Gli Stati Uniti potranno utilizzare le basi in Romania per la guerra in Medio Oriente

La Romania apre le sue basi militari agli USA per il Medio Oriente e partecipa come paese osservatore al Board of Peace. Ma anche in questo paese – tra i più filo-americani dell’Unione Europea – non mancano le critiche interne

17/03/2026, Mihaela Iordache
Un elicottero americano alla base Mihail Kogălniceanu © wz94 / Shutterstock

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Un elicottero americano alla base Mihail Kogălniceanu © wz94 / Shutterstock

La Romania ha autorizzato gli Stati Uniti a utilizzare alcune infrastrutture militari sul proprio territorio per sostenere operazioni logistiche legate al conflitto in Medio Oriente. La decisione è stata presa mercoledì 11 marzo dal Consiglio Supremo di Difesa Nazionale (CSAT) e successivamente approvata dal Parlamento riunito in seduta comune, con 272 voti favorevoli, 18 contrari e cinque astensioni.

La richiesta era arrivata dal Pentagono e riguardava l’impiego temporaneo di due strutture militari romene: la base aerea Mihail Kogălniceanu, situata nei pressi di Costanza sul Mar Nero, e la base aerea 71 di Câmpia Turzii, in Transilvania. Secondo le informazioni presentate durante la riunione del CSAT, Washington intende dislocare in Romania velivoli per il rifornimento in volo, sistemi di sorveglianza e ricognizione e un contingente limitato di personale militare, stimato secondo la stampa romena tra i 300 e i 500 soldati. Il dispiegamento ha una durata iniziale di circa novanta giorni.

Secondo il presidente romeno Nicușor Dan, gli Stati Uniti invieranno in Romania aerei per il rifornimento in volo, apparecchiature di monitoraggio e dispositivi di comunicazione satellitare collegati al sistema di difesa antimissile di Deveselu, nella contea di Olt.

Sottolineo che queste apparecchiature sono difensive e non sono dotate di armi vere e proprie. In termini tecnici si tratta di equipaggiamento non cinetico”, ha dichiarato il presidente.

Le capacità richieste dagli Stati Uniti hanno insomma carattere logistico e di supporto. Si tratta principalmente di aerei cisterna destinati al rifornimento in volo e di sistemi ISR (Intelligence, Surveillance and Reconnaissance), utilizzati per attività di monitoraggio e raccolta di informazioni. Non sono previsti velivoli da combattimento né sistemi offensivi.

La base aerea Mihail Kogălniceanu, già utilizzata negli ultimi anni come punto di transito e supporto per le operazioni NATO nella regione del Mar Nero, rappresenta una delle infrastrutture militari più importanti dell’Europa sud-orientale. La base ospita oggi più di 1.400 soldati statunitensi, tra cui personale della US Army Garrison Black Sea e una brigata di fanteria schierata a rotazione sotto il comando del V Corps dell’esercito americano.

Inoltre il governo di Bucarest punta a trasformare l’area sulla costa del Mar Nero in un grande centro strategico della NATO per l’Europa sud-orientale. Il progetto prevede strutture capaci di accogliere fino a 10.000 militari dell’Alleanza e le loro famiglie, con la costruzione di scuole, un ospedale e infrastrutture civili complete. Il programma di sviluppo della base è stato avviato nel 2024.

Situata a circa 1.500 chilometri dall’area del conflitto, la base consente collegamenti rapidi tra il Mediterraneo orientale, il Medio Oriente e il fianco orientale della NATO.

Secondo quanto comunicato dal presidente Nicușor Dan al termine della riunione del CSAT, il dispiegamento americano non implica l’ingresso della Romania nel conflitto.

Il quadro giuridico

L’utilizzo delle basi militari romene da parte delle forze armate statunitensi è regolato da un accordo bilaterale firmato nel dicembre 2005 tra la Romania e gli Stati Uniti e ratificato dal Parlamento romeno con la legge 268 del 2006. L’accordo consente alle forze americane di utilizzare alcune strutture militari romene per attività operative, addestramento e supporto logistico.

Il meccanismo prevede che richieste specifiche vengano analizzate dal Consiglio Supremo di Difesa Nazionale. In base alla natura delle operazioni e delle capacità coinvolte, il Parlamento viene informato o chiamato a votare.

Negli ultimi due decenni le basi romene sono state utilizzate in più occasioni per operazioni di transito e supporto alle missioni statunitensi e NATO. La base Mihail Kogălniceanu, in particolare, ha svolto un ruolo importante durante le operazioni militari in Iraq e Afghanistan e negli ultimi anni è stata utilizzata come piattaforma logistica per le missioni NATO nella regione del Mar Nero.

Il voto in Parlamento

Dopo la riunione del CSAT, la richiesta americana è stata trasmessa al Parlamento. La seduta congiunta di Camera dei Deputati e Senato si è svolta in un clima teso, con proteste da parte di alcuni parlamentari dell’opposizione.

I deputati del partito AUR e di altre forze sovraniste hanno contestato la decisione durante il dibattito, sostenendo che la Romania rischia di essere coinvolta indirettamente nel conflitto.

Il leader dell’AUR, George Simion, ha dichiarato che il suo partito non avrebbe votato a favore della richiesta. Nonostante le proteste, la proposta è stata approvata con un’ampia maggioranza.

