “sponsor statale del terrorismo”

Dopo aver ospitato negli anni scorsi oppositori al regime di Teheran ed aver subito attacchi informatici di cui Tirana accusa l’Iran, l’Albania si è affiancata agli USA e ha dichiarato l’Iran “sponsor statale del terrorismo”. Una mossa che ribadisce la vicinanza strategica agli Stati Uniti

26/03/2026, Arbjona Çibuku Tirana
© Fly Of Swallow Studio/Shutterstock

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Il Parlamento albanese ha adottato una risoluzione che dichiara l’Iran “sponsor statale del terrorismo”, diventando così il secondo Paese al mondo, dopo gli Stati Uniti, a compiere tale passo

La risoluzione è stata approvata durante la sessione plenaria del 17 marzo con 79 voti a favore della maggioranza di governo e un’astensione da parte di Redi Muçi del partito Movimento Insieme, mentre l’opposizione guidata dal Partito democratico ha boicottato la sessione.

“L’Assemblea d’Albania dichiara la Repubblica Islamica dell’Iran uno Stato ‘sponsor del terrorismo’ che utilizza mezzi terroristici per perseguire i propri obiettivi di politica estera”, si legge nel documento.

Il capogruppo parlamentare del Partito socialista, Taulant Balla, ha dichiarato durante la sessione plenaria che la risoluzione mira principalmente a contrastare gli attacchi informatici. “Con questa risoluzione intendiamo condannare chiaramente qualsiasi forma di sostegno statale al terrorismo, l’uso di gruppi per procura per la destabilizzazione e l’impiego di strumenti ibridi, compresi gli attacchi informatici contro le istituzioni di stati sovrani”, ha dichiarato Balla.

Il Partito democratico ha rilasciato una dichiarazione separata, dopo aver boicottato la sessione parlamentare. In particolare, la sua dichiarazione non faceva alcun riferimento a Hezbollah, il gruppo armato con sede in Libano, che la risoluzione chiede al governo di dichiarare organizzazione terroristica, insieme al Corpo delle guardie rivoluzionarie islamiche.

“Il Partito democratico d’Albania dichiara le Guardie rivoluzionarie del regime dittatoriale di Teheran un’organizzazione terroristica. Considera lo stato oscurantista degli Ayatollah il principale sponsor del terrorismo nel mondo e una grave minaccia alla pace e alla stabilità in Medio oriente e a livello globale”, ha affermato il leader del partito, Sali Berisha.

Nel frattempo Redi Muçi, l’unico parlamentare ad astenersi, ha criticato quello che ha definito un doppio standard da parte del governo. “Non c’è ipocrisia più grande di presentare questa risoluzione mentre il vostro primo ministro si è praticamente inginocchiato davanti a Netanyahu, un uomo ricercato per crimini contro l’umanità e crimini di guerra, che ha usato Israele per uccidere decine di migliaia di civili palestinesi”, ha dichiarato Muçi.

Attraverso la risoluzione, l’Albania esprime anche solidarietà agli Stati arabi del Golfo e alla Turchia, condannando al contempo gli attacchi informatici attribuiti all’Iran contro le istituzioni albanesi, che, secondo il documento, risalgono al 2022.

Il governo è inoltre sollecitato a dichiarare organizzazione terroristica il Corpo delle guardie rivoluzionarie islamiche, così come Hezbollah, in quanto parte della più ampia rete iraniana, in linea con le azioni intraprese dagli Stati Uniti e da molti altri Paesi occidentali.

L’adozione della risoluzione fa seguito ad una serie di attacchi informatici, tra cui quello che ha preso di mira il sito web del parlamento albanese all’inizio di questo mese per mano del gruppo di hacker “Giustizia per la patria”, legato all’Iran.

Tensioni tra Albania e Iran

Per le autorità di Tirana, il confronto con l’Iran non è più visto come una distante questione geopolitica, ma come una minaccia concreta alla sicurezza nazionale.

Dal 2022, l’Albania accusa l’Iran di aver condotto una serie di attacchi informatici contro le infrastrutture digitali statali, interrompendo i servizi pubblici ed esponendo vulnerabilità nei sistemi governativi.

Nel settembre 2022, a seguito di ripetuti incidenti informatici, l’Albania ha interrotto le relazioni diplomatiche con l’Iran. Le autorità albanesi, sostenute dai partner internazionali, hanno attribuito gli attacchi ad attori iraniani appoggiati dallo Stato. La NATO ha reagito all’epoca condannando l’attacco e avvertendo che tali azioni mirano a destabilizzare e minare la sicurezza degli Stati membri.

In seguito alla decisione, i diplomatici iraniani sono stati espulsi dall’Albania, mentre il primo ministro Edi Rama ha definito l’incidente “aggressione di Stato”.

Questa è stata la prima volta che un Paese ha interrotto le relazioni diplomatiche a causa di un attacco informatico e uno dei primi casi in cui un membro della NATO ha pubblicamente accusato l’Iran di un’operazione di questo tipo.

Il recente attacco al parlamento e l’attività del gruppo autoproclamatosi “Giustizia per la patria” suggeriscono che lo scontro nel cyberspazio sia ancora in corso, seppur in forme più frammentate.

Il ruolo del MEK e le tensioni con Teheran

Un elemento chiave nelle relazioni tra i due Paesi rimane la presenza in Albania del gruppo di opposizione iraniano, l’Organizzazione dei Mojahedin del popolo iraniano, nota anche come Mojahedin-e Khalq (MEK).

Il gruppo si definisce un movimento di opposizione in esilio contro il sistema di governo iraniano. Inizialmente formatosi come organizzazione anti-scià durante la rivoluzione del 1979, si è poi scontrato con il regime islamico ed è stato coinvolto in attività violente. Dal 2013, migliaia di suoi membri sono stati reinsediati in Albania nell’ambito di un processo sostenuto dagli Stati Uniti e da organizzazioni internazionali.

Nel 2013, ultimo anno del suo mandato, il primo ministro Sali Berisha ha raggiunto un accordo con l’allora Segretario di Stato americano Hillary Clinton sull’asilo politico in Albania per circa 270 membri del MEK provenienti dall’Iraq. L’accordo ha segnato la prima fase di un più ampio programma di ricollocazione sostenuto dagli Stati Uniti.

Il processo è stato successivamente ampliato sotto il primo ministro Edi Rama, che ha accettato di ospitare circa tremila altri membri dell’opposizione iraniana. Per accoglierli, è stato istituito il campo “Ashraf” nella zona di Manza, alla periferia di Tirana. All’epoca, la decisione è stata presentata come un atto umanitario piuttosto che politico e accolta con favore da alti funzionari statunitensi, tra cui il presidente.

Per Teheran, il MEK è considerato un’organizzazione ostile. Le autorità albanesi hanno precedentemente affermato di aver sventato tentativi di colpire i suoi membri sul territorio albanese.

Tuttavia, il legame diretto tra la presenza del MEK e gli attacchi informatici contro l’Albania rimane poco chiaro. Le istituzioni di sicurezza hanno evitato di inquadrare la questione come una semplice relazione di causa-effetto, collocandola invece in un contesto geopolitico più ampio.

Il dibattito pubblico e il parere degli esperti rimangono divisi. Alcuni ritengono che la presenza del MEK aumenti l’esposizione al rischio dell’Albania, mentre altri sostengono che la minaccia esisterebbe comunque, dato l’allineamento del Paese con gli alleati occidentali.

Una decisione che riflette l’allineamento agli Stati Uniti

Dichiarare l’Iran “sponsor statale del terrorismo” può sembrare una mossa significativa, ma in sostanza riflette una caratteristica di lunga data della politica estera albanese: lo stretto allineamento agli Stati Uniti.

Questo orientamento è già stato evidente in passato. Nelle sue dichiarazioni pubbliche, il primo ministro Edi Rama ha sottolineato che per l’Albania il confronto con l’Iran non è “geopolitica astratta”, bensì una questione di sicurezza nazionale, riferendosi agli attacchi informatici degli ultimi anni.

In questo senso, la risoluzione non rappresenta un approccio nuovo o indipendente nei confronti dell’Iran, ma piuttosto rafforza una linea già consolidata. L’Albania non cerca di rimodellare le dinamiche internazionali, ma di posizionarsi chiaramente all’interno di un determinato schieramento geopolitico.

A livello regionale, è improbabile che la decisione alteri in modo significativo gli equilibri esistenti. I paesi dei Balcani occidentali non svolgono un ruolo diretto nel confronto con l’Iran e la maggior parte mantiene un profilo relativamente basso su tali questioni.

Tuttavia, l’Albania si distingue come uno dei paesi più esposti a queste tensioni, non per la sua potenza, ma per il ruolo che ha assunto ospitando l’opposizione iraniana e come uno dei più accesi sostenitori della politica statunitense nella regione.

Ciò non aumenta l’influenza dell’Albania nel conflitto, ma la rende più visibile e potenzialmente più vulnerabile, in particolare nel cyberspazio.

In questo contesto, emerge una questione più ampia sulla coerenza della politica estera albanese. Il suo costante allineamento agli Stati Uniti si è spesso esteso al sostegno dei suoi alleati, tra cui Israele, anche in momenti in cui le loro azioni hanno suscitato critiche internazionali per l’impatto sui civili, anche in Palestina.

In questo contesto, condannare l’Iran come “sponsor statale del terrorismo” solleva interrogativi non solo sulla sicurezza, ma anche sugli standard che l’Albania applica nella valutazione degli attori internazionali. In definitiva, rimane la domanda: l’Albania si sta schierando dalla parte giusta della storia o semplicemente allineando agli attori più potenti?

Tag: Iran

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