Il primo ministro romeno, il liberale Ilie Bolojan, ha difeso la decisione affermando che essa “risponde all’interesse della sicurezza nazionale”e dimostra che la Romania rimane un partner affidabile all’interno delle strutture euro-atlantiche.

Dal suo canto, il leader del PSD, Sorin Grindeanu, ha dichiarato che “l’approvazione della richiesta degli Stati Uniti rappresenta un gesto naturale e necessario. È un segnale chiaro che la Romania rispetta i propri impegni ed è un partner affidabile, capace di contribuire concretamente alla propria sicurezza e a quella dei suoi alleati”.

Il cambio di posizione dei sovranisti

La posizione dei partiti sovranisti ha attirato l’attenzione anche per un cambio evidente nel discorso politico. Negli anni precedenti molti di questi movimenti avevano costruito gran parte della loro retorica su un forte sostegno alla relazione strategica con gli Stati Uniti e, in particolare, alla politica estera del presidente americano Donald Trump.

La richiesta americana di utilizzare le basi romene ha però modificato il tono del dibattito. Alcuni esponenti sovranisti hanno adottato un linguaggio più critico nei confronti delle operazioni militari occidentali e hanno insistito sulla necessità di evitare qualsiasi coinvolgimento in conflitti esterni.

I rappresentanti di AUR (Alleanza per l’Unità dei Romeni) hanno scelto di non votare a favore della richiesta, mantenendo una posizione critica nei confronti dell’iniziativa. Pur dichiarandosi favorevoli al partenariato strategico con gli Stati Uniti, i sovranisti hanno affermato che decisioni di questo tipo dovrebbero essere discusse più ampiamente e valutate in funzione degli interessi nazionali della Romania.

Questo spostamento riflette una tendenza presente anche in altri Paesi europei, dove i movimenti nazionalisti oscillano tra una retorica tradizionalmente filo-atlantica e un discorso politico sempre più centrato sul rifiuto di nuove operazioni militari.

L’orientamento dell’opinione pubblica

Al di là del confronto politico, i dati sull’opinione pubblica indicano che la Romania resta uno dei Paesi europei con il più alto livello di fiducia negli Stati Uniti.

Diversi sondaggi realizzati negli ultimi anni mostrano che i romeni figurano tra le nazioni più favorevoli alla cooperazione strategica con Washington. In alcune indagini oltre due terzi degli intervistati indicano gli Stati Uniti come il principale garante della sicurezza nazionale.

Questo orientamento colloca la Romania tra i Paesi più filo-americani dell’Unione Europea. Le ragioni sono in gran parte storiche: dopo la caduta del regime comunista, l’ingresso nella NATO e il partenariato strategico con Washington sono stati percepiti come elementi centrali della sicurezza nazionale.

Zelens’kyj a Bucarest

La decisione del CSAT è arrivata alla vigilia della visita ufficiale a Bucarest del presidente ucraino Volodymyr Zelens’kyj.

Durante l’incontro al Palazzo Cotroceni, il presidente Nicușor Dan ha annunciato la firma di una dichiarazione di partenariato strategico tra Romania e Ucraina. Nel corso della conferenza stampa congiunta, il capo dello Stato romeno ha ringraziato il popolo ucraino per la resistenza all’invasione russa, definendo il conflitto “una lotta che riguarda l’intera Europa”.

Durante la visita sono stati firmati anche documenti che aprono la strada a progetti congiunti nei settori industriale ed energetico. Tra le iniziative annunciate figura la creazione in Romania di capacità produttive per sistemi senza pilota sviluppati in collaborazione con partner ucraini.

Secondo il presidente romeno, questi progetti potrebbero rafforzare l’industria della difesa romena e contribuire alla creazione di nuovi posti di lavoro.

Parallelamente, Romania e Ucraina intendono intensificare la cooperazione energetica attraverso l’interconnessione delle reti elettriche, la diversificazione delle rotte di approvvigionamento del gas e l’utilizzo delle capacità di stoccaggio presenti nella regione.

La partecipazione al Board of Peace

Il mese scorso il presidente romeno Nicușor Dan aveva partecipato a Washington ai lavori del Board of Peace, un forum internazionale dedicato alle questioni di sicurezza globale e cooperazione internazionale promosso dal presidente americano Donald Trump.

La Romania ha preso parte ai lavori come Paese osservatore. Alla riunione inaugurale del forum è stata presente anche la Commissaria europea per il Mediterraneo, Dubravka Šuica, in qualità di osservatrice.

Un ruolo crescente nella sicurezza regionale

Negli ultimi anni la Romania ha assunto un ruolo sempre più rilevante nella sicurezza del fianco orientale della NATO. Il Paese ospita infrastrutture militari importanti, tra cui il sistema di difesa antimissile di Deveselu e diverse basi utilizzate da truppe alleate.

La decisione di autorizzare l’utilizzo delle basi da parte degli Stati Uniti si inserisce in questo contesto, segnato dall’aumento delle tensioni geopolitiche nella regione del Mar Nero e dalla guerra in Ucraina.

Per Bucarest, la cooperazione militare con Washington rimane uno dei pilastri della politica di sicurezza nazionale.

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